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Giovanni Alfredo Cesareo

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Giovanni Alfredo Cesareo

Giovanni Alfredo Cesareo (1860 – 1937), poeta, saggista, critico letterario, drammaturgo e senatore italiano.

La vita di Giacomo Leopardi[modifica]

  • La Fanny Ronchivecchi, moglie al dottor Antonio Targioni-Tozzetti, [...], era una bella, intellettuale e galante signora di poco più che trent'anni; e accoglieva in casa propria il fiore dei dotti e de' letterati, che si trovavano allora in Firenze. La signora, che doveva aver letto il volume de' Canti [del Leopardi], si compiaceva d'intrattenere il poeta su la commozione profonda che le suscitavano i versi di lui, e il poeta, a sua volta, tremava in segreto per la dolcezza di quella lode profferita da una bocca così piena di seduzioni. (pp. 124-125)
  • Giacomo [Leopardi] entrò in un salotto, ove l'aria era tutta impregnata de' fiori traboccanti da' grandi vasi di porcellana dipinta; e la bella creatura [Fanny], in una tunica di stoffa violacea, sedeva sur un divano coperto di pelli preziose. Ella stese la mano piccola e bianca al poeta; lo fece sedere accanto a sé; gli chiese un gran piacere, del quale gli sarebbe rimasta assai grata: bramando di possedere una raccolta d'autografi d'uomini illustri, pregava il suo amico che gliene procacciasse. Il suono delle parole non diceva di più; ma la fiamma degli occhi arditamente fissi in quelli di Giacomo, il sorriso delle labbra mollemente dischiuse in atto di segreta persuasione, il fascino ch'emanava dalla bella persona alquanto curvata verso di lui, l'impaccio leggiero della conversazione, parea promettere altro. Il poeta sentì come un tuffo nel sangue; chinò gli occhi; offrì balbettando tutte le lettere d'amici suoi ch'ei custodiva gelosamente nella sua Recanati; soggiunse che si sarebbe adoperato con ogni sua forza per appagare il desiderio di lei. Mentr'egli parlava, la signora si prendea fra le braccia le sue bambine e, baciatele su la bocca, se le premeva sul seno, acconsentendo alla vista del mal cauto visitatore il collo candidissimo e ignudo sotto il volume della nera capigliatura.
    Quando Giacomo, in preda a una straordinaria esaltazione, uscì di quella casa, egli era innamorato morto di quella donna. (pp. 125-126)
  • La signora [Fanny] che, senz'alcun dubbio, non ostante i tardivi dinieghi, s'era accorta di quella passione [del Leopardi], non si faceva uno scrupolo di seguitare a attizzarla, per il vanitoso compiacimento di vedere a' suoi piedi un tant'uomo; ma d'altra parte, quando si trovava dinanzi quel povero gobbo, mezzo cieco, dal viso giallo e spelato di pulzellona, non le bastava l'animo d'immaginare ch'ella potesse sopportarne più che la tacita adorazione e i complimenti ossequiosi. (p. 130)

Incipit di Ottobre[modifica]

Il mio core è a te daccanto,
Il mio core qui non è:
M'empie gli occhi a un tratto il pianto,
E non so non so perché.

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Alfredo Cesareo, Ottobre, A. Pigna, Milano, 1883.
  • Giovanni Alfredo Cesareo, La vita di Giacomo Leopardi, Remo Sandron Editore, Palermo, 1902.

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