La leggenda della fortezza di Suram

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La leggenda della fortezza di Suram

Immagine Surami fortress (1838).jpg.
Titolo originale

Ambavi Suramis tsikhitsa

Lingua originale georgiano
Paese Unione Sovietica
Anno 1984
Genere drammatico
Regia Sergej Iosifovič Paradžanov, Dodo Abashidze
Soggetto Daniel Chonqadze (libro)
Sceneggiatura Vaja Gigashvili
Produttore Khuta Gogiladze, M. Simksayev
Interpreti e personaggi

La leggenda della fortezza di Suram, film sovietico del 1985, regia di Sergej Iosifovič Paradžanov e Dodo Abashidze.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Dio t'ha dato la libertà senza sparger sangue. Io invece l'ho avuta al prezzo di un eterno tormento. (Osman-Agha)
  • Ricordati, un'opera buona lascia sempre una traccia. (Osman-Agha)
  • La verità punge, alle bugie si crede volentieri. (Zoppo)
  • Questa è Nina, la illuminista dei georgiani. Ella ci portò la sacra croce fatta di vite e legata con una ciocca di capelli di donna. E questa è la bella Tamara. I mostri la imprigionarono, ma le tenebre svanirono e ora Tamara è una stella che brilla nel firmamento. E questo è Parnavaz. Ha creato l'alfabeto. Lo ha ispirato la Grande madre del Sole. Le sue opere sono a Mzkheta. E questo è Amiran, colui che i greci chiamano Prometeo. Rubò il fuoco agli dei e lo portò sulla Terra agli uomini. Per questo fu incatenato ad una roccia e da allora il suo tormento è continuo. Soffre e soffre. Quando Amiran spezzerà le catene la Georgia sarà libera. (Simone lo Zampognaro)
  • Si leva e cala il Sole. Ritorna là dove si è levato. I fiumi scorrono nei mari. E i mari non si riempiono, l'acqua torna indietro. Tutto scompare e tutto resta nell'Universo. (Osman-Agha)

Citazioni su La leggenda della fortezza di Suram[modifica]

  • Trasposizione cinematografica di un'antica leggenda georgiana, dove si mescolano orgoglio nazionalista e mistica del sacrificio, è un'opera visionaria, coloratissima, dove il regista distrugge la struttura lineare del racconto in brevi scene autonome. [...] Sullo schermo si alternano così oggetti simbolici e animali stilizzati, personaggi e panorami che possono sconcertare per la loro «discontinuità», ma che offrono anche momenti di solenne bellezza e di appassionato folclore. (Il Mereghetti)

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