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Guglielmina Setti

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Guglielmina Setti (1892 – 1977), critica cinematografica italiana.

Citazioni di Guglielmina Setti[modifica]

  • [Su È sbarcato un marinaio] Amedeo Nazzari è un marinaio simpatico e lavora con un talento assai superiore al merito del personaggio; noi che possiamo vantarci di essere dei pochi che lo scoprirono fra i guai di Ginevra degli Almieri, possiamo permetterci di lodarlo adesso che ha avuto il diploma di "attore" preferito, senza tema di essere accusati di banalità. In questo film Polidor disegna una buffa macchietta [...].[1]
  • [Su 30 secondi d'amore] Con Elsa Merlini, Nino Besozzi e Enrico Viarisio non si può fare altro che ritornare alla commedia comico-sentimentale-borghese, che sa più di palcoscenico che di schermo, ma che manda lo stesso in sollucchero le platee – le quali del resto non sono a loro volta composte di borghesi-comico-sentimentali? – Elsa Merlini è inimitabile nelle sue smorfiette artificiose, [...] ed è inutile aggiungere che la commedia, sciocca com'è, riesce a divertire, specialmente gli ammiratori del genere.[2]
  • [Su Piccolo mondo antico] Il più bel romanzo di Fogazzaro [...] è stato tradotto in film con tanto rispetto, tanta nobiltà, tanta austerità, si potrebbe dire, da inventare una delle prove più lusinghiere della nostra cinematografia. La vicenda è stata seguita fedelmente: l'angolo poetico della Valsolda così caro al romanziere, si anima sullo schermo, nella fotografia magnifica di un operatore che sembra innamorato del paesaggio quanto lo stesso Fogazzaro e su codesto sfondo ideale si muovono i personaggi famosi [...] fra cui la terribile marchesa, il più vivo di tutti per merito di Ada Dondini che ha saputo farne una creazione impressionante. [...] Un bel film, ripetiamo un bel film nel quale vediamo per la prima volta ricreato un ambiente schiettamente nostrano, e sfruttata con amore la bellezza dei nostri paesaggi.[3]
  • [Su Il signor Max] La storia avrebbe potuto essere molto umoristica se Camerini, oltre a ritrarre al naturale il "gran mondo" (il cui tono e i cui modi sono tanto difficili che un giornalaio non può impararli da un momento all'altro), avesse avuto il coraggio di caricaturarlo. Che divertente satira avrebbe potuto essere questo film! Così come ha fatto, ha tutta l'aria, poveretto, di prendere sul serio tanto la signora dall'erre moscia che la sua insopportabile sorellina, il suo amico idiota e tutti quegli imbecilli d'ambo i sessi che fanno loro corona. E invece che una satira Il signor Max si riduce ad essere un misto di sentimentalismo e di mondanità, senza nessun condimento d'intelligenza. La cosa più grave è che questo film comico non è nemmeno del buon cinematografo e ci sarebbe da scrivere una intera pagina di giornale per dimostrare ciò che Camerini avrebbe dovuto fare e non fare, per dare al lavoro sveltezza, nervosità e un certo contenuto dinamico [...].[4]
  • [Su I fratelli Castiglioni] Più farsa che commedia, il lavoro di Colantuoni è stato trasportato sullo schermo con una accuratezza insolita dalle nostre parti [...] Ma è proprio lo stile che sembra incerto in questo film dove lo svolgimento del racconto è affidato a scene veriste dal dialogo piuttosto scialbo, tenute insieme da sequenze che sono invece cinematograficamente ricercate, a intenzioni spesso surrealiste, che con la costruzione della commedia non hanno nulla a che vedere [...].[5]
  • [Su Vivere!] Un film di Tito Schipa: successo sicuro anche se è fatto più per le orecchie che per gli occhi. Gli americani sanno ormai fotografare con furbizia le scene d'opera e i grandi cantanti, ma da noi si è rimasti ingenui e si servono agli spettatori interi album di ritratti a mezzo busto del tenore famoso.[6]

Note[modifica]

  1. Da II Lavoro, 6 marzo 1940; citato in Chiti, p. 129.
  2. Da Il Lavoro, 27 ottobre 1936; citato in Chiti, p. 375.
  3. Da Il Lavoro, 13 aprile 1941; citato in Piccolo mondo antico, cinematografo.it.
  4. Da II Lavoro, 23 novembre 1937; citato in Chiti, p. 337.
  5. Da II Lavoro, 23 ottobre 1937; citato in Chiti, p. 152.
  6. Da Il Lavoro, 10 gennaio 1937; citato in Vivere, cinematografo.it.

Bibliografia[modifica]

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