John Wilmot, II conte di Rochester

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John Wilmot

John Wilmot, II conte di Rochester (1647 – 1680), scrittore e poeta britannico.

Rochester Poesie e Satire[modifica]

  • Dunque non mi parlare d'incostanza, | di cuori falsi e voti infranti; | se io, per miracolo, posso esserti | fedele in questo istante lungo una vita, | è tutto ciò che il cielo può concedere.[1]
  • Non è l'attore che piace, ma la parte.[2]

A Satire Against Mankind[modifica]

  • Vorrei essere un cane, una scimmia, o un orso, | o tutto tranne quell'animale vanitoso, | che è così orgoglioso d'essere razionale. (vv. 5-7)
  • I sensi sono rozzi e ne architetta | un sesto per dare contro agli altri cinque; | e davanti al certo istinto preferisce | la ragione, che erra cinquanta volte contro una. (vv. 8-11)
  • La ragione, quel fuoco fatuo della mente. (12)[3]
  • Siate voi stesso giudice, voglio chiedervi questo, | qual è la creatura più bassa, l'uomo o la bestia? | Gli uccelli si nutrono di uccelli, le bestie si cacciano tra loro, | ma solo il barbaro uomo uccide l'uomo. | Spinti da necessità, quelli uccidono per il cibo, | l'uomo manda in rovina l'uomo senza ricavarne vantaggio. (vv. 127-132)
  • Perché tutti gli uomini sarebbero dei vigliacchi se osassero. (v. 158)

Note[modifica]

  1. Da Love and Life, vv. 11-15.
  2. Da Draft of a Satire on Men.
  3. Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X

Bibliografia[modifica]

  • John Wilmot, Rochester Poesie e Satire, Eianudi, traduzione di Masolino d'Amico, 2005. ISBN 9788806180423

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