Al 2020 le opere di un autore italiano morto prima del 1950 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Giuseppe Chiarini

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Giuseppe Chiarini

Giuseppe Chiarini (1833 – 1908), letterato e critico letterario italiano.

Ombre e figure[modifica]

  • Gli scrittori, specialmente i poeti, si possono dividere in tre grandi categorie: prima, di quelli nel quali l'ingegno prevale all'arte; seconda, di quelli nei quali l'ingegno e l'arte vanno mirabilmente d'accordo; terza, di quelli nel quali l'arte è superiore all'ingegno. Tanto per ispiegarmi un po' meglio, dirò ch'io metto nella prima categoria Eschilo, Dante, lo Shakespeare; nella seconda il Goethe, il Molière, il Leopardi; nella terza il Pope, il Racine, il Platen. (Libro primo, pp. 16-17)
  • Io ho letto non so quante definizioni della poesia, che tutte mi son parse vere, quale più quale meno, ma tutte imperfette; né dopo ciò presumerò di dare io la perfetta definizione della poesia: ma dirò che una delle qualità più essenziali del poeta, forse la più essenziale, per ciò che spetta al contenuto dell'opera sua, è un sentimento largo e profondo della natura. Quanto sarà più grande la simpatia del poeta per le cose naturali animate ed inanimate, tanto egli sarà più vero e grande poeta nella sostanza de' suoi pensieri. (Libro primo, pp. 17-18)
  • Il Tennyson ha, per consenso (credo) di tutti gli scrittori inglesi contemporanei, meriti grandi incontestati ed incontestabili verso la odierna letteratura poetica della sua nazione. Pur trattando argomenti da gradire all'universale, allargò il campo della poesia, piegò a nuove forme la lingua, perfezionò la struttura del verso e della strofa, fu e rimase e rimane ancora in alcune poesie un perfetto modello d'artista. Tutti i critici riconoscono la sua influenza grande e benefica; tutti i poeti di tutte le scuole lo ammirano e riveriscono come maestro, perché tutti sentono di dovere a lui qualche cosa. (Libro primo, pp. 53-54)
  • La poesia del Tennyson è meno alta di quella dello Shelley e del Byron, ma è più sobria e più pura. (Libro primo, p. 54)
  • Ammirato, esaltato senza fine dagli uni, criticato acerbamente dagli altri, Roberto Browning è senza dubbio una delle menti più vaste, più profonde, più acute della moderna Inghilterra; e l'opera sua poetica è una delle più sorprendenti ed originali. L'argomento di tutte le sue poesie, drammi, poemi, liriche (che a quest'ora sono una ventina e più di volumi) è sempre lo stesso, l'uomo; l'uomo di tutte le condizioni, di tutti i tempi, di tutti i luoghi. Tutta la poesia del Browning è un largo e profondo studio dell'animo umano, in tutte le sue manifestazioni. (Libro primo, p. 56)
  • Algernon Charles Swinburne è, secondo me, la natura più altamente poetica che l'Inghilterra abbia avuto dopo lo Shelley. Altri sarà artista più perfetto di lui; egli è più poeta di tutti; egli è nato poeta. (Libro primo, pp. 58-59)
  • Nei Poemi e ballate il Swinburne è artista, niente altro che artista; e, come tale, non sa intendere che cosa abbiano a che fare con l'arte le idee di morale sanzionate dalla società umana; e si meraviglia dello scandalo prodotto dalle sue poesie; a quel modo che il Canova, certamente non immorale né irreligioso, avrebbe, credo, fatto le meraviglie se lo avessero accusato di oltraggio alla decenza, perché fece la sua Venere senza neppure un cencio di camicia che le coprisse il petto e le coscie. (Libro primo, pp. 63-64)

Incipit di alcune opere[modifica]

Ugo Foscolo (1778-1827)[modifica]

Signore, Signori,
Fatemi grazia, cioè lasciate ch'io faccia grazia a voi, del preambolo, ed entri senz'altro in materia.
Ugo Foscolo canta nel Carme alle Grazie:

Sacra città è Zacinto. Eran suoi templi,
Era ne' colli suoi l'ombra de' boschi
Sacri al tripudio di Diana e al coro;
Nè ancor Nettuno al reo Laomedonte
Muniva Ilio di torri inclite in guerra.

Vita di Giacomo Leopardi[modifica]

Chiarini - Vita di Giacomo Leopardi.djvu

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 in Recanati, «piccola terra, scrive il Giordani, che il Papa chiama città; vicina quattro miglia a Loreto, quel gran mercato d'ignobili superstizioni... Ivi tutti i mali d'Italia e nessuna consolazione.»[1]
La piccola città sorge e si distende sul dorso pianeggiante di un colle alto sul mare circa trecento metri. Ha tutto intorno ubertose e ridenti campagne; e domina dall'alto un immenso panorama: a nord-est, per una serie di colli digradanti al mare e sparsi di paeselli e di case campestri, l'occhio, quando il cielo è puro, dal monte d'Ancona si spinge a traverso l'Adriatico fino ai monti della Dalmazia; da ovest chiudono l'orizzonte le lontane cime degli Appennini, lasciando spaziare la vista verso nord fino al monte Sanvicino, dal lato opposto fino ai monti della Maiella; un'ampia distesa di colline, di pianure, di valli, verdeggianti di boschi, ridenti di campi coltivati e di ville.

Note[modifica]

  1. Scritti editi e postumi di Pietro Giordani, pubblicati da Antonio Gussalli; vol. IV, pag. 152.

Bibliografia[modifica]

  • Giuseppe Chiarini, Ugo Foscolo (1778-1827), in "La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero", Treves, 1897.
  • Giuseppe Chiarini, Ombre e figure. Saggi critici, A. Sommaruga e C., Roma, 1883.
  • Giuseppe Chiarini, Vita di Giacomo Leopardi, Firenze, G. Barbèra editore, 1905.

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