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Il sacrificio del cervo sacro

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Il sacrificio del cervo sacro

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Il cast col regista alla presentazione del film a Cannes

Titolo originale

The Killing of a Sacred Deer

Lingua originale inglese
Paese Regno Unito, Irlanda
Anno 2017
Genere thriller, drammatico, orrore
Regia Yorgos Lanthimos
Soggetto Euripide (Ifigenia in Aulide)
Sceneggiatura Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Produttore Yorgos Lanthimos, Ed Guiney
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il sacrificio del cervo sacro, film del 2017 con Colin Farrell, Nicole Kidman e Barry Keoghan, regia di Yorgos Lanthimos.

Frasi[modifica]

Citazioni in ordine temporale.

  • Non credo si possano avere tanti amici. Insomma, è difficile. La cosa più importante nella vita è avere buoni amici, non tantissimi amici. (Martin)
  • Molti dottori hanno bellissime mani, così bianche, morbide e pulite. (Madre di Martin)
  • Un chirurgo non uccide un paziente. A un anestesista può capitare, ma a un chirurgo mai. (Steven)
  • Non so se quello che sta succedendo è giusto, ma è l'unica cosa che mi viene in mente che si avvicina alla giustizia. (Martin)
  • Sai, un anestesista non è mai da incolpare per il cattivo esito di un'operazione. Il chirurgo è sempre il responsabile. (Matthew)

Citazioni su Il sacrificio del cervo sacro[modifica]

  • Il sacrificio del cervo sacro, visto e discusso al festival di Cannes del 2017, conferma la difficoltà d'inserire Yorgos Lanthimos in una nicchia stabile del cinema europeo d'autore. Riprendendo con più mezzi e un cast di lusso le cerimonie distruttive tanto apprezzate in The Lobster, il suo primo film girato in inglese, il regista greco s'ispira alla tragedia di Euripide Ifigenia in Aulide per costruire un'aggiornata quanto cupa parabola sui segreti e le bugie che corrodono come un cancro lo standard della famiglia borghese e, in particolare, sul rapporto sacrificale sovente istituito tra le colpe dei padri e l'espiazione dei figli. (Valerio Caprara)
  • L'asettica vita di un chirurgo (Colin Farrell), con moglie medico (Nicole Kidman) e due ragazzi viene spinta verso la tragedia dal figlio di un suo paziente morto sul tavolo operatorio. Vendetta? Maledizione? Riflessione morale? Pasticcio ricattatorio? Direi decisamente l'ultima ipotesi, con il «solito» presente distopico che vorrebbe raccontare l'inumanità dilagante e l'altrettanto inevitabile ricaduta nella violenza. Con un solo rimpianto: le pratiche erotiche tra moglie e marito, visto che le «invenzioni» della Kidman facevano sperare ben altre evoluzioni. (Paolo Mereghetti)

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