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Juan Andrés

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Juan Andrés

Juan Andrés (1740 – 1817), gesuita, umanista e critico letterario spagnolo.

Citazioni di Juan Andrés

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  • Avevo visto Valencia e Barcellona, avevo visto Genova, Milano, Venezia, Firenze e anche Roma; tuttavia non sapevo cosa fosse una grande Città fino a quando non sono giunto a Napoli. Altre la superano per la bellezza degli edifici e il gusto degli ornamenti, ma quella folla immensa, quello strepito di persone; quello splendore e frastuono di carrozze, quell'abbondanza di cose, quell'allegro tumulto e quella pacifica confusione destano scompiglio nell'animo di chi la vede per la prima volta. [...] Una splendida corte, una milizia brillante, un'innumerevole e ricca nobiltà, un altrettanto numeroso e ricco foro, un popolo chiassoso, una folla infinita fanno di Napoli una grande città come solo se ne possono vedere in Inghilterra e in Francia, ma non certo in altre nazioni europee.[1]
  • Fu egli Diofanto il creatore dell'algebra, o non fu che illustratore e propagatore della medesima, conosciuta già prima, ed adoperata dagli altri Greci? Alcuni credono di vedere posti da Euclide i fondamenti dell'algebra. Ma, a dire il vero, né in Euclide, né in verun altro greco, anteriore a Diofanto, non so rintracciare manifesti indizj di quella scienza, benché forse ora, che noi abbiamo la testa algebraica, ci possa parere qualche rara loro dimostrazione regolata coi suoi principj; e Diofanto è il primo che ci abbia data a conoscere l'algebra, e l'unico, a nostra notizia, che l'abbia trattata con estensione e con maestria. Egli stesso ne parla in guisa, che sembra mostrare assai chiaramente di essere stata sua invenzione la dottrina da lui proposta, e spiegata nella sua opera.[2]
  • In tutte le chiese si vedono lapidi sepolcrali di spagnoli, e molte in castigliano, e qualcuna in catalano. La grande strada di Toledo, e quasi tutti gli edifici e monumenti pubblici, portano il nome di qualche spagnolo, e tutto è pieno di memorie di spagnoli, ma soprattutto ad ogni passo si avverte la presenza del nostro augusto monarca Carlo III. La Strada Nuova, l'Albergo dei Poveri, Capo di Monte, Portici, Caserta, tutta Napoli e i suoi dintorni testimoniano l'animo generoso di Carlo III, e il Re Cattolico è un nome che si sente ripetere ad ogni occasione dai napoletani, e con un particolare sentimento di tenerezza e gratitudine.[3]
  • Napoli ripolita fin dal XIII secolo per opera di Federigo II, Napoli gloriavasi nel re Roberto del più letterato principe d'Europa, il quale la biblioteca da se raccolta fidò a Paolo perugino, e questi seppe di molti codici arricchirla greci e latini. Nel XV secolo sotto Alfonso nobile teatro divenne, dove molti spiccarono e gravissimi letterati. Nacque allora la famosa accademia eretta per Antonio panormita, ma da Gioviano Pontano, da cui nome ne trasse, amplificata: in essa uomini d'anco rimote nazioni ogni maniera d'erudizione trattavano.[4]

Citazioni su Juan Andrés

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  • La sua Opera intitolata Dell'origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura in sette grossi volumi in 4° (Parma presso il Bodoni 1790.) gli ha meritatamente acquistata, la più gran celebrità per tutta l'Europa dotta. Sembra quasi incredibile che un sol' uomo fosse capace di un sì vasto disegno, per il quale egli è d'uopo che sia al giorno di tutte le scienze: che abbia presenti tutti i secoli, tutte le nazioni e tutti i grand'uomini, che le han coltivate: che sia fornito di tutti i lumi di erudizione, di letteratura e di critica: che la sua memoria abbracci un immenso numero di cognizioni, di notizie, d'infiniti autori e di libri. (Giuseppe Bertini)

Note

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  1. Da Cartas familiares, citato in L'averno e il cielo, Napoli nella letteratura spagnola e ispanoamericana, a cura di Teresa Cirillo Sirri e José Vicente Quirante Rives, Libreria Dante & Descartres, Napoli, 2007, pp. 35-36. ISBN 978-88-6157-015-3
  2. Da Dell'origine e progressi e stato attuale di ogni letteratura, presso Borel e Bompard, Napoli, 1837, tomo IV, cap. III, p. 60.
  3. Da Cartas familiares, (Viaje de Italia), Editorial Verbum S.L., Madrid, 2004, citato in L'averno e il cielo, Napoli nella letteratura spagnola e ispanoamericana, a cura di Teresa Cirillo Sirri e José Vicente Quirante Rives, traduzione per Juan Andrés di Teresa Cirillo Sirri, Libreria Dante & Descartres, Napoli, 2007, p. 37. ISBN 978-88-6157-015-3
  4. Da Storia d'ogni letteratura di Giovanni Andrés, breviata e annotata per Alessio Narbone, Tipografia Giovanni Pedone, Palermo, 1838, vol. I, p. 146.

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