Kevin Schwantz

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search
Kevin Schwantz (1993)

Kevin Schwantz (1964 – vivente), pilota motociclistico statunitense.

Citazioni di Kevin Schwantz[modifica]

  • [«Che rapporti c'erano tra i piloti negli anni in cui hai corso?»] Come oggi, l'ultima persona da cui volevi essere battuto era il tuo compagno di squadra. Ma se alla fine del weekend di gara le cose erano andate male ci si sedeva tutti intorno a un tavolo, entrambi i piloti compatti e i tecnici, e si discuteva su come migliorare, su cosa lavorare. Il lavoro di team era migliore. Credo che lo sviluppo tecnologico abbia cambiato il modo di lavorare [...]. Ai miei tempi era tutto più manuale: dovevi essere bravo a raccontare come funzionava la moto e cosa non andava nel dettaglio. Magari usando le mani, la voce, le espressioni del viso, facendo strani rumori con la bocca. Perché non c'erano dati da controllare: era il pilota che sentiva se c'era grip dietro, se riprendendo il gas in mano la gomma scappava, se bisognava lavorare sul bilanciamento della moto o sulla carburazione... Si lavorava tutto il fine settimana per risolvere problemi: nella mia carriera posso contare sulle dita di una mano le volte in cui sono arrivato alla domenica, all'ora della partenza, con una moto davvero a punto. Per il resto dovevamo guidare sempre sopra i problemi della moto. D'altronde il nostro lavoro era di guidare forte, non di togliere o dare precarico al mono o alla forcella.[1]
  • Dani è come un bambino che non riesce a diventare adulto perché soffocato dalle scelte dei genitori [in riferimento al manager Alberto Puig] [...] Pedrosa in otto anni alla Honda, non è riuscito a vincere nulla, vorrei che potesse dimostrare il contrario, ma non credo proprio che possa succedere.[2]
  • [«Qual era il tuo ultimo pensiero prima del semaforo verde?»] Il mio era: dove cenerò stasera? Dove si festeggerà dopo la gara? In genere il mio approcio con le gare è sempre stato molto easy. Giusto concentrarsi e lavorare sodo, ma anche svagarsi e scherzare all'interno del paddock era il mio modo di fare. Altri piloti [...] non volevano essere avvicinati da nessuno e restavano concentrati tutto il weekend.[3]
  • [«Com'è cambiato il paddock da quando quando gareggiavi a ora?»] Non si vedono più i piloti uscire e far cose tra loro. Prima il paddock era un posto divertente, oggi che c'è più pubblico, più mediaticità e i piloti stanno chiusi nei loro motorhome o nello loro hospitality. Il paddock per noi è stato il luogo dove ci siamo divertiti di più: quando con le nostre bici facevamo il giro della pista, prima di andare a cena o la domenica dopo la gara a festeggiare. Poi guidavamo anche il nostro motorhome fino alla pista successiva. Ora quasi c'è la corsa a chi sale per primo sull'elicottero la domenica sera. Non c'è quello spirito che c'era ai nostri tempi, quel cameratismo da paddock che poi ti porta ad avere anche rispetto in pista. Oggi tra i piloti non c'è lo stesso rispetto che c'era tra noi, in gara noi spesso lasciavamo lo spazio per gli avversavi, oggi invece alcuni si appoggiano anche quando non c'è bisogno, con episodi ai limiti della correttezza. Il paddock non è più il posto divertente che era prima.[4]
  • Penso che il 2 tempi sia la vera moto da competizione. Se poi i piloti della mia generazione, quelli che le han guidate siamo più grandi questo è un argomento di lunga discussione. Comunque guidare una 125, 250 o una 500 quando tutto era al meglio, tutti avevano lavorato bene per metterla al meglio, quelle moto erano il massimo, niente di paragonabile ad oggi. Sicuramente non con una attuale MotoGP e tanto meno una Moto2.[4]
  • [«È vero che le moto di oggi sono più facili da guidare?»] Più che facili, direi che perdonano di più gli errori. Merito dell'elettronica: il traction control spesso salva la prestazione ed evita ai piloti degli high-side paurosi. Dall'altro lato, però, i prototipi sono più potenti, pesanti e quindi più difficili da manovrare: adesso servono muscoli che io mi sognavo.[5]
  • [«Kevin, perché tutti ti considerano una leggenda?»] Sinceramente non ne ho idea... forse perché spingevo al limite in ogni singola curva, ogni maledetto giro. Il secondo posto per me non esisteva...[1]

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Andrea Padovani, L'intervista, Kevin Schwantz: "Il secondo posto per me non esisteva!", Dueruote.it, 20 luglio 2017.
  2. Da un'intervista a L'Équipe nel weekend del Gran Premio di Austin; citato in Fabio Gentile, Kevin Schwantz "Pedrosa non vincerà mai la MotoGP" ed è polemica, Motomondiale.it, 30 aprile 2013.
  3. Dall'intervista "L'ultimo pensiero prima del semaforo verde era: dove cenerò stasera?", Motociclismo.it, 27 luglio 2018.
  4. a b Da Intervista a Kevin Schwantz , Motoemozione.it.
  5. Dall'intervista di Cristina Marinoni, Kevin Schwantz, intervista al cowboy di Suzuki diventato leggenda del MotoGP, Wheels.iconmagazine.it, 4 maggio 2018.

Altri progetti[modifica]