Max Jammer

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Max Jammer

Max Jammer, nato Moshe Jammer (1915 – 2010), fisico, docente e storico della scienza israeliano.

Storia del concetto di spazio[modifica]

Incipit[modifica]

Lo spazio è argomento, specialmente nella filosofia moderna, di una vasta letteratura metafisica ed epistemologica. Da Descartes fino ad Alexander e a Whitehead quasi ogni filosofo ha fatto della sua teoria dello spazio una delle pietre miliari del proprio sistema. La teoria della relatività ha portato un grande incremento alla letteratura sullo spazio e sul tempo. Sotto l'influenza del positivismo logico sono state riconosciute le implicazioni fisiche delle recenti teorie sullo spazio, mentre i lavori del diciottesimo e del diciannovesimo secolo avevano limitato il loro campo di ricerca a considerazioni puramente metafisiche o psicologiche.
Per quanto possa sembrare sorprendente, è un fatto che, fino ad ora, sul concetto di spazio non è stato pubblicato nessuno studio storico di questo argomento dal punto di vista fisico. Alla luce delle recenti idee sullo spazio fisico, una tale trattazione interesserebbe non solo lo storico della scienza e della filosofia, ma anche tutti coloro che partecipano alla grande avventura del progresso intellettuale dell'umanità.
Lo scopo di questa monografia è di mostrare lo sviluppo del concetto di spazio alla luce della storia della fisica. (Introduzione)

Citazioni[modifica]

  • La concezione newtoniana di spazio assoluto si basa sulla sintesi di due elementi eterogenei. Uno di questi elementi ha le sue radici nella emancipazione dello spazio dallo schema scolastico sostanza-accidente; schema che fu completamente abbandonato dai filosofi e fisici italiani del Rinascimento. L'altro elemento conduce ad alcune idee che fanno dello spazio un attributo di Dio. Sembra che queste idee risalgano al giudaismo palestinese del primo secolo. Esse furono adottate dalla filosofia mistica ebraica, e, con la diffusione degli insegnamenti cabalistici nell'Europa occidentale, trovarono un terreno particolarmente fertile nell'Inghilterra del XVII secolo. (Introduzione, p. 14)
  • La fisica moderna nel suo complesso – eccettuate alcune teorie relativistiche – qualifica lo spazio come continuo, omogeneo, finito o infinito, in quanto non costituisce un puro sistema di relazioni. Non tutte queste qualità, comunque, sono accessibili alla percezione sensibile. Esse sono il risultato di un lungo e continuo processo di astrazione che ebbe la sua origine nella mente dell'uomo primitivo. L'indagine filologica, archeologica e antropologica mostra chiaramente che il pensiero primitivo non fu capace di astrarre il concetto di spazio dall'esperienza dello spazio. (Capitolo primo, Il concetto di spazio nell'antichità, p. 16)
  • Indipendentemente dalla metafisica e dalla stessa fisica, la teologia dimostrò di essere un importantissimo fattore nella formulazione dele teorie fisiche dello spazio dal tempo di Filone fino all'era newtoniana e anche oltre. (Capitolo secondo, Le idee giudeo-cristiane intorno allo spazio, p. 33)
  • Aristotele identifica lo spazio come il luogo e lo definisce come il limite del corpo contenente. Questa definizione, evidentemente, è coerente con l'assunto fondamentale di Aristotele circa l'impossibilità del vuoto. (Capitolo terzo, L'emancipazione del concetto di spazio dall'aristotelismo, p. 56)
  • Sebbene Newton, [...], non possa essere considerato un positivista nel senso moderno della parola, tuttavia egli traccia una netta linea di demarcazione fra la scienza da un lato e la metafisica dall'altro. La famosa espressione "Hypotheses non fingo"[1], sebbene da principio enunciata solo in rapporto alla spiegazione della gravitazione, divenne il suo motto per l'eliminazione delle entità occulte, metafisiche, o trascendenti-religiose. Il suo intento non fu di abolire la metafisica, ma di distinguerla dalle indagini scientifiche. (Capitolo quarto, Il concetto di spazio assoluto, p. 94)
  • Secondo il suo punto di vista [di Kant], soltanto con l'intuizione immediata si può distinguere tra sinistra e destra; differenza, questa, che non può essere formulata concettualmente. Inoltre, è la intuizione immediata che forma le nostre concezioni generali in geometria e rende evidenti le sue proposizioni. In questa intuizione risiede la prova della realtà dello spazio assoluto. (Capitolo quinto, Il concetto di spazio nella scienza moderna, p. 128)
  • Il concetto di Newton circa lo spazio assoluto, il quale contiene tutti i corpi e sussiste anche se lo si pensa privo di tutti i corpi, è secondo Berkeley un'errata ipostatizzazione[2] di un'astrazione. Vanno ammessi solo gli spazi particolari, corrispondenti ai nostri sensi attraverso i loro colori, figure e quantità tattili. La nozione di spazio vuoto, perciò, è una mera espressione verbale di uno stato dei fatti empirici. (Capitolo quinto, Il concetto di spazio nella scienza moderna, p. 130)
  • La scelta di una geometria [euclidea o non euclidea[3]] è, per Poincaré, una pura questione di convenienza, una convenzione. Noi scegliamo quel sistema di geometria che ci mette in condizione di formulare le leggi della natura nel modo più semplice. (Capitolo quinto, Il concetto di spazio nella scienza moderna, p. 156)

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Max Jammer, Storia del concetto di spazio (Concepts of Space. The History of Theories of Space in Physics), premessa di Albert Einstein, traduzione dall'inglese di Alberto Pala, Feltrinelli, Milano, 1963.

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