Liam

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Liam

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Titolo originale

Liam

Lingua originale inglese
Paese Regno Unito, Francia, Germania, Italia
Anno 2000
Genere drammatico
Regia Stephen Frears
Soggetto Joseph McKeown (romanzo)
Sceneggiatura Jimmy McGovern
Interpreti e personaggi


Liam, film del 2000, regia di Stephen Frears.

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Abernathy: Può dire loro per favore cosa fa il peccato, padre?
    Padre Ryan: Conficca i chiodi più a fondo nelle mani di Cristo.
  • Teresa [in confessione]: Ho rinnegato la mia fede, padre. Ho pensato che non avrei avuto il lavoro se gli dicevo che ero cattolica, per questo l'ho negato. E ho rubato un po' di carne dalla loro casa, loro l'avrebbero sicuramente buttata, ma io comunque l'ho rubata. E la signora ha un amante, è sposata ma ha un amante, padre. E io... e io l'ho aiutata a ricevere dei messaggi. L'altro giorno suo marito origliava la sua conversazione al telefono e allora io l'ho avvertita, e lei mi ha dato vestiti e denaro. E questo è male. Ma c'è di peggio, padre. Mi ha fatto tanto vergognare di mia madre. Lei è bella, parla bene e si veste bene, invece mia madre no, mia madre urla, è povera e sempre stanca. E ho desiderato che quella donna fosse mia madre.
    Padre Ryan: Tu hai aiutato quella donna a peccare. Non dovrai più tornare in quella casa.

Citazioni su Liam[modifica]

  • C'era una volta Stephen Frears, regista capace di raccontare in modo scanzonato, ma mai banale, le vicende di nuclei familiari un po' sui generis. La vita, insomma. Si ha l'impressione che si sia perso un talento e sia rimasto solo un professionista di qualità. (il Farinotti)
  • Il ritratto della miseria inglese nel Trenta è efficace, proposto spesso anche con modi risentiti, figurativamente ispirati a un realismo solido. L'occhio del bambino, però, che osserva soprattutto le repressioni a scuola e quelle, quasi caricaturali, in chiesa, deforma a tal segno le vere prospettive da far pensare che Frears abbia voluto addirittura cimentarsi con l'humour nero. Senza equilibrio, però, e in più momenti con scarse motivazioni narrative. Approdando a una cronache che rischia a tratti di scivolare nel libello. Priva, alla fine, anche di vere conclusioni. (Gian Luigi Rondi)

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