MasterChef Italia

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MasterChef Italia, talent show culinario in onda dal 7 dicembre 2011 sulla rete televisiva Cielo e dal 2012 su Sky.

Logo di MasterChef

Citazioni tratte da MasterChef Italia[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Durante i provini della prima edizione] La cucina non è fashion, la cucina è cultura. (Carlo Cracco)
  • [Rivolto a Luisa, durante la 19a puntata della prima edizione] La tua arroganza sarà il bastone tra le tue ruote. (Joe Bastianich)
  • [In occasione della sua eliminazione] Sa, chef, è buffo perché io sono entrato con un uovo e ora sto uscendo grazie a delle uova. Come un uovo, sono uscito da un buco nero, ho visto le stelle e le ho sfiorate e poi... [Lascia cadere a terra l'uovo che ha in mano][1] (Danny[2])
  • [Dalla sigla della seconda edizione] Sono Joe Bastianich. Ho 24 ristoranti italiani nel mondo, i migliori chef lavorano per me, il talento vero non mi sfugge mai. (Joe Bastianich)
  • [Riferendosi ad una torta presentata ad un provino della seconda edizione] Più di esser cruda è come mangiare sapone, è schifosa, anche forse un po' pericolosa. (Joe Bastianich)
  • [Durante i provini della seconda edizione] Io so' incazzato, non perché il piatto fa schifo, ma perché tu hai sprecato spazio di qualcuno che poteva venire qui e veramente dare del meglio. (Joe Bastianich)
  • [Durante i provini della seconda edizione] È sbagliato perché è acidità con acidità. Devi ragionare su quello che fai, non è solo forma. Che non vieni qui con tutto quell'ambaradan lì... e poi il piatto fa cagare... (Carlo Cracco)
  • [Durante i provini della seconda edizione] Ti dò una valutazione un po' alla Gordon Ramsay, va bene? This dish is a piece of shit [lancia il vassoio con la pasta nel lavandino] and you, my friend, are an asshole! (Joe Bastianich)
  • [Durante i provini della seconda edizione] Il problema co' sto piatto... che mi ha bloccato la gola come una pallina di catrame, e devo andare all'ospidale, adesso, se no muoro! Allora per me è no, ciao. (Joe Bastianich)
  • [Dal promo della terza edizione] Voglio assaggiare piatti con carattere, gustare sapori decisi, [...] se cucinare ti rilassa MasterChef non fa per te. (Joe Bastianich)
  • [Durante i provini della quinta edizione] Ultimamente non mi incazzo, ma sono un po' incazzato, perché, mi sembra che tu ci stai prendendo noi in giro. Ti diverti col nostro tempo, bravo, complimenti. (Joe Bastianich)
  • [Durante la seconda puntata della sesta edizione] Lo sai cos'è la cazzimma? Eh, non te lo voglio dire, quella è la cazzimma.[3] (Antonino Cannavacciuolo)

Citazioni su MasterChef Italia[modifica]

  • In Italia c'era bisogno di un bel programma di cibo. Il merito è di tutti e di una produzione straordinaria. "MasterChef" si distingue nel mondo della vostra tv. (Joe Bastianich)
  • La cucina è fatta di odori, di profumi, non di insulti e piatti tirati nei lavelli. La cucina è fatta di fatica e di piacevoli conquiste. Nei reality passa l’idea che tu in poche settimane diventi un fenomeno, apri un ristorante e lo riempi. Può succedere, ma la cucina è altro. (Massimiliano Alajmo)
  • La sua parte [quella di Gordon Ramsay nella versione americana del talent], quella del cattivo, il copione l'ha riservata a mister Joe Bastianich. Bruno Barbieri, forse perché bolognese, è il meno contundente del trio, è come il poliziotto buono dei telefilm americani, quello che offre una sigaretta durante l'interrogatorio. Carlo Cracco, il più bello del reame (sarà meglio l'inquadratura della camera 3 o della 4?) è quello che, inarcando luciferinamente le sopracciglia, leva la sigaretta prima che sia accesa. (Gianni Mura)
  • MasterChef, il re dei cooking show, è ormai una realtà consolidata nel panorama televisivo italiano. Era partito come un prodotto di nicchia, una roba che piace alla gente che piace, un vezzo per gli abbonati Sky, soprattutto per quelli dotati di un account twitter attivo e seguito. Con il passare delle stagioni [...], è diventato qualcosa di diverso, decisamente più mainstream. Ha seguito la strada intrapresa da Sky in generale, visto che la pay tv satellitare di Rupert Murdoch sta cercando (anche con un discreto successo) di diventare la tv più generalista tra quelle "fighette" [...]. Il successo vasto e consolidato di MasterChef, però, non è solo merito delle nuove strategie di Sky. Gran parte dell'exploit è da ascrivere ai giudici, ai volti del programma che ormai sono diventati star televisive a tutti gli effetti, con tanto di ospitate sanremesi o defilippiane. [4] (Domenico Naso[5])
  • Per la prima volta tutto è capovolto: non cucinano i cuochi. Di solito ci sono quattro deficienti che fanno i cretini e la conduttrice tiene il filo. Qui il filo lo teniamo noi. (Carlo Cracco)
  • Piace perché non c'è una signorina che non capisce niente di cucina ma persone che ne sanno. (Bruno Barbieri)
  • Sì, mi rendo conto: della "prevalenza dello chef", del rispetto per lo "stellato" e del meccanismo inesorabile che sottende alla fortuna della trasmissione televisiva MasterChef. La volta in cui l'ho guardata, sospinto da segnalazioni multiplee variegate, mi sono chiesto: «Perché?». Non: perché ha successo? Quello è semplicissimo: è il primo reality in cui a) devi saper fare qualcosa e non solo esistere di fronte a telecamere; b) devi saper fare qualcosa di utile e ripetibile come cucinare. Chi guarda MasterChef coniuga due verbi decisivi nella comunicazione e nello spettacolo: impara e si diverte. (Gabriele Romagnoli)
  • Tempo di crisi o no, c'è qualcosa di eccessivo nel diluvio di trasmissioni sul cibo, nessuna delle quali fa cultura sul cibo, come tanto tempo fa Ave Ninchi e Luigi Veronelli, ma solo audience. Giudizio critico su Masterchef: mappazzone, digestione a rischio. (Gianni Mura)

Aldo Grasso[modifica]

  • Fra tutti i programmi culinari che la tv propone (sono tantissimi, segno che siamo passati dal cibo come nutrimento al cibo come linguaggio), «MasterChef» è il più bello, il più attraente, il più vivace. La specialità della casa è la severità: finalmente qualcuno che ha il coraggio di essere rigoroso, esigente, inflessibile, come il magistrale Anton Ego, il critico enogastronomico di Ratatouille. I poveri di spirito confondono la severità con la cattiveria e così s'imbrogliano, preparano piatti di rara modestia, senza un briciolo di fantasia e di competenza.
  • L'aspetto più piacevole di «MasterChef» è proprio il suo andamento narrativo: il programma si struttura come un racconto, non sempre a lieto fine. Non possono adesso mancare i giudizi sui tre chef (pan per focaccia), ma solo da un punto di vista mediologico. Barbieri è falsamente paterno e discretamente noioso; l'ombroso Cracco vorrebbe essere il nostro Gordon Ramsay ma non ne ha né il carisma né l'antipatia, è prigioniero della sua caricatura; Bastianich è il meno stellato dei tre, ma alla fine risulta il più simpatico e il più televisivo.
  • «Masterchef» conferma che il famigerato genere del reality sta attraversando una trasformazione interessante, vista all'opera anche con «Pechino Express»: si sperimenta oltre la diretta, oltre il televoto. Il raffinato lavoro di montaggio alla base di questi nuovi esempi permette di raccontare i concorrenti e le loro vicende in modo meno «grezzo», più pensato e interessante, dispiegando lungo le puntate una narrazione seriale anche complessa.
  • Sembrerà paradossale, ma la cucina è solo un pretesto: la vera forza di «Masterchef» è nella sua attenta costruzione, nella meticolosa miscela di tutti gli «ingredienti» narrativi. Le storie di un gruppo di personaggi, che da perfetti sconosciuti diventano persone per cui (e con cui) soffriamo, aspettando il verdetto delle prove. La perizia del montaggio, che miscela la frenesia delle gare con le riflessioni dei «confessionali», e ci fa dimenticare che, a differenza di altri talent, qui tutto si è già compiuto e non possiamo intervenire.

Note[modifica]

  1. Dalla fine della 20a puntata della prima edizione, andata in onda il 23 novembre 2011 su Cielo.
  2. Concorrente della prima edizione.
  3. Cfr. Alessandro Siani: «Nun t'o bboglio ricere, chest'è 'a cazzimma!» («Non te lo voglio dire, questa è la cazzimma!») durante uno spettacolo teatrale rispondendo a un ipotetico milanese che gli chiede cosa sia la cazzimma.
  4. Citato in MasterChef, per fortuna che Antonino Cannavacciuolo c'è: il più genuino dei giudici, icona gay "bear", dona nuovo smalto al programma, Ilfattoquotidiano.it, 24 febbraio 2016.
  5. Giornalista e blogger italiano.

Voci correlate[modifica]

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