Remo Cantoni

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Remo Cantoni (1914 – 1978), filosofo italiano.

Presentazione a Così parlò Zarathustra[modifica]

  • La grandezza e la vitalità di un pensatore si misurano dalla vastità e dalla profondità della traccia ch'egli lascia nel tempo. Nietzsche ancora oggi è un pensatore presente e discusso, con intensa passione e spirito discorde, nella cultura del nostro tempo.
  • Un filosofo come Lukács detesta in Nietzsche il fondatore dell'irrazionalismo moderno, l'avversario della democrazia e del socialismo, lo strumento ideologico del capitalismo nella sua fase di «imperialismo aggressivo».
  • Nietzsche non si è mai occupato di Marx, ma ha ragione Karl Löwith di affermare che Nietzsche è l'unico, dopo Marx e Kierkegaard, che abbia sottoposto a una critica radicale la decadenza del mondo cristiano-borghese.
  • Una profonda parentela, anche questa paradossale, lega tra loro il messaggio cristiano di Kierkegaard e il messaggio anticristiano di Nietzsche. Entrambi dichiarono che il «Dio è morto», che il Cristianesimo è divenuto inattuale nel mondo moderno.
  • Profondi e radicali sono anche i rapporti che connettono idealmente Nietzsche e Dostojevskij. Tutti e due interpretano – giungendo peraltro a conclusioni divergenti – il dramma del nostro tempo come un dramma, in ultima analisi, religioso e metafisico che contrappone la figura dell'ateo all'uomo religioso.
  • Dire che «il Superuomo è il senso della terra» o che «l'uomo è una corda tesa tra l'animale e il Superuomo, una corda al di sopra di un precipizio», non significa preparare l'avvento di Mussolini o di Hitler, né giustificare le camere a gas.
  • Nietzsche può corrompere, e ha corrotto, uomini grossolani e spiritualmente immaturi. Nietzsche può anche aiutare a comprendere in profondità il significato del nostro tempo, liberando l'animo umano contemporaneo da molti pregiudizi.

La vita quotidiana[modifica]

  • Nel nostro mondo tanto agitato, le tempeste non si possono evitare [...] Vive felicemente non colui che si lascia vivere, ma colui che domina la sua sorte trasformandola in un destino personale. La felicità è ritmo, stile, armonia. In altre parole essa è vittoria spirituale, affermazione dell'uomo che alla violenza delle onde ha saputo opporre la scogliera ben costruita del suo animo, conservando la quiete interiore. (Allegria, p. 32)
  • Gli arrivisti possono accumulare denaro o giungere a elevati posti di comando. Ma essi barattano il mondo dell'essere con quello dell'avere e si illudono che l'omaggio reso all'avere torni a beneficio del loro essere. (Arrivismo. p. 71)
  • L'uomo banale pensa come si pensa, sente come si sente, fa quel che si fa, giudica come si giudica, si diverte come ci si diverte. Abdica a una personalità propria e prende una personalità a nolo. (Banalità, p. 100)
  • Molte donne si conservano pure, in gioventù, per calcolo utilitario. Esse difendono il valore sociale della loro castità e sanno fin troppo bene quanto pregiata e amabile sia l'aura angelica dell'innocenza. (Castità, p. 124)
  • Ogni acquisto di conoscenza rende superbi gli sciocchi e modesti gli uomini che intendono come l'ampliarsi del mondo, lo schiudersi di nuovi orizzonti, renda infinitamente più problematica l'esistenza umana. (Conosci te stesso, p. 142)
  • Il divorzio di cultura e politica è il risultato di una cattiva cultura e di una cattiva politica. (Cultura e politica, p. 164)
  • A quelli che, nel loro disgusto per l'eutanasia, invocano solo ragioni morali e religiose, è opportuno ricordare che esistono in questo nostro crudele mondo cose infinitamente più gravi che Stato, Chiesa, leggi e coscienza non puniscono in alcun modo. È assurdo e ridicolo che la nostra sensibilità morale e religiosa si acuisca e vibri all'estremo nel caso dell'eutanasia mentre rimane sorda e inerte, e perfino complice e fautrice, nel caso della brutta morte di milioni di uomini massacrati da guerre, da campi di sterminio, dall'intolleranza e dalla persecuzione di altri uomini. (Eutanasia, p. 217)
  • Il misogino è un uomo privo di immaginazione e di speranza. E chi tiene a vile la donna, svilisce anche l'uomo, ne offende la dignità, perché molto di questa dignità dipende dal modo di comportarsi verso gli altri. E almeno la metà degli altri sono donne. (Femminilità, p. 234)
  • Se non abbiamo mai incontrato nemici, denigratori, è molto probabile che la nostra esistenza sia mediocre, fiacca, dispersa per tutti i sentieri del compromesso e del conformismo. (Nemici, p. 347)
  • Chi cammina sulle vie della civiltà non odia i propri avversari, li vuole anzi migliorare e salvare. Il bellicismo barbarico sogna la distruzione fisica e morale del nemico. (Nemici, p. 347)
  • I mezzi di lotta impiegati dall'odio recidono la possibilità di un dialogo umano. Dall'odio non nasce che l'odio. (Odio, p. 368)
  • Ciò che offende nel nuovo ricco non è la novità, ma l'irresponsabilità della ricchezza, l'uso volgare al quale egli la destina, la facilità con la quale la sperpera e la esibisce. («Parvenu», p. 393)
  • Per la logica del parvenu l'uomo è il suo libretto d'assegni, in una equazione che mette sull'altare l'avere e offende l'essere. («Parvenu», p. 393)
  • La coscienza arcaica o passatista ritiene che il dopo sia sempre, per definizione, inferiore al prima. Per essa il tempo, per sua stessa natura, è pervertimento, degradazione, corruzione. (Passatismo, p. 394)
  • Avvolti dagli abiti, noi siamo i figli della società, nudi, ritorniamo ad essere i figli della natura. (Pudore, p. 450)
  • «Scapolare» significa in italiano svignarsela, fuggire al càpulum nome latino che vuol dire cappio o nodo. Vi è un accento pessimistico nel linguaggio che chiama «scapolo» il «celibe». La saggezza recondita e maliziosa delle parole sembra dire al celibe: «Sei fuggito al càpulum, te la sei svignata, sei libero e furbo!» (Scapolo, p. 478)
  • Il più gran merito della compagnia, disse un moralista, è di farci apprezzare la solitudine. (Solitudine, p. 496)
  • L'uomo superbo ruota tronfio intorno al proprio asse, e si crede perfetto. La coscienza della propria perfezione è sempre indice di poca e vana umanità. Chi ha approfondito la propria e altrui umanità, sa che la vera dignità dell'uomo è nel suo essere imperfetto, nel sentire inadeguati i mezzi ai fini superiori che la mente prospetta e vorrebbe raggiungere. (Superbia, p. 505)
  • Gli uomini che si ritengono possessori di verità intoccabili dalla critica, divengono per logica necessità, intolleranti e faziosi. Se le mie proposizioni sono vere, e quelle del mio avversario false, e se è giusta la legge morale che il vero trionfi sul falso, sono perfettamente morale quando perseguo e perseguito il mio avversario. (Verità assoluta, p. 532)

Citazioni su Remo Cantoni[modifica]

  • Cantoni, approdato all'esistenzialismo e poi all'antropologia sempre in chiave scettico-critica (ma non fu mai una scepsi immota e sogghignante, anzi fervidamente in collaborazione con la vita) bada a depurare Kafka da ideologismi sia religiosi che politici, enucleando un pensatore immerso nel negativo, nel nichilismo, nell'assurdo. Vero anche questo, ma non del tutto, come sempre quando è in ballo Kafka. (Italo Alighiero Chiusano)

Bibliografia[modifica]

  • Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, traduzione di Remo Cantoni, Grande Universale Mursia, Milano, 1963.
  • Remo Cantoni, La vita quotidiana, Il Saggiatore, Collezione I Gabbiani, Milano, 1966.

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