Henri-Marie de Lubac

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Henri-Marie de Lubac (1896 – 1991), cardinale, teologo cattolico e gesuita francese.

Citazioni di Henri-Marie de Lubac[modifica]

  • [Hans Urs von Balthasar] L'uomo più colto del XX secolo.[1]
  • Viviamo in un tempo di aridità spirituale. Si è rotto l'equilibrio vitale tra azione e contemplazione, a vantaggio della prima, ed anche a suo svantaggio. Balthasar vorrebbe ristabilire l'equilibrio. Tutta la sua opera ha una dimensione contemplativa, e questo fatto soprattutto le conferisce la profondità ed il sapore.[2]

Il dramma dell'umanesimo ateo[modifica]

  • L'umanesimo esclusivo è un umanesimo disumano. (p. 13)
  • Non è vero che l'uomo, come sembra talvolta si dica, non possa organizzare il mondo terreno senza Dio. È vero però che, senza Dio, non può alla fin dei conti che organizzarlo contro l'uomo. (p. 13)
  • Irrompendo in un mondo che tende sempre a chiudersi, Dio vi apporta senza dubbio un'armonia superiore, ma che può essere raggiunta solo a prezzo di una serie di rotture e di lotte, serie lunga tanto quanto il tempo stesso. (p. 14)
  • La terra, che senza Dio potrebbe cessare di essere un caos solo per diventare una prigione, è in realtà il campo magnifico e doloroso dove si prepara la nostra esistenza eterna. (p. 14)
  • Mito e mistero, l'uno e l'altro generano, se vogliamo, una mistica, e sia con l'uno sia con l'altro si riesce ugualmente a evadere dalla «prigione delle chiarezze». Ma queste due mistiche presentano caratteri tanto opposti quanto quelli delle rispettive fonti: da una parte sarà lo stato dionisiaco, con il suo irrazionale «inebriante, delirante, equivoco»; dall'altra la casta e sobria ebbrezza dello Spirito. Se entrambe portano così a infrangere l'individualità, «questo miserabile riparo di vetro», lo fanno in un senso ancora assai differente, poiché il primo non riesce che a dissolvere l'essere umano nella vita del cosmo – o in quella di una società anch'essa «tellurica» –, mentre il secondo esalta in ciascuno l'elemento più personale per realizzare una comunicazione tra tutti gli uomini. Del resto non significa che quest'ultimo rigetti puramente e semplicemente il primo. Non più di quanto lo faccia la ragione nell'ordine umano, il mistero non rifiuta ogni uso del mito; anzi, in parte lo assume, lo filtra, lo purifica; in certo modo lo esorcizza. (pp. 78-79)
  • Nietzsche e Péguy: due profeti che dominano la nostra epoca. Entrambi concordano nel fare un'opera di critica. Entrambi maledicono il «mondo moderno». Una parte delle loro diagnosi coincide. Tuttavia i loro due messaggi restano opposti. L'uno e l'altro si ricollegano a un passato che viene dal profondo delle età, ma non ne scelgono la stessa vena. L'uno e l'altro annunciano tempi nuovi, ma non li plasmano con lo stesso metallo. Se da una parte Nietzsche è il profeta della rottura, dall'altra Péguy è il profeta della fedeltà. E mentre per incatenarci al carro traballante del suo Dioniso Nietzsche è sempre più portato a maledire la croce di Cristo, Péguy mostra in Gesù colui che raccoglie tutto il tragico antico per trasfigurarlo [...] (pp. 79-80)


[Henri-Marie de Lubac, Il dramma dell'umanesimo ateo. L'uomo davanti a Dio, vol. II, traduzione di Antonio Tombolini ed Ezio Brambilla (per il capitolo La ricerca di un uomo nuovo), Giorgio Cavalli (per la redazione delle note), Jaca book, Milano, 1992. ISBN 88-16-30240-2]

Il Verbo abbreviato[modifica]

  • In Gesù Cristo, che ne era il fine, l'antica Legge trovava in precedenza la sua unità.
  • Il contenuto molteplice delle Scritture sparse lungo i secoli dell'attesa viene tutt'intero ad ammassarsi per compiersi, cioè unificarsi, completarsi, illuminarsi e trascendersi in Lui [Gesù].
  • L'incarnazione del Verbo equivale all'apertura del Libro, la cui molteplicità esteriore lascia ormai percepire il «midollo» unico, questo midollo di cui i fedeli si nutriranno.
  • Tutte le Scritture si riuniscono nelle mani di Gesù come il pane eucaristico, e, portandole, egli porta sé stesso nelle sue mani: «tutta la Bibbia in sostanza, affinché noi ne facciamo un solo boccone...».
  • È impossibile separare il suo messaggio dalla sua persona, e coloro che ci provarono non tardarono molto ad essere indotti a tradire il messaggio stesso: persona e messaggio, finalmente, non fanno che una cosa sola.
  • Il Libro dunque rimane, ma nello stesso tempo passa tutt'intero in Gesù e per il credente la sua meditazione consiste nel contemplare questo passaggio.
  • Mani e Maometto hanno scritto dei libri. Gesù, invece, non ha scritto niente; Mosè e gli altri profeti «hanno scritto di lui». Il rapporto tra il Libro e la sua Persona è dunque l'opposto del rapporto che si osserva altrove.
  • Il cristianesimo non è «la religione biblica»: è la religione di Gesù Cristo.

[Henri-Marie de Lubac, Il Verbo abbreviato, in 30Giorni, dicembre 2006. ]

Meditazione sulla Chiesa[modifica]

  • [La Chiesa] Essendo il "punto d'incontro di tutti i sacramenti cristiani", è essa stessa il grande Sacramento, che contiene e vivifica tutti gli altri.
  • In ogni momento della sua esistenza, Maria parla e agisce in nome della Chiesa, non in virtù di una specie di decisione a Lei sovrapposta, né beninteso di una intenzione esplicita da parte sua, ma perché, per così dire, essa la porta e la contiene già tutta intera nella sua persona.
  • L'intransigenza della fede, l'attaccamento alla tradizione, nel vero uomo di Chiesa non si mutano mai in durezza, in disprezzo, in aridità di cuore.
  • La fede cattolica riassume simbolicamente nella Vergine Santissima, nel suo caso privilegiato, la dottrina della cooperazione umana alla Redenzione.

[Henri-Marie de Lubac, Meditazione sulla Chiesa, Jaca Book, 1993.]

Note[modifica]

  1. Citato in Antonio Socci, I segreti di Karol Wojtyla, Rizzoli, 2009, p. 65. ISBN 978-88-17-03283-4
  2. Da Paradosso e mistero nella Chiesa, traduzione di Tilla David e Alfredo Civita, Editoriale Jaca Book, 1980.

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