Mary Wortley Montagu

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Mary Wortley Montagu, dipinto di Charles Jervas (1716 ca.).

Lady Mary Wortley Montagu (1689 – 1762), scrittrice, poetessa e aristocratica inglese.

Citazioni di Mary Wortley Montagu[modifica]

  • [Su Alexander Pope] Aveva tutto il fuoco della giovinezza, e tutta la forza dell'età matura.[1]

Lettere orientali di una signora inglese[modifica]

  • Genova sorge in un bellissimo golfo sulle pendici di una collina e, abbellita com'è da una splendida architettura e da giardini, offre dal mare una vista superba [...] (p. 237)
  • I Genovesi una volta erano padroni di varie isole dell'arcipelago ed anche di quella parte di Costantinopoli chiamata Galata. Per aver tradito la causa cristiana facilitando la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi, si meritano ciò che è capitato loro in seguito, la perdita di tutte le loro conquiste in quelle regioni a favore degli Infedeli. (p. 237)
  • Le signore [genovesi] affettano modi francesi e hanno più grazie di quelle che imitano. (p. 238)
  • Questo mi fa venire in mente i palazzi di qui che non riuscirò mai a descrivere in modo adeguato. Ma non è abbastanza se dico che sono stati quasi tutti disegnati dal Palladio? La strada chiamata Strada Nova è un'infilata di edifici che sono forse tra i più belli del mondo. In particolare ti faccio il nome dell'imponente palazzo dei Durazzo, di quelli dei due Balbi, collegati da un colonnato stupendo, di quello degli Imperiali a San Pier d'Arena e di un altro palazzo dei Doria. In questa città è possibile vedere un'architettura perfetta e la più incredibile profusione di mobili preziosi, disposti con gusto, eleganza e sontuosa magnificenza, ma quello che mi avvince più di tutto è la collezione di quadri usciti dal pennello di Raffaello, Paolo Veronese, Tiziano, i Carracci, Michelangelo, Guido e Correggio. (p. 239-240)
  • La chiesa dell'Annunziata è squisitamente ricoperta di marmo con le colonne di marmo bianco e rosso [...] (p. 240)
  • [Su Villa Imperiale] [...] un palazzo costruito da Palladio, così ben disegnato e di proporzioni così armoniose che era un piacere aggirarvisi. (p. 240)

Incipit di Poesie[modifica]

Che comodi bensì, ma non delizie[modifica]

Che comodi bensì, ma non delizie
la vita coniugale a l'uomo arrechi,
disse saggio novello[2], e applauso n'ebbe
da la gente che sola esser nel mondo
colta si vanta e dar le leggi e i nomi
del costume leggiadro a tutta Europa.

Sollecitata da l'istanze vostre[modifica]

Sollecitata da l'istanze vostre
sovente replicate, alfin risolvo
di svilupparvi, o mia diletta amica,
i più arcani pensier de l'alma mia.

O mille volte voi felice e mille[modifica]

O mille volte voi felice e mille
che abbandonate ognor la mente e il core
a de' piaceri sempre varî e nuovi!
La vostra mente per sei mesi volta
non era che a i palladici modelli,
né vi si udia parlar che di colonne
e di scale a lumaca e d'atrî e logge,
di passeggi coperti e vie nascoste

Poco conosci il cor che tu consigli[modifica]

Poco conosci il cor che tu consigli.
Vegg'io con occhio egual la varia scena
delle cose fallaci, e della Corte
tra la gran folla io mi ritrovo sola,
e ad un trono più alto offro gli omaggi.

Se etade, infermità, dolori, angustie[modifica]

Se etade, infermità, dolori, angustie,
m'assaliranno con tormenti alterni,
so che l'uomo a lagnarsi è destinato,
e a le fatiche ed a le noie mie
io sottrarmi saprò. Ma come io posso
non innalzar acute grida contro
il decreto del Ciel, che de' prodigi
inventa e manda per la mia rovina?

I patetici versi a me son sacri?[modifica]

I patetici versi a me son sacri?
Tutto ciò dunque che vi diede il Cielo
inutilmente è sparso e a voi non giova
fortuna immensa e bella sposa? Assai
non è ricompensato il vostro amore,
la vostra vanità non è contenta?

Perché vivete voi così solinga[modifica]

Perché vivete voi così solinga,
o Delia, e in languidezze ed in omei
trapassate la vita? Assai toglieste
a una folla d'amanti il vostro aspetto
per ber l'angliche gocce. Il volto mesto,
il mesto cor non renderà la vita
al diletto Damone. È lungo tempo
che i vermi il divorâr; né più il vedrete.

Colà vedete quelle due colombe[modifica]

Colà vedete quelle due colombe
raddoppiare a vicenda i dolci baci,
e non curando l'invide censure
gl'innocenti piacer seguir contente.

Della notte secreta argentea Diva[modifica]

Della notte secreta argentea Diva,
testimon fido de' piaceri ignoti,
custode degli amanti e delle Muse
fautrice, reggi me ne' boschi oscuri.

I nostri padri, nati schiavi, a forza[modifica]

I nostri padri, nati schiavi, a forza
di contrasti, di sangue e di fatiche
comprâr la cara libertade; e noi,
posterità degenerata, tutto
per schiavi ritornar mettiamo in opra.

Note[modifica]

  1. Da Poema; citato in Alexander Pope, Eloisa ad Abelardo, a cura di Vincenzo Forlani, presso Giuseppe Rocchi, Lucca, 1792, p. 8
  2. Il Sig. della Rochefoucaut nelle sue Massime [CXIII].

Bibliografia[modifica]

  • Mary Wortley Montagu, Lettere orientali di una signora inglese, traduzione di Luciana Stefani, il Saggiatore, Milano, 1984
  • Mary Wortley Montagu, Poesie, traduzione di Antonio Conti, in "Versioni poetiche", a cura di Giovanna Gronda, Bari, Gius. Laterza & Figli, 1966.

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