Gian Luigi Rondi

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Gian Luigi Rondi consegna il David di Donatello a Carlo Azeglio Ciampi

Gian Luigi Rondi (1921 – 2016), è stato un critico cinematografico italiano, un operatore culturale e presidente dell'Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello

Citazioni di Gian Luigi Rondi[modifica]

  • [Su La dolce vita] Il film — uno dei più terribili, più alti, e a modo suo più tragici che ci sia accaduto di vedere su uno schermo — è la sagra di tutte le falsità, le mistificazioni, le corruzioni della nostra epoca, è il ritratto funebre di una società in apparenza ancora giovane e sana che, come nei dipinti medievali, balla con la Morte e non la vede, è la "commedia umana" di una crisi che, come nei disegni di Goya o nei racconti di Kafka, sta mutando gli uomini in mostri senza che gli uomini facciano in tempo ad accorgersene. [...] Polemica, simbolo, allegoria, atto d'accusa? Niente di tutto questo, Fellini si è volutamente tenuto lontano dall'opera "a tesi", ha evitato rigorosamente le intonazioni programmatiche, retoriche, moralistiche e ha preferito descrivere ai contemporanei i "mostri" di oggi [...]. E lo fa con una potenza drammatica, un impeto, una novità di linguaggio che, nonostante le riserve per la debolezza di taluni episodi (quando troppo insistiti, troppo scoperti o sgradevoli), iscrivono certamente il suo film tra le più "moderne" opere dell'arte del cinema.[1]
  • [Su Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)] Una farsa un po' amarognola, con sfumature di "grottesco", in chiave tutta caricaturale. [...] Age e Scarpelli, che hanno scritto il testo, e Ettore Scola, che lo ha diretto, hanno svolto l'azione come se uscisse fuori dalle testimonianze del processo subito intentato a Oneste dopo il suo "folle gesto" e l'hanno perciò colorita con tutte le interpretazioni polemiche, distorte e soggettive, dei singoli protagonisti traendone spesso qualche occasione di satira: quei personaggi, ad esempio, che parlano tutti come nei "fumetti", loro unica lettura quotidiana, quei comunisti alla Guareschi, che si deridono da soli; quei grandi amori da feuilletons naufragati fra i cavoli e le verze dei Mercati Generali, in climi da tranches de vie popolaresche, sorretti in genere da beffe, lazzi e strambotti.[2]

Note[modifica]

  1. Da Il Tempo, Roma, 5 febbraio 1960; citato in Claudio G. Fava, I film di Federico Fellini, Volume 1 di Effetto cinema, Gremese Editore, 1995, pp. 95-96. ISBN 8876059318
  2. Da Il Tempo, 1 maggio 1970; in Prima Delle "Prime": Film Italiani, 1947-1997, Bulzoni, 1998, p. 367. ISBN 8883191811

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