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Prometeo

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Prometeo ruba il fuoco (J. Cossiers, XVII sec.)

Prometeo, figura della mitologia greca.

Citazioni su Prometeo

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  • Ci vuole ben altro che il becco di un'aquila per intimorire Prometeo. (Piero Bevilacqua)
  • Dio ti aiuti, vecchio, i tuoi pensieri hanno creato una creatura dentro di te; e colui che l'intensità del pensiero rende un Prometeo, di quel cuore per sempre si ciberà un avvoltoio; quell'avvoltoio è la creatura stessa che egli crea. (Herman Melville)
  • Ed ora, Efesto, | compier tu devi gli ordini che il padre | a te commise: a queste rupi eccelse | entro catene adamantine stringere | quest'empio, in ceppi che non mai si frangano: | ch'esso il tuo fiore, il folgorio del fuoco | padre d'ogni arte, t'involò, lo diede | ai mortali. Ai Celesti ora la pena | paghi di questa frodolenza, e apprenda | a rispettar la signoria di Giove, | a desister dal troppo amor degli uomini. (Eschilo)
  • Il Titano Prometeo voleva dare alla razza umana pari dignità rispetto agli dèi, per questo è stato cacciato dall'Olimpo. Ebbene, cari amici, finalmente è arrivato il momento che Prometeo torni. (Peter Weyland, Prometheus)
  • La Mitologia ci offre in Prometeo il più interessante personaggio che mai esercitasse, pe' suoi rapporti morali e politici, l'intelletto de' filosofi e l'immaginazione de' poeti. (Vincenzo Monti)
  • Prometeo, il dio crocifisso per aver amato troppo gli uomini. (Simone Weil)
  • Prometeo non fu gradito agli dei, o perché costui, spargendo i tesori degli dei, sembrava incitare al torpore il genere umano, ovvero perché costui faceva comune promiscuamente a degni e indegni una cosa eccellentissima. (Giordano Bruno)
  • Un tempo gli uomini chiedevano il fuoco agli Dèi e non sapevano conservarlo perennemente. In seguito Prometeo lo portò in terra nascosto dentro una canna e insegnò agli uomini il modo di conservarlo sotto la cenere. Perciò Ermes, per ordine di Zeus, lo legò a una rupe sul monte Caucaso con chiodi di ferro, e gli pose accanto un'aquila che gli rodeva il fegato: e quanto veniva mangiato di giorno, altrettanto cresceva di notte. Fu Eracle a uccidere quest'aquila dopo trentamila anni e a liberarlo. (Fabulae)
  • Il giovane lungimirante Titano aveva tutto quel che occorre per incantare. Era forte, di una bellezza quasi imbarazzante, fedele, leale, discreto, modesto, spiritoso, sollecito, beneducato ed era, nel complesso, un compagno alquanto seducente e accattivante. Piaceva a tutti, ma soprattutto a Zeus. Quando la fitta agenda di quest'ultimo lo consentiva, i due andavano a camminare insieme in campagna, parlando di tutto e di niente: della sorte, dell'amicizia, della famiglia, della guerra e del destino, nonché di tante frivolezze senza senso, come si fa tra amici.
  • Per quanto avesse sempre voluto bene a Zeus, sentiva di volere ancor più bene al genere umano. L'esaltazione e la determinazione erano più forti del timore dell'ira divina. Odiava l'idea di far arrabbiare il suo amico, ma, alle strette, non aveva scelta.
  • Prometeo, principale creatore dell'uomo, nonché nostro amico e difensore, per noi è stato maestro, ha rubato e si è sacrificato. Ognuno di noi ha in sé un po' del fuoco di Prometeo, senza il quale non saremmo umani. È giusto compatirlo e ammirarlo, ma lui, a differenza di altri dei invidiosi ed egoisti, non ci chiederebbe mai di venerarlo, di lodarlo e di adorarlo.
  • Sì, i suoi umani erano felici; ma per Prometeo, in una vita così sicura e priva di complicazioni proprio non c'era sugo. Per avicinarsi alla condizione di beatitudine che le sue creature meritavano, al genere umano occorreva qualcosa di più. Occorreva il fuoco. Fiamme vere, brucianti, feroci, balenanti che consentissero di fondere e sciogliere, grigliare e tostare, bollire e arrostire, foggiare e forgiare; inoltre avevano bisogno di un fuoco interiore, creativo, divino, che permettesse loro di pensare, di immaginare, di osare, di agire.

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