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Gianfranco Ferroni

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Gianfranco Ferroni (1927 – 2001), pittore e incisore italiano.

Citazioni di Gianfranco Ferroni

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  • Nell'arte non è importante il tempo impiegato nell'esecuzione, anche se nel mio caso lo è, ma il tempo che si dedica a concepire un'opera. Morandi, ad esempio, era rapidissimo nell'esecuzione, ma prima stava mesi a riflettere. Oggi, invece, la gran parte degli artisti non pensa né prima né dopo. Ecco perché ci sono pittori che hanno una produzione almeno trenta volte superiore alla mia.[1]
  • Svelare compiutamente il mistero di un qualsiasi oggetto è impossibile, perché una sola zolla di terra racchiude lo stesso mistero, insondabile, del cosmo. Come ha insegnato Morandi, una comune bottiglia può emanare lo stesso mistero del Giudizio universale di Michelangelo. Senza contare che più sono familiari gli oggetti, più si è portati a cogliere l'invisibile, quello che sta dietro gli oggetti e quello che sta dentro di noi.[2]

Citazioni su Gianfranco Ferroni

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  • Ferroni più incisore che pittore? Non questa è la scelta. La scelta è, se mai, sulla definizione del suo mondo poetico o di come possa venir pronunciato con esattezza. E lì, non esistono dubbi; la risposta pende tutta dalla parte del biancore che chiama se stesso dal nero; della luce che chiama se stessa dall'ombra; o viceversa; insomma, dalla parte della neve abbacinata e abbacinante e dei bui velluti, densi e fruscianti come licheni, che si formano, piano piano, sull'intero sunto e, insieme, sull'intera consunzione dell'umana storia; ma, soprattutto, sulla possibilità che tale storia venga vanificata dalla domanda che, a un determinato punto del processo, insorge circa la sua realtà e, insieme, circa la sua ragione d'essere veramente esistita e di veramente esistere. (Giovanni Testori)
  • Niente è più difficile che essere un pittore figurativo. Ciò che appare facile a chi guarda, per la quotidiana consuetudine con gli oggetti rappresentati; i più semplici: un tavolo, un letto, una sedia, una forbice, una bottiglia, gli accessori per dipingere, richiede una concentrazione superiore, qualcosa di simile al tiro al bersaglio. L'artista è in gara, deve afferrare la preda che continuamente tenta di sfuggirgli, anche se è ferma, immobile. Così la scommessa di Gianfranco Ferroni, nei ripetuti temi di nature morte, complementare a quella di Piero Guccione nei temi di paesaggio, è nella definizione di una immagine assoluta, attraverso una progressiva rarefazione della fenomenologia delle cose. (Vittorio Sgarbi)
  • Siamo soli, ecco la constatazione terribile e primaria, soli, pers sempre; e, chissà, soli da sempre. Trafitti dalla luce di ciò che fu; quella luce che diventa, sembra dirci Ferroni, tutto ciò che siamo stati e saremo. Così anche quando non esisteremo più come corpi, questi interni, questi studi, questi muri (o altri, forse differenziati, ma pur sempre eguali) vivranno ancora; e di noi, unico baluginio, cadrà, su di loro la luce in cui saremo andati, poco a poco, a finire; o a bruciare, come farfalle da lei troppo attratte, e disperate. (Giovanni Testori)
  • Un tavolinetto, un lettino, una sedia, pennelli e barattoli di colore, una cuccuma, un putto di gesso, una cornice e una spina elettrica. Questo scarno elenco di oggetti è tutto quello di cui Gianfranco Ferroni – pittore, incisore, ma soprattutto disegnatore – ha bisogno per rappresentare il mistero dell'esistenza umana. Per trovare un altro artista restio a varcare la soglia del proprio studio, bisogna andare indietro nel tempo fino al Seicento e bussare alla porta di Vermeer, il pittore olandese che ha saputo immortalare la vita silenziosa delle cose. Risulta più agevole trovare sodali di Ferroni tra i letterati, forse in ossequio all'etimologia comune, dal greco "graphein", di scrivere e disegnare. Vengono in mente almeno tre nomi: l'austriaco Adalbert Stifter, che fu anche pittore, e i francesi Georges Perec e Robbe-Grillet. (Lillo Gullo)

Note

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  1. Citato in Lillo Gullo, Segno francescano di luce e silenzio. Intervista con Gianfranco Ferroni, pittore e incisore, Alto Adige, Trento, 5 dicembre 1990.
  2. Citato in Lillo Gullo, Nei nostri poveri oggetti c'è il mistero dell'uomo. Intervista a Gianfranco Ferroni, uno dei maestri della pittura contemporanea, al quale è dedicata un'ampia retrospettiva a Conegliano Veneto, L'Ora, Palermo, 16 gennaio 1991.

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