Jacques Monod

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Medaglia del Premio Nobel
Per la medicina (1965)
Jacques Monod

Jacques Lucien Monod (1910 – 1976), biologo e filosofo francese.

Citazioni di Jacques Monod[modifica]

  • Secondo tale ipotesi, il linguaggio può aver preceduto, forse di un certo tempo, l'emergere di un sistema nervoso centrale specifico dell'uomo e aver contribuito in termini decisivi alla selezione di quelle varianti che sono più adatte a utilizzarne tutte le risorse. In altre parole, può darsi che sia stato il linguaggio a creare l'uomo, anziché l'uomo a creare il linguaggio. (da From Biology to Ethics, San Diego, 1969, pp. 15-16; citato in George Steiner 1984, p. 124)
  • Un altro aspetto curioso della teoria dell'evoluzione è che tutti pensano di capirla! (dalla conferenza in memoria di Herbert Spencer: citato in Richard Dawkins, Il gene egoista, traduzione di Giorgio Corte e Adriana Serra, Oscar Mondadori 1995, cap. 2, p. 21)

Il caso e la necessità[modifica]

  • Il candore di uno sguardo nuovo (quello della scienza lo è sempre) può talvolta illuminare di luce nuova antichi problemi. (dalla Prefazione)
  • La modestia si addice allo scienziato, ma non alle idee che sono in lui e che egli ha il dovere di difendere. (dalla Prefazione)
  • Il postulato di oggettività è consostanziale alla scienza e da tre secoli ne guida il prodigioso sviluppo. È impossibile disfarsene, anche provvisoriamente, o in un settore limitato, senza uscire dall'ambito della scienza stessa. (cap. I, 3)
  • L'invarianza precede necessariamente la teleonomia. Per essere più espliciti, si tratta dell'idea darwiniana che la comparsa, l'evoluzione e il progressivo affinamento di strutture sempre più fortemente teleonomiche sono dovuti al sopraggiungere di perturbazioni in una struttura già dotata della proprietà di invarianza, e quindi capace di "conservare il caso" e di subordinarne gli effetti al gioco della selezione naturale. (cap. II, 1)
  • L'atteggiamento fondamentale dell'animismo (così come intendo definirlo qui) consiste nel proiettare nella natura inanimata la coscienza che l'uomo possiede del funzionamento intensamente teleonomico del proprio sistema nervoso centrale. (cap. II, 3)
  • Ogni legge fisica, come del resto ogni sviluppo matematico, definisce una relazione di invarianza; le proposizioni più fondamentali formulate dalla scienza sono postulati universali di conservazione. (cap. VI, 1)
  • Fra tutti i concetti di natura scientifica, quello del caso distrugge più degli altri ogni antropocentrismo ed è il più intuitivamente inaccettabile da parte di quegli esseri profondamente teleonomici che siamo noi. (cap. VI, 3)
  • L'evoluzione della biosfera è dunque un processo necessariamente irreversibile che definisce una direzione nel tempo, direzione che è identica a quella imposta dalla legge dell'aumento dell'entropia, cioè dal secondo principio della termodinamica. (cap. VII, 1)
  • Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell'instancabile, eroico sforzo dell'umanità che nega disperatamente la propria contingenza.
  • Dobbiamo tenerci sempre in guardia da questo senso così forte del destino. Il destino viene scritto nel momento stesso in cui si compie, e non prima. Il nostro non lo era prima della comparsa della specie umana [...] L'universo non stava per partorire la vita, né la biosfera l'uomo. Il nostro numero è uscito alla roulette: perché dunque non dovremmo avvertire l'eccezionalità della nostra condizione, proprio allo stesso modo di colui che ha appena vinto un miliardo?
  • Chi potrebbe dubitare della presenza dello spirito? Rinunciare all'illusione che vede nell'anima una «sostanza» immateriale non significa negare la sua esistenza, ma al contrario cominciare a riconoscere la complessità, la ricchezza, l'insondabile profondità del nostro retaggio genetico e culturale.
  • L'invenzione dei miti e delle religioni, la costruzione di vasti sistemi filosofici sono il prezzo che l'uomo ha dovuto pagare per sopravvivere in quanto animale sociale, senza piegarsi ad un mero automatismo.
  • Di tutte le grandi religioni, la giudeo-cristiana è indubbiamente la più primitiva, grazie alla sua struttura storicistica direttamente connessa alle gesta di una tribù beduina, prima di essere arricchita dall'avvento d'un profeta divino.
  • Nell'arco di tre secoli la scienza, fondata sul postulato di oggettività, ha conquistato il suo posto nella società: nella pratica, ma non nelle anime. Eppure le società moderne sono costruite sulla scienza.
  • Le società moderne devono la loro potenza materiale a quest'etica fondatrice della conoscenza, e la loro debolezza morale ai sistemi di valori, distrutti dalla conoscenza stessa e ai quali esse tentano ancora di riferirsi. Questa contraddizione è fatale, e scava quella voragine che vediamo aprirsi sotto di noi.
  • L'etica della conoscenza è anche, in un certo senso, conoscenza dell'etica, delle pulsioni, delle passioni, delle esigenze e dei limiti dell'essere biologico. Nell'uomo essa sa riconoscere l'animale, non assurdo ma strano, prezioso per la sua stessa stranezza; un essere che, appartenendo contemporaneamente ai due regni – la biosfera e il regno delle idee – è al tempo stesso torturato e arricchito da questo dualismo lacerante che si esprime nell'arte, nella poesia e nell'amore umano.
  • L'emergere di strutture efficienti nell'ambiente naturale non è dovuto a un processo teleologico (la natura non ha un fine), ma all'affermarsi di situazioni selettivamente vantaggiose, per motivi energetici, rispetto ad altre meno efficenti.

Citazioni su Jacques Monod[modifica]

  • Ricordare uno dei più lucidi e intransigenti teorici dell'ateismo di questo secolo avvalendomi di un precetto evangelico può apparire improprio, quanto meno. Eppure, conoscendo il suo stile di pensiero e ascoltando Monod, riandavo spesso mentalmente a quel «vostro parlare» che deve essere sì, sì, no, no, al di più «che viene dal maligno». Continuo a credere che gli si addicesse a meraviglia. Non mi venne mai di esternargli questa associazione, né me ne rammarico ora. Avrebbe annuito, poi si sarebbe subito passati a parlare d'altro. Prediligeva piuttosto una frase di Wittgenstein, il cui succo è identico: «Tutto ciò che può esser detto può essere detto chiaramente, sul resto si deve tacere». Calcando assai sul «si deve», quasi parlando a sé stesso, ne ripeteva la fine in tedesco muss man Schengen. (Massimo Piattelli Palmarini)

Bibliografia[modifica]

  • Jacques Monod, Il caso e la necessità: saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea, traduzione di Anna Busi, Mondadori, Milano, 1970.

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