Giuseppe Di Stefano

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Giuseppe Di Stefano

Giuseppe Di Stefano (1921 – 2008), tenore italiano.

Citazioni di Giuseppe Di Stefano[modifica]

  • Per l'arte del canto occorrono, dunque, due strumenti, la voce e l'espressione: come due grandi fiumi che scaturiscano da due sorgenti diverse, ma confluiscano in un solo magico momento della rappresentazione teatrale o dell'esecuzione concertistica di un pezzo classico o di una canzone napoletana (quest'ultima, poi, costituisce il banco di prova di tutti i grandi cantanti). Perché l'arte del canto consiste proprio nel colorire la parola con espressione, dominando il proprio strumento naturale, la voce.[1]
  • Il mio maestro mi voleva casto e forte in vista di un avvenimento così importante per la mia carriera. Insomma, come i giocatori di calcio quando vanno in ritiro: completa astinenza da rapporti sessuali![1]
  • Noi facciamo i cantanti per i quattrini, perché la gloria l'attacchiamo al tram.[2]

Da Non canto più l'opera perché fumo il toscano

Intervista di Vittoria Doglio, Stampa Sera, 30 giugno 1988.

  • L'opera per me è e resta uno spettacolo d'elite, nel senso che bisogna conoscerla profondamente per amarla.
  • Quanti, tra coloro che vanno a teatro, sanno davvero cosa si apprestano a vedere e sentire?
  • [Sul Verismo] È l'estremo approdo del melodramma, è la musica che un uomo come me, nato nel Novecento, sente più vicina.
  • L'istinto deve esserci, come pure la generosità: non avremmo avuto un Caruso se avesse cantato risparmiandosi.

Note[modifica]

  1. a b Da L'arte del canto, Rusconi Editore, 1989.
  2. Dall'intervista di Pier Maria Paoletti, Il tenore monello Di Stefano dalla Scala con simpatia, la Repubblica, 6 aprile 1994.

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