Jean de La Fontaine

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Jean de La Fontaine

Jean de La Fontaine (1621 – 1695), poeta e favolista francese.

Citazioni di Jean de La Fontaine[modifica]

  • Bello è serbare la propria virtù. | Ma, se la si è perduta, non ci si stia a impiccare. (da La Fiancée du roi de Garbe; citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013)
  • La grazia, più bella ancora che la bellezza. (da Adonis)
  • Nulla turba la sua fine; è la sera di un bel giorno. (da Philémon et Baucis, 14)
Rien ne trouble sa fin; c'est le soir d'un beau jour.

Gli amori di Psiche e Cupido[modifica]

Incipit[modifica]

LIBRO PRIMO

Quattro amici il cui legame era cominciato grazie al Parnaso formarono una specie di società che chiamerei Accademia se fossero stati in numero maggiore, e se avessero guardato alle Muse quanto al piacere. La prima cosa che fecero fu di mettere al bando, tra loro, la conversazione regolata e tutto quello che sa di riunione accademica. Se, quando si trovavano riuniti, dopo aver diffusamente parlato di ciò che più li divertiva, si imbattevano per caso in qualche argomento di scienza o di letteratura, approfittavano dell'occasione: questo senza soffermarsi però troppo a lungo sulla stessa materia, volteggiando da un discorso all'altro, come api che incontrino sulla loro strada diversi tipi di fiori. Né l'invidia, né la malignità, né l'intrigo trovano ascolto tra loro.

Citazioni[modifica]

  • Aranci, alberi che adoro, | il vostro profumo mi è dolce! | Vi è cosa nel regno di Flora | che possa riuscir più gradita? || Quei frutti dalla buccia soda | sono un antico tesoro; | e il giardino delle Esperidi | non vide mai altri pomi d'oro. (p. 51)
  • L'Universo intero ubbidisce all'Amore; | bella Psiche consegnategli il cuore. | Ogni altro dio fa a questo dio la corte, | e ha della sua fiamma meno dolce potere. | Dei giovani cuori è il bene supremo: | amate, amate, tutto il resto è meno. || Privi d'amore tanti stupendi oggetti, | fregi d'oro, boschi, parchi, fontane, | non hanno che una pallida avvenenza, | e delle sue pene meno dolce piacere. | Dei giovani cuori è il bene supremo: | amate, amate, tutto il resto è meno. (pp. 83-85)
  • L'invidia apriva loro gli occhi: è un demone che non si lascia sfuggire nulla, e che trae conclusioni da ogni cosa, proprio come la gelosia. (p. 135)
  • Ho sempre creduto, e ancora credo, che il sonno sia una cosa invincibile. Non c'è contesa, né afflizione, né amore che tenga. (p. 211)
  • Ora quella legge vuole due cose: l'una, che effettivamente moriamo; l'altra, che cerchiamo di conservare la nostra vita quanto più a lungo ci è possibile. Nasciamo tanto per l'una che per l'altra, e si può dire che l'uomo abbia a un tempo due movimenti opposti: corre incessantemente verso la morte, e incessantemente la fugge. (p. 215)
  • Gli innamorati si aprono varchi ovunque, non per nulla il loro protettore ha le ali. (p. 223)

Explicit[modifica]

In effetti da molto tempo la sera non era stata così bella. Il Sole aveva preso il suo carro più radioso e i suoi abiti più sfarzosi.

Sembrava che si fosse agghindato
per piacere alle figlie di Nereo;
in una nuvola screziata
si coricò per la serata.
L'aria era tinta di cento colori:
mai aiuola piena di fiori
ebbe altrettante sfumature.
Nessun vapore guastava,
con le maligne influenze,
il piacere che Acanto assaporava.

Gli si diede il tempo di osservare le ultime bellezze del giorno: poi, visto che la luna era piena, i nostri viaggiatori e il cocchiere che li conduceva la accolsero per guida.

Le favole[modifica]

Incipit[modifica]

La Cicala che imprudente
tutto estate al sol cantò,
provveduta di niente
nell'inverno si trovò,
senza più un granello e senza
una mosca in la credenza.

Affamata e piagnolosa
va a cercar della Formica
e le chiede qualche cosa,
qualche cosa in cortesia,
per poter fino alla prossima
primavera tirar via:
promettendo per l'agosto,
in coscienza d'animale,
interessi e capitale.

Citazioni[modifica]

  • La fourmì n'est pas prêteuse: | c'est là son moindre défaut.
La Formica [...] ha il difetto | di prestar malvolentieri. (La Cicala e la Formica, I, I)
La Formica non presta volentieri: | è il minor dei suoi difetti.[1]
  • Fanne tuo pro' che forse | la mia lezione vale il tuo formaggio. (da Il Corvo e la Volpe, I, II)
  • Quel che a lui sembra mal fatto, | corto in coda e grosso in testa, | una macchina pesante | senza garbo e proporzione, | è piuttosto l'elefante. (da La Bisaccia, I, VII)
  • [...] il forte ha sempre la miglior ragione. (Il Lupo e l'Agnello, I, X)
La raison du plus fort est toujours la meilleure.
  • È la morte un gran rimedio | a chi è stanco di soffrir. | Sarà ver, ma piace agli uomini | più soffrire che morir. (La Morte e il Boscaiolo, I, XVI)
  • Piccoli e grandi rendi ognun contento, | ché di tutti si ha d’uopo in questo mondo. (da Il Leone e il Topo, II, XI)
On a souvent besoin d'un plus petit que soi.
Le plus âne des trois n'est pas celui qu'on pense.
En toute chose il faut considérer la fin.
  • [...] Gotta, | che meglio non viveva alla campagna. | Anzi peggio vivea, ché il suo padrone | seco la porta al bosco, ai solchi, al campo. | Tagliar, spaccar, zappare, non c'è scampo | di riposare e dice un zibaldone | che Gotta scossa è assai presto rimossa. (da La Gotta e il Ragno, III, VIII)
  • [...] la Gotta pacifica si adagia | sul corpo ad un prelato eminentissimo | come se fosse un letto di bambagia. | In quanto a cataplasmi di speziali, | si sa che son dagli uomini inventati | per trarre in peggio i mali. (da La Gotta e il Ragno, III, VIII)
  • Se una donna cercasse d'affogare, | io disapprovo sempre quella gente | che dice: "Lascia fare, | le donne sono meno che niente". | Questo dispregio per il debol sesso | dirò, se mi è permesso, | un sentimento cinico mi pare, | ché a queste donne tanto disprezzate | le gioie noi dobbiam più delicate. (da La Donna annegata, III, XVI)
  • Se penetrar le Donnole | potesser nelle strette | casupole dei Topi, | vedreste quelle bestie in men d'un'ora | fare di lor polpette, | tanto è l'odio che sempre le divora. (da Battaglia di Topi e di Donnole, IV, VI)
  • Petit poisson deviendra grand, | Pourvu que Dieu lui prête vie.
Un pesciolin diventa un pesciatello, | e poi, la Dio mercé, se mangia e cresce, | è ver, diventa un pesce. (da Il Pesciolino e il Pescatore, V, III)
Anche il pesciolino diventerà grande, purché Dio gli dia vita.[2]
Fait plus douceur que violence.
Fin che abbaia giammai ti morde il cane, | è l'acqua cheta che corrode il ponte. (da Il Torrente e il Fiume, VIII, XXIII)
Le persone che non fanno rumore sono pericolose.[4]
Ventre affamé n'a point d'oreilles.

Citazioni su Jean de La Fontaine[modifica]

  • Tranne forse gli animali delle favole di La Fontaine, nessuno è mai stato bravo come gl'italiani nell'arte d'inventare nobili pretesti per eludere i propri doveri e fare i propri comodi. (Fruttero & Lucentini)
  • La perdita di due illustri uomini fece più rumore che quella delle due dame [la marchesa di Saint-Simon e la duchessa d'Uzè]: di La Fontaine, così noto per le sue favole e i sui racconti, e tuttavia così noioso in conversazione; e di Mignard, tanto illustre per il suo pennello. (Louis de Rouvroy de Saint-Simon)

Note[modifica]

  1. Da Aa. Vv., Moralisti francesi. Classici e contemporanei, a cura di Adriano Marchetti, Andrea Bedeschi, Davide Monda, BUR, 2008.
  2. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1989.
  3. Citato in Criminal Minds, stagione 7, episodio 9: «Finché siete in vita, state attenti a non giudicare gli uomini dalla loro apparenza».
  4. Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.

Bibliografia[modifica]

  • Jean de La Fontaine, Gli amori di Psiche e Cupido, a cura di Susanna Spero, introduzione di Fausta Garavini, con testo a fronte, Letteratura universale Marsilio, Venezia, 1998. ISBN 88-317-6417-9
  • Jean de La Fontaine, Favole, traduzione di Emilio De Marchi, Newton Compton editori, 1994. ISBN 8879834932

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