L'amore coniugale

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L'amore coniugale

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Titolo originale

L'amore coniugale

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1970
Genere drammatico
Regia Dacia Maraini
Soggetto Alberto Moravia (romanzo)
Sceneggiatura Dacia Maraini
Interpreti e personaggi

L'amore coniugale, film italiano del 1970 con Tomas Milian, regia di Dacia Maraini.

Frasi[modifica]

  • Quanto dura la bellezza? Lo spazio di un mattino. Poi appassisce, viene la morte vestita da violetta. (Valenza)
  • Il Continente l'ha fatto diventare pessimista. Voi vedete il male dove non c'è. (Valenza)
  • Tutte i fimmine su sospettuse, voscienza. (Antonio il barbiere)
  • Qui si vive di limoni, io non sono tagliato per fare l'agricoltore, ma quegli strozzini dei miei parenti, per quanto è vero Dio, non gliela do vinta. (Silvio)
  • Stile corretto. Sentimento freddo. Personaggi nulli. Verità psicologica scarsa. Conclusione... fallimento. (Silvio)
  • Amare, oltre molte altre cose, vuol dire trarre diletto dal guardare e osservare la persona amata e non soltanto trarre questo diletto dalla contemplazione della sue bellezze, ma da quelle delle sue bruttezze poche o molte che siano. (Silvio)

Dialoghi[modifica]

  • Silvio: Ti piacerebbe che diventassi uno scrittore?
    Leda: Mi piacerebbe sì, te l'ho detto io.
    Silvio: Beh, così non riuscirò mai a scrivere.
    Leda: Così come?
    Silvio: Così, facendo tutti i momenti l'amore con te.
    Leda: Ma gli altri scrittori come fanno?
    Silvio: Gli altri scrittori, gli altri scrittori... cosa vuoi che ne sappia.
    Leda: D'Annunzio per esempio aveva un sacco di donne.
    Silvio: Mmm D'Annunzio... secondo me D'Annunzio si amministrava molto bene.
  • Sindacalista 1: Voi vi muovete a livello delle sovrastrutture in quanto tali non ci interessate.
    Sindacalista 2: L'unica cosa che potete fare qui voi...
    Silvio: Voi? Voi chi?
    Sindacalista 1: Voi intellettuali.
    Sindacalista 2: L'unica cosa che potete fare qui è quello di darci una mano sul piano della pubblicità.
    Sindacalista donna: Ci servirebbe un articolo sul piano regolatore di Bagheria.
    Silvio: Non scrivo più per il giornale.
    Sindacalista 1: Qui, nel nostro paese, è l'unica cosa buona che potete fare.
    Silvio: Ma non faccio più il giornalista. devo... devo scrivere il mio libro.
    Sindacalista donna: Non è ancora venuto il momento i scrivere libri, caro Pataneo.
  • Silvio: Che cosa vogliono i miei parenti da me?
    Valenza: Niente.
    Silvio: Come niente, scusi? Qualcosa vogliono.
    Valenza: Voglio comprare il vostro agrumeto, Pataneo. Una proposta onorevole. A parete a parente.
    Silvio: A parete a parente con la mediazione di un uomo potente e importante come lei.
    Valenza: Volete dire mafioso?
    Silvio: Un momento non ho detto mafioso, ho detto potente. Forte, importante come lei.
  • Valenza: La mafia non esiste, Pataneo mio. Voi siete stato all'estero, in alta Italia. In tutto questo tempo avete dimenticato la terra vostra. Sono cose del secolo passato.
    Silvio: Due mesi fa hanno ammazzato a Bagheria due sindacalisti. Allora chi è stato?
    Valenza: Quelli sono uomini politici. Quelli s'incazzano e traccàte e nesce fori u mortu
  • Valenza: Un letterato fino, un carpentiere dell'animo come voi.
    Silvio: Ma non dica puttanate per favore, Valenza.
    Valenza: Dove ha imparato vostro marito un linguaggio così volgare. Si vede che non abitate più nella Trinacria. Avete perduto i bei modi, parlate come un continentale senza poesia.
  • Sindacalista 2: Per secoli i suoi antenati hanno vissuto in questa villa sfruttando il lavoro dei contadini di Bagheria.
    Silvio: Guarda che io non c'entro niente con i miei antenati.
    Sindacalista 2: È molto bella.
    Silvio: Sì è bella, ma sta cascando a pezzi.
    Sindacalista donna: È giusto che sia così, la bellezza non serve a niente. Serve la bellezza?
    Silvio: Ma, forse... forse sì, no?
    Sindacalista 2: La bellezza è sempre legata allo sfruttamento e all'ingiustizia.
  • Sindacalista donna: Allora accetti?
    Silvio: Sì, io accetto ma...
    Sindacalista 1: C'è sempre un "ma" per i borghesi.
    Silvio: D'accordo io accetto ma dopo che ho finito il mio libro.
  • Leda: Gaetanino, voi lo dovete guardare vostro figlio, perché fa una vita da stupido.
    Gaetanino: Che vole dire voscenza.
    Leda: Sempre con la radio accesa, con gli amici. Non mi piace.
    Gaetanino: Voscenza non ci pensi, che mi figghiu ci penso io. Non è cosa di voscenza.
  • Silvio: "Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'odore dei limoni."
    Leda: Cos'è?
    Silvio: Una poesia [I limoni] di Montale.
  • Leda: Perché ce l'hanno con te i tuoi parenti?
    Silvio: Ce l'hanno con me perché sono andato via di casa, perché sono diventato giornalista, perché non la penso come loro, perché li disprezzo, perché li odio, perché mi fanno schifo.
    Leda: Allora hanno ragione.
    Silvio: Hanno ragione, sì. Ma c'ho ragione anch'io.
  • Silvio: Perché l'hai sposato?
    Leda: Perché mi piaceva.
    Silvio: Se ti piaceva perché non sei rimasta con lui, scusa.
    Leda: Perché non lo amavo abbastanza.
  • Leda: Quando si vuol bene, non si può dare un giudizio.
    Silvio: Anch'io perché ti amo, non so giudicarti.
    Leda: Quando si ama, si ama tutto, anche i difetti.
    Silvio: Io ti amo così come sei.

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