Kreuzweg - Le stazioni della fede

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Kreuzweg - Le stazioni della fede

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Titolo originale

Kreuzweg

Lingua originale tedesco
Paese Germania, Francia
Anno 2014
Genere drammatico
Regia Dietrich Brüggemann
Sceneggiatura Dietrich Brüggemann, Anna Brüggemann
Produttore Jochen Laube
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Kreuzweg - Le stazioni della fede, film del 2014 con Lea van Acken, regia di Dietrich Brüggemann.

Frasi[modifica]

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  • Come cristiani siamo nati per combattere. Più dura è la battaglia, più sicura è la vittoria. (Weber)
  • Ogni volta che recitiamo un rosario, diventiamo più agguerriti. Ogni volta che riceviamo il sacramento dell'eucaristia, il nostro spirito diventa più agguerrito. (Weber)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Weber: I bambini più deboli, a cui la malattia dà molto tempo per parlare con Gesù, possono diventare come uno specchio che riflette l'amore di Dio. La venerabile Anna de Guigné ad esempio era così luminosa che la gente per strada si voltava a guardarla.
    Maria: E se io, per caso, volessi sacrificare a Dio la mia vita, per esempio?
    Weber: Be', sarebbe un sacrificio enorme.
    Maria: Ma anche Anna de Guigné ha sacrificato la sua vita.
    Weber: Naturalmente tu puoi offrire la tua vita in sacrificio a Dio, ma è lui che deve decidere. E ha bisogno di noi sulla terra come soldati.
  • Maria [in confessione]: Perdonami Signore, perché io ho peccato. Non mi confesso da cinque settimane e tre giorni. Ecco i miei peccati: a volte sono stata pigra e non ho dato una mano in casa, sono stata golosa e ho continuato a mangiare anche se ero sazia, sono stata vanitosa e ho pensato al mio aspetto esteriore, e a volte sono stata superba. [...]
    Weber: Questi sono dei peccati veniali. [...] Hai altro da confessare?
    Maria: Penso spesso, quando mia mamma si prende cura del mio fratellino... a volte ho come l'impressione che lo faccio meglio io.
    Weber: Conosci il quarto comandamento? [...] L'amore materno è una cosa immensa, ed è pieno di grazia. Tu non puoi guardare nel cuore di tua madre.
    Maria: No.
    Weber: C'è nient'altro che vuoi confessare? Distogli sempre lo sguardo dalle immagini impure dei cartelloni o delle riviste?
    Maria: Sì.
    Weber: Può aiutarti ripassare nella mente i dieci comandamenti.
    Maria: Ho detto una bugia
    Weber: A chi hai detto una bugia?
    Maria: A mia madre.
    Weber: E perché gliel'hai detta? [...]
    Maria: Ho mentito per paura di una punizione.
    Weber: Puoi raccontarmi tutta la storia, se vuoi.
    Maria: Ho mentito a mia madre e le ho raccontato che era stata una mia amica a invitarmi a cantare in un coro.
    Weber: Invece?
    Maria: In realtà non era stata una mia amica, ma era stato un ragazzo dell'altra sezione. [...] Ho avuto dei pensieri impuri. Mi sono immaginata io e Christian che andiamo insieme al coro, e lui che mi osserva e mi trova bella.
    Weber: L'impurità è il più grande peccato dei nostri giorni. Un peccato da cui se ne originano molti altri. [...] Di solito stai attenta a conservare la purezza della tua anima.
    Maria: Sì.
    Weber: Allora continua a farlo.

Citazioni su Kreuzweg - Le stazioni della fede[modifica]

  • Brüggeman, nonostante corteggi con grande impegno un cinema trascendentale, fatica a trasmettere la vertigine dello scandalo del sacro o, meglio, di ciò che trascende la sfera della comprensione umana. La passione di Maria, adolescente che desidera offrire la sua giovane vita a Dio affinché il fratellino Johannes, forse affetto da autismo, possa iniziare a parlare, non convince mai del tutto. Il fascino un po' acerbo, e tutto di intenzione di Kreuzweg sta nell'idea che fissità equivalga a trascendenza. Brüggeman ambisce allo stordimento dell'indicibile raggiunto nell'ascesi formale, privando però il suo film dell'ossigeno necessario a farlo vivere, pulsare come organismo cinematografico (mentre è noto che Dio come il Diavolo si muove negli interstizi). Certo, il film possiede una potenza massimalistica innegabile, plumbea, e il gioco della corrispondenza delle stazioni con quelle della protagonista è orchestrata con grande intelligenza. (Giona A. Nazzaro)
  • Il film si offre allo sguardo attraverso il suo approccio osservazionale. E la contraddizione di Brüggeman è nel volere evocare il sacro da un discorso eminentemente politico [...]. Invece il miracolo, soprattutto al cinema, non si spiega, lo si fa vedere all'opera. E lo si mostra, stando alla lezione di registi come Pialat, come discontinuità del reale, come possibilità di uno scandalo, come segno dell'occhio che vede troppo o troppo poco. Brüggeman, purtroppo, ancorato alla sceneggiatura della sorella [...] resta prigioniero del suo progetto formale e ideologico senza riuscire a compiere il balzo, filmico, verso l'ineffabile. Kreuzweg è anche un film potente ma irrisolto, che mentre da un lato progetta di lasciare le porte aperte all'indicibile, le chiude senza remore. In questo senso, piuttosto che corteggiare Dreyer, modello irraggiungibile, sarebbe stato utile ripassare la lezione di Ulrich Seidl. (Giona A. Nazzaro)

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