Laura Tangorra

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Laura Tangorra (1963 – vivente), insegnante e scrittrice italiana.

Solo una parentesi[modifica]

  • C'era qualcosa in me che non voleva spegnersi, che restava vivo come le onde di un mare in tempesta. Qualcosa che mi faceva aprire gli occhi ogni mattina, dopo aver preso forma nei miei sogni. Qualcosa che si chiama speranza. E quella speranza era linfa vitale, che nutriva ogni attimo di una vita che era mia e che rivoleva, per ascoltare ancora, da vicino, il suo respiro.
  • Come quando gli occhi miopi scoprono per la prima volta la magia degli occhiali. Fino a quel momento io avevo osservato il mondo attraverso una telecamera che inquadrava solamente un punto di vista, il mio. Poi qualcuno me l'ha presa di mano e girandomi intorno ha ripreso da un'altra prospettiva, così mi sono rivista proprio là, dentro quella realtà che mi chiamava per essere vissuta, non solo guardata.
  • Come se ognuno di noi possedesse un bellissimo quadro, appeso da sempre alla parete più grande del salotto. Siamo talmente abituati a vederlo che ci sembra di conoscerlo a memoria e mai potremmo immaginare qualcosa di diverso appeso a quel muro. Però non lo guardiamo mai.
  • È come far volare un aquilone: all'inizio bisogna correre forte tenendolo ben stretto nella mano, in alto tanto quanto il nostro braccio ci consente, finché l'aria non comincia a sollevarlo. Solo adesso puoi mollare la presa, ma è importante continuare a correre mantenendo il filo corto. Questo è il momento più difficile e faticoso ed è quello determinante per la riuscita del volo. Quando l'aquilone ha preso quota lo si affida alla forza del vento perché lo sostenga. Ora non è più necessario correre con lui. Bisogna solo allungare il filo piano piano, controllando sempre che non perda quota. L'aquilone andrà sempre più in alto e, col naso all'insù, lo si potrà ammirare austero, luccicante al sole. Un filo invisibile lo sostiene. E lungo quel filo corre l'amore autentico che non si spezza, l'amore che dà vita, che mai abbandona.
  • E se il sole può donare al cielo il suo arcobaleno più bello solo dopo un temporale, anche la vita, forse, ci maltratta un po' per poterci offrire qualcosa di prezioso.
  • Era come guardare il filmato, visto alla rovescia, di uno specchio che va in frantumi: ogni scheggia impazzita sa esattamente dove andare e subito l'immagine riflessa ritrova senso.
  • Era come vivere una di quelle giornate di sole in alta montagna, con un cielo così terso che l'azzurro diventa irreale, con un'aria così leggera e pulita da rendere più netti i contorni e più intensi i colori. Poi è un attimo: si alza un vento improvviso, inaspettato e il cielo diventa buio. I lampi ancora lontani urlano pioggia, ma scappare è un'illusione. Quella furia non lascia scampo.
  • Il paradosso è tutto umano: proprio alle persone che ci amano di più, siamo capaci di rendere la vita un inferno.
  • Il tempo che scorre ci plasma, facendo di noi esseri unici, modellando e levigando come vuole il destino, ma non trasforma la nostra essenza. Le onde del mare non potranno mai cambiare i cristalli che li costituiscono.
  • La carta è brava ad ascoltare chi non può parlare.
  • Molte volte gli adulti nascondono con strano pudore i loro occhi bambini, senza comprendere che, con quelli, potrebbero vedere molto più lontano.
  • Niente più del dolore fa crescere e insegna a gustare ogni attimo di quel dono grandioso che è la vita.
  • Non è mai scontato poter accarezzare i propri figli, parlare ed essere capiti, alzarsi dalla sedia e camminare, afferrare un bicchiere di acqua fresca e rovesciarsela in gola, senza aver paura di soffocare. Ogni semplice gesto merita un grazie. Questo vorrei che risuonasse nelle vite annoiate, depresse, sempre troppo stanche e insoddisfatte. Quando chiuderò questa parentesi di vita, l'eco del dolore sarà gioia di esserci e i miei grazie si faranno eco, mentre terrò tra le dita una tazzina di caffé, che berrò in compagnia di un intenso profumo di caffettiera, stando in piedi nella mia cucina blu.
  • Non esiste dolore più grande del sentire di essere soli.
  • Non fu facile per me accettare la malattia, non fino a quando mi resi conto che accettarla non significava arrendermi a lei. Era, semmai, l'unico modo per poterla combattere. Così le dichiarai guerra.
  • Quando la propria vita scivola tra le mani, niente di ciò che abbiamo sembra scontato e ogni cosa acquista più valore. È strano. Qualche volta la luce si spegne all'improvviso e ci si accorge che gli occhi vedono più di prima.
  • Sulla pelle degli altri le ferite non fanno male, anche se fanno impressione.

Bibliografia[modifica]