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Luigi Fabbri

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Luigi Fabbri (1877 – 1935), anarchico e saggista italiano.

Anarchia e comunismo "scientifico"[modifica]

Incipit[modifica]

Per cura della casa editrice del Partito Comunista d'Italia si è pubblicato testè un opuscoletto di dodici pagine dell'eccellente teorico — come lo presentò la prima volta al pubblico la stampa socialista e comunista — Nicola Bucharin, dal titolo pomposo «Anarchia e Comunismo Scientifico». Vediamo dunque un po' quanta «scienza» v'è dentro.

Citazioni[modifica]

  • Il partito anarchico non pretende certo d'esser costituito di gente superiore agli altri; i suoi uomini hanno naturalmente i difetti comuni ai mortali tutti, e per ciò, come ogni partito, anche il partito anarchico ha le sue deficienze, le sue scorie; e posson sempre esservi degli individui che cercano coprire con la sua bandiera le proprie tendenze morbose ed antisociali. Ma non certo in proporzione maggiore che negli altri partiti; al contrario! (p. 10)
  • Gli anarchici combattono contro ogni potere, contro ogni dittatura, anche se si copre del manto proletario. Ma per ciò non hanno bisogno di unirsi ai borghesi né di fare del collaborazionismo, né in Russia né altrove. (p. 15)
  • Il marxismo concorda con l'anarchismo nel preconizzare la morte dello Stato col comunismo. (p. 19)
  • Gli autoritari del comunismo, settari e dommatici per conto proprio, non possono capire che altri siano diversi da loro; perciò ci attribuiscono i loro stessi difetti. (p. 23)
  • La violenza è rivoluzionaria, quando è adoperata a liberarsi dall'oppressione violenta di chi ci sfrutta e ci domina; appena essa si organizza a sua volta, sulle rovine del vecchio potere, in violenza di governo, in violenza dittatoriale, diventa controrivoluzionaria. (p. 31)
  • La violenza di Stato finisce sempre con l'essere adoperata contro i sudditi, la gran maggioranza dei quali è sempre composta di proletari. (p. 31)
  • Verso l'abolizione del Capitalismo si va espropriando i capitalisti a beneficio di tutti, e non creando un capitalismo peggiore: il capitalismo di Stato. (p. 39)
  • La parola comunismo fin dai più antichi tempi significa non un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale modo di ragionare, ma un sistema di completa e radicale riorganizzazione sociale sulla base della comunione dei beni, del godimento in comune dei frutti del comune lavoro da parte dei componenti di una società umana, senza che alcuno possa appropriarsi del capitale sociale per suo esclusivo interesse con esclusione o danno di altri. (p. 44)
  • La Rivoluzione russa è il fatto storico più grandioso dei nostri tempi. Affrettata e facilitata da una enorme causa, la guerra mondiale, ha superato questa in grandezza ed importanza. (p. 51)

L'ideale anarchico[modifica]

Incipit[modifica]

Il concetto positivo della libertà — diverso da quello metafisico che i teologi chiamano libero arbitrio, e dall'altro tutto nominale degli economisti borghesi secondo il quale tutti sono liberi in diritto di fare quel che vogliono, mentre i quattro quinti poi sono schiavi di fatto della impossibilità che loro oppone la falsa organizzazione sociale — questo concetto nuovo della libertà integrale ridonata all'individuo, col renderne a tutti possibile l'esercizio, sopprimendo da un lato gli organamenti di violenza e di coazione della società, e dall'altro mettendo gli uomini in condizione di poter soddisfare i propri bisogni, sottraendoli perciò anche alla schiavitù delle necessità economiche oltre che a quella del potere politico, questo concetto ardito che forma l'essenza dell'ideale anarchico, è figlio legittimo e naturale della civiltà contemporanea.

Citazioni[modifica]

  • L'anarchia è il risultato ultimo concepibile da noi, della evoluzione attraverso i secoli delle condizioni intellettuali e di quelle materiali della società; ed è nel tempo stesso l'organizzazione più rispondente alla natura umana e più conciliabile con quanto la scienza moderna c'insegna, circa i rapporti esistenti fra tutte le cose che hanno vita e moto nel cosmo, dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande. (p. 10)
  • Noi anarchici infatti neghiamo il principio di autorità combattendolo in tutte le sue manifestazioni di violenza e di coazione. Combattiamo l'autorità quando essa si personifica in un potere più o meno esteso od intenso, dei pochi sui molti ed anche dei molti sui pochi, il quale costringa, con la forza o con l'inganno o col ricatto o con la minaccia di un danno. (p. 12)
  • Che cosa è dio per la mente che crede, se non il padrone dei padroni, il re dei re di tutto l'universo? È il prepotente massimo. (p. 15)
  • Proudhon, il primo che abbia dato una forma teoretica all'anarchismo, è giunto alla negazione dell'autorità terrena attraverso la negazione dell'autorità divina, e si rese noto sopratutto come filosofo dell'ateismo. (p. 16)
  • Una istituzione, qual è lo Stato, basata su falsi principii, come quello autoritario, non può essere che falsa; e come tale non può adattarsi alla natura umana che dietro crudeli violenze. (p. 18)
  • L'anarchia, ed essa soltanto, è il modus vivendi naturale, spontaneo, ordinato, cui meglio si adatterà l'uomo, poiché dessa è lo specchio fedele della vita immensa di tutto l'universo. (p. 20)
  • La materia prima e tutto ciò che serve a produrre e a lavorare deve essere come l'aria e la luce, a disposizione di tutti. (p. 25)
  • Erberto Spencer fu certo un avversario del socialismo e dell'anarchia, ed è stato chiamato un individualista borghese; ma intanto se c'è filosofo che abbia fatto una critica enormemente demolitrice dello Stato, all'infuori degli anarchici, è lui. (p. 30)

Incipit di Carlo Pisacane[modifica]

Questo eroe dell'azione e del pensiero occupa un posto che non gli spetta nella storia contemporanea, almeno in quella storia conosciuta per tale dai più, illustrata ed insegnata nelle nostre scuole e scritta nei libri che hanno maggiore diffusione. Ciò fa sì che di Carlo Pisacane si sappia da tutti il nome, da pochi la vera essenza; – da molti si sappia come visse, che cosa fece e come morì; da quasi nessuno come pensò, perché agì e quale idea lo conducesse a morire sotto i colpi ignobili dei villani nei dintorni di Sapri.

Bibliografia[modifica]

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