Leggi Siccardi

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Giuseppe Siccardi, ministro di grazia e giustizia e affari ecclesiastici del Regno di Sardegna

Citazioni sulle leggi Siccardi del 1850 nel Regno di Sardegna.

  • [Rivolto al ministro Siccardi, in occasione della firma della legge] Badi bene: è lei che è responsabile; e se questa legge dovrà condurre all'inferno coloro che l'hanno fatta, ci andrà lei solo. (Vittorio Emanuele II di Savoia)
  • Con le leggi Siccardi, ministro ardito e riformatore, lo stato riconquistava i diritti suoi rispetto alla Chiesa. Se ne menò grandissimo scalpore: la vecchia aristocrazia, efficacissima in corte, se ne dolse [con Vittorio Emanuele II] con acerbe censure, e colse il destro di tre infortunii domestici, la morte della madre e della moglie diletta del re, quella dell'amatissimo fratello, il valoroso Duca di Genova, per ammonirlo a scorgere in quei mali la visibile condanna dal cielo. Ma egli stette fermo, e proseguì. Non erano i suoi ministri, come alcuni giornali e nel Piemonte e fuori propalarono, era desso, re Vittorio, che andava di mano in mano svolgendo e traducendo in atto il ben ponderato divisamento. (Federico Quercia)
  • La sanzione [del re Vittorio Emanuele] a quella legge tolse ogni speranza a coloro i quali avevano accolta nell'animo la fallace lusinga che all'ultimo momento tutto sarebbe andato a monte; fu grande scoppio di sdegni, di proteste, di ire. Si protestò da Roma, protestò l'episcopato subalpino; due fra i primarii vescovi del regno, quelli delle diocesi di Torino e di Cagliari, fecero atti, che a nome ed in conformità delle leggi vennero puniti; un ministro della corona, il cavalier Pietro di Santarosa, venuto in fin di vita richiese i conforti della religione, che sinceramente professava ed alla quale era sinceramente persuaso di non aver recato offesa partecipando come ministro e come deputato all'approvazione della legge proposta dal suo collega Siccardi, e quei conforti gli vennero inesorabilmente negati. (Giuseppe Massari)

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