Good Bye, Lenin!

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Good Bye Lenin!

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Il vecchio monumento a Lenin (Lenindenkmal) nel film viene portato via da un elicottero.

Titolo originale

Good Bye Lenin!

Lingua originale tedesco
Paese Germania
Anno 2002
Genere commedia, politico
Regia Wolfgang Becker
Sceneggiatura Wolfgang Becker, Bernd Lichtenberg
Produttore Stefan Arndt, Manuela Stehr, Andreas Schreitmüller,
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
  • Premio César per il miglior film dell'Unione Europea 2004
  • European Film Awards 2003: "miglior film", "miglior sceneggiatura", "miglior attore protagonista" (Daniel Brühl)

Good Bye Lenin!, film tedesco del 2002 con Daniel Brühl, regia di Wolfgang Becker.

Incipit[modifica]

Il film inizia con il lancio della Sojuz 31

Giornalista: Con delicatezza, solennità ed estrema precauzione, l'imponete colosso viene ora collocato sulla rampa di lancio. E la rampa di lancio è il palcoscenico privilegiato da cui ammirare questa realizzazione del lavoro collettivo. Oggi il motto "il popolo lavora per il popolo" trova in questo straordinario manufatto la sua più nobile concretizzazione.
Alex: Eccolo, è lui!
Sigmund Jähn: Dichiaro in nome dell'equipaggio internazionale della Sojuz 31 che siamo pronti all'inizio del conto alla rovescia.
Alex [come voce narrante]: Il 26 agosto del 1978 il mio paese si copriva di gloria. Sigmund Jähn, cittadino della Repubblica Democratica Tedesca, era il primo compatriota a volare nello spazio. Quello stesso giorno la mia famiglia sprofondava nel baratro. [...] Mentre Sigmund Jähn si lanciava eroicamente nel cosmo per la gloria della Repubblica Democratica mio padre permetteva a una nemica del popolo di farsi succhiare il cervello a furia di scopate. Non tornò mai più a casa. Il trauma dell'abbandono provoco in mia madre una forte depressione. Cadde in un completo mutismo. Non apriva bocca. Neanche con me.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Di mio padre non si parlò mai più. Da quel giorno mia madre si considerò sposata alla causa della patria socialista. Dato che questo suo secondo matrimonio non contemplava il sesso la mamma riverso tutte le sue energie nell'educazione socialista delle menti più giovani. E in breve tempo si distinse come portabandiera del progresso sociale, paladina dei bisogni grandi e piccoli della gente comune, strenua oppositrice di tutte le ingiustizie. (Alex)
Le celebrazioni per il quarantennale della DDR nel 1989 a Karl-Marx-Allee. Alex e la sua famiglia vivono in un appartamento nei plattenbau sullo sfondo, dove si svolgono una buona parte delle vicende del film
  • I quarant'anni della Germania Democratica: un giorno di riposo per la mia attività di riparatore TV, l'ennesimo giorno di inquietudine per la mia esuberante quanto inutilizzata virilità. I tempi erano gravidi di cambiamenti: sotto le finestre di casa nostra sfilavano i soci del più grande circolo mondiale di tiro a segno. (Alex)
  • La sera del 7 ottobre 1989 svariate centinaia di persone si radunarono nel centro di Berlino per sgranchirsi un po' le gambe. Rivendicavano il diritto di passeggiare senza muri fra i piedi. (Alex)
Il muro di Berlino il 9 novembre 1989
  • Ma la mamma non si svegliava. E quel profondo placido sonno che l'avvolgeva le permetteva di gravitare come un satellite attorno al nostro piccolo pianeta e alla nostra tormentata Repubblica. [un telegiornale dà la notizia delle dimissioni di Erich Honecker] Il grande sonno si frappose tra lei e le dimissioni del compagno Erich Honecker, segretario generale del comitato centrale del Partito Socialista e Presidente del Consiglio della Repubblica Democratica Tedesca. [immagini della caduta del Muro] Neppure le soavi note del concerto tenutosi davanti al municipio di Berlino Ovest la svegliarono. Né si accorse della compravendita di mattoni usati più lucrosa della storia. (Alex)
  • Venti di cambiamento soffiavano sulle polverose rovine della Repubblica Democratica. Venne la primavera che fece di Berlino il posto più bello dell'universo. Ci sentivamo al centro del mondo, dove tutto era sul punto di accadere e ci abbandonammo alla corrente. (Alex)
  • All'inizio del giugno 1990 i confini della Repubblica Democratica non avevano più senso. Mia madre continuava a dormire. Quanto a me, ispirato dal vecchio detto comunista "Le avversità si superano marciando"...marciai. (Alex)
  • Alex, è bello avere la consapevolezza di non essere soli. Anni fa quando vostro padre scappò così all'improvviso ebbi veramente paura di non farcela. È una cosa che non vi ho mai detto, ma in quel periodo atroce ho pensato spesso al suicidio. Per fortuna i miei figli venivano a trovarmi ogni giorno. Tu mi raccontavi di Sigmund Jähn il tuo eroe cosmonauta. (Christiane)
  • Ma alla fine di giugno del 1990 i grandi magazzini della Patria Socialista si erano svuotati. E dal paese che si trovava al di là del muro arrivarono i soldi veri. [...] Ardentemente sospirato da tutti, il marco tedesco ci travolse. Il cambio era due a uno. La Germania vinse uno a zero.[1] (Alex)
L'orologio Urania-Weltzeituhr di Alexanderplatz
  • L'orologio di Alexanderplatz scandiva i secondi che mi separavano dal compleanno della mamma. Intanto un banale pallone da calcio riunificava la nazione sotto una bandiera. Un altro mattone che cadeva dal muro. (Alex)
  • Quel giorno mentre fissavo le nuvole mi resi conto che la verità era qualcosa di estremamente vago, che potevo facilmente adattare all'abituale percezione del mondo che aveva mia madre. (Alex)
  • Mi sentivo come il comandante di un sommergibile della flotta del Baltico che aveva combattuto troppe battaglie. Appena riparavo una falla se ne apriva subito un'altra. Ariane mi negava la sua complicità. I capitalisti issavano i vessilli della Coca Cola e una brezza proveniente da ovest mi sbatteva in faccia i soldi di mia madre. (Alex)
  • Mio padre era a Berlino, non si sa bene dove. Mi sembrava di vederlo. Un grassone che si rimpinzava tutto il giorno di cheeseburger e patatine fritte. Lui viveva nel suo mondo e io nel mio. Lui mi era estraneo e io ero estraneo a lui. (Alex)
  • Devo ammetterlo, ormai il gioco mi aveva preso la mano. La Repubblica Democratica che stavo creando per mia madre, assomigliava sempre più a quella che avrei potuto desiderare io. (Alex)
  • Almeno nel nostro microcosmo familiare, l'avvicinamento Est/Ovest dava già i suoi frutti. Era in arrivo il primo figlio della riunificazione, e la nuova Germania firmava i suoi primi trattati. A Mosca avevano deciso che uno più uno faceva tre, e lo spumante del Cremlino suggellò il patto. (Alex)
  • Io vi ho mentito in tutti questi anni. Le cose non stanno come credete voi. [...] Vostro padre...vostro padre non è fuggito a causa di un'altra donna. Questa è una bugia. E anche quando vi dicevo che non scriveva...vi ho mentito di nuovo. Mi ha scritto molte lettere e anche a voi due. Sono nascoste nel mobile in cucina. Gli stavano rendendo la vita impossibile perché non era iscritto al partito. Era un inferno. Lui non lasciava trapelare nulla in casa ma io mi accorgevo di tutto. Però non sono stata in grado di aiutarlo. Finché non dovette andare a quel congresso a Berlino Ovest. Avevamo solo due giorni per organizzarci. L'idea era che lui si sarebbe fermato là e noi l'avremmo raggiunto successivamente. Confesso. Mi è mancato il coraggio. Ero letteralmente in preda al terrore. Voi non avete idea di cosa significhi chiedere un visto per un viaggio all'estero, con due bambini al seguito. È un incubo. A volte possono passare anni. Senza contare il rischio di vederseli togliere i figli. Non me la sono sentita. È stato il più grave errore della mia vita. Me ne accorgo adesso. Vi ho mentito e ora vi chiedo perdono. Mio amatissimo Robert, quanto ti ho pensato in tutti questi anni....se potessi rivederti almeno una volta... (Christiane)
  • Volammo attraverso la notte, attraverso l'immensità del cosmo, abbandonammo il nostro sistema solare alla scoperta di galassie sconosciute, di mondi remoti e atterrammo a Wannsee. (Alex)
Nell'ucronia idealizzata da Alex e Denis, il 7 ottobre 1990 l'ex cosmonauta ed eroe nazionale della DDR Sigmund Jähn succede a Erich Honecker come Segretario Generale dell Partito Socialista Unificato di Germania, aprendo le frontiere della Germania Est per accogliere i "profughi" provenienti dall'Ovest.
  • Care concittadine e cari concittadini della Repubblica Democratica Tedesca, chi come me ha avuto la fortuna di ammirare il nostro piccolo pianeta azzurro dalle lontane profondità dello spazio ha uno sguardo diverso. Perché da lassù, negli spazi interstellari la vita degli esseri umani appare piccola e insignificante. E viene da chiedersi: Dove stiamo andando? Quali sono i nostri obiettivi? E quali le nostre conquiste? Oggi compiamo quarantun'anni. Un millesimo di secondo in relazione all'universo. Ma per noi quest'ultimo anno ha avuto il valore di un intero secolo. I nostri nemici di un tempo vivono ora al nostro fianco, sono i nostri vicini di casa. Questo non è certo il migliore dei paesi, ma i valori in cui crediamo continuano ad entusiasmare uomini e donne di tutto il mondo. Spesso abbiamo perso di vista i nostri reali traguardi, è vero. Ma ora ne siamo coscienti. Il socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente. Non è il sogno di un visionario, ma un preciso progetto politico. Ed è per questa ragione che oggi dichiaro aperte le frontiere della Repubblica. (Falso Sigmund Jähn nel falso telegiornale)
  • Già nelle prime ore di apertura dei varchi di confine migliaia di cittadini della Repubblica Federale Tedesca hanno compiuto nell'entusiasmo generale i primi passi nel nostro paese. E sono in molti a voler restare alla ricerca di un'alternativa all'insensata lotta per la sopravvivenza a cui si ispira il sistema capitalista, desiderosi di un mondo che rifiutando il carrierismo sfrenato e la schiavitù del consumismo, metta nel dovuto risalto i più autentici valori dell'umanesimo. Queste persone vogliono una vita diversa. Hanno compreso che automobili, videoregistratori e apparecchi tv non sono tutto e sono giunte qui per realizzare il sogno di una società fondata sul lavoro, sulla volontà, sulla speranza. (Denis come anchorman nel falso telegiornale)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Dr. Wagner: Mi dispiace dirvelo, ma clinicamente vostra madre si trova ancora in serio pericolo... e se posso parlarvi in tutta franchezza, è difficile che superi il mese.
    Alex: Senta, e... quando possiamo... portarla a casa?
    Dr. Wagner: Non ve lo consiglio. È più opportuno che rimanga qui. E sarà meglio anche per voi. Un secondo infarto le sarebbe fatale. A questo proposito devo raccomandarvi di preservare vostra madre da turbamenti di ogni genere. Tengo a sottolinearlo, anche i più insignificanti.
    Alex [nota un frammento del muro di Berlino e la Bild]: Anche i più insignificanti...
    Dr. Wagner: Il cuore non reggerebbe.
    Alex: E questo? [mostra la Bild] già che parliamo di turbamenti... nostra madre non sa niente della caduta del muro. Qui lo saprà nel modo peggiore.
  • Rainer: Si può sapere cosa sta succedendo?
    Alex: Non lo indovini?
    Rainer: Cosa c'è da indovinare?
    Ariane: Giusto, cosa c'è da indovinare?
    Alex: Questa stanza va sgombrata. O metti anche la mamma in cantina?
    Rainer: Io pago regolarmente l'affitto. E lo pago da cinque mesi!
    Alex: Troppo buono, grazie!
    Rainer: E per l'intero appartamento!
    Alex: Quarantasette marchi e ottanta? All'Ovest non ci pagavi neanche la bolletta del telefono!
    Rainer: Peccato che qui prima che te l'allaccino ci vogliano dieci anni...
  • Christiane: Che strano, non è cambiato niente.
    Alex: Perché, doveva cambiare qualcosa?
  • Alex: Mocca-Fix?
    Commessa: Fuori commercio.
    Alex: Cracker Fillinchen?
    Commessa: Non la vendiamo più quella roba.
    Alex: Cetrioli Spreewald?
    Commessa: Ma dove diavolo vivi, sulle nuvole? Moneta nuova, vita nuova, non mi dire che hai ancora lo stomaco di mangiare quelle porcherie!
  • Christiane: Rainer se ho ben capito lavora come...
    Alex: Funzionario!
    Reiner: Sì, io sono un funzionario. E da bambino facevo anch'io... come si dice? Eeh, facevo la giovane marmott... Mh, cioè, il pioniere. Ero una marmotta pioniera di Germania.
    Alex: Grazie, Rainer.
    Reiner: Avevo il grado di... gerarca... capo... cannoniere del gruppo...
    Alex: Grazie, Rainer.
    Reiner: Dio è con noi! Vittoria o morte!
    Alex: Grazie, Rainer!
Il Café Moskau in Karl-Marx-Allee
  • Alex: Bene, mamma. È passato un anno. E come avrai visto senza troppe scosse. A Paula crescono i dentini e ha un nuovo papà. Quanto a me...be', avrei voluto fare un bel brindisi al Café Moskau, ma in fondo che importa? L'importante è stare insieme. Solo questo conta sul serio. Insieme abbiamo condiviso momenti belli e meno belli e io davvero non riesco a immaginare una famiglia più unita della nostra. E questo grazie a te, mamma. Sei la madre migliore che si possa desiderare...
    [Intanto sul palazzo di fronte stanno stendendo un telone pubblicitario della Coca Cola]
    Christiane: Alex?
    Alex: ...e tutti ti sono affezionati.
    Christiane: Alex?
    Alex: Sì, che c'è?
    Christiane: Cos'è?
    Alex: È...
    Herr Ganske: Giusto, cosa stanno facendo?
    Klapprath: È difficile dire...cosa stiano combinando quei compagni...
    Anna Schäfer: Sarà un effetto ottico.
    Herr Ganske: È spazzatura dell'ovest!
  • Denis [nel ruolo di inviato del finto telegiornale]: Nel pomeriggio di oggi Günter Mittag, responsabile economico del comitato centrale del partito si è recato alla sede della Coca Cola di Berlino Ovest. Il compagno Mittag ha discusso tutti i dettagli dell'accordo siglato fra il gruppo industriale americano e l'azienda di stato per le bevande di Lipsia che secondo quanto pattuito si occuperà della produzione della bibita. Le autorità tedesco-occidentali hanno tentato di sabotare il lavoro della troupe della Germania Democratica. Gli acuti censori del capitalismo vorrebbero nascondere agli occhi del mondo la cocente umiliazione inflitta alla Coca Cola dall'azienda di stato per le bevande di Lipsia nella causa sul brevetto della famosa bibita. [...] La perizia eseguita da una commissione di studiosi di diverse nazioni ha definitivamente stabilito che la ricetta originale della Coca Cola fu messa a punto negli anni '50 all'interno dei laboratori della Repubblica Democratica. È tutto. A voi in studio.
    Christiane: E così la Coca Cola è una bibita socialista! Credevo ci fosse da prima della guerra...
  • Impiegato in banca: Sono dolente, il termine per cambiare valuta è scaduto da due giorni. [...] Siete duri di comprendonio? Il termine è scaduto.
    Alex: Sei tu a essere scaduto, coglione! Qui ci sono trentamila marchi! Per quarant'anni questi sono stati i nostri soldi!
    Impiegato in banca: Vigilanza!
    Alex: E uno stronzo dell'Ovest si inventa che non valgono più niente!
    Impiegato in banca: Vi invito a lasciare immediatamente l'istituto!
    Signora: Giusto, sono ore che facciamo la fila!
    Alex: Esco da solo! Cosa avete da guardare?! Erano i vostri soldi questi!
  • Anna Schäfer [leggendo]: "Il maglione da voi contrassegnato taglia 48 ha una larghezza di una 54 e la lunghezza di una 38."
    Christiane [dettando]: "Riesce difficile capire i criteri da voi usati per misurare le taglie. A noi non risulta che a Berlino vivano esseri umani di forma rettangolare."
    Anna Schäfer [ridendo sotto i baffi]: Questa si che è davvero buona!
    Christiane [dettando]: "Forse è proprio questa la ragione per cui sinora non siamo riusciti a portare a termine l'attuazione del piano quinquennale. Pertanto vi preghiamo di scusarci. Vorrà dire che, in futuro, cercheremo di essere rettangolari come richiesto. Saluti socialisti."
Delle Trabant a Berlino nel 1990, automobile simbolo della DDR
  • Reiner: Possibile che voi dell'Est siate perennemente incazzati? Avete sempre qualche motivo per brontolare! E tu non sei diverso da tua madre con le sue lettere di lamentele del cavolo!
    Alex: Mia madre non si lamenta! Le sue sono critiche lucide, costruttive e razionali, che hanno lo scopo di migliorare la società! Ma questo a voi occidentali non interessa!
    Reiner: Mh, certo...
    Ariane: Cos'è diventata questa casa? L'oasi protetta dei veterani del socialismo? Ciao.
    Reiner: Ciao, amore.
    Ariane: Cominceremo a far pagare il biglietto.
    Reiner: Giusto, così copriamo un po' le spese.
    Ariane: Tu sta zitto che è meglio! S'è comprato una Trabant!
    Alex: Sul serio?
    Reiner: Una familiare.
    Ariane: È assurdo. Mia figlia diventerà pazza se andiamo avanti così!
    Alex: Esagerata! Vent'anni di socialismo a noi non hanno fatto poi così male.
    Ariane: Nel tuo caso avrei qualche dubbio.
  • Ariane: Ho visto nostro padre. Stasera.
    Alex: Dove?
    Ariane: Al lavoro. L'ho riconosciuto dalla voce.
    Alex: Che ti ha detto?
    [flashback]
    Padre: Tre cheeseburger e due patatine con maionese, per favore.
    [...]
    Alex: Ma l'hai visto in faccia?
    Ariane: Ha una Volvo familiare e gli occhiali con la montatura d'oro.
    Alex: E tu gli hai detto qualcosa?
    Ariane: "Buon appetito e grazie infinite per aver scelto Burger King."

Explicit[modifica]

[Disperdendo le ceneri della madre mischiandole con la polvere da sparo dei i fuochi d'artificio] Mia madre sopravvisse alla Repubblica Democratica esattamente tre giorni. Sono tutt'ora convinto di aver agito nel modo migliore. È morta sorridendo. Era suo desiderio che disperdessimo le sue ceneri nel vento. Le leggi tedesche lo vietano. Sia all'est che all'ovest. Ma ce ne infischiamo. Ora anche lei fluttua nello spazio e da lassù ci guarda e ammira il nostro piccolo pianeta azzurro come il mio eroe, Sigmund Jähn. Il paese che mia madre lasciò era un paese nel quale aveva creduto e che io ero riuscito a far sopravvivere fino all'ultimo respiro. Un paese che nella realtà non era mai esistito, che per me rimarrà sempre legato alla memoria di mia madre. (Alex)

Citazioni su Good Bye, Lenin![modifica]

  • Questo film deliberatamente lento e spensierato ha a che fare con la natura effimera della storia, ma anche col passaggio all'età adulta in una famiglia con un solo genitore. È stato un grosso successo al botteghino in Germania. (Leonard Maltin)
  • Conclusione di amaro patetismo retrospettivo, ovvero: come arrivare alla verità attraverso la menzogna. Commedia agrodolce che diverte, commuove e fa pensare, grazie al personaggio della madre, meno comunista di quel che sembra. Il merito è della sceneggiatura di Bernd Lichtenberg che parte da uno spunto simile a quello di Underground di Kusturica. Al suo 3° lungometraggio per il cinema, Becker, anche cosceneggiatore, controlla il traffico, ma fa poco per evitare o coprire i passaggi cuciti col filo bianco. Grande successo in Germania. (Il Morandini)
  • Campione di incassi in Germania. Che fare quando la storia va avanti per tenere tranquilli coloro i quali credevano di essere nel giusto? Raccontargli menzogne come gli venivano raccontate prima. Satira ben calibrata che i tedeschi (e in particolare i berlinesi) hanno gradito moltissimo. (Il Farinotti)
  • Scritto dal regista con Bernd Lichtenberg (debitrice del racconto Rip van Winkle di Washington Irving!), una commedia fondata su un paradosso esile ma accattivante: che il socialismo reale sia stato vissuto dai suoi militanti come una specie di «grande madre», con i difetti e i pregi di un'ingombrante genitrice. Non mancano idee irresistibili, come i falsi telegiornali che millantano una riunificazione alla rovescia, coi berlinesi dell'Ovest in fuga dalle «false certezze» del liberismo; ma le metafore sono eccessive, certe citazioni sono fuori luogo (la testa di Lenin che vola sulla città come il Cristo della Dolce vita di Fellini) e il trono troppo brioso della prima parte – molto ben recitata – stride con la svolta mélo finale. Straordinario successo in patria. (Il Mereghetti)

Note[modifica]

  1. In quest'ultima frase il riferimento è alla partita del mondiale di Italia '90 tra Germania Ovest e Cecoslovacchia, effettivamente terminata col risultato di una rete a zero.

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