Guglielmo Della Valle

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Guglielmo Della Valle (floruit XVIII secolo), presbitero e scrittore d'arte italiano.

Vite dei pittori antichi greci e latini[modifica]

  • Altri [pittori] dopo questi [elencati] furon famosi anche prima dell'Olimpiade novantesima[1], come Polignoto Tasio che primo pinse le femmine con veste lucente e con mitre a varj colori ne ornò il capo, d'assai migliorando la Pittura; poiché introdusse di aprir la bocca e mostrare i denti, variando il volto dall'antica rigidezza. (p. 3)
  • A Polignoto da alcuni si attribuisce l'invenzione della pittura all'encausto, ma non con abbastanza di fondamento, lasciandoci di ciò dubbiosi gli scrittori. (p. 5)
  • [...] sebbene Zeusi abbia avuto al tempo suo fama di pittore eccellente, tale non fu se non paragonato a quelli che lo precedettero, o anche, se si voglia, di alcuni che fiorirono di poi, ma non mai al paragone di Apelle, che fu eccellente nelle sue opere, come nella riputazione di tutti. (p. 13)
  • Plutarco nel suo panegirico degli Ateniesi, ove cercando se questi siano stati più famosi in pace o in guerra, pare non miri se non a farli risplendere sopra gli altri Greci, ad Apollodoro dà il vanto de aver trovato il miglior modo di mescere i colori e di temperarli sì, che migliore effetto producessero ne' chiari e negli scuri. Si attribuisce anche ad esso la presunzione di avere scritto sotto ad una sua pittura: sarà chi mi riprenda, ma non chi mi raggiunga. Esichio riferisce lo stesso, e aggiunge che soleva coprirsi il capo all'usanza del Re de' Medi, quasi indicando il principato che egli teneva nell'arte. Ma Zeusi sopraggiunse a guarirlo di questa sua pazzia. (pp. 14-15)
  • [Zeusi] E benché a lui s'attribuisca l'aver bene intesa la disposizione de' lumi e dell'ombre, fu però notato perch'ei facesse le teste un tantin grandette e le membra massiccie e muscolose per acquistare una certa forza e grandezza; imitando in ciò Omero a cui piacque anche nelle femmine la bellezza robusta. E forse non fu egli da biasimare, se non presso a coloro, agli occhi de' quali dilettano le figure dilicate e gentili, e che biasimano le maniere risentite e gagliarde, perché non intendono le finezze dell'arte. (pp. 22-23)
  • Parrasio fiorì nell'Olimpiade novantesimaquinta intorno ai tempi della maggior energia de' Greci, ma non ancora nella perfezione dell'arte che tuttavia mancava nel disegno e nelle proporzioni e nell'espressione e nel colorito. L'emulazione di Zeusi fece sì, che Parrasio supplisse in alcuna parte a tutte queste mancanze. Approfittandosi della Filosofia di Socrate, conobbe di quanto ornamento fossero all'arte la simmetria nella composizione, l'esattezza ne' contorni, la diligenza nell'animare, per modo di dire, le più piccole cose, con dar loro una certa arguzia, e si adoprò tra i primi per esprimerle, se non eccellentemente, come fecero Apelle e tre suoi colleghi, almeno con tale convenienza, che nessuno prima di esso fece. (Proemio alla vita di Parrasio, p. 63)
  • [Eufranore] Quintiliano fa di esso un elogio, dicendo che non si ristrinse alla pittura, ma si diffuse in tutti gli ottimi studj; onde venne celebre e dotto non solamente cogli artefici, ma anche tra i filosofi e letterati; cosicché nel modo che le sue opere di mano parvero maravigliose, così i suoi ragionamenti profondi e sublimi. (Eufranore, p. 235)

Note[modifica]

  1. Gli antichi giochi olimpici erano usati come riferimento cronologico per datare gli eventi.

Bibliografia[modifica]

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