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Jan Vermeer

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Jan Vermeer: Donna che legge una lettera davanti alla finestra

Jan Vermeer, propriamente Johannes van der Meer (1632 – 1675), pittore olandese.

Citazioni su Jan Vermeer

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  • Come un fotografo che si sforzi di attenuare i forti contrasti degli oggetti senza offuscarne le forme, così Vermeer ammorbidì i contorni pur mantenendo l'effetto di solidità e fermezza. È questa combinazione strana e unica di morbidezza e di precisione che rende indimenticabili i suoi quadri migliori. (Ernst Gombrich)
  • Guardate come l'artista ha dimenticato il significato pratico delle cose per non vederle che sotto l'apparenza luminosa; come pretesto alla sua sete di luce. Guardate come per lui sono altrettanto – se non più – interessanti la tenda e gli altri oggetti, quanto il volto della figuretta;[1] perché ogni cosa è goduta e rivissuta sotto l'aspetto luminoso nell'esaltazione lirica dell'artista. (Matteo Marangoni)
  • Nella pittura di Vermeer manca completamente l'aspetto chiassoso e ridanciano di certo caravaggismo, come avviene per esempio nella pittura di Gherado delle Notti. Vi è una sorta di atmosfera vellutata, sottesa, nascosta, in cui i sentimenti vengono quasi sempre rivelati in sordina, è anche, quella di Vermer, una pittura in cui solo una lunga frequenza con le immagini può rivelarne l'intensità psicologica. Non è un pittore da colpo d'occhio. È uno dei pittori più arcani e più introversi che abbia mai prodotto la pittura europea. Questo spiega per esempio il grande amore che per Vermeer aveva Marcel Proust. Vi è un'affinità tra i due. (Federico Zeri)
  • Non fece molti quadri in vita sua, e pochi di essi rappresentano scene importanti. Perlopiù si tratta di figure semplici nella stanza di una tipica casa olandese. Altri quadri mostrano una figura soltanto, intenta a una semplice occupazione, come una donna che versa il latte.[2] La pittura «di genere» ha ormai perso con Vermeer l'ultima traccia di bizzarria; le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani. (Ernst Gombrich)
  • Ricordate come un Vermeer, nonostante la sua amorosa cura dei particolari, riuscisse col mezzo della luce a darci dei capolavori di unità stilistica. (Matteo Marangoni)
  • Vermeer non rappresenta né interni borghesi né ragazze con orecchini; Vermeer non ci mostra la società, l'Olanda o la famiglia; Vermeer non racconta nessuna storia, non fa alcun ritratto che somigli a qualcuno, non tramanda memorie; Vermeer non studia la superficie della realtà, ma non vuole nemmeno rivelare chissà quale arcano nascosto sotto la mirabile apparenza del mondo che lui sogna attraverso la pittura; da Vermeer ci arriva solo una musica che sussurra: «Là, tutto è ordine e bellezza, lusso, calma e voluttà».
    Non c'è nient'altro che la Bellezza, nell'opera di Vermeer. E i verdi ardenti dei panneggi, e i rossi sublimi, e gli arabeschi eccelsi, e gli occhi umidi e le ombre traslucide, i gioielli e le vetrate, tutto questo non è ciò che rappresenta: tutto questo evoca solo la Bellezza. (Giuseppe Montesano)
  • Vermeer più che la luce ha trovato altro, ha trovato il colore, un colore vero, dato nella sua assolutezza di colore. Se in Vermeer la luce conta, è perché anche la luce ha un colore, il colore di luce, e quel colore lo vede come un colore per se stesso, come luce, e ne vede, e ne isola, anche, se è vista, l'ombra, vincolo indissolubile della luce. Nemmeno i volumi contano per lui, intrisi di luce, macerati dalla luce, balzati in avanti, protesi ventri gravidi, con tanto pudore, con tanta ansia, con tanto dolce trepidare da lui ritratti. Conta il colore. (Giuseppe Ungaretti)
  • Il frutto più alto di quest'arte meravigliosa è per me «La collana di perle» del Museo di Berlino: è il quadro che riassume nella sintesi più semplice la visione artistica di Vermeer in quanto è tema, effetto di luce, chiaroscuro, colore e tecnica. Una donna che fa toeletta si prova una collana di perle, in piedi dinanzi allo specchio appeso alla finestra. La finestra si vede appena di scorcio; una striscia di tenda gialla, un lembo di tavolo coperto da un tappeto in ombra, due sedie, e la figura femminile che si profila sul muro bianco, nudo, senza pur un quadro. La donna, che indossa un giubbone di seta di un giallo citrino, è bruttina, come quasi tutte le donne olandesi dell'arte. Nessun fascino di femminilità, nessuna poesia di sentimento; un episodio umile di vita domestica; eppure l'impressione è indimenticabile; il Museo di Berlino è una raccolta di capolavori, ma da quei due palmi di tela emana una emozione pittorica che non è simile ad alcun'altra.
  • Il vero protagonista dei suoi quadri non è la figura: è la luce. È essa che vivifica le scene col suo velo impalpabile, che sfiora i muri, desta scintillii nelle stoffe, sfuma le forme; è essa che sottomette tutto alla sua unità. Ma questa luce non è una creazione fantastica; non è il fulgore fantasmagorico di un Rembrandt; è semplicemente la luce della realtà. Soltanto essa è osservata come pochissimi, e forse nessuno, seppe osservarla ed è resa con una sapienza tecnica che forse nessuno ebbe. Vermeer non ha infuso nelle luci e nelle ombre qualchecosa di suo; per l'estrema delicatezza dell'occhio e la profonda osservazione ha visto semplicemente quello che c'è, ma che i più non vedono, o per meglio dire, di cui vedono gli effetti senza capirne le cause. Ha visto i riflessi di luce nelle ombre, ha visto le mezze tinte nella luce che gli altri non vedono. Forse mai l'analisi geniale della luce è stata spinta più oltre. E ha reso pittoricamente questa osservazione acutissima con una tecnica geniale tutta sua, in cui sono precorsi ardimenti moderni, ma con una misura ed armonia di mezzi che nessun moderno ha più avuto.
  • La ragione determinante di ogni quadro di Vermeer è sempre un effetto di luce laterale. Una finestra di fianco, di cui appena si vede il telaio e la vetrata, e talora, invisibile, un fondo di muro chiaro, una o due figure colpite dalla luce radente, che si profilano su di esso, qualche sedia, un tavolo, tappeti e tende; con questi elementi, appena variati, egli ha composto i suoi capolavori.
  • La sua grandezza maggiore è nel colore. Anzi, non nel colore, ma nella luce.

Nota

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  1. Si riferisce a Donna che legge una lettera davanti alla finestra, opera conservata nella Pinacoteca di Dresda.
  2. Si riferisce a Lattaia, opera conservata nel Rijksmuseum di Amsterdam.

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Opere

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