Jean Rostand

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Buican e Rostand a Ville d'Avray, 1970

Jean Rostand (1894 – 1977), biologo e filosofo francese.

  • È meglio ammirare sinceramente un falso capolavoro che ammirare falsamente un vero capolavoro. [1]
  • Meno si crede in Dio, più si capisce che gli altri ci credano.[2]
  • Non dovremmo né rispettare i vecchi errori né stancarci delle vecchie verità.[3]
  • Ricerca scientifica: la sola forma di poesia che sia retribuita dallo stato.[2]
  • Se si nega un'anima agli animali, perché gli esseri umani ne avrebbero una?[4]

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  • Bisogna aspettare dal caso che ci procuri i nostri pensieri.
  • Condannare il colpevole è necessario. Ma è odioso, poiché egli era determinato. Non è possibile alcuna soluzione umana là dove i dati del problema sono inumani.
  • Da quando è apparsa la specie umana, la superficie della terra ha cambiato aspetto molte volte. Il nostro patrimonio ereditario è più stabile di un continente.
  • È abusivo approfittare di ciò che si pensa per disprezzare il pensiero.
  • È l'inerte che prevale nell'universo e non ciò che vive. Morire è passare dalla parte del più forte.
  • Essere adulti è essere soli.
  • Forse il pessimista è in errore quando afferma il nulla, ma si ammetterà che ha molte scuse per il suo pronostico atroce.
  • Forse, non tanto per il suo crimine vogliamo punire quest'uomo, quanto per il turbamento in cui ci mette differendo da noi soltanto per il suo delitto.
  • Gli uomini non conosceranno mai abbastanza la contingenza della loro persona, e a quanto poco debbano di non essere quello che disprezzano.
  • Illudersi di migliorare l'ereditarietà umana migliorando l'ambiente sociale è quasi tanto ingenuo quanto credere che si potrebbe far nascere un bambino bianco da genitori negri, dopo averli verniciati di bianco.
  • L'uomo può illudersi d'essere ciò che di meglio viene prodotto nel laboratorio dell'ignoto.
  • La credenza nell'immortalità dell'individuo potrebbe essere considerata come un turbamento dell' "immagine del corpo", ma nel tempo, non nello spazio: ci aggiungiamo nel tempo, come alcuni malati si aggiungono un membro illusorio.
  • La mente più alta non ha forse la prerogativa per comprendere l'universo; ma l'ultimo dei cuori che soffrono ha il diritto di accusarlo.
  • La morale è ciò che resta della paura quando la si è dimenticata.
  • La morte prematura di un grande scienziato rallenta l'umanità, quella di un grande scrittore la frustra.
  • La scienza ci ha reso dei, prima ancora che fossimo degni di essere uomini.
La science a fait de nous des dieux avant même que nous méritions d'être des hommes. (traduzione propria)
  • La società ha senza dubbio il diritto di proteggersi contro i protoplasmi antisociali; ma bisogna bene che sappia che, quando crede di punire un uomo, non punisce mai che un uovo o delle circostanze.
  • La sola cosa di cui sono veramente sicuro è che noi siamo della stessa stoffa delle bestie; e se abbiamo un'anima immortale, bisogna che ve ne sia una anche negli infusori che stanno nel retto delle rane.
  • Lo spaventoso, morendo, è di scomparire senza aver capito. Il crimine della morte non è quando ci uccide, ma quando nel troncare la nostra angoscia le conferisce l'eternità.
  • Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente.
  • Non credere che una cosa esista perché sarebbe troppo spaventoso se non esistesse. L'orribile non costituisce una prova.
  • Non posso arrivare a credere che, da morti, si sia meno morti di quando si sia addormentati.
  • Non si deve eludere l'incomprensibile, ma nemmeno servirsene come spiegazione.
  • Non vorrei un paradiso dove non si avesse il diritto di preferire l'inferno.
  • Opera dell'uomo, la scienza è sicuramente incerta, relativa, soggettiva, frammentaria, provvisoria. Ma constatandolo, che cosa guadagna l'anti-scienza?
  • Per salvare la nozione di responsabilità individuale, bisognerebbe, credo, arrivare fino ad ammettere che si sia responsabili dei propri cromosomi.
  • Qualunque sia l'importanza della "grazia germinale", bisogna guardarsi da un giansenismo biologico che supporrebbe l'essere predeterminato nell'uovo che gli dette origine. L'ambiente interviene possentemente nella realizzazione umana. Ed è per ciò che sarebbe abusiva la pretesa di apprezzare, anche grossolanamente, il valore nativo degli individui, in una società come la nostra, dove infierisce una tale diversità di condizioni. Quanti esseri ben concepiti hanno avuto la fortuna di nascere male! L'uomo nasce differente dall'uomo, è vero, ma finché l'uomo non sarà trattato come l'uomo, sarebbe fuori luogo riferire le inuguaglianze apparenti alle inuguaglianze originali. Evitiamo di giudicare l'uovo dall'adulto.
  • Se Dio trasparisse nella struttura degli esseri, i biologi sarebbero troppo favoriti rispetto ai comuni mortali.
  • Se uno uccide un uomo è un assassino; ne uccide un milione, è un conquistatore; li uccide tutti, è un dio.
  • Si assolve la macchina umana che fa il male funzionando male, si condanna quella che lo fa funzionando bene.
  • Si libererà l'energia dell'atomo, si viaggerà fra gli astri, si prolungherà la vita, si guarirà la tubercolosi e il cancro, ma non si troverà il segreto da farsi governare da uomini meno indegni.
  • Su tutti i punti che c'interessano, la scienza ha finito di informarci. O sa tutto o non saprà mai niente.
  • Tutta la diversità umana è il prodotto della varietà quasi infinita delle combinazioni di geni. Noi tutti siamo formati della stessa polvere cromosomica, nessuno di noi ne possiede un solo granello che possa rivendicare come suo. È il nostro insieme che ci appartiene e ci fa nostri: noi siamo un mosaico originale di elementi banali.
  • Tutto quello che un individuo è, in bene o in male, lo è per aver ricevuto dai suoi genitori alcune molecole e per aver subìto alcune influenze esterne. Le nostre ricompense o i nostri castighi derivano sempre dalla chimica e dalla sorte.

Note[modifica]

  1. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, Milano, 1991.
  2. a b Da Inquietudini di un biologo, 1967.
  3. Citato in Selezione dal Reader's Digest, luglio 1974.
  4. Citato in Jean Prieur, Gli animali hanno un'anima, traduzione di Nerina Spicacci, Edizioni Mediterranee, Roma, 2006, p. 15. ISBN 88-272-0828-3

Bibliografia[modifica]

  • Jean Rostand, Pensieri di un biologo, traduzione di Silvana Quarantotto, Edizioni del Borghese.

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