Ernest Renan

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Ernest Renan nel 1876

Ernest Renan (1823 – 1892), filosofo e scrittore francese.

Citazioni di Ernest Renan[modifica]

  • Chi ubbidisce è quasi sempre migliore di chi comanda.[1][2]
  • [Ultime parole famose, nel 1872] Dopo la creazione del regno d'Italia Roma non ospiterà più il Papa.[3]
  • Il cosiddetto dio degli eserciti è sempre dalla parte della nazione che ha la migliore artiglieria, i migliori generali.[1][2]
  • In fondo sento che la mia vita è sempre governata da una fede che non ho più. La fede ha questo di particolare che, anche quando è scomparsa, agisce ancora.[4][2]
  • L'islamismo può esistere solo come religione ufficiale; quando lo si ridurrà allo stato di religione libera e individuale, perirà. L'islamismo non è solo una religione di Stato, come è stato il cattolicesimo in Francia sotto Luigi XIV, come lo è ancora in Spagna, è la religione che esclude lo Stato... Là risiede la guerra eterna, la guerra che cesserà solo quando l'ultimo figlio d'Ismaele sarà morto di miseria o sarà stato relegato dal terrore in fondo al deserto. L'Islam è la più completa negazione dell'Europa; l'Islam è il fanatismo, come la Spagna dell'epoca di Filippo II e l'Italia dell'epoca di Pio V hanno conosciuto appena; l'Islam è il disdegno della scienza, la soppressione della società civile; è la spaventosa semplicità dello spirito semitico, che restringe il cervello umano, chiudendolo a ogni idea delicata, a ogni sentimento fine, a ogni ricerca razionale, per metterlo di fronte a una eterna tautologia: Dio è Dio...[5]
  • L'unità cattolica non è mantenibile senza il potere temporale. Conseguenza necessaria del re d'Italia sul Quirinale è la partenza del Papato. È certo che il successore di Pio IX lascerà Roma e che il governo italiano, spalleggiato dalla Germania, insedierà in Vaticano un antipapa che trarrà dietro di sé metà della Chiesa.[6]
  • La natura ha fatto una razza di operai. È la razza cinese di una abilità manuale meravigliosa, senza quasi alcun sentimento d'onore; governatela con giustizia prelevando da essa, tramite tale governo, una ampia sopraddote a beneficio della razza conquistatrice: essa sarà soddisfatta; una razza di lavoratori della terra, è il nero : siate per lui buono e umano, e tutto sarà nell'ordine; una razza di padroni e di soldati è la razza europea. Che ognuno faccia quello per cui è fatto e tutto andrà bene.[7]
  • La nazione è dunque una grande solidarietà, costituita dal sentimento dei sacrifici compiuti e da quelli che si è ancora disposti a compiere insieme. Presuppone un passato, ma si riassume nel presente attraverso un fatto tangibile: il consenso, il desiderio chiaramente espresso di continuare a vivere insieme. L'esistenza di una nazione è (mi si perdoni la metafora) un plebiscito di tutti i giorni, come l'esistenza dell'individuo è una affermazione perpetua di vita.[8]
  • La nostra razza non iniziò affatto con il gusto dell'agio e degli affari. Fu una razza morale, coraggiosa, guerriera, gelosa della libertà e dell'onore, amante della natura, capace di dedizione, preferendo molte cose alla vita. Il commercio, l'industria sono stati esercitati per la prima volta su grande scala da popoli semitici, o che almeno parlavano una lingua semitica, i Fenici. Nel Medio Evo, anche gli Arabi e gli Ebrei furono tra i nostri maestri in fatto di commercio. Tutto il lusso europeo, dall'Antichità fino al XVII secolo, è arrivato dall'Oriente. Dico il lusso e non l'arte; c'è l'infinito tra uno e l'altra...[5]
  • Niente di grande si fa senza chimere.[9][10]
  • Non spetta a noi dimostrare l'impossibilità del miracolo: spetta al miracolo dimostrare se stesso.[11]
  • Se il cristianesimo fosse stato fermato nella sua espansione per via di qualche malattia mortale, il mondo sarebbe stato mitriaco.[12]
  • Un'assoluta estinzione di sentimento morale è lo spettacolo disgustoso di Napoli e della sua gente. Non si vedono uomini ma selvaggi... Al gusto depravato, al senso perverso di questo popolo piace il laido, il ripugnante... È il paese del piacere, niente più. Da Tiberio ai nostri giorni qui non si è fatto che godere.[13]

Mélanges d'histoire et de voyagers[modifica]

  • Sette templi, di cui cinque enormi, son là, giacenti sotto il sole; il diametro delle colonne arriva a m. 3,32 e da per tutto questi mirabili capitelli dorici, la più bella cosa che l'uomo abbia mai inventato! In nessuna parte si può comprendere meglio che qui, passo passo, i progressi di queste curve divine che arrivano alla perfezione. Ogni prova, ogni tentativo è visibile e, cosa più straordinaria di tutto il resto!, quando i creatori di quest'arte meravigliosa ebbero realizzato la perfezione, più nulla mutarono. Ecco il miracolo che i Greci soltanto han saputo fare: trovare l'ideale ed una volta che l'abbiano trovato aderirvi pienamente.
  • Vedremo noi Selinunte? Era questa la domanda che ci ponevamo dopo che la fregata aveva doppiato Marsala (il capo Lilibeo). Selinunte non potrebbe essere visitata che per mare. Ora questa costa senza un porto, presenta grosse difficoltà ad un naviglio di notevoli dimensioni.

Gli apostoli[modifica]

  • Come il buddhismo, anche il cristianesimo fu un'associazione di poveri; il suo principale allettamento fu la facilità offerta alle classi diseredate di riabilitarsi con la professione d'un culto che offriva loro soccorsi e pietà infinita.
  • I dogmi più cari ai fedeli, quelli che saranno adottati con maggior frenesia, saranno i più ripugnanti alla ragione.
  • Il cristianesimo nasce e si propaga in un tempo in cui ogni patria è spenta. […] Culto universale, come l'islamismo, il cristianesimo sarà in sostanza il nemico delle nazionalità.
  • La gloria della risurrezione appartiene a Maria di Magdala: dopo Gesù, la Magdalena contribuì più di ogni altro alla fondazione del cristianesimo: l'ombra creata dai sensi delicati di Maddalena governa ancora il mondo.
  • La religione non è un errore popolare; è una grande verità istintiva, sentita dal popolo, espressa dal popolo.[10]
  • Quegli onesti martiri, quei rozzi convertiti, quei pirati edificatori di chiese, ci signoreggiano sempre. Siamo cristiani perché piacque loro di esserlo.

Vita di Gesù[modifica]

Incipit[modifica]

Gesù nella storia del Mondo
La rivoluzione per cui le famiglie nobili dell'umanità passarono dalle antiche religioni, comprese nella vaga denominazione di paganesimo, a una fondata sopra l'unità divina, la trinità, l'incarnazione del Figliuolo di Dio è tra gli avvenimenti fondamentali nella storia del mondo. Questa conversione si svolse in circa mille anni e la nuova religione ne impiegò per formarsi meno di trecento. L'origine del rivolgimento cristiano rimonta ai regni di Augusto e di Tiberio. Visse allora una persona eminente che per l'audace sua iniziativa e con l'amore che seppe ispirare, creò l'oggetto e fissò il punto di partenza alla futura fede dell'umanità.

Citazioni[modifica]

  • La più alta coscienza di Dio che sia mai esistita in seno all'umanità è stata quella di Gesù. (p. 43)
  • Il Dio di Gesù non è il despota parziale che ha scelto Israele per il suo popolo e lo protegge verso e contro tutti; è il Dio dell'umanità. (p. 43)
  • Nessuno mai è stato meno prete di Gesù, o più ostile alle forme, che mentre sembrano proteggere la religione, la soffocano. (p. 47)
  • [...] qualsiasi idea per riuscire deve fare sacrifici; dalla lotta della vita non si esce mai immacolati. (p. 48)
  • Concepire il bene non basta; bisogna farlo vittorioso fra gli uomini. (p. 48)
  • Nella morale come nell'arte, nulla è dire, tutto è fare. (p. 49)
  • L'idea che sta in un quadro di Raffaello è poca cosa; non conta che il quadro. (p. 49)
  • [...] la verità non diventa efficace che quando si trasfirma in sentimento, e non acquista tutto quanto il proprio valore, se nonsi avvera tra gli uomini in forma di fatto. (p. 49)
  • Uomini mediocremente morali hanno scritto eccellenti massime; invece uomini virtuosissimi nulla fecero per far durare la tradizione della virtù. (p. 49)
  • Tocca la palma a colui che in parole e in opere sia stato possente, abbia sentito il bene e a costo del proprio sangue lo abbia fatto trionfare. (p. 49)
  • Il regno di Dio sarà simile a una grande retata, che raccoglie il buono e il cattivo pesce, si ripone il buono nei vasi, e si butta il resto. (p. 58)
  • L'uomo intentissimo ai doveri della vita pubblica, non perdona a chi ponga qualche cosa al di sopra dele sue liti di partito. (p. 61)
  • L'ideale in fondo è sempre un'utopia. (p. 62)
  • Nelle nostre civiltà affaccendate, la memoria della libera vita di Galilea è rimasta come il profumo d'un altro mondo, come una rugiada dell'Hermon, grazie alla quale la siccità e la volgarità non hanno invaso tutto quanto il campo di Dio. (p. 82)
  • [...] chi prende l'umanità con le sue illusioni, e tenta con esse di influenzarla, non deve essere biasimato. (p. 110)
  • Bisogna profondamente distinguere le società come la nostra, in cui tutto accade nel pieno giorno della matura riflessione, dalle società ingenue, credule, in cui nacquero le credenza, che dominarono i secoli. (p. 111)
  • Non vi è grande fondazione che non riposi sopra una leggenda. Non vi è in tal caso che un colpevole: l'umanità, che vuol essere ingannata. (p. 111)
  • Le debolezze dello spirito umano non ingenerano che debolezza; le grandi cose hanno sempre le loro grandi cause nella natura dell'uomo, benché si producono spesso con un corteo di piccolezze, che per le menti superficiali ne offuscano la grandezza. (p. 116)
  • I miracoli per Gesù furono una violenza che gli fece il suo secolo, una concessione strappatagli da una necessità passeggera. Tanto ciò è vero che l'esorcista e il taumaturgo sono caduti; ma vivrà eternamente il riformatore religioso. (p. 117)
  • Se tutta la dottrina di Gesù fosse stata la fede a una prossima fine del mondo, ora dormirebbe certamente nell'oblio. (p. 121)
  • [...] l'insegnamento di Gesù non ha traccia di una morale applicata, o di un diritto canonico ben definito. Una sola volta si pronuncia chiaramente sul matrimonio, e vieta il divorzio. (p. 127)
  • A nessuno è lecito dire che ha orrore del sangue, quando lo faccia versare dai suoi servi. (p. 171)
  • Il talento dello storico sta nel fare un assieme vero con degli elementi che sono veri solo a metà.[2]
  • Tutta la storia è incomprensibile senza il Cristo.[10]
  • Uno vorrebbe fare di Gesù un saggio, un altro un filosofo, un altro un patriota, un altro un uomo dabbene, un altro un moralista, un altro un santo. Non fu nulla di tutto ciò. Fu un incantatore.[2]

Citazioni su Ernest Renan[modifica]

  • Ben l'ha compreso il Renan, il quale, nel suo sentimentalismo mistico e trascendentale, se ha forzato la mano alla Bibbia per darci una biografia fantastica di Gesù che è un vero romanzo, e se ha sbugiardato la teologia restituendo Cristo all'umanità, in fondo non ha fatto altro che prolungare la vita al cristianesimo. (Emilio Bossi)
  • Egli era assetato d'ideale; ogni occupazione che non fosse quella dello spirito, ogni cura che lo dovesse costringere al maneggio degli interessi materiali, gli sarebbe riuscita intollerabile. A lui non si apriva che l'esercizio della scienza o l'esercizio della religione. La scienza, nelle condizioni di spirito e d'ambiente in cui cresceva, non poteva che essergli estranea; non restava che la carriera ecclesiastica, ed egli ci si sentiva attirato da una vera e potente predestinazione. (Gaetano Negri)
  • Ernesto Renan fu, tra i filosofi e i pensatori del secolo decimonono, uno dei più letti e ammirati, ma uno de' meno amati. Anche i suoi amici trovano nell'opera sua qualcosa d'annebbiato e di discorde; né riescono a acquetarsi nel complesso delle sue teorie su la vita sensibile e soprasensibile. La grande azione, esercitata su gli spiriti sedotti e convinti, da altri saggi, come l'Hegel e lo Schopenhauer in Germania; il Darwin e lo Spencer in Inghilterra; il Cousin in Francia; il Gioberti, per qualche tempo, in Italia, non è stata, né sarà esercitata mai dal Renan: l'odierna Francia intellettuale tiene del pessimismo tedesco o del positivismo inglese; ma del Renan poco o punto. (Giovanni Alfredo Cesareo)
  • Ernesto Renan non ebbe forza o attitudine o coraggio di creare un sistema. La sua abile debolezza fu quella di non avere propriamente una filosofia, e di non concludere mai. [...]. Egli fu, non un eroe, ma un curioso della scienza; e riuscì piacevole, ma non convincente. (Giovanni Alfredo Cesareo)
  • Ernesto Renan, piccolo, dalla faccia rasata, con una pancia cascante come un indolente orientale – avrebbe forse, colla sua disgraziata figura, fugate le illusioni di qualche sua ammiratrice che a buon diritto si esalta allo stile melodioso dei suoi volumi filosofici, – alle immagini delicate, ond'egli infiora i temi austeri delle credenze religiose, – a quel soffio lirico ch'egli, antico fautore del romanticismo, infonde nelle pagine sue fascinatrici. (Raffaello Barbiera)
  • I grandi spiriti, che abbandonarono la fede, da Renan a Loisy, confessarono, senza rossore, il loro disagio, e rimpiansero sempre il passato, riguardando la loro deviazione come una mutilazione e una sventura. Una profonda amarezza, che nessun applauso può dissipare, è nelle loro pagine, nelle loro parole. Sono sempre sul limitare della confessione. In ogni apostata c'è un'anima che implora in segreto la grazia divina. (Mario Missiroli)
  • Il Renan è un grande scrittore che alletta sempre senza persuader sempre. Ma nell'Abbesse de Jouarre non alletta molto né persuade. (Raffaello Barbiera)
  • Lo stile di Renan, tanto ammirato ai suoi tempi, tradisce ben definite tracce di decadenza. Renan sosteneva sempre che la letteratura francese sarebbe dovuta ritornare al linguaggio del diciassettesimo secolo, che il vocabolario classico era sufficiente a esprimere idee e sentimenti moderni; e il suo stesso stile conserva nettamente le qualità classiche della lucidità e della sobrietà. Eppure, il linguaggio di Renan, che sembra preciso, tende a lasciare impressioni vaghe. Al confronto col linguaggio di Michelet, serrato, vigoroso, vibrante d'emozione, la prosa di Renan è scialba, manca di rilievo. Se ne leggiamo molte pagine in una sola volta, il senso si confonde e ci prende il sonno. (Edmund Wilson)
  • Renan. – Teologia, ovvero la corruzione della ragione a causa del «peccato originale» (il cristianesimo). Ne è testimonianza Renan, che, non appena azzarda per una volta un Sì o un No di natura più generale, con minuziosa regolarità manca il bersaglio. (Friedrich Nietzsche)

Note[modifica]

  1. a b Da Dialogues et fragments philosophiques.
  2. a b c d e Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  3. Citato in Focus n. 106, p. 146.
  4. Da Souvenirs d'enfance et de jeunesse.
  5. a b Da Che cos'è una nazione?.
  6. Citato in Vittorio Messori, Pensare la storia, SugarcoEdizioni, 2006.
  7. Da La Riforma intellettuale e morale, 1871.
  8. Da Che cos'è una nazione? e altri saggi, introduzione di Silvio Lanaro, traduzione di Gregorio De Paola, Donzelli, Roma, 2004, p. 16. ISBN 88-7989-912-0
  9. Da Il futuro della scienza.
  10. a b c Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
  11. Da Lettre à M. Adolphe Guéroult, 1862.
  12. Da Marc Aurèle, p. 579; citato in Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. II, traduzione di Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni, BUR, 2008, p. 327.
  13. Citato in Atanasio Mozzillo, Il cafone conteso, Dedalo Libri, p. 195.

Bibliografia[modifica]

  • Ernest Renan, Gli apostoli, traduzione di Eugenio Torelli Viollier, Dall'Oglio, Milano, 1956.
  • Ernest Renan, Vita di Gesù (Vie de Jésus), a cura di Francesco Grisi, Newton Compton editori 1994.
  • Ernest Renan, Mélanges d'histoire et de voyagers, ed. Calmann Levy, Paris 1878; citato in Rina La Mesa, Scrittori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961.

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