Vai al contenuto

Laure Junot d'Abrantès

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Laure Junot d'Abrantès (1836)

Laure Junot d'Abrantès, nata Permon e nota come duchessa d'Abrantes (1784 – 1838), scrittrice e memorialista francese.

Vite e ritratti delle donne celebri d'ogni paese

[modifica]
  • L'ambizione punita trova tal volta ben poca pietà. Ma chi può astenersi dal compassionare una giovinetta di diciassette anni che, piena di grazie e di gioventù, lascia la testa sopra un patibolo, vittima espiatoria dell'altrui ambizione?... Tale fu la sorte di Giovanna Grey. Ella non voleva la corona... ella non ambiva il regno! pareva alla sventurata che il suo piede sdrucciolasse sopra i gradini di quel trono, su cui il duca di Northumberland l'astringeva a salire, e che la sua dolce solitudine fosse il solo asilo ov'ella potesse evitare la morte. L'infelice resisté a lungo... infine il suo fato ve la strascinò. (vol. I, p. 11)
  • Lady Grey era bella; avea lineamenti regolari, ed occhi grandi e dolci a guardare, rivelanti un'anima pura e forte, ma pacifica e amica della solitudine. Vivissima inclinazione nutriva per lo studio, e specialmente per le scienze astratte. (vol. I, p. 12)
  • La sventurata Caterina Grey morì nella sua prigione dopo lunga e dolorosa cattività nel 1562... Tanto ella che sua sorella [Giovanna] erano dotte e letterate... tutt'e due erano giovani, belle, e furono un nuovo esempio che il nascere in una reggia non preserva dalla disgrazia... Si piange in una reggia; anche le braccia cariche di gemme sono avvinte di catene. Anche in una coppa d'oro si beve il veleno, e la testa coronata cade al pari d'un'altra sotto la scure del carnefice. (vol. I, p. 18)
  • Zinga, regina di Matamba[1], [...], ebbe parte attivissima nelle dispute micidiali che insanguinarono l'Africa a quei tempi. Crudele e vendicativa come l'uomo più selvaggio di sua nazione, sebbene foss'ella donna, e superiore al suo secolo, Zinga fu da principio, ma apparentemente, lo strumento dei missionari cattolici, essendo che codesta donna singolare gli assoggettò alla sua volontà, e gli astrinse ben anco a curvarsi sotto il gioco d'una regina così tremenda. (vol. I, p. 20)
  • Sempre combattente, sempre vittoriosa, questa donna [Zinga], per certo crudele e vendicativa, ma grande per coraggio eroico, provò al mondo che in un paese remoto e selvaggio viveva un'anima la quale preferiva la morte alla schiavitù. Ella da prima si lasciò al certo troppo trasportare dalla sete di vendetta; ma conviene riflettere alla nazione che governava e ai tempi in cui vivea. Zinga, ardente e vendicativa al par di tutte le Negre, doveva per necessità spingere le sue passioni all'eccesso in un paese in cui chi ha la corona in testa e lo scettro in mano può tutto che vuole. (vol. I, p. 30)
  • Ella era di mente a meraviglia pronta, e i missionari che le furono più da vicino dicono essere notevole il modo con cui Zinga aveva applicato ai costumi africani quanto aveva osservato di meglio nei costumi d'Europa. – I suoi popoli la veneravano, e in essa scorgevano un non so che di divino. (vol. I, p. 30)
  • Spuntava il quindici d'agosto... madama Letizia Bonaparte usciva per la messa; ella era incinta di Napoleone e vicina a sgravarsi. Sebbene attendesse da qualche giorno il momento, madama nondimeno sperava d'aver il tempo di fare le sue divozioni in un dì così solenne. Ma appena scostatasi per breve tratto dalla casa, venne assalita dai dolori del parto, e si vide costretta a rientrare. Giunta in casa, ebbe soltanto il tempo di ricevere le prime cure; Napoleone nacque sopra un tappeto di alto liccio che si distese in fretta sopra il pavimento. (vol. I, p. 45)
  • Oh! ella era un'eroina davvero Carlotta Corday. Fu grande e magnanima, perché sacrificò la propria vita credendo di salvar la sua patria. E forse la rivoluzione francese dovrà arrossire di non avere, per la difesa delle nostre prerogative minacciate, delle nostre vite percosse d'anatema, armate altre braccia liberatrici fuor di quelle deboli di una donna che la sua stessa indole femminile, mansueta e dilicata doveva allontanare da un atto, il quale di natura propria e in altri momenti non potea comparire sott'altro aspetto che di un assassinio. (vol. I, p. 120)
  • Ove mai questa donna maravigliosa [Giuseppina di Beauharnais] aveva imparato sì bene a vestire la maestà regia? Abbigliata con ricercatezza asiatica la più suntuosa, e con la massima eleganza ad un tempo, non accadea mai che intervenisse ad una di quelle feste magiche dell'impero, senza eccitare un susurro di generale ammirazione, e di ammirazione affettuosa, perché il sorriso di lei era dolce non men dello sguardo, carezzevole al pari delle sue parole, non mai però disgiunto dall'aspetto della maestà e dell'impero. (vol. I, p. 210)
  • Fu costei [Caterina I di Russia] donna meravigliosa nella posizione in cui si trovava, e lo sarebbe stata in qualunque condizione l'avesse posta la fortuna, poiché era una donna di spirito pronto e d'anima grande. La sua niuna educazione attesta quanto fosse il suo ingegno naturale. (vol. I, parte II, p. 136)
  • [Caterina I di Russia] Vi sono senza dubbio delle pagine nella sua vita, che vorrebbero essere cancellate, come obbrobriose; ma nulla fu mai provato intorno alla morte dello czar [ il marito Pietro I di Russia], e in giudizi di tanta importanza non si deve proferire sentenza se non dietro prove sicure. (vol. I, parte II, p. 136)
  • Caterina fu uno di quegli esseri che la natura produce nei giorni della sua prodigalità, e che non manda sulla terra se non coll'intervallo di secoli. (vol. I, parte II, p. 137)
  • Sebbene molti abbiano parlato della beltà di madama Leclerc[2], e si conoscano molti suoi ritratti e molte sue statue, pure è impossibile formarsi un'idea di ciò che era questa donna veramente straordinaria come tipo di beltà, poiché non fu generalmente conosciuta che dopo il suo ritorno dall'isola di San Domingo, quando era già avanzata negli anni, né presentava più che l'ombra di quella Paoletta spettacolo di bellezza che qualche volta ammiravasi come si ammira una bella statua di Venere, o di Galatea. (vol. I, parte II, p. 161)
  • Paolina era amantissima di poesia italiana, e tutta si compiaceva quando sentia recitare o leggere le malinconiche rime del Petrarca. (vol. I, parte II, p. 165)
  • V'ha negli affanni dei vecchi una terribile magia... un incanto che costringe a piegare le ginocchia davanti ad una testa canuta. Senza dubbio la gioventù conosce il dolore, ma esso è come la gioia impreveduto, focoso... ma ciò che ferisce mortalmente è la pena del domani aggiunta alla pena dell'oggi. (vol. I, parte II, p. 170)

Bibliografia

[modifica]

Note

[modifica]
  1. Stato dell'Africa precoloniale nei territori dell'attuale Angola.
  2. Cognome del primo marito di Paolina Bonaparte, il generale Charles Victoire Emmanuel Leclerc.

Altri progetti

[modifica]