Guerra civile in Nigeria

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Bambina igbo malnutrita in Biafra

Citazioni sulla guerra civile in Nigeria, nota anche come guerra del Biafra.

Citazioni[modifica]

  • La guerra del Biafra mi ossessiona da quando ero bambina: i miei nonni sono morti durante il conflitto, e in particolare la figura di mio nonno paterno, che ho conosciuto attraverso le parole di mio padre, mi coinvolge e mi emoziona. (Chimamanda Ngozi Adichie)
  • Oltre un milione di persone morirono per il tentativo secessionista attuato dall'etnia cattolica degli ibo che volle monopolizzare la nascente ricchezza petrolifera scoperta nel proprio sottosuolo. Ebbene l'esercito federale che stroncò la ribellione era composto prevalentemente da militari appartenenti all'etnia Yoruba, formata al 60 per cento da cristiani, e all'etnia Hausa dove dominano i musulmani. Il fatto che da quando è stata introdotta la sharia, la legge islamica, in 12 stati del nord della Nigeria, gli incidenti di natura confessionale e politica siano prevalentemente concentrati a Kaduna e a Kano, dove predominano le etnie Hausa e Fulani Peul, merita una riflessione. (Magdi Allam)

Yakubu Gowon[modifica]

  • Ciò che è in gioco ora è in realtà l'esistenza della Nigeria come entità politica ed economica. Dobbiamo accettare la sfida. I prossimi giorni saranno decisivi.
  • Fino a che non muterà l'atteggiamento dei leaders secessionisti, una tregua non farà che creare illusioni e fal­se speranze di pace. Le trup­pe secessioniste hanno profit­tato del primo giorno di tre­gua per lanciare violenti at­tacchi contro le forze fede­rali.
  • Non ho niente da nascondere. La mia coscienza è pulita. Ho gli standard morali. Dio sa che non abbiamo alcuna intenzione di far morire di fame qualsiasi bambino biafrano o di commettere genocidio contro nessuno. Questa guerra ci fu imposta, e bisogna combatterla per il bene della patria e per il bene dei milioni di persone in questo paese.
  • Siamo disposti a riabilitalre praticamente tutti coloro che si uniranno a noi. La conclusione della guerra civile pone fine alle nostre sofferenze. Uniamoci per la ricostruzione di un paese in cui nessuno sarà oppresso.
  • Stiamo combattendo i nostri propri fratelli, i nostri propri amici, i nostri propri colleghi pubblici con cui siamo stati istruiti. [...] Non sono i miei nemici! Per questo non usiamo la parola "nemico", usiamo la parola "ribelli" contro Ojukwu e la sua criccha, e contro coloro che entrano e combattono per lui, ma non contro tutti gli ibo.
  • Trenta mesi fa, fummo costretti a ricorrere alle armi contro i nostri fratelli, che subdolamente e con l'inganno furono indotti all'insurezzione armata contro la loro madrepatria. Il nostro scopo era di annientare la ribellione, di conservare l'integrità territoriale del nostro paese, di sottolineare la capacità dei neri di costruire una nazione moderna forte, progressista e fiorente, e di ottenere rispetto, dignità ed eguaglianza nella comunità delle nazioni, per la nostra prosperità. Siamo pronti ad accogliere a braccia aperte... tutti coloro che sono stati indotti a futili tentativi di distruggere il paese. Viva la Nigeria unita! Rendiamo grazie a Dio per la sua misericordia.

Chukwuemeka Odumegwu Ojukwu[modifica]

  • Abbiamo combattuto come combattono gli eroi. Abbiamo osato come solo gli dei osano. Siamo disillusi dall'insensibilità del mondo verso il dramma del nostro popolo. Eppure, poiché la nostra causa è giusta, crediamo di non aver perso la guerra, crediamo solo che il campo di battaglia è cambiato. Siamo sicuri che il Biafra sopravviverà.
  • Abbiamo combattuto per tre anni contro incombenti avversità. Abbiamo condotto la guerra in modo nettamente opposto a quello delle orde nigeriane. Noi eravamo sempre consapevoli della nostra limitazione e perciò non abbiamo mai interrotto i nostri sforzi per la pace e una soluzione negoziata.
  • Abbiamo posto fiducia sulla coscienza del mondo per rispettare i diritti del nostro popolo all'autogoverno e alla sicurezza. Siamo stati frustrati dalla cospirazione internazionale contro gli interessi dell'africano. Eppure, credendo nella giustizia della nostra causa e il trionfo inevitabile della verità sulla falsità, inferiori per numero ed armamenti, per tre estenuanti anni abbiamo respinto con risolutezza, a mani nude, un nemico implacabile.
  • Dall'inizio di questa guerra gli americani hanno tentato di lavarsene le mani. Essi dicono che il problema nigeriano è anzitutto un problema africano, e per di più nella zona di influenza britannica. Per tradizione gli americani non colpiscono i loro alleati alle spalle. Essi appoggiano l'atteggiamento della Gran Bretagna, almeno moralmente. Ma come potenza-guida mondiale essi non potranno sempre tenersi fuori da un tale macello. Essi non hanno fatto nulla finora, ma dovranno fare qualche cosa.
  • Durante questa guerra, la Nigeria si è distinta per una mancanza di controllo sulle sue forze armate. È quindi estremamente improbabile che, incoraggiata dall'ebbrezza di una vittoria militare inaspettata, essa potrebbe esercitare una qualsiasi misura di controllo sulle sue forze tuttora scatenate.
  • Il Biafra è nato dal sangue degli innocenti massacrati in Nigeria durante i pogrom del 1966. Il Biafra vivrà in eterno non come un sogno ma come la personificazione delle speranze amate di un popolo che vede nello stabilimento di questo territorio un'ultima speranza per la pace e la sicurezza. Il Biafra non può essere distrutto con la sola forza delle armi.
  • L'unico motivo che sta dietro la determinazione della Nigeria di erigere una cortina di ferro sopra il Biafra ed escludere gli osservatori internazionali, le agenzie di soccorso e i giornalisti che non ha attentamente selezionato, è di far sì che le atrocità che inevitabilmente commetterà in Biafra rimangano nascoste e non segnalate nella stampa di tutto il mondo.

Wole Soyinka[modifica]

  • Il Presidente Gowon diceva di stare dalla parte giusta e che il Biafra sarebbe stato sconfitto. Evidentemente il Biafra ha perso la guerra, ma non è stato sconfitto. La maggior parte dei nigeriani l'ha capito.
  • Io ero ancora un giovane scrittore. Mi sembrava di essere circondato da una massa di lemming che si suicidavano in massa. La mia "colpa" fu quella di dire che il Biafra non avrebbe potuto mai essere sconfitto. La maggior parte della gente - inclusi ovviamente i militari al potere - pensarono che le mie parole si riferissero all'aspetto bellico della questione. Così furono interpretate come un'offesa nei confronti del governo, un tentativo di scoraggiare i soldati federali e di galvanizzare quelli biafrani. In me non videro soltanto un nemico, ma anche uno spaccone secondo il quale nessun esercito africano avrebbe potuto sconfiggere l'esercito di Ojukwu.
  • La guerra è finita, l'unica cosa che è cambiata è la tattica. Forse si sta cercando di realizzare una secessione interna, tanto per vedere quello che la legge consente e quello che vieta. Per quanto riguarda i vincitori, gli analisti continuano a dire che l'instabilità del paese è una conseguenza della guerra, così come la corruzione, la cattiva gestione delle risorse petrolifere, la cecità politica, etc. Comunque il separatismo sta guadagnando un seguito crescente. Purtroppo ha già scatenato una reazione pericolosa: l'intolleranza.

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