Dacia Maraini

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Dacia Maraini

Dacia Maraini (1936 – vivente), scrittrice italiana.

Citazioni di Dacia Maraini[modifica]

  • Bagheria è sempre stata fucina di intellettuali di grande cultura e impegno civico, da Renato Guttuso a Giuseppe Tornatore.[1]
  • Bagheria mi è sempre rimasta nel cuore, ricordo la sua struggente bellezza deturpata nel corso degli anni da una selvaggia speculazione edilizia, e ricordo anche gente coraggiosa ma in minoranza. Oggi qualcosa di profondo è avvenuto, un cambio di mentalità, una rivolta culturale, morale, prim'ancora che politica che ha fatto sì che una minoranza sia diventata maggioranza, che quell'atavico sentimento di omertà su cui la mafia ha fondato il suo impero, si sia incrinato, facendo sì che quei coraggiosi imprenditori non si sentissero isolati. Sì, sono davvero orgogliosa della "mia" Bagheria.[2]
  • È qui che ho cominciato a scrivere, sul giornalino della scuola, il Garibaldi. Avevo 13 anni. Palermo è una città straordinaria. [«Cosa le piace?»] Ciò che è rimasto della sua bellezza, i palazzi, le chiese, i monumenti. Soprattutto via Alloro e piazza Marina, la Kalsa, Porta Felice dove nel Settecento transitavano le carrozze. Questo pezzo di città, che ho descritto narrando le vicende di Marianna Ucrìa, è rimasto abbastanza intatto. Ma la bellezza di Palermo non è solo un fatto estetico. È capacità di riflessione filosofica. Non a caso la filosofia è nata in Sicilia. E si sente, ancora oggi. Ieri mattina, parlando con i ragazzi di un liceo, sono rimasta colpita dai loro ragionamenti. Purtroppo, da queste parti tale capacità si trasforma spesso in bizantinismo e si deforma. Bizantinismo, più pessimismo...[3]
  • I rapporti d'amore sono complicatissimi, Nelson e Simone appartenevano a due culture tanto diverse, lei assolutamente francese, lui totalmente americano. Certo è che la Beauvoir era una donna forte, piena di carattere, intelligente, che chiedeva molto sia sul piano intellettuale, sia su quello sentimentale. Spartire la vita con un uomo, dedicargli il proprio amore, ha un prezzo, significa per le donne decidere di sacrificare qualche cosa di se stesse. Simone voleva la quadratura del cerchio: un uomo da amare appassionatamente, senza perdere la propria autonomia.[4]
  • [«Lei pensa davvero che le donne siano migliori dell'uomo?»] Io non lo credo. Sono state solo più bistrattate, umiliate, incarcerate in quella deriva mentale fatta di paura e sudditanza. Ma non hanno per questo prodotto nessuna vera differenza.[5]
  • La bellezza non è qualcosa per cui si gareggia: ciascuno ha qualcosa di bello da scoprire; l'attenzione è la chiave della scoperta. (da Dolce per sé, Rizzoli, 1997)
  • La mafia, come ricordava il giudice Giovanni Falcone, è un fenomeno umano e sociale e in quanto tale è destinato a finire. E la Sicilia appare molto più reattiva, rispetto ad esempio alla Calabria. Tra l'altro, si tratta di un fenomeno certamente radicato ma tutto sommato 'recente', visto che è nato nell'Ottocento, non è un retaggio che si perde nella notte dei tempi. Come è nata, la mafia può anche morire.[1]
  • L'azzurro è il mio colore, quello che mi dà pace quando sono inquieta.[6]
  • L'informazione dovrebbe essere ricerca, dubbio, un interrogarsi e discutere sui grandi problemi che ci riguardano. Mentre spesso si cade nel sensazionale e nel patetico. Si cerca di colpire allo stomaco lo spettatore anziché farlo ragionare.[7]
  • Mi dispiace che Lampedusa sia ricordato soprattutto per la famosa frase secondo cui se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Abitavo in via Mariano Stabile e andavo spesso al bar Mazzara. Lo ricordo in un angolo, intento a scrivere. Era molto gentile, attento, non molto loquace. Ma la conversazione letteraria lo prendeva. Certo, la frase del Principe Salina è emblematica, ma non la amo. È una condanna. Penso invece che bisogna rimboccarsi le maniche, partire dalle piccole cose, fare il proprio dovere.[3]
  • Non c'è niente di peggio del fanatismo religioso. Le guerre più feroci, i delitti più crudeli, i massacri più spietati sono stati fatti nella storia in nome di un Dio tirannico e affamato di potere. Ignari della parola di Cristo o di Budda o di Maometto che non hanno parlato di scannare, sgozzare, bruciare vive le persone.[8]
  • Non vado molto volentieri in Sicilia perché mi piange il cuore a vedere gli scempi del paesaggio. Non ho più nulla laggiù, salvo qualche caro amico che continuo a frequentare.[9]
  • [Sull'infanzia in Giappone] Ricordi buoni e ricordi cattivi. Buoni perché i giapponesi sono un popolo con cui sono rimasta amica e vicina, amica di un popolo straordinario e di grande generosità e solidarietà. Cattivi perché sono stata nemica. Cattivi perché sono stata rinchiusa in un campo di concentramento. Ma già da piccola avevo imparato a distinguere la gente comune, che era contro la guerra e solidale anche con noi nemici in quanto antifascisti, dai poliziotti e dalle guardie del campo che erano dei sadici.[10]
  • Rifiutando il concetto di schiavitù umana si arriva, per onestà intellettuale, ad ammettere anche l'ingiustizia della schiavitù nei riguardi degli animali.[11]
  • Sono vent'anni che mi interesso delle mistiche e ci sono arrivata attraverso i loro scritti, avendo scoperto che nei conventi ci sono ancora moltissimi scritti che sono stati obliati, se non nascosti e censurati. Perché le mistiche pretendevano di comunicare direttamente con Dio senza passare attraverso la Chiesa. E questo alla Chiesa non andava giù. E poi i loro scritti erano molto sensuali e anche questo la Chiesa non accettava. Per cui sono stati a lungo nascosti, anzi è già tanto che non li abbiano distrutti tutti. Alcuni di questi scritti sono bellissimi.[12]
  • Un ricordo bellissimo, struggente. Fatto di amore e rabbia… Sì, rabbia. Quella per un amore tradito, violato. Un sentimento che ho provato vedendo Bagheria violentata, deturpata, da una selvaggia speculazione edilizia, prodotto dell'assoluta mancanza di un progetto architettonico, di un piano urbanistico, razionale e condiviso. Ma, alla fine, a vincere erano sempre i ricordi, e l'amore per quei luoghi. E per la sua gente. Ed oggi ne sono ancor più orgogliosa. [2]
Dall'intervista di Lidia Vitale, Dacia Maraini a Terrasini "Tra i libri", Cinisi Online, 21 dicembre 2014]

 Intervista riportata in maniera eccessiva, tagliare Intervista riportata in maniera eccessiva, tagliare

  • [Sul romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa] Ho ripercorso questa storia ed è stato per me un bellissimo viaggio nel mondo siciliano del Settecento, uno dei periodi più sfavillanti, più ricchi, più intensi, più avanzati della Sicilia. D'altronde lo dimostra l'architettura perché le ville settecentesche che ci sono in Sicilia sono una delle cose più belle e preziose che fanno capire quanto la Sicilia abbia dato alla cultura europea in tutti i sensi.
  • Io sono stata l'anno scorso nel Vietnam che è un Paese dove non c'è una grande emigrazione italiana. Per un mio libro tradotto, sono andata all'università e mi sono stupita al vedere una grande facoltà di italiano e allora ho chiesto come mai volessero imparare l'italiano, mi stupiva perché non ci sono discendenti da italiani. Una ragazza mi ha risposto: «Perché l'Italia è la prima potenza culturale del mondo». C'è nei Paesi stranieri, soprattutto orientali, questo grande interesse per il nostro Paese; dovremmo allora essere un po' più orgogliosi e difendere un po' di più la nostra lingua, imparando a parte le altre.
  • Il linguaggio non è quello che sta nel vocabolario, ma muta, si trasforma in continuazione, a volte prende delle malattie come ad esempio l'uso che fanno i tecnocrati dell'inglese, un servilismo linguistico insopportabile.
  • L'intellettuale ha un po' il compito di scendere nelle acque profonde dell'inconscio collettivo e di tirar fuori cose che ci sono là ma che non sono state visibili. Siccome l'inconscio si rinnova in continuazione e si deve confrontare con la realtà che cambia, ecco che lo scrittore in qualche modo fa da tramite tra l'inconscio collettivo e la consapevolezza.
  • La Sicilia è particolarmente dotata di scrittori, ce ne sono di straordinari. Parliamo di autori dell'Ottocento però probabilmente le radici sono lontane, non a caso la Sicilia è stato il luogo dove è cresciuta e si è sviluppata parte della filosofia greca; non è un caso, la capacità di impostare le idee secondo logica, credo che venga dalla presenza della filosofia greca proprio qui, in questa Regione.
  • Non è poi un caso che la letteratura italiana cominci qui in Sicilia, e la Sicilia mantiene una grandissima passione e un talento per la scrittura, perché tantissimi sono gli scrittori siciliani di grande valore entrati in pieno diritto nella letteratura italiana.
  • [Parlando di Bagheria] Perché abbiamo rovinato un territorio meraviglioso che poteva solo come concertazione di ville e parchi diventare un polo turistico che avrebbe dato molta ricchezza?. Il turismo se guidato bene dà molta ricchezza. Lì probabilmente ci sono stati degli errori, pensando che la cosa più importante fosse costruire selvaggiamente senza regole e limite, sbagliando perché s'è distrutto quello che era la materia più preziosa del paese. Dopo gli anni Ottanta si è iniziato a capire che il rapporto col territorio, con l'architettura può essere guidato in modo diverso.
  • Qualche anno dopo il mio ritorno in Sicilia, ho rivisto Bagheria e, devo dire, con molto dolore. Chi conosce Bagheria sa o può immaginare anche se non l'ha conosciuta prima del "sacco", della rapina del territorio, quanto fosse bella e integra questa piccola città nata come luogo di villeggiatura delle famiglie aristocratiche siciliane. I parchi sono andati selvaggiamente distrutti, si è costruito così da trasformare Bagheria oggi in un luogo di poca bellezza. Basta pensare alla villa Palagonia; Goethe era venuto fin dalla Germania per vederla, poi magari ha avuto qualche dubbio sulla presenza dei mostri ma comunque si conosceva in tutta Europa. La villa era contornata da un grande giardino, un parco enorme e sulla villa c'erano queste statue molto curiose chiamati "mostri", statue in pietra. Quando li vidi da piccola, arrivata a Bagheria, le statue si stagliavano contro il cielo, questa era la loro bellezza. Adesso dietro alle statue ci sono i gabinetti delle case popolari tirati su secondo criteri abusivi, dei mostri anche quelli, che nascondono la bellezza di quelle statue che rappresentano il Barocco siciliano nella sua grande originalità.
  • Una cosa però mi indigna profondamente, soprattutto di Facebook, l'anonimato. Io mi ricordo che una volta, quando ancora non c'erano queste diavolerie arrivavano le lettere anonime. Le abbiamo ricevute anche io e i miei amici. La lettera anonima si stracciava. Non diventava uno strumento di comunicazione. Penso che questa immissione dell'anonimato nella comunicazione scritta è uno dei mali della comunicazione, perché dietro l'anonimato si scatena tutto ciò che c'è di peggio nell'essere umano senza un minimo di controllo.
  • Viviamo in un Paese abbastanza curioso perché soffre di una specie di schizofrenia, perché ha teoricamente una grandissima ammirazione e considerazione per la scrittura però una pratica molto pigra nei riguardi della lettura.
Italialibri, 21 giugno 2000
  • Ricordo che il primo critico serio della mia vita è stato Guido Piovene che ha parlato con intelligenza e profondità delle mie poesie, mentre gli altri critici erano molto sospettosi e reticenti.
  • Il tempo è una scusa. Quando si ama una cosa il tempo lo si trova.
  • Il nostro paese ha sempre avuto dei problemi con la lingua nazionale, considerata un evento che riguarda le altitudini della mente, trascurando la "lingua dei mestieri", come dice Settembrini. E questo perché la separazione fra lingua scritta (l'italiano delle Accademie) e la lingua parlata (il dialetto) ha impedito lo svilupparsi di una letteratura realmente popolare e nazionale.
  • Mi piace innamorarmi. È uno stato che mi dà calore, leggerezza.
La «famiglia naturale»? Non esiste, perché la natura è violenza, caos e incesto, Corriere della sera, 27 marzo 2007, p. 40
  • Il Papa sostiene, con ostinato candore, che si deve difendere la famiglia naturale. Ma cosa intende per natura, viene da chiedere. Ogni normativa sociale, se guardiamo bene, va contro natura. Nel mondo naturale il più grosso mangia il più piccolo, il più robusto schiavizza il più debole, le madri si accoppiano con i figli, i padri con le figlie, i fratelli con le sorelle. In natura non esiste morale, se per morale intendiamo prescrizioni che gli uomini si scelgono per vivere nello stesso Paese, nella stessa città, nella stessa casa, senza scannarsi a vicenda. Proprio per difendere la famiglia artificiale creata dall'uomo, sono state stabilite discipline che impediscono il vivere selvaggio del nucleo originale.
  • Anche l'omosessualità esiste in natura, come dimostrano tanti popoli che l'hanno ammessa e praticata legalmente. Eppure spesso è stata proibita, soprattutto quando c'era pericolo di estinzione per un popolo, quando metà dei figli morivano di malattia e c'era un bisogno assoluto di braccia da lavoro. Con la crescita di un certo benessere e con la sovrappopolazione, cambiano le prospettive e l'intolleranza diminuisce.
  • L'uomo per natura è poligamo, come lo sono la maggioranza degli animali. Anche le donne per natura sono probabilmente molto più poliandriche di quanto si pensi. Eppure la civiltà ha scelto la monogamia proprio per difendere quella famiglia del tutto artificiale che si oppone, per ragioni morali, e quindi non naturali, allo sperpero e al caos. Insomma un poco più di prudenza nell'uso della parola natura perché può rivoltarsi contro chi la usa.

Bagheria[modifica]

Incipit[modifica]

Bagheria l'ho vista per la prima volta nel '47. Venivo da Palermo dove ero arrivata con la nave da Napoli e prima ancora da Tokyo con un'altra nave, un transatlantico.
Due anni di campo di concentramento e di guerra. Una traversata sull'oceano minato. Sopra il ponte ogni giorno si facevano le esercitazioni per buttarsi ordinatamente in mare, con il salvagente intorno alla vita, nel caso che la nave incontrasse una mina.

Citazioni[modifica]

  • A volte ci si sfama anche con gli occhi [...]. (pp. 15-16)
  • In quell'occasione scoprii che la cosiddetta "molestia sessuale" da parte degli adulti sui bambini era una cosa comunissima, ben conosciuta a tutte o quasi tutte le bambine. Le quali spesso tacciono per il resto della vita, impaurite dalle minacce, dalle esortazioni degli uomini che le hanno portate negli angoli bui. Sentendosene in colpa, sempre, quasi fossero state loro ad allungare le mani, a concepire pensieri proibiti, a forzare la volontà ancora incerta degli uomini anziché il contrario. Alle prese, una volta svelato il fatto, con madri incredule e portate ad addossare tutte le colpe alle figlie anziché ai mariti, agli amanti, ai cugini, ai fratelli, agli amici di famiglia.
    Tale è la rimozione che alcune proprio se lo dimenticano, ma sul serio e ci vogliono anni di analisi per tirarlo fuori. [...]
    Sapere che non era una esperienza solitaria e isolata, che c'era dietro un metodo, delle tecniche sempre simili per tenere in silenzio le bambine, chiuse dentro i loro segreti "sporchi" come se fossero le garanti della tentennante felicità familiare, è stato un sollievo e una fonte di conoscenza reciproca, l'inizio di un discorso comune sulla violenza antica del mondo dei padri che hanno sempre considerato proprio diritto, per sorte familiare, la proprietà e la manipolazione delle femmine di casa. (pp. 46-47)
  • Capivo che la poesia non era molto diversa da quei rompicapi di geometria che la prima volta mi lasciavano la bocca amara. Invece poi, nello scoprirne i meccanismi nascosti, ero presa da una euforia senza nome.
    Era la divisione inaspettata dello spazio, le regole che questa divisione si dava, il suo sottrarsi e moltiplicarsi sotto gli occhi stupiti, dentro misure che combaciavano perfettamente. Era questa sorpresa formale che mi prendeva alla gola. Perché una parola può suscitare allegria, ilarità, pace, se composta con un'altra parola in un modo che ogni volta è diverso e imprevedibile nonostante il loro stare dentro le regole convenzionali del linguaggio? (pp. 63-64)
  • Ribadendo che ogni rappresentazione, in quanto tale, contiene in sé delle verità che la verità conclamata non dice, non svela. (p. 77)

Dentro le parole[modifica]

  • C'è un "perché" nascosto in tutte le cose che conduce ad un altro "perché", il quale suggerisce un piccolissimo imprevisto "perché", da cui scaturisce probabilmente un altro, nuovissimo e appena nato "perché".
  • Dopo millenni di odi e di guerre per lo meno dovremmo avere imparato questo: che il dolore non ha bandiera.
  • L'amore è una cinciallegra che vola e non riesci a fermarla, nemmeno a metterle il sale sulla coda.
  • Preferisco pensare alla scrittura come ad una testimonianza delicata, un gesto di affetto nei riguardi di una memoria che se ne va e muore anzitempo. Una esperienza che ti fa cambiare l'angolo dello sguardo, un arricchimento di prospettive. Accompagnata forse da un infantile desiderio di seduzione. Ma fuori dei canoni, dentro le allegre invenzioni di una mente inquieta.
  • Un rapporto d'amicizia che sia fra uomini o fra donne, è sempre un rapporto d'amore. E in una carezza, in un abbraccio, in una stretta di mano a volte c'è più sensualità che nel vero e proprio atto d'amore.

Memorie di una ladra[modifica]

Incipit[modifica]

Mia madre aveva quindici anni quando ha partorito il primo figlio, Eligio. Poi ha partorito Orlando che è del 1912. Quando sono nata io compiva ventiquattro anni. Aveva già fatto parecchi figli, alcuni vivi, altri morti.
Dicono che sono nata male, mezza asfissiata dal cordone ombelicale che mi si era arrotolato attorno al corpo come un serpente. Mia madre credeva che ero morta e mio padre stava per buttarmi nell'immondizia.
Allora dicono che dalla mia bocca grande e nera è uscito un terribile grido rabbioso. E così hanno capito che ero viva, hanno tagliato quel serpente, mi hanno lavata e cacciata dentro un letto con gli altri miei sei fratellini.

Citazioni[modifica]

  • Ci sono dei periodi in cui tutto stagna e i ladri fanno le marmotte perché sentono che si sono svegliate le pantere della polizia. (p. 135)

Voci[modifica]

Incipit[modifica]

Il taxi mi deposita davanti al cancello di via Santa Cecilia. Ma perché tanto stupore? sono di nuovo a casa, mi dico, sono tornata; ma è come se non lo riconoscessi questo cancello, questo cortile, questo palazzo dalle tante finestre aperte. Ho una spina infitta nel palato, come il presagio di una sciagura. Cosa mi aspetta in questa dolce mattina che porta con sé gli odori conosciuti del ritorno? cos'è che preme sui miei pensieri come se volesse distorcerli e cancellarli?

Citazioni[modifica]

  • Mi accorgo che giro intorno al telefono cercando un pretesto per chiamare qualcuno e ascoltare una voce. Sono avida di voci, che siano leggere o pesanti, scure o chiare, le amo per la loro straordinaria capacità di farsi corpo. Mi innamoro di una voce, io prima che di una persona; forse per questo lavoro alla radio; o è il mio lavoro alla radio che mi porta a dare corpo alle voci, ascoltandole con carnale attenzione? (pag. 69)
  • Allungo un poco la strada per passare accanto al Verano dov'è sepolto mio padre. È da molto che non vado a trovarlo e anche oggi non ho tempo; e poi, di notte, è chiuso.
    L'ultima volta che sono stata a fargli visita era ancora inverno e le giornate erano corte. Nella penombra delle cinque si vedevano i lumini rossi accesi davanti ad ogni loculo. «Un vero spettacolo a luci rosse» mi era venuto da pensare; l'oscenità di uno spiare, al di là di una parete sottile, un corpo che va in sfacelo, non è una perversione? solo per la lontana ipotesi che un giorno le trombe del giudizio suonino a raccolta e i morti si levino dalle tombe per camminare felici verso giardini del paradiso.
    Non è meglio farsi cremare come fanno gli indiani? una lettiga trasportata a braccia dai parenti, il morto stretto dentro le fasce candide, una pira di legni profumati, una rapida fiammata, il crepitio dei rami, il fumo che sale a volute schiumose verso il cielo, in un quarto d'ora è tutto finito. Due mani pietose raccolgono le ceneri e le spargono nel Gange. (pp. 72-73)

Incipit di alcune opere[modifica]

Il treno dell'ultima notte[modifica]

È un treno lento che arranca sulle rotaie. Si dirige verso nord. Amara se ne sta seduta composta, in preda a una sorta di eccitazione sonnolenta. li primo lungo viaggio della sua vita. Un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati da centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e di sapone al permanganato. Sono gli odori della guerra fredda che ha diviso i paesi dell'Ovest da quelli dell'Est, segregandoli con muri, fili spinati e soldati armati di fucile..

La lunga vita di Marianna Ucrìa[modifica]

Un padre e una figlia eccoli lì: lui biondo, bello, sorridente, lei goffa, lentigginosa, spaventata. Lui elegante e trasandato, con le calze ciondolanti, la parrucca infilata di traverso, lei chiusa dentro un corsetto amarantato che mette in risalto la carnagione cerea. La bambina segue nello specchio il padre che, chino, si aggiusta le calze bianche sui polpacci. La bocca è in movimento ma il suono delle parole non la raggiunge, si perde prima di arrivare alle sue orecchie quasi che la distanza visibile che li separa fosse solo un inciampo dell'occhio. Sembrano vicini ma sono lontani mille miglia.

La ragazza di via Maqueda[modifica]

Sta in piedi appoggiata contro un muro, tenendo una gamba ritta e l'altra piegata, come una gru. Ha i capelli ricci, nerissimi che le incorniciano la faccia tonda e infantile. Porta scarpe dalle zeppe di sughero e lacci che salgono lungo i polpacci magrissimi. Ha la pelle scura, di un profondo colore notturno. Si direbbe una bambina di dieci anni, anche se si guarda intorno con fare adulto e spavaldo. Come se avesse paura, ma nello stesso tempo sfidasse la propria paura con modi sicuri, fumando una sigaretta dietro l'altra. Per terra, intorno a lei, tante cicche e qualche pacchetto vuoto, sgualcito e pestato.

Citazioni su Dacia Maraini[modifica]

  • Dacia Maraini è una bravissima scrittrice di romanzi che leggo sempre con piacere; ma nel suo discettare etico-politico ritrovo soltanto gli stanchi luoghi comuni del terzomondismo politicamente corretto. (Giovanni Sartori)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Le denunce contro il racket, Renzi: "Bagheria non è cosa loro", Repubblica.it, 2 novembre 2015.
  2. a b Citato in Umberto De Giovannangeli Bagheria, Maraini: “Sono orgogliosa della rivoluzione civile della mia città”, L'Unità.tv, 3 novembre 2015.
  3. a b Citato in Dacia Maraini: "La Kalsa, Tomasi. Palermo è capace di riflettere", Repubblica.it, 3 dicembre 2015.
  4. Citato in Cinzia Fiori, "addio mia Mandarina...", Corriere della Sera, 17 settembre 1994, p. 31.
  5. Citato in Dacia Maraini: "Ho vissuto di amori e successi, ora fuggo dal vortice delle passioni", Repubblica.it, 15 marzo 2015.
  6. Citato in Intervista a Dacia Maraini: sguardi su presente e passato, Reporter Nuovo.it, 13 novembre 2014.
  7. Citato in Intervista a Dacia Maraini, marieclaire.it, 20 maggio 2013.
  8. Dall'intervista di Gabriele Lippi, Dacia Maraini: "L'Isis? Il buon senso prevarrà",Lettera43.it, 11 maggio 2015.
  9. Citato in Tra la Sicilia e l'Irlanda: ItalishMagazine intervista Dacia Maraini, Italish Magazine, 26 ottobre 2013.
  10. Citato in Hiroshima, la bomba atomica nel ricordo di Dacia Maraini: "Eravamo rinchiusi in campo non lontano", Rainews.it, 6 agosto 2015.
  11. Dal messaggio per la Giornata per la Coscienza degli Animali, 13 maggio 2010.
  12. Citato in Intervista con Dacia Maraini: il coraggio dell'idealismo, La Voce di New York.com, 13 marzo 2014.

Bibliografia[modifica]

  • Dacia Maraini, Bagheria, Rizzoli, 1993. ISBN 8817664766
  • Dacia Maraini, Dentro le parole. Aforismi e pensieri, Marlin Editore. ISBN 8860430038
  • Dacia Maraini, Il treno dell'ultima notte, Rizzoli, 2008. ISBN 9788817021661
  • Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucrìa, Rizzoli.
  • Dacia Maraini, La ragazza di via Maqueda, Rizzoli, 2009. ISBN 9788817033664
  • Dacia Maraini, Memorie di una ladra, BUR, 1997.
  • Dacia Maraini, Voci, BUR, 1997.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]