Italo Alighiero Chiusano

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Italo Alighiero Chiusano

Italo Alighiero Chiusano (1926 – 1995), scrittore, critico e storico-letterario, saggista, autore di drammi teatrali per la radio e giornalista italiano.

Citazioni di Italo Alighiero Chiusano[modifica]

  • Ma c'è, in Kafka, una nota più peculare. Forse il dono di una speranza tanto più efficace quanto più accuratamente sepolta, di una pulizia morale che abbaglia proprio perché operata con voce spenta e in assoluta umiltà, di un'intelligenza tesa fin quasi a spezzarsi, ma in questo rischio vibrante e lucida come acciaio. (Da C'è un segreto per leggere Kafka ed amarlo, Millelibri, n.° 8, luglio 1988)
  • [Su Thomas Mann] Pessimista, dunque: conoscitore, direi degustatore profondo della morte, della malattia, del fallimento, della caducità, della stupidità umane. Ma al tempo stesso, eccolo anche ottimista invincibile, un credente nello spirito, convinto che l'uomo finirà per dimostrarsi, alla resa dei conti, un "esperimento cosmico riuscito". (da Meditazione su Thomas Mann, in Racconti, Thomas Mann, Tascabili Bompiani, 1984, p. XXI)

    la Repubblica, 13 aprile 1988

  • [Su Kafka, di Pietro Citati] È un approccio molto personale e assai ben scritto. C'è stato da eccepire su taluni punti, come c'è sempre da eccepire su qualunque cosa, anche egregia, quando[1] si scriva su Kafka, tanto quest'autore è poliedrico, ossimorico, chimerico, facilmente trascrivibile in mitologie private che vengono contestate da chiunque ne abbia una diversa.
  • [Max Brod] Fu contestato anche duramente, per quella sovrapposizione personale al Kafka obiettivo (parola quasi comica, in tale contesto). È tuttavia esatto che un certo quale annessionismo ci fu. Ma oggi è poco pericoloso, scaricato a terra da centinaia di parafulmini. E il libro di Brod resta un'introduzione che non sapremmo ancora con quale altra sostituire, anche per il calore di una scrittura quanto mai onesta.
  • Kafka invece fu scrittore di lettere invasato, maniaco. Usava la lettera senza credere al messaggio, alla comunicazione, sapendo benissimo di scrivere solo a fantasmi della nostalgia, di moltiplicare le incomprensioni e i fraintendimenti, di torturare e avvilire se stesso, di denudarsi fino alla vergogna ma col risultato di scomparire sempre più dentro una cortina fumogena.
  • Cantoni, approdato all'esistenzialismo e poi all'antropologia sempre in chiave scettico-critica (ma non fu mai una scepsi immota e sogghignante, anzi fervidamente in collaborazione con la vita) bada a depurare Kafka da ideologismi sia religiosi che politici, enucleando un pensatore immerso nel negativo, nel nichilismo, nell'assurdo. Vero anche questo, ma non del tutto, come sempre quando è in ballo Kafka.

Törless, claustrofobia e vertigine[modifica]

Incipit[modifica]

L'accostamento più ovvio del Törless (1906) è col filone dei romanzi o dei drammi in cui autori di lingua tedesca, nel corso di quegli anni, trattarono la problematica agra e scottante, o addirittura la tragedia del'età puberale. Turbamenti del sesso, incomprensione coi genitori, attrazioni semincestuose verso la madre, il carcere scolastico. Aveva cominciato con Risveglio di primavera (1891), Frank Wedekind, suscitando scandalo e prurigine. In note assai più sfumate si era inserito Thomas Mann, nell'indimenticabile finale dei Buddenbrook (1901), centrato nella figura dell'ipersensibile giovane Hanno, votato alla morte. Note strazianti, e suicidio finale, nell'Amico Hein (1902) di Emil Strauss. Ambiente scolastico deformato sino all'astiosa caricatura (ma tenendo d'occhio più l'educatore-boia che gli educati-vittime) nel Professor Unrat (1903) di Heinrich Mann. Nello stesso anno del Törless esce anche Sotto la ruota di Hermann Hesse: nuova tragedia di uno scolaro, con finale luttuoso. Qui terminiamo la sommaria rassegna: solo ricordando che tra non molto sarebbero esplose le varianti – ben più urlate e in un certo senso rozze – degli autori espressionisti, dove violenze contenute e incesti inconsci deflagreranno in gesti clamorosi di mélo o da grand guignol: e avremo Il figlio (1914) di Walter Hasenclever, Non l'assassino ma l'assassinato è il colpevole (1919) di Franz Werfel, Parricidio (1920) di Arnolt Bronnen.
Che Il giovane Törless di Robert Musil sia anche questo, non c'è dubbio. Che nasca da un'esperienza ampiamente autobiografica, è altrettanto accertato.

Citazioni[modifica]

  • Se Musil fosse morto subito dopo aver pubblicato il Törless, lasciandoci dell' Uomo senza qualità solo le schegge contraddittorie di una tessitura di cui mai avremmo potuto immaginare la complessità e la ricchezza, certo nessuno di noi, oggi, saprebbe che immenso scrittore avremmo perduto: ma ogni critico appena superiore alla mediocrità avrebbe potuto dire, senza alcuna incertezza, che in lui si era spento un autore di già stupefacente e matura originalità. (p. 17)
  • Che si accettino o no gli schemi e le «verità» della psicanalisi, è indubbio che il presente romanzo [Il giovane Törless] è una mappa incredibilmente precoce d'una lettura della psiche e della società in cui tale tipo di speculazione domina sovrana, e coi mezzi d'indagine e i materiali (si veda l'uso del sogno, le simbologie edipiche, le associazioni mentali) che in quell'ambito sono considerati canonici. (p. 18-19)
  • Musil non tralascia mai di operare da perfetto artista, da creativo, da poeta, perciò lascia un'amplissima zona opinabile e di suggestivamente ambiguo e polivalente alla curiosità dei lettori e degli interpreti. (p. 19)

Nota[modifica]

  1. "Quando" non è presente nel testo dell'articolo.

Bibliografia[modifica]

  • Italo Alighiero Chiusano, Törless, claustrofobia e vertigine, introduzione a Robert Musil, Il giovane Törless, Newton Compton, 1991.

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