Albert Einstein

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Albert Einstein nel 1947
Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la fisica (1921)

Albert Einstein (1879 – 1955), fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Albert Einstein/Articoli scientifici e Albert Einstein/Citazioni su Albert Einstein.

Indice

Citazioni di Albert Einstein[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: La descrizione quantica della realtà può essere considerata completa?, L'evoluzione della fisica e Lettera Einstein-Szilárd.
  • [Ultime parole famose] Attualmente non c'è la benché minima indicazione in merito a quando questa energia [l'energia nucleare] sarà ottenibile o se sarà ottenibile del tutto. Essa infatti presupporrebbe una disintegrazione dell'atomo a comando – una frantumazione dell'atomo, e fino ad oggi ci sono davvero poche evidenze che questo sarà mai possibile. Osserviamo la disintegrazione atomica solo dove è la Natura stessa a presentarla, come nel caso del radio, la cui attività dipende dalla continua decomposizione esplosiva del suo atomo. Tuttavia, possiamo soltanto stabilire la presenza di questo processo, mentre non siamo ancora in grado di riprodurlo e, alla luce dello stato attuale della Scienza, sembra quasi impossibile che potremo mai riuscirci.
At present there is not the slightest indication of when this energy will be obtainable, or whether it will be obtainable at all. For it would presuppose a disintegration of the atom effected at will – a shattering of the atom. And up to the present there is scarcely a sign that this will be possible. We observe atomic disintegration only where Nature herself presents it, as in the case of radium, the activity of which depends upon the continual explosive decomposition of its atom. Nevertheless, we can only establish the presence of this process, but cannot produce it; Science in its present state makes it appear almost impossible that we shall ever succeed in so doing.[fonte 1]
  • C'è qualcosa come "lo stato reale" di un sistema fisico che esiste obiettivamente, indipendentemente da ogni osservazione o misurazione e che in linea di principio si descrive con i mezzi di espressione della fisica [...]. Questa tesi sulla realtà non ha il senso di un enunciato chiaro in sé, a causa del suo carattere "metafisico". Ha soltanto il carattere di un programma.
Es gibt so etwas wie den «realen Zustand» eines physikalischen Systems, was unabhängig von jeder Beobachtung oder Messung objektiv existiert und mit den Ausdrucksmitteln der Physik im Prinzip beschrieben werden kann [...]. Diese These der Realität hat nicht den Sinn einer an sich klaren Aussage, wegen ihrer «metaphysischen» Natur; sie hat eigentlich nur programmatischen Charakter.[fonte 2]
  • Ciò che veramente mi interessa è se Dio avesse potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lasci qualche libertà.
Was mich eigentlich interessiert, ist, ob Gott die Welt hätte anders machen können; das heißt, ob die Forderung der logischen Einfachheit überhaupt eine Freiheit lässt.[fonte 3]
Dostojewski gives me more than any scientist, more than Gauss![fonte 4]
Albert Einstein nel 1921
  • Finché le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe, e finché sono certe, non si riferiscono alla realtà.
Insofern sich die Sätze der Mathematik auf die Wirklichkeit beziehen, sind sie nicht sicher, und insofern sie sicher sind, beziehen sie sich nicht auf die Wirklichkeit.[fonte 5]
  • In considerazione di tale armonia nel cosmo, che io, con la mia mente umana limitata, sono in grado di riconoscere, ci sono ancora persone che dicono che Dio non esiste. Ma ciò che veramente mi fa più arrabbiare è che mi citano a sostegno di tali opinioni.
In view of such harmony in the cosmos which I, with my limited human mind, am able to recognize, there are yet people who say there is no God. But what really makes me angry is that they quote me for the support of such views.[fonte 6]
  • L'essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo "Universo", una parte limitata nello spazio e nel tempo. L'uomo sperimenta sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l'unico scopo di un'autentica religione. Non per alimentare l'illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente.
A human being is a part of the whole, called by us "Universe," a part limited in time and space. He experiences himself, his thoughts and feelings as something separate from the rest — a kind of optical delusion of his consciousness. The striving to free oneself from this delusion is the one issue of true religion. Not to nourish the delusion but to try to overcome it is the way to reach the attainable measure of peace of mind.[fonte 7]
  • La parola Dio per me non è nulla se non l'espressione di un prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di onorevoli, ma pur sempre puramente primitive, leggende che sono comunque piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, per quanto sottile, può per me cambiare questo fatto. Per me la religione ebraica, così come tutte la altre religioni, è una incarnazione delle più infantili superstizioni.
The word God is for me nothing more than the expression and product of human weakness, the Bible a collection of honorable, but still purely primitive, legends which are nevertheless pretty childish. No interpretation, no matter how subtle, can change this for me. For me the Jewish religion like all other religions is an incarnation of the most childish superstition.[fonte 8]
  • Quando mi domando come mai sia stato proprio io ad elaborare la teoria della relatività, la risposta sembra essere legata a questa particolare circostanza: un normale adulto non si preoccupa dei problemi dello spaziotempo, tutte le considerazioni possibili in merito alla questione sono già state fatte nella prima infanzia, secondo la sua opinione. Io, al contrario, mi sono sviluppato così lentamente che ho cominciato a interrogarmi sullo spazio e sul tempo solo dopo essere cresciuto e di conseguenza ho studiato il problema più a fondo di quanto un normale bambino avrebbe fatto.
When I ask myself how it happened that I in particular discovered the relativity theory, it seems to lie in the following circumstance. The normal adult never bothers his head about spacetime problems. Everything there is to be thought about it, in his opinion, has already be done in early childhood. I, on the contrary, developed so slowly that I only began to wonder about space and time only when I was already grown up. In consequence I probed deeper into the problem than an ordinary child would have done.[fonte 9]
  • [A Erwin Schrödinger] Sei l'unica persona con cui mi piace avere discussioni. Quasi tutti passano dalla teoria ai fatti, e non dai fatti alla teoria. Le persone sono incapaci di uscire dall'insieme dei concetti ammessi e continuano a girarci intorno in modo grottesco.
You are the only person with whom I am actually willing to come to terms. Almost all the other fellow do not look from the facts to the theory but from the theory to the facts; they cannot extricate themselves from a once accepted conceptual net, but only flop about in it in a grotesque way.[fonte 10]
  • [Gli atei fanatici] Sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati dopo una lunga lotta. Essi sono creature che – nel loro rancore contro il tradizionale "oppio dei popoli" – non sopportano la musica delle sfere.
They [fanatical atheists] are like slaves who are still feeling the weight of their chains which they have thrown off after hard struggle. They are creatures who—in their grudge against the traditional "opium for the people"—cannot bear the music of the spheres.[fonte 11]
  • Sono sicuro che è più facile imparare la matematica che non il baseball.[fonte 12]
    Sono sicuro che lei imparerebbe la matematica prima che io possa imparare il baseball.[1]
[...] I'm sure you'd learn mathematics faster I'd learn baseball.[fonte 13]

Pensieri di un uomo curioso[modifica]

  • Conosco ormai l'incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.[fonte 14] (p. 29)
  • Personalmente ho provato il piacere più grande a contatto con le opere d'arte. Mi danno una felicità che non riesco a trovare altrove.[fonte 15] (p. 30)
  • Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la Germania dirà che sono tedesco e la Francia che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo.[fonte 16] (p. 31)
  • Per punirmi del mio disprezzo per l'autorità, il destino ha fatto di me un'autorità.[fonte 17] (p. 31)
  • Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto.[fonte 18] (p. 34)
  • Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.[fonte 19] (p. 34)
  • Se tornassi giovane e dovessi decidere come guadagnarmi la vita, non cercherei di diventare uno scienziato, uno studioso o un insegnante. Sceglierei piuttosto di fare l'idraulico o lo straccivendolo, nella speranza di trovare un minimo di indipendenza, quel poco che nelle attuali circostanze è ancora possibile.[fonte 20] (p. 36)
  • Dio mi ha dato la cocciutaggine di un mulo e il fiuto di un buon segugio.[fonte 21] (p. 37)
  • Quando rifletto su di me e sui miei metodi intellettuali, mi sembra quasi che il dono della fantasia mi sia servito più della capacità di impadronirmi della conoscenza assoluta.[fonte 22] (p. 37)
«Bohr è stato qui e sono innamorato di lui quanto te. È come un fanciullo sensibilissimo che si muove in questo mondo in una specie di trance.»
  • [A Niels Bohr] Poche volte una persona mi ha dato tanta gioia con la sua sola presenza com'è stato il Suo caso.[fonte 23] (p. 45)
  • Bohr è stato qui e sono innamorato di lui quanto te. È come un fanciullo sensibilissimo che si muove in questo mondo in una specie di trance.[fonte 24] (p. 46)
  • [Su Niels Bohr] È veramente un genio [...]. Ho una fiducia totale nel suo modo di pensare.[fonte 25] (p. 46)
  • [Su Niels Bohr] Esprime le sue opinioni come se brancolasse perennemente nel buio, e mai come chi crede di essere in possesso della verità definitiva.[fonte 26] (p. 46)
  • Non credo che la signorina Curie sia assetata di potere o di alcunché. È una persona senza pretese e onesta che ha avuto più responsabilità e fatiche del dovuto. Ha un'intelligenza scintillante ma nonostante la sua natura passionale non è tanto carina da rappresentare un pericolo per chicchessia.[2][fonte 27] (pp. 46 -47)
  • La signora Curie è molto intelligente ma fredda come un'aringa, intendendo con ciò che è assolutamente priva di sentimenti di gioia e di tristezza. Forse l'unico modo in cui esprime i propri sentimenti è quando si scaglia contro le cose che non le piacciono.[fonte 28] (p. 47)
  • [Su Sigmund Freud] Il vecchio aveva [...] una visione acutissima: non si lasciava cullare dalle illusioni se non da una fiducia eccessiva nelle proprie idee.[fonte 29] (p. 48)
  • Credo che Gandhi abbia avuto la visione più illuminata di tutti i politici del nostro tempo. Dovremmo sforzarci di operare nel suo spirito; di non usare la violenza nel combattere per la nostra causa e di rifiutarci di partecipare a qualsiasi iniziativa che noi crediamo sia volta al male.[fonte 30] (pp. 49-50)
  • Gandhi, il più grande genio politico del nostro tempo [...] ha dimostrato di quali sacrifici è capace l'uomo quando abbia trovato la via giusta.[fonte 31] (p. 50)
  • Il fenomeno Gandhi è il risultato di una straordinaria forza intellettuale e morale, unita a grande abilità politica e a circostanze eccezionali.[fonte 32] (p. 50)
  • [Su Johann Wolfgang von Goethe] Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto.[fonte 33] (p. 50)
  • [Su Heike Kamerlingh Onnes] Si è conclusa una vita che rimarrà sempre modello per le future generazioni [...]. Non ho conosciuto nessun altro per cui il dovere e la gioia erano la stessa e identica cosa. È questa la ragione della sua vita armoniosa.[fonte 34] (p. 51)
  • La cosa più importante della filosofia di Kant, mi sembra, sono le sue categorie a priori che servono anche per costruire la scienza.[fonte 35] (p. 51)
  • Al di fuori della Russia Lenin e Engels non sono ovviamente dei pensatori scientifici apprezzati e non potrebbe interessare a nessuno confutarli come tali. Può darsi che lo stesso sia in Russia, ma lì nessuno si azzarda a dirlo.[fonte 36] (p. 53)
  • Lorentz è una meraviglia di intelligenza e ha un tatto squisito. Un'opera d'arte vivente! A mio avviso era il più intelligente tra i teorici presenti [al Congresso Solvay di Bruxelles].[fonte 37] (p. 53)
  • La mia sensazione di inferiorità intellettuale nei Suoi confronti non riesce a rovinare la grande delizia delle nostre conversazioni, soprattutto perché la Sua benevolenza paterna verso tutti noi ci trattiene dal piombare nello sconforto.[fonte 38] (pp. 53-54)
  • La gente non si rende conto di quale grande influenza abbia avuto Lorentz sullo sviluppo della fisica. Non possiamo immaginare come sarebbe andata se egli non avesse dato tanti contributi impareggiabili.[fonte 39] (p. 54)
  • Era così forte in lui il piacere immediato di vedere e capire – l'amor dei intellectualis di Spinoza – che fino in tarda età ha guardato il mondo con gli occhi curiosi di un bambino, continuando a trovare gioia e appagamento nel capire i nessi tra le cose.[fonte 40] (p. 54)
  • Mach era un ottimo studioso della meccanica, ma un pessimo filosofo.[fonte 41] (p. 55)
  • Penso sempre a Michelson come all'artista della scienza. Sembrava trarre la massima gioia dalla bellezza dell'esperimento in sé e dall'eleganza del metodo utilizzato.[fonte 42] (p. 55)
  • [Su Isaac Newton] Le sue idee lungimiranti e grandiose conserveranno per tutti i tempi il loro significato unico; su di esse si basa l'intero edificio dei nostri concetti nell'ambito delle scienze della natura.[fonte 43] (p. 55)
  • Per me, i più grandi geni sono stati Galileo e Newton. In un certo senso mi sembrano formare un'unità nella quale è stato Newton a compiere l'impresa più prodigiosa in campo scientifico.[fonte 44] (p. 55)
  • [Su Isaac Newton] Nella stessa persona erano riuniti lo sperimentatore, il teorico, l'artigiano e, in misura non minore, il maestro nell'arte di esporre.[fonte 45] (p. 56)
  • Come sarebbe diverso, e come sarebbe meglio per l'umanità se ci fosse più gente come lui [...]. Sembra che in ogni tempo e su ogni continente le personalità più eccelse siano costrette a stare in disparte, incapaci di influenzare gli avvenimenti del mondo.[fonte 46] (p. 57)
  • [Su Max Planck] Era una delle persone migliori che io abbia mai conosciuto [...] ma non capiva proprio niente di fisica perché durante l'eclissi del 1919, è rimasto in piedi tutta la notte per vedere se sarebbe stata confermata la curvatura della luce dovuta al campo gravitazione. Se avesse capito davvero [la teoria della relatività], avrebbe fatto come me e sarebbe andato a letto.[fonte 47] (p. 57)
  • In qualsiasi momento quest'uomo ci avesse lasciato, avremmo provato un senso di perdita irreparabile [...]. Possa egli avere un'influenza duratura sul cuore e sulla mente degli uomini![fonte 48] (p. 58)
  • La lucidità, la convinzione e l'imparzialità che nei Suoi libri Lei applica alle questioni logiche, filosofiche e umane non hanno parallelo nella nostra generazione.[fonte 49] (p. 58)
  • [Sulle polemiche seguite al conferimento di un incarico accademico a Bertrand Russell alla City University di New York] I grandi spiriti hanno sempre incontrato la violenta ostinazione delle menti mediocri. La mente mediocre è incapace di comprendere chi, rifiutando di inchinarsi ciecamente ai pregiudizi convenzionali, scelga invece di esprimere le proprie opinioni con coraggio e onestà.[fonte 50] (pp. 58-59)
  • [Su Albert Schweitzer] È l'unico occidentale che abbia avuto sull'attuale generazione un'influenza morale paragonabile a quella di Gandhi. Come nel caso di Gandhi, la portata della sua influenza è dovuta soprattutto all'opera esemplare alla quale ha dedicato la vita.[fonte 51] (p. 59)
  • Spinoza è una delle personalità più profonde e pure che la nostra stirpe ebraica abbia mai prodotto.[fonte 52] (p. 59)
  • Rimane per molti versi il primo profeta del nostro tempo [...]. Non c'è oggi nessuno che abbia il profondo discernimento e la forza morale di Tolstoj.[fonte 53] (p. 59)
  • [Su Chaim Weizmann] L'eletto del popolo eletto.[fonte 54] (p. 60)
  • [Il sionismo] è un nazionalismo il cui obiettivo non è il potere ma la dignità.[fonte 55] (p. 65)
  • La maggior parte degli insegnanti perdono tempo a fare domande che mirano a scoprire ciò che l'alunno non sa, mentre la vera arte del fare domande mira a scoprire ciò che l'alunno sa o che è capace di sapere.[fonte 56] (p. 69)
  • È per me una grande gioia avere un figlio che ha ereditato il tratto principale del mio carattere: la capacità di elevarsi al di sopra della mera esistenza e di sacrificarsi a lungo per uno scopo che la trascende. Questo è il modo migliore, anzi l'unico attraverso il quale riusciamo a renderci indipendenti dalla nostra sorte individuale e dagli altri esseri umani.[fonte 57] (p. 80)
  • La Germania ha avuto la sventura di venir avvelenata prima dalla ricchezza e poi dalla povertà.[fonte 58] (p. 82)
  • Mi sento talmente parte di tutto ciò che vive che non m'importano per niente l'inizio e la fine dell'esistenza concreta di una singola persona in questo flusso eterno.[fonte 59] (p. 86)
  • La nostra morte non è una fine se possiamo vivere nei nostri figli e nella giovane generazione. Perché essi sono noi: i nostri corpi non sono che le foglie appassite sull'albero della vita.[fonte 60] (p. 87)
  • A chi è piegato dall'età, la morte verrà come un sollievo. Lo sento molto fortemente ora che sono arrivato io stesso alla vecchiaia, e a considerare la morte come un vecchio debito che è giunto il momento di pagare. Ma istintivamente, facciamo di tutto per ritardare quest'ultimo adempimento. Così la natura si diverte a giocare con noi.[fonte 61] (p. 88)
  • [Ogni tentativo di liberare le grandi forze della materia] è un po' come sparare agli uccelli di notte in un posto dove gli uccelli sono rarissimi.[fonte 62] (p. 90) [ultime parole famose]
  • Non è degno di una grande nazione stare a guardare mentre piccoli paesi dalla grande cultura vengono distrutti con cinico disprezzo.[fonte 63] (p. 91)
  • La forza organizzata si può combattere soltanto con la forza organizzata. Per quanto ciò mi dispiaccia moltissimo, non c'è altro modo.[fonte 64] (p. 91)
  • Finché ci saranno gli uomini, ci saranno le guerre.[fonte 65] (p. 94)
  • Se ha successo [il tentativo di produrre una bomba all'idrogeno], l'avvelenamento radioattivo dell'atmosfera e quindi la distruzione di qualsiasi vita sulla terra rientrerà nell'ambito di ciò che è tecnicamente fattibile.[fonte 66] (p. 95)
  • Dal mio punto di vista, uccidere in guerra non è affatto meglio che commettere un banale assassinio.[fonte 67] (p. 95)
  • Ho fatto un errore, nella vita, quando ho firmato quella lettera [Lettera Einstein-Szilárd] al presidente Roosevelt chiedendo che venisse costruita la bomba atomica. Ma forse mi si potrà perdonare: infatti tutti noi eravamo convinti che fosse altamente probabile che i tedeschi riuscissero a costruirla, e a usarla per diventare la razza padrona.[fonte 68] (p. 97)
  • Chi ha cari i valori della cultura non può non essere pacifista.[fonte 69] (p. 98)
  • Il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perché l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e di crudeltà.[fonte 70] (p. 99)
  • Non sono mai stato comunista, ma se lo fossi stato non me ne vergognerei.[fonte 71] (p. 105)
  • Bisogno spartire il proprio tempo tra la politica e le equazioni. Ma per me, le nostre equazioni sono molto più importanti.[fonte 72] (p. 108)
  • Tutto è determinato [...] da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Lo è per l'insetto come per le stelle. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.[fonte 73] (p. 110)
  • Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani.[fonte 74] (p. 110)
  • Esiterei a dire che saranno la filosofia e la ragione a guidare le azioni umane in un futuro prevedibile; comunque rimarranno, come sempre un bellissimo santuario per gli eletti.[fonte 75] (p. 116)
  • Leggo spesso la Bibbia, ma il suo testo originale mi è rimasto inaccessibile.[3][fonte 76] (p. 116)
  • Non cerco di immaginare un Dio; mi basta guardare con stupore e ammirazione la struttura del mondo, per quanto essa si lascia cogliere dai nostri sensi inadeguati.[fonte 77] (p. 119)
  • Senza un contatto con la scienza l'epistemologia diventa uno schema vuoto. La scienza senza epistemologia, se pure la si può concepire, è primitiva e confusa.[fonte 78] (p. 120)
  • Non è come se tutta la filosofia fosse scritta con il miele? A prima vista, sembra chiara, ma quando la si guarda di nuovo, è scomparsa e resta solo la pappa.[fonte 79] (p. 120)
  • La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore e infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell'universo incomprensibile.[fonte 80] (p. 121)
  • Più la teoria dei quanti ha successo e più sembra una sciocchezza.[fonte 81] (p. 123)
  • In tal caso mi spiacerebbe proprio per il buon Dio: la teoria è giusta![4][fonte 82] (p. 124)
  • Il Signore è sottile, ma non malizioso.[5][fonte 83] (p. 125)
Raffiniert ist der Herr Gott, aber boshaft ist Er nicht.
  • La natura nasconde i propri segreti perché è sublime, non perché imbroglia.[fonte 84] (p. 126)
  • Ero seduto nell'Ufficio brevetti a Berna quando all'improvviso mi ritrovai a pensare: se una persona cade liberamente, non avverte il proprio peso. Sobbalzai. Questo pensiero semplice mi colpì profondamente e mi spinse verso una teoria della gravitazione.[fonte 85] (p. 126)
  • Lo scienziato trova la sua ricompensa in ciò che Henri Poincaré chiama la gioia della comprensione, e non nelle possibilità applicative delle sue scoperte.[fonte 86] (p. 128)
  • Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva e infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo.[fonte 87] (p. 136)
  • I bambini non danno retta all'esperienza dei genitori e le nazioni ignorano la storia. Le brutte lezioni vanno sempre imparate da capo.[fonte 88] (p. 138)
  • Non si può insegnare a un gatto a non cacciare gli uccellini.[fonte 89] (p. 139)
  • La paura o la stupidità sono sempre state alla base della maggior parte delle azioni umane.[fonte 90] (p. 140)
  • Se non c'è un prezzo da pagare, allora non ha valore.[fonte 91] (p. 141)
  • Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere.[fonte 92] (p. 141)
  • Una vita che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un'amara delusione.[fonte 93] (p. 142)
  • L'amore porta molta felicità, molto più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore.[fonte 94] (p. 145)
  • Sono convinto che alcune attività politiche e sociali delle organizzazioni cattoliche siano pregiudizievoli e perfino pericolose per la comunità nel suo insieme, qui e ovunque. Citerò soltanto la lotta contro il controllo delle nascite in un'epoca in cui la sovrappopolazione è diventata in vari paesi una seria minaccia alla salute della gente e un grave ostacolo a ogni tentativo di organizzare la pace sul pianeta.[fonte 95] (p. 148)
  • Non fate mai nulla contro la vostra coscienza, anche se è lo Stato a chiedervelo.[fonte 96] (p. 148)
  • La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità.[fonte 97] (p. 149)
  • La curiosità è una piantina delicata che, a parte gli stimoli, ha bisogno soprattutto di libertà.[fonte 98] (p. 149)
  • Quando le donne stanno a casa, si attaccano ai loro mobili [...] continuano a spostarli e a risistemarli. Quando viaggio con una donna, sono l'unico mobile di cui dispone e per tutto il giorno non riesce a impedirsi di spostarmi e di sistemarmi qualcosa.[fonte 99] (p. 150)
  • Mi fa orrore quando una bella intelligenza è abbinata a una personalità ripugnante.[fonte 100] (p. 152)
  • Tutte le grandi conquiste scientifiche nascono dalla conoscenza intuitiva, vale a dire da assiomi a partire dai quali si fanno delle deduzioni [...]. L'intuizione è la condizione necessaria per la scoperta di questi assiomi.[fonte 101] (p. 153)
  • Ho sempre amato la solitudine, una caratteristica che tende ad accentuarsi con l'età.[fonte 102] (p. 153)
  • La vecchiaia ha i suoi momenti belli.[fonte 103] (p. 154)
  • Il matrimonio è il tentativo fallimentare di trasformare un caso in qualcosa di duraturo.[fonte 104] (p. 157)
  • Il matrimonio non è altro che una schiavitù travestita da civiltà.[fonte 105] (p. 157)
  • Il matrimonio fa sì che due persone si trattino come oggetti di proprietà e non più come esseri umani liberi.[fonte 105] (p. 157)
  • [Sul proibizionismo] Non bevo, quindi per me fa lo stesso.[fonte 106] (p. 162)
  • Ho sempre mangiato la carne con un pizzico di cattiva coscienza.[fonte 107] (p. 165)
  • È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.[fonte 108] (p. 166)

Aggiunte nelle successive edizioni della versione in lingua inglese

Da Ultimate Quotable Einstein, 2010

«Persino Chaplin mi guarda come se fossi una specie di creatura esotica e non sapesse che fare con me. Nella mia stanza si è comportato come se l'avessero portato in un tempio.»
  • Persino Chaplin mi guarda come se fossi una specie di creatura esotica e non sapesse che fare con me. Nella mia stanza si è comportato come se l'avessero portato in un tempio. (1931?)[fonte 109]
Even Chaplin looks at me like I'm some kind of exotic creature and doesn't know what to make of me. In my room he acted as if he were being brought into a temple.[fonte 110] (p. 116)
  • Kant è una specie di autostrada con tante, tante pietre miliari. Poi arrivano tutti i cagnolini e ognuno deposita il suo contributo alle pietre miliari.[fonte 109]
Kant is sort of a highway with lots and lots of milestones. Then all the little dogs come and each deposits his contribution at the milestones.[fonte 111] (p. 129)
  • La sfortuna si adatta incommensurabilmente bene al genere umano: meglio del successo.[fonte 109]
Misfortune suits minkind immeasurably better than success.[fonte 112] (p. 174)
People are like bicycles. They can keep their balance only as long as they keep moving.[fonte 113] (p. 176)
  • L'uomo è nato per odiare in misura quasi maggiore d'amare: e l'odio non si stanca di afferrare qualsiasi situazione disponibile.[fonte 109]
Man is born to hate in almost higher measure than to love, and hate does not tire in taking grasp of any aviable situation.[fonte 114] (p. 183)
  • Benché sia stato impedito da circostanze esterne ad osservare una dieta strettamente vegetariana, sono stato a lungo un aderente alla causa in linea di principio. Oltre a concordare con gli obiettivi del vegetarianismo per ragioni estetiche e morali, è mia opinione che uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell'umanità.
Although I have been prevented by outward circumstances from observing a strictly vegetarian diet, I have long been an adherent to the cause in principle. Besides agreeing with the aims of vegetarianism for aesthetic and moral reasons, it is my view that a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind.[fonte 115] (p. 453)
  • Dunque sto vivendo senza grassi, senza carne, senza pesce, ma in questo modo mi sento proprio bene. A me pare sempre che l'uomo non sia nato per essere un carnivoro.
So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore.[fonte 116] (p. 454)

Citato in Walter Isaacson, Einstein: la sua vita, il suo universo[modifica]

  • Il primo articolo [Un punto di vista euristico...] ha per oggetto la radiazione e le proprietà energetiche della luce ed è decisamente rivoluzionario.[fonte 117] (p. 7)
  • Le cose veramente originali si inventano soltanto quando si è giovani, poi si diventa più esperti, più famosi... e più stupidi.[fonte 118] (p. 305)
  • Il tuo gatto [paradosso del gatto di Schrödinger] dimostra che siamo in completo accordo sulla tua valutazione del carattere della teoria attuale. Una funzione psi che contiene tanto il gatto vivo quanto il gatto morto non può certo essere considerata una descrizione di uno stato di cose reale.[6][fonte 119] (p. 442)
  • I fisici contemporanei in qualche modo credono che la teoria quantistica fornisca una descrizione della realtà, e per di più una descrizione completa. Questa interpretazione è, però, confutata nel modo più elegante dal tuo sistema di atomo radioattivo + contatore Geiger + amplificatore + carica esplosiva + gatto in una scatola, in cui la funzione psi del sistema contiene il gatto sia vivo che fatto a pezzi.[fonte 120] (p. 442)
  • Breve è questa esistenza, come una visita fugace in una casa sconosciuta. La via da seguire è scarsamente rischiarata dal lume tremolante della coscienza.[fonte 121] (p. 516)
  • La cosa strana dell'invecchiare è che l'intima identificazione con il qui e ora si va lentamente perdendo. Ci si sente trasposti nell'infinito, più o meno soli.[fonte 122] (pp. 516-517)

Dall'intervista di George Sylvester Viereck, What Life Means to Einstein, 26 ottobre 1929

Pubblicata su The Saturday Evening Post, p. 17 e successivamente in Glimpses of the Great, Duckworth, 1930, pp. 372-373; tradotta in Einstein: la sua vita, il suo universo, p. 373.

  • Il nazionalismo è una malattia infantile, il morbillo del genere umano.[fonte 123]
  • Nessuno può leggere i Vangeli senza avvertire la presenza reale di Gesù. La sua personalità pulsa in ogni parola. Nessun mito è così pieno di vita.
  • [«Lei crede in Dio?»] Non sono un ateo. Il problema è troppo vasto per le nostre menti limitate. Siamo nella posizione di un bimbetto che entra in un'immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Ma non sa come. Non capisce le lingue in cui sono scritti. Intuisce indistintamente un ordine misterioso nella disposizione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi sembra, è l'atteggiamento anche del più intelligente degli esseri umani verso Dio. Vediamo un universo meravigliosamente organizzato che obbedisce a certe leggi, ma comprendiamo solo indistintamente queste leggi.
  • Sono un determinista. Non credo nel libero arbitrio. Gli ebrei credono nel libero arbitrio. Credono che l'uomo decida della propria vita. Io respingo questa dottrina. Per questo aspetto non sono ebreo.
  • Sono affascinato dal panteismo di Spinoza, ma ammiro ancor di più il suo contributo al pensiero moderno perché è il primo filosofo ad aver trattato corpo e anima come un tutt'uno, e non come due cose separate.
  • L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata; l'immaginazione racchiude il mondo.[7][fonte 124]

Attribuite[modifica]

  • Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno come se niente fosse un miracolo; l'altro come se tutto fosse un miracolo.[fonte 125]
There are only two ways to live your life. One is as though nothing is a miracle. The other is as though everything is.[fonte 126]
Gilbert Fowler White citò questa frase senza tuttavia specificare l'occasione in cui Einstein l'avrebbe pronunciata.
  • Descrivere ogni cosa in modo scientifico sarebbe possibile, ma assurdo. Non avrebbe senso, sarebbe come descrivere una sinfonia di Beethoven in base alla variazione della pressione dell'onda.[8][fonte 127]
    Come si può mettere la Nona di Beethoven in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L'universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto.[fonte 128]
  • Non m'è riuscito di leggerlo: il cervello umano non è complesso fino a questo punto.[fonte 129]
Einstein avrebbe pronunciato questa frase restituendo a Thomas Mann un libro di Franz Kafka che gli era stato prestato. L'aneddoto venne riportato da Alfred Kazin.[fonte 129]
  • Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore. Questa è la relatività.
When you sit with a nice girl for two hours you think it's only a minute, but when you sit on a hot stove for a minute you think it's two hours. That's relativity.
L'aneddoto venne pubblicato per la prima volta sul New York Times nel marzo del 1929: Einstein in quell'occasione avrebbe detto alla sua segretaria di rispondere così agli intervistatori ansiosi di sapere cosa fosse la relatività. Da allora l'aneddoto è stato riproposto in diverse varianti. Tuttavia la fonte è indiretta, e data e occasione non sono note.[fonte 130]
  • Se non posso disegnarlo, non posso capirlo.
If I cannot picture it, I cannot understand it.[fonte 131]
La citazione venne attribuita ad Einstein da John Archibald Wheeler, ma non sono note le circostanze in cui lo scienziato avrebbe pronunciato tale frase.[fonte 132]
Two things are infinite, as far as we know – the universe and human stupidity. (1947)
Two things are infinite: the universe and human stupidity. (1969)
Two things are infinite, the universe and human stupidity, and I am not yet completely sure about the universe. (1969)
Lo psicoterapeuta Fritz Perls nel libro Ego, Hunger, and Aggression: a Revision of Freud's Theory and Method (1947) attribuì la prima versione della citazione in lingua inglese ad un "grande astronomo" non meglio precisato, scrivendo poi nella frase successiva del paragrafo «Einstein ha dimostrato che l'universo è limitato» («Einstein has proved that the universe is limited»). Nel libro Gestalt Therapy Verbatim (1969) lo stesso Perls attribuì una versione più breve della frase (la seconda riportata) ad Einstein: lo scienziato l'avrebbe pronunciata nel corso di una conversazione con lo stesso Perls. Infine nel libro In and Out the Garbage Pail (1969), Perls attribuì ad Einstein la terza versione della citazione (quella più spesso citata anche in lingua italiana).[fonte 134]
Albert Einstein nel 1921
An empty stomach is not a good political advisor.
La frase è impropriamente ricavata da una citazione tratta da Cosmic Religion, with Other Opinions and Aphorisms (Covici-Friede, New York, 1931, p. 107): «Reduced to a formula, one might say simply that an empty stomach is not a good political adviser. Unfortunately, the corollary also is true—namely, that better political insight has a hard time winning its way as long as there is little prospect of filling the stomach.» («Riducendo il tutto a una formula, si potrebbe dire semplicemente che uno stomaco vuoto non è un buon consigliere politico. Sfortunatamente la logica conseguenza è anch'essa vera e cioè che finché c'è la minima possibilità di riempire lo stomaco, un miglior approccio politico difficilmente avrebbe la meglio»).[fonte 136]

Errate[modifica]

Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results.
La citazione viene spesso attribuita erroneamente ad Einstein e talvolta anche a Benjamin Franklin e Mark Twain. In realtà essa proviene da un documento del 1981 (p. 11) dei Narcotici Anonimi.[fonte 137] Molte fonti[fonte 138] attribuiscono la citazione a Rita Mae Brown, ma ella cita solamente la frase nel suo libro Sudden Death (Bantam Books, New York, 1983, p. 68).
International law exists only in textbooks on international law.
La citazione, spesso attribuita ad Einstein, venne pronunciata in realtà da Ashley Montagu mentre intervistava lo scienziato.[fonte 140]
  • L'istruzione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto ciò che si era imparato a scuola.[fonte 124]
Sebbene la citazione venga talvolta attribuita allo scienziato, Einstein nel suo saggio Sull'istruzione riporta la citazione attribuendola apertamente ad un anonimo, una persona «arguta» non meglio precisata.[fonte 141]
La paternità di questa citazione è incerta: alcune fonti la attribuiscono a Thomas Dewar, altre a James Dewar. Probabilmente l'ambiguità nasce dal fatto che i due hanno lo stesso cognome e sono vissuti in un periodo storico molto simile. La citazione è stata erroneamente attribuita anche ad Einstein e a Frank Zappa, che appartengono ad un periodo storico successivo e hanno, con tutta probabilità, solamente citato la frase.
Le prime attribuzioni note di questa citazione ad Albert Einstein risalgono al 2000, molti anni dopo la sua morte, e non vi è alcuna evidenza che la citazione sia stata ideata da lui.[fonte 144]
  • Niente aumenterà le possibilità di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l'evoluzione verso un'alimentazione vegetariana.[fonte 145]
Nel libro Verso la scelta vegetariana, Veronesi scrive che Einstein «si riporta abbia dichiarato» questa frase. Secondo la IVU (International Vegetarian Union), la frase inglese «Nothing will [...] increase chances for survival of life on Earth as much as the evolution to a vegetarian diet» risulta «completamente non verificata» e «sembra una cattiva traduzione dal tedesco» della frase di Einstein correttamente tradotta in inglese come «a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind» (da una lettera del 27 dicembre 1930 a Hermann Huth, editore della rivista Vegetarische Warte, che avrebbe pubblicato la frase originale; fonte a volte erroneamente indicata come Vegetarian Watch-Tower).[fonte 146]
Citazione corretta: «Uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell'umanità». (si veda la citazione completa in Ultimate Quotable Einstein).
  • Non tutto quel che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta.
Not everything that counts can be counted, and not everything that can be counted counts.
La citazione, spesso attribuita ad Einstein, appare per la prima volta nel testo di William Bruce Cameron del 1963, Informal Sociology: A Casual Introduction to Sociological Thinking. Anche se probabilmente una delle due parti della citazione esisteva già in qualche forma differente, Cameron è stato il primo a mettere insieme le due frasi e sembra aver coniato almeno una delle due. Il primo riferimento ad Einstein risale invece al 1986, più di trent'anni dopo la morte dello scienziato, nel libro di business, Peak Performance. In tale libro si affermava che Einstein avesse scritto tale citazione sulla lavagna del suo ufficio all'Institute for Advanced Studies di Princeton. Nello stesso libro, del resto, la citazione veniva attribuita a George Pickering.[fonte 147]
La citazione, attribuita talvolta anche a Omar Bradley, apparve per la prima volta nel settembre del 1946 in un articolo di Walter Winchell. In tale articolo venivano riportate le parole di un tenente, che interrogato sulle possibili armi di una futura guerra mondiale, rispose: «I dunno, but in the war after the next war, sure as Hell, they'll be using spears!» («Non lo so, ma nella guerra dopo la prossima, sicuro come l'inferno, useranno le lance!»). La frase venne citata in diversi contesti, talvolta con qualche variazione, soprattutto in merito al tipo di arma utilizzata in un'ipotetica quarta guerra mondiale. Ad esempio Dean Arthur L. Beeley, direttore dell'University of Utah's Institute of World Affairs, nel giugno 1947 affermò che probabilmente una quarta guerra mondiale si sarebbe combattuta con «archi e frecce» («Unless the free people of the earth unite to avert World War III, it is probable — as some sage recently prophesied — that World War IV will be fought with bows and arrows.»). Nel giugno del 1948, due anni dopo la prima apparizione della citazione, in un articolo su Einstein pubblicato su The Rotarian si affermava che lo scienziato, interrogato sulle armi potenzialmente utilizzabili nella Terza guerra mondiale, avesse risposto: «I don't know. But I can tell you what they'll use in the fourth. They'll use rocks!» («Non lo so, ma posso dirvi cosa useranno nella quarta. Useranno le pietre!»). Anche nell'articolo Einstein at 70, pubblicato sul periodico Liberal Judaism nel'aprile 1949 venne attribuita ad Einstein una citazione molto simile a quella riportata su The Rotarian.[fonte 149]
  • Quando la rivoluzione scoppiò in Germania, come amante della libertà, mi aspettavo che le università la difendessero, dato che avevano sempre vantato il loro attaccamento alla causa della verità. Ma no, le università vennero subito ridotte al silenzio. Poi rivolsi le mie attese ai grandi direttori dei giornali, che in passato avevano proclamato nei loro ardenti editoriali l'amore per la libertà. Ma anch'essi, come le università, nel giro di poche settimane furono ridotti al silenzio. Infine guardai agli scrittori che, come guide intellettuali della Germania, spesso avevano scritto del ruolo della libertà nella vita moderna e constatai che essi pure tacevano.
    Soltanto la Chiesa si oppose decisamente alla campagna di Hitler per sopprimere la verità. Non mi ero mai interessato alla Chiesa prima di allora, ma adesso provo ammirazione e stima per la Chiesa, poiché sola ebbe il coraggio e la perseveranza di difendere la verità intellettuale e la libertà morale. Sono costretto ad ammettere che quel che una volta disprezzavo ora ammiro incondizionatamente.[fonte 150]
Being a lover of freedom, when the revolution came in Germany, I looked to the universities to defend it, knowing that they had always boasted of their devotion to the cause of truth; but, no, the universities immediately were silenced. Then I looked to the great editors of the newspapers whose flaming editorials in days gone by had proclaimed their love of freedom; but they, like the universities, were silenced in a few short weeks. [...] Only the Church stood squarely across the path of Hitler's campaign for suppressing truth. I never had any special interest in the Church before, but now I feel a great affection and admiration because the Church alone has had the courage and persistence to stand for intellectual truth and moral freedom. I am forced thus to confess that what I once despised I now praise unreservedly.
Questa dichiarazione venne riportata nell'articolo Religion: German Martyrs, pubblicato sul Time Magazine del 23 dicembre 1940.[fonte 151] La citazione ebbe una grande diffusione e più scrittori la interpretarono in modo diverso. In una lettera dello scienziato del 1943 indirizzata a un ministro presbiteriano, che aveva chiesto una conferma in merito alle parole riportate da Time Magazine, Einstein confermò di aver dichiarato approssimativamente qualcosa del genere, ma precisò che le dichiarazioni risalivano ai primi anni del regime nazista (ben prima del 1940) e erano state più «moderate» rispetto a quelle riportate successivamente dal Time MagazineIt is true that I made a statement which corresponds approximately with the text you quoted. I made this statement during the first years of the Nazi-Regime — much earlier than 1940 — and my expressions were a little more moderate.»).[fonte 152] Secondo lo scienziato William C. Waterhouse lo stralcio riportato dal Time Magazine sarebbe stato estrapolato da un commento casuale rilasciato dallo scienziato ad un giornalista, durante il periodo in cui Einstein viveva ancora in Germania. L'opinione di Waterhouse trova conferma in una lettera successiva dello scienziato, risalente al 14 novembre 1950.
Si tratta di una lettera di risposta ad una missiva invitagli da un pastore di una chiesa di Brooklyn, l'11 novembre 1950. Nella lettera il pastore ricordò che dopo l'avvento di Hitler, Einstein aveva rilasciato tale dichiarazione (una copia venne allegata alla lettera) e chiese gentilmente ad Einstein di inviargli una copia manoscritta di quel brano. Einstein rispose così: «Sono colpito dal tono generoso e leale della Sua lettera dell'11 novembre. Sono tuttavia un po' imbarazzato. Le parole che Lei cita non sono mie. Poco dopo l'ascesa al potere da parte di Hitler, ebbi un colloquio con un giornalista su questi argomenti. Da allora le mie osservazioni sono state rielaborate ed esagerate: non le riconosco più. Non posso trascrivere in buona fede il brano che Lei mi manda, credendolo mio. L'argomento è ancora più imbarazzante per me perché, come Lei, sono estremamente critico nei confronti degli atteggiamenti e soprattutto delle attività politiche del clero ufficiale nel corso della storia. Quindi il brano, anche se potessi trascriverlo con le mie parole originali (che non ricordo particolareggiatamente) dà un'impressione sbagliata del mio pensiero a riguardo.»[fonte 153][fonte 150]
  • Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita.[11]
If the bee disappears from the surface of the earth, man would have no more than four years to live.
Non esiste una fonte originale per questa citazione attribuita a Einstein, essa non viene menzionata in nessun documento prima del 1994. In quell'anno, la frase venne citata per la prima volta su un volantino distribuito a Bruxelles dall'Unione Nazionale Apicoltori francesi, in rivolta a causa della concorrenza del miele d'importazione. È quindi probabile che sia stata creata ad hoc per avvalorare la protesta.[fonte 154]
La prima attribuzione nota allo scienziato risale al 1997, diversi decenni dopo la sua morte. La citazione appartiene in realtà a Miguel de Unamuno ed è tratta dal suo libro Vida de Don Quijote y Sancho (1905): «Soltanto chi mette a prova l'assurdo è capace di conquistar l'impossibile.» La citazione viene spesso attribuita erroneamente anche a Maurits Cornelis Escher.[fonte 156]
I fear the day that technology will surpass our human interaction. The world will have a generation of idiots.
I fear the day when the technology overlaps with our humanity. The world will only have a generation of idiots.
La frase sul web viene spesso citata e attribuita ad Einstein sia in lingua italiana che in lingua inglese (nelle due versioni riportate), soprattutto in relazione al crescente utilizzo dei cellulari e degli smartphone e al loro impatto sulle relazioni sociali. In realtà la frase non appare in nessuno scritto di Einstein, né tanto meno nella raccolta The Ultimate Quotable Einstein (Pensieri di un uomo curioso). Inoltre non vi è alcuna evidenza che Einstein abbia mai fatto una dichiarazione del genere. La frase è stata probabilmente creata ad hoc e risale probabilmente al 2012.[fonte 160]
We use only 10 percent of our brain.
La citazione attribuita in diverse forme ad Einstein e, più in generale, la credenza sullo sfruttamento del 10% del cervello sono molto diffuse, ma entrambe false. Per approfondire vedi qui.[fonte 138]

Autobiografia scientifica[modifica]

Incipit[modifica]

Eccomi qui seduto, all'età di sessantasette anni, per scrivere quello che potrebbe essere il mio necrologio. Lo faccio non solo perché il dottor Schilpp mi ha convinto a farlo, ma perché credo effettivamente che sia bene mostrare a chi opera accanto a noi come appaia retrospettivamente la nostra fatica e la nostra ricerca. Dopo averci riflettuto, capisco che qualsiasi tentativo del genere sarà sempre inadeguato. Per quanto breve e limitata possa essere la propria vita di lavoro, e per quanto grande sia la parte di essa sprecata in errori, esporre ciò che resta e merita d'essere detto è tuttavia difficile, perché l'uomo di oggi, che ha sessantasette anni, non è affatto lo stesso che ne aveva cinquanta, trenta, o venti. Ogni ricordo appare alla luce del presente, e quindi in una prospettiva ingannevole.[fonte 161] Questa considerazione potrebbe addirittura fermarmi. Ma dalla propria esperienza si possono estrarre molte cose ancora ignote ad altre coscienze umane.

Citazioni[modifica]

  • Così io — benché figlio di genitori (ebrei) completamente irreligiosi — divenni religiosissimo; ma cessai improvvisamente di esserlo all'età di dodici anni. Attraverso la lettura di libri di divulgazione scientifica mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero, accomunando alla mia nuova fede l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un'impressione sconvolgente. Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convinzioni particolari dei diversi ambienti sociali: e questo atteggiamento non mi ha più abbandonato, anche se poi, per una più profonda comprensione delle connessioni causali, abbia perso un po' della sua asprezza primitiva.[fonte 162] (p. 62)
  • Che cos'è precisamente il «pensiero»? Quando, sotto lo stimolo di impressioni sensoriali, affiorano alla mente certe immagini, questo non è ancora «pensiero». E quando queste immagini formano sequenze in cui ciascun termine ne richiama un altro, nemmeno questo è ancora «pensiero». Ma quando una certa immagine ricorre in molte di queste sequenze, allora – proprio attraverso questa interazione – essa diventa un elemento ordinatore, poiché collega tra loro sequenze che di per sé non sarebbero collegate. Un elemento simile diventa uno strumento, un concetto. Io ritengo che il passaggio dalla libera associazione, o «sogno», al pensiero sia caratterizzato dalla funzione più o meno dominante che assume in quest'ultimo il «concetto». Non è affatto necessario che un concetto sia connesso con un segno riproducibile e riconoscibile coi sensi (una parola); ma quando ciò accade, il pensiero diventa comunicabile. (p. 63)
  • Per me non c'è dubbio che il nostro pensiero proceda in massima parte senza far uso di segni (parole), e anzi assai spesso inconsapevolmente. Come può accadere altrimenti, che noi ci «meravigliamo» di certe esperienze in modo così spontaneo? Questa «meraviglia» si manifesta quando un'esperienza entra in conflitto con un mondo di concetti già sufficientemente stabile in noi.[fonte 163] (p. 64)
  • Io distinguo da una parte la totalità delle esperienze sensibili, e dall'altra la totalità dei concetti e delle proposizioni che sono enunciati nei libri. I rapporti interni fra i diversi concetti e proposizioni sono di natura logica, e il compito del pensiero logico è strettamente limitato a stabilire tutte le connessioni interne fra concetti e proposizioni secondo regole ben definite, che sono appunto quelle della logica. I concetti e le proposizioni acquistano «significato», cioè «contenuto», solo attraverso la loro connessione con le esperienze sensibili. Questa connessione è puramente intuitiva, non è essa stessa di natura logica. Ciò che distingue la vuota fantasia dalla «verità» scientifica è il grado di certezza con cui questa connessione, cioè questa associazione intuitiva, può essere compiuta, e null'altro. (pp. 65-66)
  • Tutti i concetti, anche quelli più vicini all'esperienza, sono dal punto di vista logico convenzioni liberamente scelte [...]. (p. 66)
  • [...] non ero in grado nel campo delle matematiche, di distinguere con chiarezza e con una intuizione sicura ciò che ha importanza fondamentale, che è veramente essenziale, da tutte le rimanenti nozioni più o meno utili. D'altra parte, il mio interesse a conoscere la natura era indiscutibilmente più forte, e da studente non capivo molto bene che la possibilità di conoscere più profondamente i princìpi fondamentali della fisica è legata ai metodi matematici più complicati. Me ne resi conto solo a poco a poco, dopo anni di lavoro scientifico indipendente. Certo, anche la fisica era divisa in diversi rami, ciascuno dei quali avrebbe potuto divorare una breve vita di lavoro senza soddisfare la fame di più profonda conoscenza. Anche qui la massa di dati sperimentali collegati fra loro era enorme. Ma in questo campo imparai subito a discernere ciò che poteva condurre ai princìpi fondamentali da quella moltitudine di cose che confondono la mente e la distolgono dall'essenziale.[fonte 164] (pp. 67-68)
  • È un vero miracolo che i metodi moderni di istruzione non abbiano ancora completamente soffocato la sacra curiosità della ricerca: perché questa delicata pianticella, oltre che di stimolo, ha soprattutto bisogno di libertà, senza la quale inevitabilmente si corrompe e muore. È un gravissimo errore pensare che la gioia di vedere e di cercare possa essere suscitata per mezzo della coercizione e del senso del dovere. (p. 68)
  • Nonostante il rigoglio delle ricerche particolari, in materia di princìpi predominava una rigidezza dogmatica: in origine (se origine vi fu) Dio creò le leggi del moto di Newton insieme con le masse e le forze necessarie. Questo è tutto; ogni altra cosa risulta deduttivamente attraverso lo sviluppo di metodi matematici appropriati.[fonte 165] (p. 69)
  • Newton, perdonami; tu hai trovato la sola via che, ai tuoi tempi, fosse possibile per un uomo di altissimo intelletto e potere creativo. I concetti che tu hai creato guidano ancora oggi il nostro pensiero nel campo della fisica, anche se ora noi sappiamo che dovranno essere sostituiti con altri assai più discosti dalla sfera dell'esperienza immediata, se si vorrà raggiungere una conoscenza più profonda dei rapporti fra le cose.[fonte 166] (p. 75)
  • Una teoria è tanto più convincente quanto più semplici sono le sue premesse, quanto più varie sono le cose che essa collega, quanto più esteso è il suo campo di applicazione.[fonte 165] Per questo la termodinamica classica mi fece un'impressione così profonda. È la sola teoria fisica di contenuto universale che sono certo non sarà mai sovvertita, entro i limiti in cui i suoi concetti fondamentali sono applicabili (dedicato alla speciale attenzione di quelli che sono scettici per principio). (p. 76)
  • A questo proposito non posso fare a meno di osservare che la coppia Faraday-Maxwell aveva un'intima e notevolissima rassomiglianza con la coppia Galileo-Newton: il primo di ciascuna coppia afferrava intuitivamente le possibili relazioni, mentre il secondo le formulava esattamente e le applicava quantitativamente. (p. 76)
  • Davanti a me avevo l'esempio della termodinamica. Il principio generale era tutto in questo enunciato: le leggi della natura sono tali che è impossibile costruire un perpetuum mobile (di prima o di seconda specie). Ma come trovare un siffatto principio universale? Dopo dieci anni di riflessione, un siffatto principio risultò da un paradosso nel quale m'ero imbattuto all'età di sedici anni: se io potessi seguire un raggio di luce a velocità c (la velocità della luce nel vuoto), il raggio di luce mi apparirebbe come un campo elettromagnetico oscillante nello spazio, in stato di quiete. Ma nulla del genere sembra possa sussistere sulla base dell'esperienza o delle equazioni di Maxwell. Fin dal principio mi sembrò intuitivamente chiaro che, dal punto di vista di un tale ipotetico osservatore, tutto debba accadere secondo le stesse leggi che valgono per un osservatore fermo rispetto alla Terra. Altrimenti, come farebbe il primo osservatore a sapere, cioè come potrebbe stabilire, di essere in uno stato di rapidissimo moto uniforme?
    È chiaro che in questo paradosso è già contenuto il germe della teoria della relatività ristretta. (p. 86)
  • La teoria della relatività generale, per conseguenza, procede dal seguente principio: le leggi naturali debbono essere espresse da equazioni che siano covarianti rispetto al gruppo delle trasformazioni continue di coordinate. Questo gruppo sostituisce il gruppo delle trasformazioni di Lorentz della teoria della relatività particolare, che è un sottogruppo del primo. (pp. 93-94)
  • La fisica è un tentativo di afferrare concettualmente la realtà, quale la si concepisce indipendentemente dal fatto di essere osservata. In questo senso si parla di «realtà fisica». Prima dell'avvento della fisica quantistica, non c'era alcun dubbio in proposito: nella teoria di Newton, la realtà era rappresentata da punti materiali nello spazio e nel tempo; nella teoria di Maxwell, dal campo nello spazio e nel tempo. Nella meccanica quantistica, la rappresentazione della realtà non è cosi facile. Alla domanda se una funzione ψ della teoria quantistica rappresenti una situazione reale effettiva, nel senso valido per un sistema di punti materiali o per un campo elettromagnetico, si esita a rispondere con un semplice «sì» o «no». Perché? (p. 100)

Explicit[modifica]

Questa esposizione avrà raggiunto il suo scopo, se avrà mostrato al lettore il legame che unisce gli sforzi d'una vita, e la ragione per cui essi hanno condotto ad aspettative di natura ben definita.

Come io vedo il mondo[modifica]

Albert Einstein nel 1931

Il senso della vita

The Meaning of Life; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Qual è il senso della vita, o della vita organica in generale? Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora, ha senso porla? Io rispondo che l'uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi idoneo alla vita.[fonte 167] (p. 163)

Il mondo come io lo vedo

Da What I Believe, Forum and Century, n. 84, 1930, pp. 193-194[12]; ristampato con il titolo di The World as I See It in The World as I See It e Ideas and Opinions; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Quale straordinaria situazione è quella di noi mortali! Ognuno di noi è qui per un breve soggiorno; non sa per quale scopo, sebbene talvolta pensi di percepirlo.[fonte 168] (p. 163)
  • Cento volte al giorno, ogni giorno, io ricordo a me stesso che la mia vita, interiore ed esteriore, dipende dal lavoro di altri uomini, viventi o morti, e che io devo sforzarmi per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto e continuo a ricevere.[fonte 169] (p. 163)
  • Considero altresì che la vita semplice faccia bene a tutti, fisicamente e mentalmente.[fonte 168] (p. 163)
  • Non credo assolutamente nella libertà dell'uomo in senso filosofico. Ognuno agisce non solo sotto stimoli esterni, ma anche secondo necessità interne. (p. 163)
  • In questo senso non ho mai considerato non ho mai considerato l'agiatezza e la felicità come fini in se stessi, una tale base etica la ritengo più adatta a un branco di porci. Gli ideali che hanno illuminato il mio cammino, e che via via mi hanno dato coraggio per affrontare la vita con gioia, sono stati la verità, la bontà e la bellezza.[fonte 169] (p. 164)
  • Gli oggetti comuni degli sforzi umani – proprietà, successo pubblico, lusso – mi sono sembrati spregevoli.[fonte 170] (p. 164)
  • Il mio appassionato senso della giustizia sociale e della responsabilità sociale ha sempre contrastato curiosamente con la mia pronunciata libertà dalle necessità di un contatto diretto con altri esseri umani e comunità umane. Vado per la mia strada e non ho mai fatto parte con tutto il cuore del mio paese, della mia città, dei miei amici e neppure della mia famiglia più prossima; rispetto a tutti questi legami non ho mai perso un ostinato senso del distacco, del bisogno di solitudine – un sentimento che aumenta con il passare degli anni.[fonte 169] (p. 164)
  • Il mio ideale politico è la democrazia. Che ogni uomo sia rispettato come individuo e che nessuno venga idolatrato.[fonte 171] (p. 164)
  • È un'ironia del destino che io stesso sia stato fatto oggetto di eccessiva ammirazione e rispetto dai miei consimili, senza alcun pregio o difetto da parte mia.[fonte 169] (p. 164)
  • Un sistema autocratico di coercizione, secondo me, degenera ben presto. Perché la forza attrae uomini di bassa moralità e io credo che sia una regola invariabili che a tiranni geniali seguano dei farabutti.[fonte 172] (pp. 164-165)
  • La cosa veramente valida nello spettacolo della vita umana mi pare non lo Stato, ma l'individuo, creativo e sensibile, la personalità; solo lui crea ciò che è nobile e sublime, mentre il branco come tale resta sciocco nella mente e nei sentimenti.[fonte 173] (p. 165)
  • Questa immagine mi fa pensare al frutto peggiore della natura del branco, il sistema militare, che io aborrisco. Che un uomo possa trarre piacere dal marciare in formazione sulla scia di una banda basta a farmelo disprezzare.[fonte 174] È stato fornito del suo grande cervello solo per sbaglio; gli sarebbe bastata la spina dorsale. Questo bubbone della civilizzazione dovrebbe essere estirpato al più presto. L'eroismo comandato, la violenza senza senso e tutto quel pestilenziale nonsenso che va sotto il nome di patriottismo – quanto lo detesto! La guerra mi pare qualcosa di meschino e spregevole: preferirei essere fatto a pezzi che partecipare a una faccenda così abominevole.[fonte 175] (p. 165)
  • La cosa più lontana dalla nostra esperienza è ciò che è misterioso. È l'emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo conosce e non è più in grado di meravigliarsi, e non prova più stupore, è come morto, una candela spenta da un soffio.[fonte 176] Fu l'esperienza del mistero – seppure mista alla paura – che generò la religione. Sapere dell'esistenza di qualcosa che non possiamo penetrare, sapere della manifestazione della ragione più profonda e della più radiosa bellezza, accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più elementari – questo sapere e questa emozione costituiscono la vera attitudine religiosa; in questo senso, e solo in questo, sono un uomo profondamente religioso. (p. 165)
  • Non posso concepire un Dio che premia e punisce le sue creature, o che possiede una volontà del tipo che noi riconosciamo in noi stessi. Un individuo che sopravvivesse alla propria morte fisica è totalmente lontano dalla mia comprensione, né vorrei che fosse altrimenti; tali nozioni valgono per le paure o per l'assurdo egoismo di anime deboli.[fonte 177] (pp. 165-166)
  • A me basta il mistero dell'eternità della vita e la vaga idea della meravigliosa struttura della realtà, insieme allo sforzo individuale per comprendere un frammento, anche il più piccino, della ragione che si manifesta nella natura.[fonte 177] (p. 166)

Bene e male

Good and Evil; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Per capirci, non sono i frutti della ricerca scientifica a elevare l'uomo e ad arricchire la sua natura, ma lo stimolo a comprendere, il lavoro intellettuale, creativo o ricettivo.[fonte 178] (p. 167)

Il valore di un essere umano

The True Value of a Human Being; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Il vero valore di un essere umano è determinato, in prima istanza, dalla misura e dal senso in cui ha raggiunto la liberazione dal .[fonte 179] (p. 167)

Società e personalità

Da Society and Personality, 1932; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all'esistenza di altri esseri umani. Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli animali sociali. (p. 167)
  • [...] siamo obbligati perciò ad ammettere che dobbiamo il nostro principale vantaggio sulle bestie al fatto che viviamo in una società umana. (p. 168)
  • Senza personalità creative, che pensano e giudicano indipendentemente, il progresso della società è impensabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza il terreno fertile della comunità.[fonte 180] (p. 168)
  • Nel giro di due settimane masse, come greggi, possono essere portate dai giornali a uno stato di furia eccitata tale che gli uomini sono pronti ad indossare l'uniforme, a uccidere e a farsi uccidere, in nome delle mire inutili di pochi gruppi interessati. Il servizio militare obbligatorio mi sembra il sintomo più disgraziato di questa mancanza di dignità personale di cui oggi soffre l'umanità civilizzata. (p. 169)

Discorso sulla tomba di H.A. Lorentz

Dal discorso sulla tomba di Hendrik Lorentz, 1928; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

«La sua vita era organizzata come un'opera d'arte fin nel minimo dettaglio. La sua immancabile gentilezza, la magnanimità e il suo senso della giustizia, uniti ad una comprensione intuitiva della gente e delle cose, lo portavano a essere guida in ogni suo campo. Tutti erano contenti di seguirlo perché sentivano che non si esponeva mai per dominare, ma semplicemente per essere utile.» [riferito a Hendrik Lorentz]
  • La sua vita era organizzata come un'opera d'arte fin nel minimo dettaglio. La sua immancabile gentilezza, la magnanimità e il suo senso della giustizia, uniti ad una comprensione intuitiva della gente e delle cose, lo portavano a essere guida in ogni suo campo.[fonte 181] Tutti erano contenti di seguirlo perché sentivano che non si esponeva mai per dominare, ma semplicemente per essere utile. (pp. 169-170)

Congratulazioni al dottor Solf

Da Congratulations to Dr. Solf, 25 ottobre 1932, tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • La specializzazione in ogni campo dell'attività intellettuale sta aprendo un vuoto sempre più vasto fra gli intellettuali e i non specialisti, che rende ancor più difficile per la vita della nazione di venir fertilizzata e arricchita dai risultati ottenuti dall'arte e dalla scienza. Tuttavia il contatto fra l'intellettuale e le masse non deve andare perduto. È necessario, per il progresso della società e non di meno per rinnovare la forza dell'intellettuale; perché il fiore della scienza non cresce nel deserto. (p. 175)

Sulla ricchezza

Da Of Wealth tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Sono assolutamente convinto che nessuna ricchezza al mondo possa far avanzare l'umanità, neppure se è nelle mani dei più fedeli lavoratori per questa causa. L'esempio di personaggi grandi e puri è l'unica cosa capace di produrre idee illustri e azioni nobili. Il denaro richiama solo l'egoismo e induce sempre, irresistibilmente, chi lo possiede ad abusarne. Qualcuno riesce ad immaginarsi Mosè, Gesù o Ghandi armati di borse di studio?[fonte 170] (p. 176)

Religione e scienza

Da Religion and Science, New York Times Magazine, 9 novembre 1930, pp. 1-4; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato è volto a soddisfare i bisogni e a placare il dolore. Lo si deve sempre ricordare se si vogliono capire i movimenti spirituali e il loro sviluppo. Sentimento e desiderio sono le forze causali dietro ogni sforzo e creazione umana, per quanto eccelsa quest'ultima ci si presenti.[fonte 177] (p. 178)
  • Per quel che riguarda l'uomo primitivo è soprattutto la paura a evocare nozioni religiose [...]. (p. 178)
  • Tuttavia c'è un terzo stato di esperienza religiosa che li riguarda tutti, sebbene solo raramente si trovi nella sua forma pura, e che chiameremo sentimento religioso cosmico. È molto difficile spiegare questo sentimento a chi ne sia totalmente privo, specialmente perché non c'è alcun concetto antropomorfico di Dio che vi corrisponde. L'individuo percepisce l'inutilità dei desideri e degli scopi umani e la sublimità e l'ordine meraviglioso che si manifestano in natura e nel mondo del pensiero. Considera l'esistenza individuale come una sorta di prigione e vuole indagare l'universo come un tutto unico pieno di significato. [...] Grandi spiriti religiosi di tutti i tempi si sono distinti per questo tipo di sentimento religioso che non conosce né dogmi né un Dio concepito a immagine dell'uomo; così non vi può essere una Chiesa i cui insegnamenti centrali vi siano basati. [...] Secondo me, la funzione più importante dell'arte e della scienza è proprio quella di risvegliare questo sentimento e tenerlo vivo in quelli che non sono in grado di sentirlo.[fonte 177] (pp. 179-180)
  • L'uomo che è completamente convinto dell'azione universale della legge della causalità non può, nemmeno per un istante, soffermarsi sull'idea di un essere che interferisce nel corso degli eventi – cioè se prende l'ipotesi della causalità veramente sul serio.[fonte 177] (p. 180)
  • Il comportamento etico di un uomo dovrebbe in realtà basarsi sulla solidarietà, l'educazione e i legami sociali; non è necessario alcun fondamento religioso. L'uomo si troverebbe in una ben triste situazione se dovesse venir trattenuto dalla paura di una punizione e dalla speranza di una ricompensa dopo la morte.[fonte 177] (p. 180)
  • D'altra parte ritengo che il sentimento religioso cosmico sia il più forte e nobile incitamento alla ricerca scientifica.[fonte 177] (p. 180)

La religiosità della scienza

The Religiousness of Science; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Fra le menti scientifiche più profonde difficilmente ne troverete una priva di un particolare sentimento religioso tutto suo. Tuttavia è diverso dalla religione dell'uomo semplice. Per quest'ultimo Dio è un essere dalla cui attenzione si spera di trarre beneficio e di cui si teme la punizione; una sublimazione di un sentimento simile a quello di un figlio verso il padre, un essere con cui in qualche modo si ha una relazione personale, per quanto profondamente possa essere mista a paura.[fonte 177] (p. 181)
  • Non vi è nulla di divino nella moralità, è una faccenda puramente umana.[fonte 182] (p. 181)
  • Ma lo scienziato è posseduto dal senso di causalità cosmica. [...] Il suo sentimento religioso prende la forma di uno stupore rapito davanti all'armonia della legge naturale, che rivela un'intelligenza di tale superiorità che, al confronto, tutto il pensiero e l'agire sistematici degli esseri umani sono un riflesso assolutamente insignificante. [...] Questo sentimento è indubbiamente molto vicino a quello che ha posseduto gli spiriti religiosi di tutti i tempi.[fonte 167] (p. 181)

Alcuni appunti sulle mie impressioni americane

Da un'intervista al Nieuwe Rotterdamsche Courant, 4 luglio 1921; citato nel Berliner Tageblatt, 7 luglio 1921; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • La seconda cosa che colpisce il visitatore è l'atteggiamento gioioso e positivo verso la vita. Il sorriso sui volti della gente nelle fotografie è sintomatico di una delle più grandi qualità dell'americano. È amichevole, fiducioso, ottimista e senza invidia. L'europeo trova che il rapporto con gli americani è facile e gradevole.[fonte 183] (p. 188)
  • L'americano persegue l'ambizione, il futuro, molto più di quanto lo faccia l'europeo. la vita per lui non è mai essere, ma sempre diventare. [...] è meno individualista dell'europeo – in particolare dal punto di vista psicologico, non economico. Viene data più enfasi al "noi" che all'"io".[fonte 183] (p. 188)
  • Il prestigio del governo è stato senza dubbio diminuito considerevolmente dalle leggi proibizioniste. Perché nulla è più distruttivo del rispetto per il governo e la legge del paese che promulgare delle leggi che non si possono far rispettare con la forza. È un segreto di Pulcinella che il pericoloso aumento del crimine in questo paese è strettamente connesso a queste leggi.[fonte 163] (p. 189)
  • Il locale pubblico è un luogo che dà alla gente l'occasione per scambiare opinioni e idee sulle questioni dello Stato. Per quanto io possa vedere, qui la gente non ha la possibilità di farlo e ne segue che la stampa, principalmente controllata da precisi interessi, ha un'influenza eccessiva sulle opinioni della gente.[fonte 184] (p. 189)
Einstein riceve la cittadinanza americana

Risposta alle donne d'America

Da un messaggio del 4 gennaio 1928; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Mai fino ad ora avevo sperimentato da parte del gentil sesso un rifiuto tanto energico di tutti i tentativi di approccio; o, se mi è accaduto, mai da così tante tutte insieme.[13][fonte 183] (p. 190)
  • Perché si dovrebbe aprire la porta a una persona che divora il capitalismo ben cotto con lo stesso appetito e gusto del minotauro cretese che nei tempi andati divorava dolci ragazze greche, e in soprammercato è abbastanza franco da evitare ogni guerra, tranne quella inevitabile con la propria moglie?[fonte 185] (p. 190)

Discorso all'incontro studentesco sul disarmo

Da un discorso a un gruppo di studenti tedeschi pacifisti, intorno al 1930; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • La gente cerca di minimizzare il pericolo limitando gli armamenti e promulgando leggi restrittive per la conduzione della guerra. Ma la guerra non è un gioco di famiglia in cui i giocatori sono lealmente ligi alle regole. Dove sono in ballo la vita e la morte, obblighi e regole vengono meno.[fonte 175] (p. 192)

La Conferenza sul disarmo del 1932

Da The Disarmament Conference of 1932; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Tuttavia tutti quelli che hanno a cuore la civiltà e la giustizia devono esercitare tutta la loro forza per convincere i propri simili della necessità di sottomettere tutti i paesi a un obbligo internazionale di questo genere.[fonte 186] (I, p. 201)

Il pacifismo attivo

Da Jewish Ideals; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Fintanto che esistono degli eserciti, ogni lite più seria porterà alla guerra. Un pacifismo che non prova di fatto a impedire alle nazioni di armarsi è e deve rimanere impotente.[fonte 186] (p. 206)

Lettera a un amico della pace

tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Non possiamo disperarci per l'umanità, perché siamo noi stessi degli esseri umani. (p. 207)

Una terza lettera

Da una lettera a un amico pacifista; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • La gente mi lusinga fintanto che io non intralcio il suo cammino. Ma se dirigo i miei sforzi verso obiettivi che non gli aggradano, mi rivolge immediatamente insulti e calunnie in difesa dei suoi interessi.[fonte 187] (p. 208)

Manifesto

Marzo 1933; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • Fintanto che posso scegliere, voglio stare in un paese dove la libertà, la tolleranza e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge siano la regola. [...] Queste condizioni non ci sono in Germania attualmente.[fonte 171] (p. 217)

Ideali ebraici

Da Jewish Ideals; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • La ricerca del sapere fine a se stesso, un amore quasi fanatico per la giustizia e il desiderio di indipendenza personale: sono questi i tratti della tradizione ebraica che mi fanno rendere grazie alle stelle perché ne faccio parte.[fonte 188] (p. 225)

Esiste un punto di vista ebraico?

Da Is There a Jewish Point of View?; tradotto in Il mondo come io lo vedo, 2015.

  • La vita dell'individuo ha senso fintanto che aiuta nel rendere più nobile e più bella la vita di ogni cosa vivente. La vita è sacra – vale a dire che è il supremo valore, cui sono subordinati tutti gli altri valori. Il considerare come sacra la vita sopra-individuale porta con sé un rispetto per tutto ciò che è spirituale – una particolare caratteristica della tradizione ebraica.[fonte 189] (p. 225)
  • Il giudaismo non è una dottrina: il Dio ebraico è semplicemente la negazione della superstizione, un esito immaginario della sua negazione. È altresì un tentativo di basare la legge morale sulla paura, un tentativo deplorevole e disdicevole. Eppure mi sembra che la forte tradizione morale della nazione ebraica si sia in larga parte liberata da questa paura. È chiaro anche che "servire Dio" era equiparato a "servire il vivente". I migliori del popolo ebraico, specialmente i profeti e Gesù, hanno lottato instancabilmente per questo.[fonte 190] (p. 226)

La ricerca scientifica

Da On Scientific Truth e Principles of Research (discorso per il settantesimo compleanno di Max Planck, 1918); pubblicati in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotti in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Non è facile definire chiaramente il termine "verità scientifica": del pari, il senso della parola "verità" è diverso a seconda che si riferisca a fatti psicologici, a una proporzione matematica o a una teoria di scienza naturale. Ma non posso proprio farmi un'idea chiara di ciò che s'intende per "verità religiosa". (Verità scientifica e no, p. 61)
  • La ricerca scientifica può diminuire la superstizione incoraggiando il ragionamento e l'esplorazione causale. È certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po' delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso. (Verità scientifica e no, p. 61)
  • Quale varietà di stili nel tempio della scienza! E come diversi sono gli uomini che lo frequentano e diverse le forze morali che ve li hanno condotti! Più di uno si dedica alla scienza con la gioia di rendersi conto delle proprie superiori facoltà intellettuali: per lui la scienza è lo sport preferito che gli permette di vivere una vita intensa e di appagare le sue ambizioni. Ve ne sono anche molti i quali, unicamente allo scopo utilitario, vogliono portare la loro offerta alla effervescenza del cervello. Basterebbe che un angelo divino cacciasse dal tempio gli uomini di queste categorie e l'edificio rimarrebbe vuoto in modo inquietante, se non vi restassero alcuni uomini del presente e del passato: di questo numero fa parte il nostro Plank ed è questa la ragione per cui lo amiamo. (I fondamenti della ricerca, pp. 62-63)
  • Io credo con Schopenhauer che l'impulso più potente che li spinge verso l'arte e la scienza è il desiderio di evadere dalla vita d'ogni giorno con la sua dolorosa crudezza e il suo vuoto senza speranza di sfuggire alle catene dei desideri individuali più sensibili fuori del loro io individuale, verso il mondo della contemplazione e del giudizio obiettivo.[fonte 191] (I fondamenti della ricerca, pp. 63-64)
  • La missione più alta del fisico è dunque la ricerca di queste leggi elementari, le più generali, dalle quali si parte per raggiungere, attraverso semplici deduzioni, la immagine del mondo. (I fondamenti della ricerca, p. 66)
  • Il desiderio ardente di una visione di questa armonia prestabilita è la fonte della perseveranza e della pazienza inesauribile con la quale vediamo Planck dedicarsi ai problemi più generali della nostra scienza senza lasciarsi distogliere da mete più facilmente raggiungibili e più utilitarie. Ho sovente inteso dire che alcuni colleghi attribuivano questo modo di agire a una energia, a una disciplina straordinarie! Credo che abbiano del tutto torto. Lo stato sentimentale che rende idoneo a simili azioni rassomiglia a quello dei religiosi o degli amanti: lo sforzo giornaliero non deriva da un calcolo o da un programma, ma da un bisogno immediato.[fonte 191] (I fondamenti della ricerca, pp. 67-68)
  • [...] possa egli [Max Planck] riuscire a unire la teoria dei quanti all'elettrodinamica e alla meccanica, in un sistema costituente logicamente un tutto. (I fondamenti della ricerca, p. 68)

I quanti di Planck

Da Inaugural Address to the Prussian Accademy of Sciences, 2 luglio 1914; pubblicato in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotto parzialmente in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Con questa ipotesi dei quanti, egli [Max Planck] ha capovolto la meccanica classica, nel caso in cui masse sufficientemente piccole si spostano con velocità che toccano valori assai piccoli e accelerazioni sufficientemente grandi. Di modo che oggi non possiamo più considerare valide le leggi del movimento di Galileo e di Newton se non come leggi-limite. (p. 69)
  • Abbiamo dimostrato che la fisica induttiva pone delle questioni alla fisica deduttiva e viceversa e che la risposta a queste questioni esige la tensione di tutti gli sforzi. (p. 72)

La questione del metodo

Da On the Method of Theoretical Physics, The Herbert Spencer Lecture delivered at Oxford, June 10, 1933, Clarendon Press, Oxford, 1933, pp. 15-; ripubblicato successivamente in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotto in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Se volete imparare qualche cosa dai fisici teorici sui metodi che essi impiegano, vi consiglio di osservare questo principio: non ascoltate i loro discorsi, ma attenetevi alle loro azioni. (p. 73)
  • Noi onoriamo l'antica Grecia come la culla della scienza occidentale. Là, per la prima volta, è stato creato un sistema logico, meraviglia del pensiero, i cui enunciati si deducono così chiaramente gli uni dagli altri che ciascuna delle proposizioni dimostrate non solleva il minimo dubbio: si tratta della geometria di Euclide. Quest'opera ammirevole della ragione ha dato al cervello umano la più grande fiducia nei suoi sforzi ulteriori. Colui che nella sua prima giovinezza non ha provato entusiasmo davanti a quest'opera non è nato per fare lo scienziato teorico. (pp. 74-75)
  • Il pensiero logico, da solo, non ci può fornire conoscenze sul mondo dell'esperienza e termina in essa. Le proposizioni puramente logiche sono vuote davanti alla realtà. È grazie a questa conoscenza e soprattutto per averla fatta penetrare a colpi di martello nel mondo della scienza, che Galileo è diventato il padre della fisica moderna e soprattutto delle scienze naturali moderne. (p. 75)
  • La ragione dà la struttura del sistema: in contenuto delle esperienze e le loro relazioni reciproche devono, grazie alle proposizioni conseguenti della teoria, trovare la loro rappresentazione. (pp. 76-77)
  • Osserviamo nondimeno che l'idea di spazio assoluto, che implica quella di riposo assoluto, era per Newton fonte di inquietudine [...]. (p. 78)
  • L'esperienza resta naturalmente l'unico criterio per utilizzare una costruzione matematica per la fisica; ma è nella matematica che si trova il principio veramente creatore. Da un certo punto di vista, riconosco che il pensiero puro è capace di afferrare la realtà, come gli antichi pensavano. (p. 81)

Evoluzione della fisica: Kepler e Newton

Da Johannes Kepler (Über Kepler, Frankfurter Zeitung, 9 novembre 1930, p. 16) e The Mechanics of Newton And Their Influence On The Development Of Theoretical Physics (Newtons Mechanik und ihr Einfluss auf die Gestaltung der theoretischen Physik, Naturwissenschaften, 1927, XV, pp. 273-276); pubblicati in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotti in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Per capire quanto fosse difficile il compito di determinare il movimento reale di rotazione bisogna comprendere quel che segue. Non si vede mai dove si trova realmente un pianeta in un determinato momento; si vede soltanto in quale direzione esso è visto dalla Terra la quale descrive, essa stessa, una curva di natura sconosciuta intorno al Sole. Le difficoltà parevano dunque insormontabili. (p. 88)
  • In epoche turbate e angosciate come la nostra, in cui è difficile trovare gioia negli uomini e nel corso degli eventi umani, è particolarmente consolante evocare il ricordo di un uomo così grande, così sereno quale Kepler. Egli viveva in un'epoca in cui l'esistenza di leggi generali per i fenomeni naturali non era affatto stabilita con certezza. Quanto grande doveva essere la sua fede in queste leggi per dargli la forza di consacrare dozzine d'anni ad un lavoro paziente e difficile, nell'isolamento, senza alcun appoggio, poco compreso dai suoi contemporanei, alla ricerca empirica del movimento dei pianeti e delle leggi matematiche di questo movimento. (pp. 93-94)
  • All'ammirazione per quest'uomo sublime deve aggiungersi un altro sentimento di ammirazione e di venerazione che va non più a un essere umano, ma all'armonia misteriosa della natura nella quale siamo nati. Fin dall'antichità gli uomini hanno immaginato le curve rispondenti a leggi per quanto possibile semplici: fra esse, vicino alla retta, l'ellisse e l'iperbole. Ora vediamo queste forme realizzate nelle traiettorie descritte dai corpi celesti, almeno con grande approssimazione. Sembra che la natura umana sia tenuta a costruire indipendentemente le forme prima di poterne dimostrare l'esistenza nella natura. (p. 94)
  • Risalta meravigliosamente bene dai lavori mirabili ai quali Kepler ha consacrato la sua vita, che la conoscenza non può derivare dall'esperienza sola, ma che occorre il paragone fra ciò che lo spirito umano ha concepito e ciò che ha osservato. (p. 94)
  • Come nessun altro ha mai fatto prima o dopo di lui, Newton ha indicato il cammino al pensiero, allo studio e alla formazione pratica dell'occidente. Egli non è soltanto il creatore geniale di particolari metodi direttivi, egli ha anche dominato in modo singolare gli elementi empirici conosciuti nel suo tempo e il suo spirito è apparso meravigliosamente ingegnoso nell'argomentazione matematica e fisica. Per tutte queste ragioni egli è degno della nostra alta venerazione. Ma questa nobile figura ha un'importanza anche maggiore di quella dovuta alla sua autorità di maestro perché la sorte lo ha collocato a una svolta dello sviluppo dello spirito umano. Per rendercene esattamente conto, non dobbiamo dimenticare che, prima di Newton, non esisteva alcun sistema ben definito di causalità fisica capace di cogliere i tratti più profondi del mondo dell'esperienza. (pp. 96-97)
  • L'avere avuto la concezione netta della legge differenziale è uno dei più grandi meriti del genio di Newton. (p. 97)
  • I principî fondamentali di Newton erano tanto soddisfacenti dal punto di vista della logica che furono necessari i fatti sperimentali per dare l'impulso a nuovi slanci. Prima di trattare quest'argomento, devo sottolineare che Newton stesso conosceva i lati deboli della sua costruzione meglio degli scienziati che lo hanno seguito. Questa circostanza mi ha sempre riempito d'ammirazione e di venerazione [...]. (pp. 102-103)

Evoluzione del concetto di realtà fisica

Da Clerk Maxwell's Influence on the Evolution of The Idea of Physical Reality in James Clerk Maxwell: A Commemoration Volume, University press, Cambridge, 1931, pp. 66–73; ripubblicato successivamente in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotto in Come io vedo il mondo, 1971.

  • La fede in un mondo esteriore indipendente dall'individuo che lo esplora è alla base di ogni scienza della natura. Poiché tuttavia le percezioni dei sensi non dànno che indizi indiretti su questo mondo esteriore, su questo «reale fisico», quest'ultimo non può essere afferrato da noi che per via speculativa. Ne deriva che le nostre concezioni del reale fisico non possono mai essere definitive. (p. 111)
  • Fu allora che avvenne il grande sconvolgimento al quale resteranno sempre legati i nomi di Farady, Maxwell e Hertz; ma è Maxwell che in questa rivoluzione ha avuto la parte del leone. Egli ha dimostrato che quanto si conosceva allora intorno alla luce e ai fenomeni elettromagnetici è rappresentato dal suo noto sistema doppio delle equazioni differenziali parziali, nelle quali il campo elettrico e il campo magnetico intervengono come variabili dipendenti. Maxwell a dire il vero ha cercato di dare una base a queste equazioni o di giustificarle per mezzo delle idee della meccanica. (p. 116)
  • [...] prima di Maxwell si immaginava la realtà fisica (in quanto rappresentante i fenomeni della natura), come punti materiali le cui modifiche consistono soltanto in movimenti, regolati da equazioni differenziali parziali. Dopo Maxwell si è concepita la realtà fisica come rappresentata da campi continui, non meccanicamente spiegabili, regolati da equazioni differenziali parziali. Questo cambiamento nella concezione della realtà è il cambiamento più profondo e più fecondo che la fisica abbia subìto dopo Newton; [...]. (p. 117)

Caratteri della teoria della relatività

Da On The Theory of Relativity, lezione al King's College sullo sviluppo e la posizione attuale della relatività, 1921, in Nation and Atheneaum, XXIX, pp. 431-sg.[14]; ripubblicato successivamente in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotto in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Nel considerare la natura specifica della teoria della relatività, tengo a mettere in evidenza che questa teoria non è di origine speculativa, ma che la scoperta è dovuta completamente e unicamente al desiderio di adattare, quanto meglio possibile, la teoria fisica ai fatti osservati. Non si tratta di un atto rivoluzionario, ma dell'evoluzione naturale di una linea seguita da secoli. Non è a cuor leggero che si sono abbandonate certe idee, considerate fino ad allora come fondamentali, sullo spazio, il tempo e il movimento; il che è stato imposto unicamente dall'osservazione di alcuni fatti. (p. 121)

Lo spazio, l'etere e il campo

Da The Problem of Space, Ether and the Field in Physics (Das Raum-, Äther-, und Feld-problem der Physik)[15] pubblicato in Mein Weltbild e successivamente in Essays in Science; tradotto in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Il ragionamento scientifico è il perfezionamento del pensiero prescientifico. (p. 137)
  • I concetti non acquistano un fondo interiore se non sono legati, sia pure indirettamente, con le esperienze dei sensi. (p. 137)
  • [...] le idee si riferiscono alle esperienze dei sensi, ma non possono mai derivarne logicamente. Per questa ragione non ho mai potuto comprendere la questione dell'a priori nel senso di Kant. (p. 140)
  • La grande superiorità della teoria cartesiana non consiste soltanto nel fatto d'aver messo l'analisi al servizio della geometria. Secondo me, il punto capitale è questo, la geometria dei greci dà la preferenza a certe forme (retta, piano); altre, per esempio l'ellisse, non le sono accessibili se non in quanto costruite o definite con l'aiuto di forme come il punto, la retta e il piano. Invece nella dottrina cartesiana tutte le superfici, ad esempio, sono equivalenti per principio e la preferenza nell'edificio geometrico non è deliberatamente accordata alla forma lineare. (pp. 142-143)
  • Se si considera la geometria come la dottrina delle leggi della posizione reciproca dei corpi praticamente rigidi, questa scienza deve essere ritenuta il ramo più antico della fisica. Essa ha potuto svilupparsi, come abbiamo già fatto notare, senza l'idea di spazio in quanto spazio, poiché si è accontentata di forme ideali, di corpi, punti, rette, piani, distanze. (p. 143)
  • Senza dubbio, anche qui, il fatto sperimentale è la guida onnipossente; ma il suo verdetto non è applicabile che basandosi su un lavoro potente e delicato, che ha in primo luogo stabilito i vincoli fra gli assiomi e gli eventi verificabili. E il teorico deve eseguire questo lavoro gigantesco con la chiara coscienza di essere forse chiamato a giustificare la condanna a morte della sua teoria. Non si deve biasimare, tacciandolo di soverchia fantasia, il teorico che intraprende questo studio: ma bisogna al contrario provare la sua fantasia, perché, tutto ben considerato, non c'è per lui altro cammino per arrivare allo scopo: in ogni caso non è una fantasia senza disegno, ma una ricerca eseguita in vista di possibilità logicamente più semplici e delle loro conseguenze. (pp. 149-150)
  • Senza dubbio la gravitazione è stata riportata alla struttura dello spazio; ma, al di fuori del campo di gravitazione, c'è ancora il campo elettromagnetico; è stato necessario introdurre questo ultimo nella teoria, come una formazione indipendente dalla gravitazione. Nell'equazione di condizione per il campo si sono dovuti introdurre alcuni termini supplementari corrispondenti all'esistenza del campo elettromagnetico. Ma il pensiero teoretico non saprebbe sopportare l'idea che ci sono due strutture di spazio indipendenti l'una dall'altra: una di gravitazione metrica, l'altra elettromagnetica. S'impone la convinzione che queste due specie di campo devono corrispondere a una struttura unitaria dello spazio. Ora la «teoria del campo unitario», che si presenta come un'estensione matematicamente indipendente della teoria della relatività generalizzata, cerca di rispondere a questo postulato. (pp. 155-156)

Origine della teoria della relatività generalizzata

Da una conferenza all'Università di Glasgow, 20 giugno 1933; riportato con il titolo di Notes on the Origins of the General Theory of Relativity in Mein Weltbild ed Essays in Science; tradotto in Come io vedo il mondo, 1971.

  • Qualche informazione storica sul mio lavoro scientifico. Non è che io sopravvaluti indebitamente l'importanza del mio sforzo: ma descrivere la storia del lavoro degli altri suppone una indagine del pensiero altrui, il che è piuttosto compito di personalità esercitate in lavori storici, mentre il dare spiegazioni sui propri pensieri anteriori sembrerebbe incomparabilmente più facile; ci si trova qui in una situazione di gran lunga più favorevole, e non si deve, per modestia, lasciar sfuggire l'occasione. (p. 161)
  • Ma queste ricerche, piene di presentimenti, perseguite nell'ombra per lunghi anni, quell'ardente desiderio di raggiungere lo scopo, quelle alternative di fiducia e di stanchezza, quell'improvviso irrompere della verità luminosa, tutto questo insomma non può essere veramente conosciuto che da colui che l'ha vissuto.[fonte 178] (p. 170)

Il lato umano[modifica]

Einstein con la moglie Elsa

Incipit[modifica]

Un giorno ricevetti all'Ufficio brevetti di Berna una grande busta dalla quale estrassi un foglio dall'aspetto ufficiale. Recava in eleganti caratteri (mi pare che fosse addirittura in latino)[16] un messaggio che mi parve impersonale e di scarso interesse. Finì subito nel cestino. Più tardi appresi che si trattava dell'invito alle celebrazioni in memoria di Calvino e dell'avviso che avrei ricevuto la laurea honoris causa dall'università di Ginevra[17]. Evidentemente la gente dell'università interpretò nel senso giusto il mio silenzio e quindi si rivolse al mio amico e allievo Lucien Chavan, ginevrino di origine e allora residente a Berna. Mi convinse ad andare a Ginevra, spiegandomi che praticamente non era possibile rifiutare l'invito; però non mi diede ulteriori chiarimenti.

Citazioni[modifica]

  • Con la fama divento sempre più stupido, un fenomeno molto comune d'altronde. C'è una tale sproporzione tra quello che uno è e quello che gli altri pensano che egli sia, o almeno quello che dicono di pensare che sia![fonte 192] C'è una tale sproporzione tra quello che uno è e quello che gli altri pensano che egli sia, o almeno quello che dicono di pensare che sia![fonte 193] (p. 8)
  • Non preoccuparti delle difficoltà che incontri in matematica; ti posso assicurare che le mie sono ancora più grosse.[fonte 194] (p. 8)
  • Un uomo contento è troppo soddisfatto del presente per pensare molto al futuro.[fonte 195] (p. 12)
  • Nelle nostre ricerche fondamentali nel campo della fisica andiamo a tastoni; nessuno ha fiducia in quel che il collega cerca di sperimentare con tanta speranza.[fonte 196] (p. 15)
  • Anch'io dovevo diventare ingegnere. Ma trovai intollerabile l'idea di applicare il genio creativo a problemi che non fanno che complicare la vita quotidiana – e tutto ciò unicamente al triste scopo di guadagnare denaro. Pensare solo per il piacere di pensare, come nella musica!...[fonte 197] (p. 16)
  • Per quel che riguarda la ricerca della verità, le mie faticose indagini, con i molti vicoli ciechi, mi hanno insegnato quant'è difficile fare un passo sicuro, anche piccolo, nella conoscenza di ciò che è essenziale.[fonte 198] (p. 17)
  • Lo scienziato teorico non è da invidiare. Perché la Natura, o più esattamente l'esperimento, è un giudice inesorabile e poco benevolo del suo lavoro. Non dice mai «Sì» a una teoria: nei casi più favorevoli risponde: «Forse»; nella stragrande maggioranza dei casi, dice semplicemente: «No». Quando un esperimento concorda con una teoria, per la Natura significa «Forse»; se non concorda, significa «No». Probabilmente ogni teoria un giorno o l'altro subirà il suo «No»; per quasi tutte ciò avviene subito dopo la formulazione.[fonte 199] (pp. 17-18)
  • Bisogna essere particolarmente critici nei confronti del proprio lavoro. Si può sperare che la gente continui a leggervi solo se, per quanto possibile, si scarta tutto quello che non è rilevante.[fonte 200] (p. 20)
  • Sono state pubblicate sul mio conto tante di quelle fandonie e sfrontate menzogne che, se ci avessi prestato attenzione, ci avrei lasciato ad tempo la pelle. Bisogna consolarsi pensando che il tempo ha un setaccio attraverso il quale la maggior parte di queste cose importanti finisce nel mare dell'oblio; e quel che rimane dopo la selezione è spesso ancora brutto e meschino.[fonte 201] (p. 20)
  • Ogni mio squittio diventa uno squillo di tromba.[fonte 202] (p. 21)
  • Non ho mai visto una burrasca come quella di stanotte... Il mare ha un aspetto di indescrivibile grandiosità, specialmente quando è illuminato dal sole. Ci si sente immersi nella natura. Ancora più del solito si avverte la nullità dell'individuo e questo ci riempie di felicità.[fonte 203] (p. 22)
  • Misurato obiettivamente, quanto l'uomo con i suoi sforzi appassionati riesce a strappare alla verità è parte minima. Ma quegli sforzi ci liberano dalle catene dell'io e ci rendono compagni degli uomini migliori e più grandi.[fonte 204] (p. 23)
  • È maledettamente ignorante il fisico teorico davanti alla natura e davanti ai suoi allievi![fonte 205] (p. 23)
  • Se parliamo dello scopo e del fine di un'azione, in effetti ci domandiamo quali aspirazioni si realizzano mediante questa azione e le eventuali conseguenze; oppure quali conseguenze negative si possono evitare? Certo, si può parlar in termini specifici dello scopo di un'azione dal punto di vista della comunità alla quale appartiene l'individuo. In questo caso, lo scopo dell'azione ha un rapporto perlomeno indiretto con la realizzazione delle aspirazioni degli individui che formano la società.[fonte 206] (p. 25)
  • Le dirò francamente che non approvo i genitori che influenzano i figli nelle decisioni determinanti per la loro vita futura: sono problemi che ognuno deve risolvere da solo. Tuttavia se vuole prendere una decisione alla quale i suoi si oppongono, deve porsi questa domanda: sono, in fondo, abbastanza indipendente per agire contro la volontà dei miei genitori senza perdere il mio equilibrio interiore?[fonte 207] (pp. 26-27)
  • È vero che la comprensione della verità non è possibile senza una base empirica. Tuttavia più andiamo a fondo, più diventano esaurienti e ampie le nostre teorie, meno abbiamo bisogno di conoscenze empiriche per definire quelle teorie.[fonte 208] (pp. 27-28)
  • O Giovinezza: sai che la tua non è la prima generazione ad aspirare a una vita piena di bellezza e di libertà? Sai che tutti i tuoi antenati sentivano quello che senti tu oggi – e poi furono vittime dell'odio e dell'infelicità?
    Sai che i tuoi ardenti desideri si realizzeranno solo se sarai capace di amore e comprensione per uomini, animali, piante e stelle, così che ogni gioia sarà la tua gioia e ogni dolore il tuo dolore? Apri i tuoi occhi, il tuo cuore, le tue mani e fuggi quel veleno che i tuoi antenati hanno succhiato così avidamente dalla Storia. Soltanto allora il mondo intero diventerà la tua patria e il tuo lavoro e i tuoi sforzi diffonderanno benedizioni.[fonte 209] (pp. 28-29)
  • [...] chi s'impegna seriamente nella ricerca scientifica finisce sempre per convincersi che nelle leggi dell'Universo si manifesta uno Spirito infinitamente superiore allo spirito umano; noi, con le nostre deboli energie, non possiamo far altro che riconoscere la nostra inferiorità nei suoi confronti.[fonte 210] (p. 31)
  • Cari bambini, mi fa tanto piacere immaginarvi tutti riuniti a far festa nello splendore delle luci natalizie. Pensate anche agli insegnamenti di colui [Gesù] del quale festeggiate la nascita. Quegli insegnamenti sono così semplici e tuttavia dopo quasi duemila anni non prevalgono ancora tra gli uomini.[fonte 211] (pp. 31-32)
  • Quando il mondo cessa di essere il luogo dei nostri desideri e speranze personali, quando l'affrontiamo come uomini liberi, osservandolo con ammirazione, curiosità e attenzione, entriamo nel regno dell'arte e della scienza. Se usiamo il linguaggio della logica per descrivere quel che vediamo e sentiamo, allora ci impegniamo in una ricerca scientifica. Se lo comunichiamo attraverso forme le cui connessioni non sono accessibili al pensiero cosciente, ma vengono percepite mediante l'intuito e l'ingegno, allora entriamo nel campo dell'arte. Elemento comune alle due esperienze è quella appassionante dedizione a ciò che trascende la volontà e gli interessi personali.[fonte 212] (pp. 35-36)
  • L'anima e il corpo non sono due cose diverse, ma solo due modi diversi di percepire la stessa cosa. In modo analogo, la fisica e la psicologia rappresentano solo due tentativi diversi di unificare le nostre esperienze mediante il pensiero sistematico.[fonte 213] (p. 36)
  • La politica è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l'anarchia e la tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate.[fonte 214] (p. 36)
  • Non credo nell'immortalità dell'individuo e considero che l'etica sia un interesse esclusivamente umano che non deriva da alcuna autorità sovrannaturale.[fonte 215] (p. 37)
  • Non ho mai attribuito alla natura una intenzione o un fine o qualsiasi altra cosa che si potesse interpretare in senso antropomorfico. Quel che vedo nella natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo molto imperfettamente, il che non può non riempire di umiltà qualsiasi persona razionale. Si tratta di un autentico sentimento religioso che non ha niente a che fare con il misticismo.[fonte 216] (p. 37)
  • Dato che le nostre esperienze interiori consistono nel riprodurre e combinare le impressioni sensoriali, il concetto dell'anima senza il corpo mi pare del tutto senza significato.[fonte 217] (p. 38)
  • Sono, ovviamente, menzogne quelle che Lei ha letto riguardo alla mia fede religiosa, menzogne che vengono sistematicamente ripetute. Non credo in un Dio personale, né ho mai negato questo fatto, anzi ho sempre espresso chiaramente il mio parere in proposito. Se c'è in me qualcosa che si possa definire sentimento religioso è proprio quella infinita ammirazione per la struttura del mondo rivelata dalle scoperte della scienza.[fonte 218] (p. 41)
  • [...] la saggezza non è frutto dell'istruzione ma del tentativo di acquisirla che può durare tutta la vita.[fonte 219] (p. 41)
  • L'ambizione e il puro senso del dovere non dànno frutti veramente importanti, che invece derivano dall'amore e dalla dedizione verso gli uomini e le cose.[fonte 220][18] (p. 43)
  • L'essere umano è dotato di una intelligenza appena sufficiente nel comprendere il mondo reale. Se si potesse comunicare a ognuno questo senso di umiltà, tutta la sfera dei rapporti umani ne trarrebbe vantaggio.[fonte 221] (p. 45)
  • Ha mai letto le Massime di La Rochefoucauld? Suonano piuttosto amare e malinconiche, ma attraverso la loro oggettivazione della natura umana suscitano nel lettore uno strano senso di liberazione. Nella persona di la Rochefoucauld vediamo un uomo che è riuscito a emanciparsi, anche se ha faticato molto per togliersi di dosso il pesante fardello delle passioni che la natura gli accollò durante il cammino della vita.[fonte 222] (p. 46)
  • Innamorarsi non è certo la cosa più sciocca che fa la gente; però la forza di gravità non c'entra per niente![19] (p. 52)
  • Non considerate mai lo studio come un dovere, ma come una occasione invidiabile di imparare a conoscere l'effetto liberatorio della bellezza spirituale, non solo per il vostro proprio godimento, ma per il bene della comunità alla quale appartiene la vostra opera futura.[fonte 223] (p. 52)
  • La scienza è una cosa meravigliosa quando non serve a guadagnarsi il pane quotidiano. È meglio guadagnarsi da vivere con un lavoro che si ha la certezza di poter fare. Solo quando non bisogna rendere conto delle nostre attività a nessuno, si può provare vero piacere e soddisfazione nella ricerca scientifica.[fonte 224] (p. 53)
  • Nella ricerca scientifica la possibilità di ottenere risultati davvero significativi è molto scarsa anche per persone estremamente dotate. Lei corre quindi il rischio di provare un enorme senso di frustrazione quando avrà raggiunto l'età in cui le Sue capacità saranno in declino.
    C'è un'unica soluzione: dedichi la maggior parte del Suo tempo a qualche attività pratica, nell'insegnamento o in qualche altro campo che si accordi con i Suoi gusti personali e studi durante le ore che Le restano. Potrà in tal modo condurre una vita normale e armoniosa, anche senza la speciale benedizione delle Muse.[fonte 225] (pp. 54-55)
  • Non sono coinvolto, ringrazio Iddio, e non sono più costretto a partecipare alle gare dei cervelloni. Le ho sempre considerate una specie di penosa schiavitù, non meno odiosa della passione per il danaro o per il potere.[fonte 226] (p. 55)
  • Il sionismo rappresenta davvero un nuovo ideale che può restituire al popolo ebraico la gioia di vivere.[fonte 227] (p. 58)
  • Il sionismo non fornì agli ebrei tedeschi molta protezione contro lo sterminio. Ma diede ai sopravvissuti la forza interiore di sopportare la rovina con dignità e senza perdere il proprio orgoglio.[fonte 228] (p. 59)
  • Non riesco a concepire un Dio personale che influisca direttamente sulle azioni degli individui o che giudichi direttamente le proprie creature. Non ci riesco malgrado il fatto che la causalità meccanicistica sia stata, fino a un certo punto messa in dubbio dalle scoperte della scienza moderna.
    La mia religiosità consiste in una umile ammirazione dello Spirito infinitamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con la nostra ragione debole ed effimera, possiamo capire della realtà. La moralità ha la massima importanza – ma per noi, non per Dio.[fonte 229] (p. 61)
  • Tu sei l'unica persona che io conosca che condivide il mio atteggiamento verso la fisica; la fede nella comprensione della realtà attraverso qualcosa di fondamentalmente semplice e unito... Come è difficile riuscire a dare un'occhiata alle carte di Dio. Ma non credo per un solo istante che Lui giochi a dadi[20] o che adoperi metodi «telepatici» (come vorrebbe l'attuale teoria dei quanti).[fonte 230] (p. 63)
  • Più diamo la caccia ai quanti, più si nascondono.[fonte 231] (p. 63)
Einstein in una foto del 1920
  • Il sentimento religioso destato dalla comprensione logica dei principî di interrelazioni profonde è di un genere alquanto diverso da quello comunemente definito religioso. Si tratta più di un sentimento di timore reverenziale per l'ordinamento che si manifesta nell'universo materiale; non ci conduce a modellare un essere divino a nostra immagine, un personaggio che abbia delle esigenze nei nostri confronti, che si interessa a noi in quanto individui. Non vi è in ciò né volontà né scopo, né necessità, ma solo l'essere allo stato puro.[fonte 232] (p. 64)
  • L'umanità ha perfettamente ragione di collocare i predicatori di alti valori morali e spirituali al di sopra degli scopritori di verità obiettive. Quel che l'umanità deve a personalità come Buddha, Mosè, e Gesù è, a mio avviso, infinitamente più elevato di tutti i risultati del pensiero analitico e speculativo.[fonte 233] (p. 65)
  • Non inorgoglitevi per i pochi grandi uomini che nel corso dei secoli sono nati nella vostra terra – il merito non è vostro. Pensate piuttosto al modo in cui li avete trattati durante la loro vita e come avete seguito i loro insegnamenti.[fonte 234] (p. 65)
  • Per la maggior parte, noi uomini viviamo con una falsa impressione di sicurezza, e la sensazione di stare a nostro agio in un ambiente di uomini e cose apparentemente familiari e fidate. Ma quando il corso normale della vita quotidiana viene spezzato, ci rendiamo conto che siamo come dei naufraghi che cercano di tenersi in equilibrio su un pezzo di legno in mare aperto, dimentichi di dove sono venuti e senza sapere dove vanno. Ma una volta che accettiamo pienamente questo dato di fatto, la vita diventa più facile e non ci sono più delusioni.[fonte 235] (pp. 66-67)
  • Facciamo parte di una mandria di bufali e dobbiamo essere contenti se non veniamo calpestati prima del tempo.[fonte 236] (p. 67)
  • Dovunque vada dovunque scappo | sempre di me trovo un ritratto | sulla parete, la scrivania | intorno al collo, effige mia. || Uomini e donne con strano svago | mi implorano: «La sua firma, prego». | Ognuno esige uno scarabocchio | da questo eruditissimo marmocchio. || Talvolta in mezzo a questo godimento | son perplesso delle cose che sento, | e mi chiedo stropicciandomi gli occhi, | sono io pazzo o sono loro sciocchi?[fonte 237] (p. 68)
  • Ecco quello che ho da dire sull'opera di Bach: ascoltatela, suonatela, amatela, riveritela e tenete la bocca chiusa.[fonte 238] (p. 70)
  • Per quanto riguarda Schubert, ho solo questo da dire: suonate la sua musica, amatela e tenete la bocca chiusa.[fonte 239] (p. 70)
  • Haendel mi piace sempre – anzi, lo trovo perfetto – ma ha una certa superficialità.[fonte 240] (p. 71)
  • Per me Beethoven è troppo drammatico, troppo personale.[fonte 240] (p. 71)
  • Schubert è uno dei miei preferiti per la sua straordinaria abilità di esprimere l'emozione e la sua enorme capacità d'invenzione melodica. Ma nelle sue opere più vaste mi dà fastidio una certa mancanza di struttura architettonica.[fonte 240] (p. 71)
  • Le opere minori di Schumann mi piacciono per la loro originalità e la loro ricchezza di sentimento, ma la sua mancanza di grandezza formale mi impedisce un pieno godimento.[fonte 240] (p. 71)
  • In Mendelssohn vedo un talento considerevole, ma anche un'indifendibile superficialità che spesso porta alla banalità.[fonte 240] (p. 71)
  • Trovo che alcuni lieder e opere da camera di Brahms sono davvero significativi anche nella struttura. Tuttavia la maggior parte delle sue opere non hanno per me la forza di convincermi interiormente. Insomma, non capisco perché provò la necessità di scriverle.[fonte 240] (pp. 71-72)
  • Ammiro la capacità creativa di Wagner, ma considero la sua mancanza di struttura architettonica un segno di decadenza. Inoltre trovo la sua personalità musicale così indescrivibilmente offensiva che per lo più lo ascolto solo con un senso di disgusto.[fonte 240] (p. 72)
  • Credo che [Richard] Strauss abbia molto talento, ma che gli manchi una verità interiore e che si preoccupi soltanto degli effetti esteriori.[fonte 240] (p. 72)
  • Mi pare che la musica di Debussy sia delicata e colorita, dimostra però ancora una mancanza di senso strutturale. Non riesco a entusiasmarmi per una cosa del genere.[fonte 240] (p. 72)
  • [...] la vera arte è caratterizzata da un impulso irresistibile dell'artista.[fonte 241] (p. 72)
  • La musica non influisce sulla ricerca, ma entrambe derivano dalla stessa fonte di ispirazione e si completano a vicenda nel senso di liberazione che procurano.[fonte 242] (p. 73)
  • Io non ho mai creduto alle distinzioni più sottili che gli avvocati vorrebbero imporre ai medici. Obiettivamente, non esiste in fondo il libero arbitrio. Credo che dobbiamo difenderci dalla gente che costituisce un pericolo per gli altri, senza badare alle motivazioni dei loro gesti. Che bisogno c'è di un criterio di responsabilità? Credo che il terrificante deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi fondamentalmente dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra esistenza, un disastroso sottoprodotto dello sviluppo della mentalità scientifica e tecnica. Nostra culpa! Non vedo alcun modo per eliminare questa pericolosa carenza. L'uomo si raffredda più rapidamente del pianeta su cui vive.[fonte 243] (pp. 76-77)
  • La gente come noi, benché mortale come tutta l'umanità, non invecchia per quanto a lungo viva. Voglio dire che non smettiamo mai di osservare come dei bambini incuriositi il grande mistero che ci circonda. Quindi si crea intorno a noi uno spazio che ci separa da tutto ciò che è insoddisfacente nella sfera umana, è questo è già un gran bene.[fonte 244] (p. 77)
  • Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita.[fonte 245] (p. 77)
  • Sono arrivato alla convinzione che l'abolizione della pena di morte sia auspicabile per i seguenti motivi:
    1) Irreparabilità in caso di errore giudiziario.
    2) Conseguenze morali deleterie per quanti hanno a che fare direttamente o indirettamente con il procedimento dell'esecuzione.[21][fonte 246] (p. 78)
  • [Sulla pena di morte] Non approvo affatto la punizione, accetto soltanto le misure utili a proteggere la società. In teoria non sono contrario all'uccisione di individui che sono privi di valore o in qualche modo pericolosi. Ma mi oppongo solo perché non mi fido degli uomini, cioè dei tribunali. Apprezzo nella vita più la qualità che non la quantità, così come nella natura i principî generali rappresentano una realtà superiore all'oggetto singolo.[fonte 247] (p. 78)
  • Sebbene io sia un democratico, ho la certezza che l'umanità non progredirebbe e degenererebbe senza una minoranza di uomini e donne onesti e socialmente impegnati, disposti a sacrificarsi per le loro convinzioni.[fonte 248] (pp. 79-80)
  • L'evoluzione umana è basata più sulla coscienza di uomini come Brandeis che sul genio creativo.[fonte 249] (p. 80)
  • Con la più profonda ammirazione e stima fraterna Le stringo la mano in occasione del Suo ottantesimo compleanno. Non conosco altri che unisca doti intellettuali così eccezionali a un tale spirito di abnegazione, mentre trova il significato completo della vita nel servire umilmente la comunità. Noi, tutti noi, La ringraziamo non solo per quello che ha fatto e raggiunto, ma anche perché ci rallegriamo che un uomo simile esista tra di noi in questa nostra epoca così priva di autentiche personalità.[fonte 250] (p. 80)
  • La sofferenza, se provocata dall'ottusità e dalla stupidità di una società legata alle tradizioni, di solito riduce i deboli a uno stato di cieco odio, ma esalta i forti a una superiorità morale e a una generosità altrimenti irraggiungibili dall'uomo.[fonte 251] (p. 81)
  • Com'è possibile che la nostra epoca così amante della cultura sia così mostruosamente amorale? Apprezzo di più la carità e l'amore per il prossimo al di sopra di ogni altra cosa. Tutto il nostro decantato progresso – la nostra stessa civiltà – è come l'accetta nelle mani del maniaco criminale.[fonte 252] (p. 83)
  • [...] la tolleranza è l'amichevole apprezzamento delle qualità, delle opinioni e del comportamento degli altri, che sono estranei alle nostre abitudini, convinzioni, gusti. Pertanto essere tolleranti non significa essere indifferenti alle azioni, ai sentimenti degli altri: occorre anche la comprensione e il coinvolgimento personale.[fonte 253] (p. 83)
  • È fondamentale quindi la tolleranza per l'individuo da parte della società e dello stato. Indubbiamente lo stato serve a garantire all'individuo quella sicurezza indispensabile per il suo sviluppo. Ma quando lo stato diventa l'elemento principale e l'individuo si trasforma in uno strumento privo di volontà propria, allora si perdono tutti i valori più elevati. Come la roccia deve frantumarsi prima che gli alberi possano mettervi radici, come la terra viene arata perché possa dar frutto, così infatti la società umana dà risultati veramente significativi solo quando è sufficientemente dissodata per rendere possibile il libero sviluppo delle capacità individuali.[fonte 253] (p. 84)
  • Quando Dio Onnipotente stabiliva le eterne leggi della natura, venne assalito da un dubbio che non riuscì a dissipare neppure in seguito: come sarebbe imbarazzante se più tardi le massime autorità del materialismo dialettico dichiarassero illegali alcune o addirittura tutte le sue leggi!
    Quando poi Egli creò i profeti e i saggi del materialismo dialettico fu tormentato da un altro dubbio analogo. Tuttavia si rincuorò al pensiero che mai quei profeti e saggi avrebbero potuto affermare che la base del materialismo dialettico poteva essere contraria alla Ragione e alla Verità.[22][fonte 254] (p. 85)
  • [«Se in punto di morte tu ripercorressi con il pensiero la tua vita da quali fatti giudicheresti se è stata un successo o un fallimento?»] Né in punto di morte né prima mi porrò una simile domanda. La natura non è né ingegnere né imprenditore, e io stesso faccio parte della natura.[fonte 255] (p. 86)
  • La più importante delle aspirazioni umane è la ricerca della moralità nel nostro comportamento: ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità del comportamento conferisce alla vita bellezza bellezza e dignità.[fonte 256] (p. 89)
  • Se i fedeli delle attuali religioni volessero davvero pensare e agire nello spirito dei fondatori di queste religioni, allora non esisterebbe alcuna ostilità causata dalla religione tra i seguaci delle differenti fedi. Perfino i conflitti in campo religioso si rivelerebbero insignificanti.[fonte 257] (p. 89)
  • [Sull'Olocausto] Pochi anni infatti ci separano dal più orribile crimine di massa che la storia moderna debba registrare: un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell'umanità.[fonte 258] (p. 90)
  • [Su Michael Faraday] Quell'uomo amava la natura misteriosa come un amante ama il suo amore lontano.[fonte 259] (p. 92)
  • Nel dir «noi» disagio m'assale, | che di nessun'altra bestia io son l'eguale; | ancor coperto veder posso | dietro a ogni interesse un grande abisso.[fonte 260] (p. 93)
Diffido del "noi" ed ecco il perché: | nessuno può dire: «L'altro è me». | Ogni intesa cela un imbroglio, | ogni accordo un abbaglio.[fonte 261]
  • È veramente un enigma per me che cosa induce la gente a prendere il proprio lavoro con tanta maledetta serietà. Per chi? Per se stessi? Tutti quanti dobbiamo ben presto andarcene. Per i contemporanei? Per i posteri? No, rimane sempre un enigma.[fonte 262] (pp. 94-95)
  • Cari posteri, se non siete diventati più giusti, più pacifici e in genere più razionali di quanto siamo (o eravamo) noi – allora andate al diavolo![fonte 263] (p. 98)
  • La filosofia è come una madre che ha dato alla luce tutte le altre scienze, dotandole di caratteristiche diverse. Quindi, sebbene nuda e povera non merita il nostro disprezzo; dobbiamo invece sperare che una parte del suo ideale donchisciottesco sopravviva nei figli, impedendo loro di cadere nel filisteismo.[fonte 264] (p. 99)
  • Comparve Hitler, un uomo di limitate capacità intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, pieno di invidia e di amarezza contro tutti quelli che erano stati favoriti più di lui dalla natura e dal destino. [...] odiava più di qualsiasi altra cosa proprio quella cultura e quella educazione che gli erano state negate per sempre. Nella sua disperata ambizione di potere scoprì che i suoi discorsi sconnessi e pervasi dall'odio suscitavano gli applausi frenetici di quanti si trovavano nelle sue stesse condizioni e condividevano le sue opinioni. Raccattava questi relitti della società per la strada, nelle osterie, organizzandoli intorno a sé. In questo modo avviò la sua carriera politica. Ma ciò che veramente lo portò a diventare un Führer era il suo odio acerrimo contro ogni cosa di origine straniera e specialmente contro una minoranza inerme, gli ebrei tedeschi. La loro sensibilità intellettuale lo metteva a disagio e la considerava, non del tutto erroneamente, non tedesca.[fonte 265] (pp. 102-103)
  • Coloro a cui le circostanze esteriori consentono un'esistenza apparentemente sicura non potranno mai capire che cosa significasse quest'uomo per i suoi fratelli imprigionati nella Germania e minacciati dall'inevitabile distruzione. Ritenne fosse suo dovere rimanere e sopportare le spietate persecuzioni al fine di dare ai suoi fratelli un appoggio morale fino all'ultimo. Noncurante del pericolo, trattò con i rappresentanti di un governo formato da assassini brutali, conservando in ogni circostanza la dignità sua e del suo popolo.[fonte 266] (p. 104)
  • Per essere un elemento perfetto di un gregge bisogna innanzitutto essere una pecora.[fonte 267] (p. 105)
  • Si ricordi sempre che gli animi più alti e più nobili sono sempre e necessariamente soli, e che perciò possono respirare la purezza della propria atmosfera.[fonte 268] (p. 107)

Il significato della relatività[modifica]

Vier vorlesungen über Relativitätstheorie (gehalten im Mai, 1921, an der Universität Princeton, Vieweg, Braunschweig) rappresenta il testo originale tedesco della prima edizione di The Meaning of Relativity del 1921.

Incipit[modifica]

La teoria della relatività è strettamente connessa con la teoria dello spazio e del tempo. Inizierò quindi con una breve analisi dell'origine delle nostre idee sullo spazio e sul tempo, anche se mi rendo conto che, così facendo, mi addentro in un terreno controverso. Oggetto di tutte le scienze, delle scienze della natura come della psicologia, è il tentativo di coordinare le esperienze e di organizzarle in un sistema logico. ma in che modo le nostre abituali idee di spazio e di tempo sono legate al carattere delle nostre esperienze?

Spazio e tempo nella fisica pre-relativistica

Lecture 1, Space and Time in Pre-Relativity Phisycs; inclusa sin dalla prima edizione: The Meaning of Relativity: Four Lectures Delivered at Princeton University, May, 1921, traduzione di E.P. Adams, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1921.

  • La sola giustificazione dei nostri concetti e dei nostri sistemi di concetti è il fatto che essi servono a rappresentare l'insieme delle nostre esperienze; a parte questo, essi non hanno nessuna legittimità. Sono convinto che i filosofi hanno sempre avuto un effetto dannoso sul progresso del pensiero scientifico poiché hanno sottratto molti concetti fondamentali al dominio dell'empirismo, nel quale si trovano sotto il nostro controllo e li hanno portati alle intangibili altezze dell'a priori. Infatti, anche se dovesse risultare che il mondo delle idee non può essere dedotto dall'esperienza attraverso mezzi logici ma è, in un certo senso, una creazione della mente umana, senza la quale non è possibile nessuna scienza, il mondo delle idee risulterebbe altrettanto indipendente dalla natura delle nostre esperienze quanto lo sono i vestiti dalla forma del corpo. Questo in particolare è vero per i nostri concetti del tempo e dello spazio, che i fisici sono stati costretti dai fatti a far scendere dall'Olimpo dell'a priori per adattarli e renderli utilizzabili. (p. 20)

La teoria della relatività generale (seguito)

Lecture 4, The General Theory of Relativity (continued); inclusa sin dalla prima edizione: The Meaning of Relativity: Four Lectures Delivered at Princeton University, May, 1921, traduzione di E.P. Adams, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1921.

  • Un universo infinito è possibile soltanto nell'ipotesi che la densità media della materia in esso contenuta sia nulla, ipotesi logicamente possibile ma meno probabile di quella che nell'universo vi sia una densità media finita di materia. (p. 103)

Appendice alla seconda edizione

Aggiunta in The Meaning of Relativity, 2a edizione, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1945.

  • Per grandi densità del campo e della materia, le equazioni di campo, e probabilmente anche le variabili del campo che intervengono in esse, non avranno significato reale. Pertanto, non si può supporre che le equazioni valgano per densità elevate del campo o della materia, né si può concludere che l'"inizio dell'espansione" [dell'universo] debba corrispondere a una singolarità in senso matematico. Si deve solo ricordare che le equazioni [di campo] non possono essere estese a queste regioni. Questa considerazione, tuttavia, non altera il fatto che l'"origine del mondo" costituisce realmente un inizio, dal punto di vista dello sviluppo delle stelle e dei sistemi di stelle attualmente esistenti, prima del quale tali stelle e tali sistemi di stelle ancora non esistevano come entità individuali. (p. 120)

Appendice seconda: Teoria relativistica del campo non simmetrico

Aggiunta in The Meaning of Relativity, 4a edizione, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1953.[23]

  • Si possono avere buone ragioni per sostenere che la realtà non può essere rappresentata da un campo continuo. I fenomeni quantistici sembrano dimostrare con certezza che un sistema finito di energia finita può essere completamente descritto da un insieme finito di numeri (numeri quantici). Questo non sembra in accordo con una teoria del continuo, e deve quindi spingere alla ricerca di una teoria puramente algebrica in grado di descrivere la realtà: Ma nessuno sa come si possono ottenere le basi per una teoria di questo tipo. (p. 149)

Lettere a Michele Besso[modifica]

L'eclissi solare del 1919 fornì una prova a sostegno della teoria della relatività generale
  • Sono riuscito a dimostrare, con un calcolo semplice, che le equazioni di gravitazione valgono per ogni sistema di riferimento che soddisfi a queste condizioni. Ne consegue che esistono trasformazioni d'accelerazione di varia natura, che mutano le equazioni in sé stesse (tra queste, ad esempio, le rotazioni), cosicché l'ipotesi di equivalenza si conserva nella sua forma più primitiva, e perfino in misura insospettabilmente ampia.
    L'equivalenza rigorosa tra massa inerziale e massa gravitazionale, e anche massa del campo gravitazionale, l'avevo già dimostrata, credo, all'epoca della tua visita.
    A questo punto indipendentemente dal fatto che l'osservazione dell'eclisse solare abbia o non abbia successo[24], mi ritengo soddisfatto, e non dubito più della validità di tutto il sistema: la fondatezza della cosa è fin troppo evidente. (inizio marzo 1914; pp. 673-674)
  • Di quando in quando, ora mi ritiro per qualche settimana nella casa d'una tenuta di campagna, tutto solo, cucinandomi quel che mi occorre, come gli eremiti dell'antichità. Così noto con sorpresa quanto è lungo un giorno e quanto vano, perlopiù, l'affaccendarsi alacre e odioso che riempie il nostro tempo. (5 gennaio 1929; p. 683)
  • Ora sto leggendo con grande attenzione e piacere un libro sul socialismo di B. Shaw, veramente un tipo da togliersi il cappello, dotato d'uno sguardo molto acuto sull'agire umano. (5 gennaio 1929; p. 683)
  • La salute piano piano migliora. Ma sono stato vicino a tirare le cuoia, cosa che, fra l'altro, è bene non eccedere nel rimandare. (5 gennaio 1929; p. 684)
  • So che per l'Italia tu nutri un'attrazione incurabile, così come molti ebrei tedeschi per la Germania. Questo genere di debolezza sentimentale è da ricondurre alla nostra nostalgia per una dimora stabile su questa terra effimera, in questo illudendoci, a torto, che i goyim [i non-ebrei] ne abbiano una e solo noi no. Credo però che non sia una vera patria una terra dove un uomo di buon senso non può nemmeno aprire il becco. (8 agosto 1938; p. 685)
  • Per quale ragione le civiltà prendano a imputridire dall'interno è cosa oscura. Forse la vita ordinata alla lunga distrugge le forze psichiche essenziali allo sviluppo sociale. (8 agosto 1938; p. 686)
  • [A proposito del nazismo] Non riuscirei a vivere, se non avessi il mio lavoro [...]. Per fortuna, sono già vecchio e non credo mi aspetti un lungo futuro. (10 ottobre 1938[fonte 269])
  • [Sul figlio Eduard Einstein] È un vero peccato che, così giovane, debba passare la vita senza poter sperare in una esistenza normale. Per parte mia, non ho più alcuna fiducia nell'assistenza medica da quando ho visto definitivamente fallire la cura d'insulina. Nel complesso ho pochissima stima di tutta la combriccola, e insomma mi sembra meglio lasciar la natura indisturbata. (11 novembe 1940[fonte 270]; p. 686)
  • Per quanto riguarda Mach, è bene distinguere tra l'influenza che ebbe in generale e quella che esercitò su di me in particolare. Mach ha compiuto significative ricerche sperimentali (ad esempio, la scoperta delle onde d'urto, basata su un metodo ottico veramente geniale); ma non di questo vogliamo discutere, bensì di come influenzò la visione generale dei concetti di base della fisica. In questa prospettiva il suo grande merito sta, a mio parere, nell'aver allentato il dogmatismo che dominava in quell'ambito nei secoli XVIII e XIX. Egli ha cercato di mettere in luce, specialmente nei campi della meccanica e della teoria del calore, il modo in cui i concetti hanno avuto origine dall'esperienza; Mach sosteneva in maniera convincente l'opinione che finanche i più basilari tra i concetti fisici si fondano sui dati empirici e, da un punto di vista logico, non sono in alcun modo necessari. Evidenziando come nella fisica siano cruciali i problemi connessi ai concetti di base, più che quelli d'ordine logico-matematico, egli ha esercitato un'influenza particolarmente salutare. Il suo punto debole stava, a mio modo di vedere, nel considerare l'attività scientifica all'incirca un semplice «mettere ordine» nei materiali empirici. Egli, insomma, non rese giustizia all'elemento di libera volontà costruttiva presente nella formazione dei concetti. Riteneva, in certo modo, che all'origine delle teorie vi fossero «scoperte» e non «invenzioni», spingendosi addirittura a vedere, nelle sensazioni, unità costitutive del mondo reale piuttosto che semplici oggetti di comprensione; pensava di poter colmare in tal modo lo iato fra psicologia e fisica. Fosse stato coerente fino in fondo, avrebbe dovuto rifiutare non solo l'atomismo, ma l'idea stessa d'una realtà fisica. (6 gennaio 1948; pp. 689-690)
  • È una sorte felice quella d'essere catturato fino all'ultimo respiro dal fascino del lavoro. Diversamente troppo si soffrirebbe della stoltezza e della demenza umana, come vengono alla luce soprattutto nella politica. (24 luglio 1949; pp. 692-693)
  • Qualcosa di vero forse c'è, nei ragionamenti di Eddington. Mi è sempre sembrato un uomo di non comune ingegno, ma di scarso senso critico. Non obbligherei nessuno a sacrificargli tempo e fatica; disinteresse e altruismo hanno, giustamente, dei limiti. Con la sua filosofia mi ricorda una «prima ballerina», nemmeno lei in fondo convinta che i suoi eleganti saltelli abbiano una vera ragione d'essere. (29 luglio 1953; p. 702)
  • [...] considero tranquillamente possibile che la fisica non possa in realtà essere fondata sul concetto di campo, cioè su strutture continue. Nel qual caso non rimarrà niente, né di tutto il mio castello in aria, né della restante fisica contemporanea. (10 agosto 1954; p. 706)
  • Raramente la capacità di condurre una vita in armonia è congiunta a un'intelligenza acuta come la sua, ma in lui questo inusuale incontro aveva avuto luogo, Quel che più ammiravo, nell'uomo, è l'esser riuscito a vivere molti anni non solo in pace ma addirittura in accordo costante con una donna; un'impresa nella quale io per due volte ho miseramente fallito. (lettera di condoglianze al figlio e alla sorella, 21 marzo 1955[fonte 271]; p. 706)
  • Egli mi ha preceduto di poco nel congedarsi da questo strano mondo.[25] Non significa niente. Per noi che crediamo nella fisica, la divisione tra passato, presente e futuro ha solo il valore di un'ostinata illusione. (lettera di condoglianze al figlio e alla sorella, 21 marzo 1955[fonte 272]; p. 707)

Lettere a Max Born[modifica]

  • Il posto dove si va ad abitare non è così importante [...]. Io stesso ho vagabondato costantemente da un posto all'altro, straniero ovunque [...]. L'ideale di un uomo come me è sentirsi a casa in qualunque posto. (3 marzo 1920[fonte 273])
  • Proprio come nella leggenda dell'uomo che tramutava in oro tutto ciò che toccava, con me tutto si tramuta in un gran baccano sulla stampa. (9 settembre 1920[fonte 274])
  • La meccanica quantistica è degna di ogni rispetto, ma una voce interiore mi dice che non è ancora la soluzione giusta. È una teoria che ci dice molte cose, ma non ci fa penetrare più a fondo il segreto del Grande Vecchio. In ogni caso, sono convinto che questi non gioca a dadi col mondo.[20] (4 dicembre 1926[fonte 275], p. 709)
  • In Germania sono stato promosso al rango di bestia feroce e mi sono state confiscate tutte le mie sostanze. Mi consolo pensando che presto se ne sarebbero andate ugualmente. (30 maggio 1933; p. 711)
  • Mi sono acclimatato benissimo qui. Me ne sto come un orso nella tana; mai, nella mia vita avventurosa, mi sono sentito tanto a casa mia. La mia orsaggine si è acuita dopo la morte della mia compagna [Elsa], che era più legata di me agli altri esseri umani. (1937 circa[fonte 276])
  • Non posso però scrivere in inglese, per le insidie dell'ortografia: quando leggo l'inglese, sento solo il suono delle parole e non riesco a fissarne la forma.[fonte 277] (7 settembre 1944; p. 713)
  • Non ci eravamo accorti che nell'uomo il midollo spinale ha un'azione assai più estesa e profonda di quella del cervello. (7 settembre 1944; p. 714)
  • Il senso di ciò che è giusto o ingiusto cresce e muore come fa un albero, e a ben poco giova qualsiasi genere di concime. Tutto ciò che il singolo può fare è di dare il buon esempio e di avere il coraggio di sostenere con serietà le convinzioni etiche in una società di cinici. Da lungo tempo mi sono sforzato (con alterno successo) di comportarmi in questo senso. (7 settembre 1944; p. 714)
  • Non posso prendere molto sul serio il fatto che ti senti «troppo vecchio», perché capita anche a me. È un sentimento che ogni tanto (sempre più spesso) riemerge per poi scomparire di nuovo. Possiamo tranquillamente lasciare alla natura il compito di ridurci in polvere un po' alla volta, posto che non preferisca usare sistemi più rapidi. (7 settembre 1944; p. 714)
  • Le nostre prospettive scientifiche sono ormai agli antipodi. Tu ritieni che Dio giochi a dadi col mondo[20]; io credo invece che tutto ubbidisca a una legge, in un mondo di realtà obiettive che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa. Lo credo fermamente, ma spero che qualcuno scopra una strada più realistica – o meglio un fondamento più tangibile – di quanto non abbia saputo fare io. Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base di tutto vi sia la casualità, anche se so bene che i colleghi più giovani considerano quest'atteggiamento come un effetto della sclerosi. Un giorno si saprà quale di questi due atteggiamenti istintivi sarà stato quello giusto. (7 settembre 1944; p. 715)
  • Sono lieto che la tua vita e la tua attività siano fruttuose e soddisfacenti. Ciò aiuta a superare le follie degli uomini dai quali dipende il destino collettivo del cosiddetto homo sapiens. Non che in passato questo destino fosse migliore; ma la sua miseria non ci appariva così evidente, e le conseguenze della ciarlataneria erano meno catastrofiche che nelle circostanze attuali. (3 marzo 1947; p. 717)
  • Quanto ai tedeschi, non ho cambiato opinione; d'altronde, è un'opinione che risale a prima del periodo nazista. Alla nascita tutti gli uomini sono più o meno uguali, ma i tedeschi hanno una tradizione più pericolosa che non gli altri popoli cosiddetti civili. (15 settembre 1950; p. 726)

Lettere a Maurice Solovine[modifica]

Einstein con gli amici Maurice Solovine (a sinistra) e Conrad Habicht (al centro)
  • Non ho affatto voglia di andare in America, ci vado unicamente nell'interesse dei sionisti, che devono elemosinare dollari per costruire un'università a Gerusalemme [Università Ebraica di Gerusalemme], per i quali fungo da grande sacerdote e da esca [...]. Ma faccio quello che posso per aiutare quelli della mia tribù: vengono talmente bistrattati altrove. (8 marzo 1921[fonte 278])
  • In America, bisogna sempre avere un atteggiamento molto deciso, altrimenti non si viene pagati e nemmeno rispettati. (14 maggio 1922[fonte 279])
  • [Sulle sue dimissioni dalla commissione della Lega delle Nazioni] Bisogna tenersi lontani dalle imprese dubbie anche quando portano un nome altisonante. (primavera 1923[fonte 280])
  • In buona sostanza il mio interesse per la scienza si è sempre limitato allo studio dei principi [...]. Perciò ho pubblicato così poco, perché il grande bisogno di afferrare i principi mi ha spinto a passare la maggior parte del tempo in imprese sterili. (30 ottobre 1924[fonte 281])
  • [Su Democrito] Ammirevole, nel testo democriteo, è il trattamento delle qualità sensibili. E colpiscono gli sforzi che egli fa con il senso della vista, mantenendo tenacemente l'idea fondamentale. Tra gli aforismi morali, alcuni sono veramente belli, ma molti, stranamente, hanno un'impronta piccolo-borghese (una morale volgare). [...] Degna di ammirazione è la ferma credenza che nella causalità fisica, una causalità che non si arresta neanche di fronte alla volontà del'homo sapiens. Per quel che ne so, solo Spinoza è stato così radicale e conseguente. (4 marzo 1930; p. 732)
  • [Su L'evoluzione della fisica] Il libro deve la sua esistenza al fatto che ho dovuto procurare a Infeld, al quale è stata rifiutata una borsa, una fonte temporanea di sostentamento. Insieme abbiamo effettuato un lavoro molto accurato, con una particolare attenzione per gli aspetti epistemologici. (10 aprile 1938; p. 733)
  • Come ai tempi di Mach dominava una concezione materialistica dogmatica, quanto mai dannosa, allo stesso modo siamo prigionieri, oggi, di una visione soggettivista rivestita di positivismo. L'esigenza di concepire la natura come realtà obiettiva viene descritta come un pregiudizio superato, mentre le magagne dei teorici dei quanti sono una virtù. Proprio vero, gli uomini sono più suggestionabili dei cavalli: ogni tempo è dominato da una moda, e i più neppure sono capaci di riconoscere il tiranno.[fonte 282] (10 aprile 1938; p. 733)
  • Avevo già saputo della morte di Langevin. Era uno dei miei conoscenti più cari, un vero santo, e di grande talento per di più. È vero che i politici hanno sfruttato la sua bontà, perché era incapace di penetrare le motivazioni squallide, troppo estranee alla sua natura. (9 aprile 1947[fonte 283])
  • Le buone azioni sono come le belle poesie. È facile afferrarne il senso generale ma spesso è meno facile capirne le ragioni. (9 aprile 1947[fonte 284])
  • Nel mio lavoro di ricerca sono ostacolato da difficoltà matematiche – sempre le stesse – che mi rendono impossibile la conferma o la confutazione della mia teoria generale relativistica del campo; [...]. Non ne verrò più a capo; il problema verrà dimenticato per essere riscoperto più tardi. È già successo tante volte in passato.[fonte 285] (25 novembre 1948; p. 736)
  • Ho provato a leggere a mia sorella qualcosa dell'opera filosofica di Aristotele. In tutta franchezza: una delusione completa. Non fosse stata così oscura, così astrusa, questa pseudofilosofia non sarebbe durata così a lungo. Ma la maggior parte delle persone, per le parole che non riesce a comprendere, prova un sacro rispetto, e taccia invece di superficialità chi ha il torto di parlar chiaro. Quale toccante segno di modestia. (25 novembre 1948; p. 736)
  • Lei immagina che io guardi con serena soddisfazione all'opera della mia vita. Vista da vicino, però, la realtà è ben diversa. Non c'è una sola idea di cui io sia convinto che sia destinata a durare, e neppure sono sicuro d'essere sulla buona strada. Eretico per alcuni e reazionario per altri; uno che, per così dire, è sopravvissuto a sé stesso: ecco come sono visto dai miei contemporanei. Sarà certo una questione di mode e di angustia di orizzonti, ma la sensazione del fallimento mi viene da dentro. Né potrebbe essere altrimenti, per chi abbia un briciolo di spirito critico e di onestà intellettuale, e quel tanto di modestia che ti consentono un giudizio equilibrato, libero da influenze esterne. (28 marzo 1949; p. 737)
  • Non ho trovato una parola migliore di "religione" per definire la fiducia nella natura razionale della realtà, per quanto sia accessibile alla ragione. Ogni volta che questo sentimento è assente, la scienza degenera in un piatto empirismo. (1° gennaio 1951[fonte 286])
  • La teoria unitaria del campo, in sé è ultimata. Ma è così difficile da trattare matematicamente che, con tutta la pena che mi sono dato, non sono in condizione di verificarla in alcun modo. Questo stato di cose è destinato a durare per anni, principalmente perché i fisici hanno poca attitudine a capire gli argomenti logici e filosofici.[fonte 287] (12 febbraio 1951; pp. 736-737)
  • Ci si potrebbe attendere (di più, ci si dovrebbe) aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d'ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt'altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall'uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d'ordine nel mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il «miracolo» che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dei, ma anche dei «miracoli». Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere il «miracolo» senza che ci sia una via legittima per andare oltre. (30 marzo 1952; pp. 740-741)
  • Nessuno osa prendere posizione sulla validità o meno [della teoria unitaria dei campi] per un semplice motivo: non esiste modo di affermare alcunché riguardo alle soluzioni di un sistema di equazioni non lineari tanto complesso, se si escludono casi particolari. (28 maggio 1953[fonte 288])

Lettere d'amore[modifica]

Mileva Marić e Albert Einstein
  • Mia madre e mia sorella mi paiono piuttosto grette e filistee, al di là dell'affetto che provo per loro. È interessante vedere come poco alla volta la vita ci cambi nel profondo dell'anima, per cui anche i legami di famiglia più stretti si riducono a normali amicizie. Non ci si capisce più a fondo, e non si riesce più a immedesimarsi davvero con l'altra persona, a capire le emozioni che la muovono.[26] (7, primi di agosto 1899; p. 50)
  • Non vedo l'ora di ricevere una lettera della mia streghina adorata. Non riesco davvero a credere che rimarremo separati ancora per tutto questo tempo: solo ora mi rendo conto di essere pazzamente innamorato di te! Lasciati viziare quanto vogliono, così tornerai un piccolo tesoro radioso e selvaggia come una monella di strada.[fonte 289] (15, 1° agosto 1900; p. 64)
  • Capisco abbastanza bene i miei genitori. Pensano a una moglie come a un lusso che un uomo si può permettere solo quando si guadagna da vivere bene. È un modo di vedere il rapporto matrimoniale che non mi convince affatto, perché considera una moglie come una prostituta, con la sola differenza che la prima, grazie al rango sociale più elevato, è in grado di procacciarsi un contratto con un uomo che le dura tutta la vita.[fonte 185] (16, 6 agosto 1900; pp. 65-66)
  • La fame e l'amore sono e rimangono delle molle talmente importanti che quasi tutto può essere spiegato grazie a loro, anche trascurando altri motivi basilari. (16, 6 agosto 1900; p. 66)
  • Come facevo prima a vivere da solo, mio piccolo tutto? Senza di te perdo la fiducia, la passione per lo studio e la gioia di vivere, insomma, senza di te, la vita non è vita.[fonte 289] (18, 14? agosto 1900; p. 69)
  • Santo cielo, quel Johonzel![27] | Il desiderio l'ha reso folle! | Quando pensa alla sua Doxerl[28] | il cuscino pare che bolle.[fonte 290] || Se il mio tesoro è corrucciato, | io mi faccio tutto piccino, | ma ella alza appena le spalle | e non le importa neanche un pochino. || Ai miei vecchi queste cose | paiono solo una stupidata, | ma non osano fiatare | per timor di una sfuriata! || Il mio tesoro con la sua bocca, | canta ariette tenere e belle, | talché del cuore la corda mi tocca | e la mia voce raggiunge le stelle. (19, 20 agosto 1900; pp. 70-71)
  • A lui ella ora si cela, | che può fare egli in rimessa? | A lui ella con tutta l'anima | con un bacio si è tosto concessa. (19, 20 agosto 1900; p. 72)
  • Senza il pensiero di te non vorrei più vivere in mezzo a questo miserabile gregge umano. Avere te mi rende fiero, e il tuo amore mi rende felice. Sarò doppiamente felice quando potrò tenerti nuovamente stretta stretta al cuore e rivedere quegli amorosi occhi che brillano solo per me e baciare la tua tenera bocca che vibra di gioia solo per me.[fonte 289] (20, 30 agosto o 6 settembre 1900; p. 73)
  • Neanche tu ami più la vita filistea, vero? Chi ha assaporato la libertà non può più portare le catene. Sono talmente fortunato ad averti trovata, una persona che mi sta alla pari, forte e indipendente quanto me![fonte 289] Mi sento solo con chiunque altro tranne te. (23, 3 ottobre 1900; p. 80)
  • [Su Michele Besso] È uno smidollato terribile e non ha un pizzico di sano buon senso. È incapace di farsi abbastanza coraggio per combinare qualcosa nella vita o negli studi; e dire che ha una testa straordinariamente fine, di cui osservo con molto piacere i caotici processi mentali.[fonte 291] (26, 4 aprile 1901; p. 86)
  • Vedrai con i tuoi occhi come sono diventato brillante e allegro e come i miei corrucci siano ormai acqua passata. Ti amo di nuovo immensamente! È stato solo per colpa dei nervi che mi sono comportato in modo così meschino con te. Stenterai a riconoscermi, così brillante e allegro, carissima Doxerl[28], non vedo l'ora di rivederti.[fonte 289][fonte 292] (29, 30 aprile 1901; p. 93)
  • Se almeno potessi trasmetterti un poco della mia felicità, per farti passare definitivamente la tristezza e l'ansia.[fonte 289] (32, 9 maggio 1901; p. 98)
  • Sto lavorando freneticamente sull'elettrodinamica dei corpi in movimenti, che promette di diventare una memoria eccellente. Ti ho scritto che dubitavo della correttezza delle idee sul moto relativo, ma le mie riserve erano basate su un semplice errore di calcolo. Ora ci credo di nuovo e più di prima. (46, 17 dicembre 1901; pp. 118-119)

Out of My Later Years[modifica]

Albert Einstein nei suoi ultimi anni

Autoritratto

In George Schreiber, Portraits and Self-Portraits, Houghton, Mifflin Co., Boston, 1936.

  • Di ciò che è importante nella propria esistenza non ci si rende quasi conto, e certamente questo non dovrebbe interessare il prossimo. Che ne sa un pesce dell'acqua in cui nuota per tutta la vita? (p. 11)
  • Anche contro di me sono state scagliate frecce di odio; ma non mi hanno mai colpito, perché in qualche modo appartenevano a un altro mondo, con il quale non ho niente da spartire.[fonte 293] (p. 11)
  • Vivo in quella solitudine che è dolorosa in gioventù, ma deliziosa negli anni della maturità. (p. 11)

Principi morali e sentimenti

Da Morals and Emotions, discorso tenuto alla cerimonia del conferimento delle lauree allo Swarthmore College, 1938.

  • [...] si sappiano non solo tollerare le differenze tra gli individui e i gruppi, ma accettarle di buon grado e considerarle un arricchimento della nostra esistenza. È questa l'essenza della vera tolleranza; senza una tolleranza intesa in questa accezione più vasta non si potrà parlare di vera moralità. (p. 23)

Scienza e religione, II

Da Science, Philosophy and Religion, a Symposium; pubblicato dalla Conference on Science, Philosophy and Religion in Their Relation to the Democratic Way of Life, Inc., New York, 1941.

  • [...] la scienza può solo accertare ciò che è, ma non ciò che dovrebbe essere, e fuori dal suo ambito tutti i tipi di giudizi di valore restano necessari. (p. 28)
  • [...] la scienza può essere creata soltanto da chi sia totalmente vocato alla verità e alla comprensione. Questa fonte emotiva, tuttavia, scaturisce dalla sfera della religione. Ad essa appartiene anche la fede nelle possibilità che le regole valide per il mondo esterno sono razionali, cioè comprensibili per la ragione. Non riesco a concepire un vero scienziato che difetti di tale fede profonda. Possiamo esprimere la situazione con un'immagine: la scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca.[fonte 294][29] (p. 29)
  • Nella fase giovanile dell'evoluzione spirituale dell'uomo la fantasia umana creò a propria immagine divinità che supponeva dovessero determinare, o quantomeno influenzare con le direttive della loro volontà, il mondo fenomenologico. L'uomo cercava di modificare a proprio vantaggio l'atteggiamento di tali divinità con la magia e con la preghiera. L'idea di Dio nelle religioni insegnate oggi, è una sublimazione di quell'antica concezione degli dèi. Il suo carattere antropomorfico è dimostrato, per esempio, dal fatto che gli uomini si rivolgano all'Essere Divino con preghiere, e ne implorino l'esaudimento dei propri desideri. (p. 29)
  • La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale.[fonte 294] (p. 30)
  • Più un uomo è consapevole dell'ordinata regolarità di tutti gli eventi, più si rinsalda nella convinzione che non c'è posto, accanto a questa ordinata regolarità, per cause di natura differente. Per lui non esisterà né regola dell'umano né regola del divino come causa indipendente dagli eventi naturali. (pp. 30-31)
  • Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina di un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio.[fonte 294] (p. 31)
  • Più l'uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una conoscenza razionale.[fonte 294] (p. 32)

Sull'istruzione

Dal discorso tenuto ad Albany a una riunione celebrativa dell'Università dello Stato di New York, 15 ottobre 1936; pubblicato poi in On Education, School and Society, XLIV, 1936, pp. 589-592.

  • Nel nostro caso la sola conoscenza della verità non è sufficiente; al contrario tale conoscenza va rinnovata di continuo, con sforzo incessante, se non si vuole che vada perduta. È come una statua di marmo che si erge nel deserto e sia continuamente minacciata di seppellimento dai movimenti delle sabbie. Le mani di chi si pone al servizio del prossimo non devono avere un istante di quiete, affinché il marmo possa continuare a risplendere durevolmente al sole. A tali mani pronte al servizio si uniranno sempre anche le mie. (p. 33)
  • [...] si deve tendere alla formazione di individui che agiscano e pensino in modo indipendente, pur vedendo nel servizio della comunità il proprio più alto compito vitale.[fonte 295] (p. 34)
  • A me sembra che dal punto di vista metodologico la cosa peggiore per una scuola sia far leva soprattutto sulla paura, sulla costrizione e sull'autorità artificiosa. Tale impostazione distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stessi degli alunni, producendo soggetti passivi. [...] È relativamente semplice mettere al riparo la scuola da questo che è il peggiore di tutti i mali. Basta dotare gli insegnanti del minor numero possibile di strumenti coercitivi, in modo che per essi l'unica fonte di rispetto da parte dell'alunno siano le loro qualità umane e intellettive.[fonte 295] (p. 35)
  • La scuola dovrebbe sempre tendere a sfornare giovani dalla personalità armonica, non degli specialisti. Il che, a mio avviso, vale in un certo senso anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una professione del tutto specifica. Bisognerebbe sempre dare la priorità allo sviluppo di una capacità generale di pensiero e di giudizio indipendente, non all'acquisizione di una competenza specialistica.[fonte 295] (p. 37)

La teoria della relatività

Da Relativity: Essence of the Theory of Relativity, American People's Encyclopedia, Spencer Press, Chicago, 1949, vol. 16, coll. 604-608.

  • La matematica si occupa esclusivamente delle relazioni tra i concetti senza considerare la loro connessione con l'esperienza. Anche la fisica si occupa di concetti matematici; tuttavia questi concetti assumono un contenuto fisico solo attraverso una chiara determinazione del loro rapporto con gli oggetti dell'esperienza. Questo vale in particolare per i concetti di moto, spazio, tempo. (p. 41)

E=mc²

Pubblicato originariamente su Science Illustrated, New York, aprile 1946.

  • L'atomo M è un ricco avaro che, finché vive, non dà via alcun denaro (energia). Ma nel suo testamento lascia la sua fortuna in eredità ai figli M' e M", a condizione che essi ne destinino una piccola quantità a fini sociali, meno di un millesimo dell'intero patrimonio (energia o massa). I figli insieme hanno un po' meno di quanto avesse il padre (la somma della massa M'+M" è leggermente minore della massa M dell'atomo radioattivo). Ma la parte destinata alla società, benché relativamente piccola, è tuttavia così rilevante (considerata come energia cinetica) da costituire una grande minaccia. Sventare tale minaccia è diventato il più pressante problema del nostro tempo. (p. 50)

Che cos'è la teoria della relatività?

Da My Theory, London Times, 28 novembre 1919.[30]

  • Possiamo distinguere vari tipi di teorie nella fisica. Per la maggior parte sono costruttive. Tentano di ricavare un quadro dei fenomeni più complessi dai materiali di uno schema formale relativamente semplice, da cui prendono le mosse. Così la teoria cinetica dei gas cerca di ridurre i processi meccanici, termici e di propagazione a movimenti di molecole, cioè a ricavarli dalle ipotesi del moto molecolare. Quando diciamo che siamo riusciti a comprendere un insieme di processi naturali, invariabilmente intendiamo dire che abbiamo trovato una teoria costruttiva che copre i processi in questione.
    Insieme a questa classe di teorie assai importante ne esiste una seconda, che chiamerò delle «teorie dei principi». Queste impiegano il metodo analitico, anziché quello sintetico. Gli elementi che ne costituiscono la base e il punto di partenza non sono stati costruiti per via ipotetica, ma vi si è giunti in modo empirico; essi sono caratteristiche generali di processi naturali, principi che danno origine a criteri formulati in modo matematico, che i processi separati o le loro rappresentazioni teoriche devono saper soddisfare. Così la scienza della termodinamica cerca di dedurre con mezzi analitici i nessi necessari – che gli eventi separati devono soddisfare – del fatto universalmente provato che il moto perpetuo è impossibile.
    I vantaggi della teoria costruttiva sono la completezza, l'adattabilità e la chiarezza, quelli della teoria dei principi sono la perfezione logica e la sicurezza dei fondamenti.
    La teoria della relatività appartiene a quest'ultima classe. Al fine di coglierne la natura, occorre prima di tutto acquisire dimestichezza con i principi su cui si fonda. (pp. 51-52)
  • Ecco un'ulteriore applicazione del principio della relatività, per diletto del lettore: oggi in Germania vengo chiamato «luminare tedesco», in Inghilterra «ebreo svizzero». Se dovesse mai succedermi di essere additato come una bête noire, diventerei, al contrario, un «ebreo svizzero» per i tedeschi e un «luminare tedesco» per gli inglesi.[fonte 296] (p. 55)

Fisica e realtà

Da Physik und Realität, Franklin Institute Journal, vol. 221, n. 3, marzo 1936, pp. 313-347.

  • L'intera scienza non è che un affinamento del pensiero quotidiano.[fonte 178] (p. 56)
  • Potremmo dire che «l'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità».[31] È una delle grandi intuizioni di Immanuel Kant che senza tale comprensibilità l'assunzione di un mondo esterno reale sarebbe assurda. Per quanto riguarda la «comprensibilità», l'espressione è qui utilizzata nel suo senso più banale. Vuole riferirsi a: produzione di una qualche sorta di ordine fra le impressioni dei sensi, un ordine prodotto dalla creazione di concetti generali, di relazioni tra questi concetti, e dalle relazioni tra i concetti e l'esperienza sensoriale, relazioni a loro volta determinate in qualunque possibile modo. È in questo senso che il mondo delle nostre esperienze sensoriali è comprensibile. Il fatto che sia comprensibile è un miracolo.[fonte 297] (pp. 57-58)

I fondamenti della fisica teoretica

Da un discorso tenuto all'American Scientific Congress, Washington, maggio 1940; pubblicato con il titolo di Considerations Concerning the Fundamental of Theoretical Physics, suScience, Washington D.C., n. 91, 24 maggio 1940, pp. 487-492.

  • Quella che chiamiamo fisica comprende quel gruppo di scienze naturali che basano i propri concetti su misurazioni; e i cui concetti e affermazioni si prestano a una formulazione matematica.[fonte 298] (p. 87)
  • [...] fin dall'inizio è sempre stato presente il tentativo di individuare per tutte queste singole scienze, una base teoretica unitaria composta del minor numero possibile di concetti e relazioni fondamentali, da cui si potessero ricavare per sviluppo logico tutti i concetti e le relazioni delle singole discipline. È questo che intendiamo per ricerca di fondamenti comuni per la globalità della fisica. La convinta fiducia nel conseguimento di tale obiettivo finale è la principale fonte dell'appassionata dedizione che ha sempre animato i ricercatori.[fonte 298] (pp. 87-88)

Il linguaggio comune della scienza

Da una registrazione radiofonica per la Science Conference, Londra, 28 settembre 1941; pubblicata su Avancement of Science, Londra, vol. 2, n. 5.

  • Quali speranze e paure il metodo scientifico comporta per l'uomo? Non penso che questo sia il modo giusto di impostare la questione. Qualunque cosa questo strumento a disposizione dell'uomo produrrà, essa dipenderà interamente dalla natura dei fini che l'umanità si sarà data. Una volta posti in essere gli obiettivi, il metodo scientifico fornisce i mezzi per realizzarli. Tuttavia esso non può fornire anche gli obiettivi. Il metodo scientifico non avrebbe condotto da nessuna parte, di per sé, non sarebbe nemmeno nato senza un appassionato sforzo di arrivare a una comprensione chiara. (p. 99-100)

Le leggi della scienza e le leggi dell'etica

Da The Laws of Science and The Laws of Ethics, prefazione a Philipp Frank, Relativity – A Richer Truth, Beacon Press, Boston, 1950.

  • A livello di logica pura tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi gli assiomi dell'etica. Ma essi non sono affatto arbitrari da un punto di vista psicologico e genetico. [...] All'individuazione e alla verifica degli assiomi etici si perviene in modo non dissimile da quello che riguarda gli assiomi della scienza. La verità è ciò che sopporta la verifica dell'esperienza. (p. 102)

Una derivazione elementare dell'equivalenza di massa ed energia

Da Elementary Derivation of the Equivalence of Mass and Energy, Technion Journal, V, pp. 16-sg.

  • La seguente derivazione della legge dell'equivalenza, mai pubblicata prima, ha due vantaggi. Benché utilizzi il principio di relatività ristretta, non presuppone il meccanismo formale della teoria, ma si avvale soltanto di tre leggi precedentemente note:
    1. La legge della conservazione della quantità di moto.
    2. L'espressione per la pressione della radiazione; cioè, la quantità di moto di un complesso di radiazioni che si muovano in direzione fissa.
    3. La ben nota espressione per la deviazione della luce (influenza del moto della terra sulla posizione apparente delle stelle fisse, Bradley). (p. 103)

Perché il socialismo?

Da Why Socialism?, Montly Review: An Indipendent Socialist Magazine, New York, I, maggio 1949, pp. 9-15.

  • La scienza, tuttavia, non può creare fini e ancora meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al massimo, può fornire i mezzi con cui perseguire eventuali fini. Ma i fini in sé sono concepiti da personalità dotate di alti ideali etici [...]. (p. 110)
  • [...] dovremmo fare attenzione a non sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici, quando si tratti di problemi umani; e non dovremmo presumere che gli esperti siano i soli ad avere il diritto di esprimersi su questioni riguardanti l'organizzazione della società. (p. 110)
  • Considero tale storpiamento della coscienza dei singoli il peggiore dei mali del capitalismo. Tutto il nostro sistema educativo ne è contagiato. Si inculca un atteggiamento di esagerata competizione negli studenti, che vengono esortati all'adorazione del successo acquisitivo in preparazione della loro carriera futura.[fonte 295] (p. 114)

La questione dei negri

Da un discorso alla Lincoln University, in occasione del conferimento di una laurea honoris causa, maggio 1946; The Negro Question, Pageant, New York, 1946

  • C'è, tuttavia, una macchia scura nel panorama sociale degli americani. Il loro senso dell'eguaglianza e della dignità umana si limita essenzialmente agli uomini di pelle bianca. [...] Più mi sento americano, più questa situazione mi fa soffrire.[fonte 299] (p. 116)
  • Dobbiamo sforzarci di discernere ciò che nella tradizione da noi assorbita è dannoso per il nostro destino e la nostra dignità, e modellare le nostre vite di conseguenza.[fonte 300] (p. 117)

Scienza e società

Da Science and Society, Science, Washington D.C., numero invernale, 1935-36.

  • Sono due i modi in cui la scienza influenza le faccende umane. Il primo è a tutti familiare: quello diretto. Ma in maniera ancora più estesa, quella indiretta, la scienza fornisce aiuti che hanno trasformato completamente l'esistenza umana. Questo secondo modo è di natura educativa: agisce sulla mente. Benché possa apparire meno ovvio al nostro esame superficiale, non meno incisivo del primo. (p. 118)
  • Se mai possiamo affermare che oggi la schiavitù è stata abolita, dobbiamo tale abolizione agli effetti pratici della scienza.[fonte 301] (p. 118)
  • Sta a imperituro credito della scienza l'aver permesso, agendo sulla mente umana, di superare l'insicurezza dell'uomo davanti a se stesso e davanti alla natura. (p. 119)
  • La gente comune può seguire i dettagli della ricerca scientifica solo fino a un livello modesto; ma può registrare almeno un grosso e importante guadagno: la fiducia che il pensiero umano è affidabile e la legge della natura è universale.[fonte 178] (p. 120)

Nel ricevere il premio One World

Dal discorso pronunciato alla Carnegie Hall, New York, nel ricevere il premio One World, 27 aprile 1948.

  • [...] dove la fiducia nell'onnipotenza della forza fisica ha il sopravvento sulla vita politica, tale forza assume una vita a sé e si rivela superiore agli uomini che pensano di usare la forza come strumento.[fonte 302] (p. 127)
  • C'è una sola strada per la pace e la sicurezza: la strada dell'organizzazione sovrannazionale. Un armamento unilaterale su base nazionale accresce soltanto l'incertezza e la confusione generale senza costituire un efficace protezione.[fonte 303] (p. 127)

Scienza e civiltà

Dal discorso al Royal Albert Hall di Londra, Civilization and Science, 3 ottobre 1933; citato nel Times di Londra, 4 ottobre 1933, p. 14.

  • Ci sta a cuore non solo il problema tecnico dell'assicurare e preservare la pace, ma anche l'importante compito dell'istruzione e dell'illuminazione delle menti. Se vogliamo contrastare le forze che minacciano di sopprimere la libertà intellettuale e individuale dobbiamo avere chiara davanti ai nostri occhi la posta in gioco, e quanto dobbiamo a quella libertà che i nostri antenati conquistarono per noi dopo dure lotte. Senza tale libertà non ci sarebbe stato alcuno Shakespeare, o Goethe, o Newton, o Faraday, o Pasteur o Lister. [...] Solo gli uomini liberi possono produrre le invenzioni e le opere intellettuali che a noi moderni rendono la vita degna di essere vissuta. (pp. 128-129)
  • [...] notai come la monotonia di una vita quieta stimoli la mente creativa.[fonte 304] (p. 129)

Lettera aperta all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Da United Nations World, New York, ottobre 1947.

  • Le NU per il momento, e il governo mondiale alla fine, dovrebbero perseguire un unico scopo: la garanzia della sicurezza, della tranquillità e del benessere per tutta l'umanità. (p. 138)

Una risposta agli scienziati sovietici

Da A Reply to the Soviet Scientists, Bulletin of the Atomic Scientists, IV, febbraio 1948, pp. 33-sg.

  • E il governo è in se stesso un male finché reca in sé la tendenza a degenerare in tirannia.[32] (p. 146)
  • Difendo il governo mondiale perché sono convinto che non ci sia altra via percorribile per eliminare il più tremendo pericolo a cui l'uomo si sia mai trovato esposto. L'obiettivo di evitare la distruzione totale deve avere la priorità su qualunque altro obiettivo.[32][fonte 305] (p. 150)

«L'Europa è stata un successo?»

Da Was Europe a Success?, The Nation, New York, 3 ottobre 1934.

  • Nessun fine mi sembra così elevato da indurmi a giustificarne il perseguimento attraverso metodi indegni. (p. 156)
Nessuno scopo è, secondo me, così alto da giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento.[33]
  • A volte la violenza potrà aver sgomberato con rapidità la strada da ostacoli, ma non si è mai rivelata creativa.[fonte 306] (p. 156)

A un raduno per la libertà d'opinione

Da At a Gathering for Freedom on Opinion, 1936; scritto nel 1936 per un raduno di docenti universitari che non ebbe mai luogo.

  • È per questa ragione che negli ultimi tempi abbiamo dovuto assistere ripetutamente al licenziamento di degni docenti universitari contro la volontà dei loro colleghi, azioni di cui la stampa ha informato il pubblico in modo non adeguato. È sempre alla pressione di questa minoranza economicamente dominante che dobbiamo l'infausta istituzione del giuramento del docente, ideato per limitare la libertà d'insegnamento. Non c'è bisogno che mi soffermi sul fatto che la libertà d'insegnamento e di opinione nei libri o nella stampa è il fondamento di un sano e naturale sviluppo di qualsiasi popolo.[fonte 295] (pp. 157-158)

Guerra atomica o pace, I

Come riportato da Raymond Swing in Atomic War or Peace, the Atlantic Monthly, parte prima, CLXXVI, novembre 1945, pp. 43-45.

  • La produzione dell'energia atomica non ha creato un problema nuovo. Ha semplicemente reso più urgente la necessità di risolverne uno già esistente.[fonte 307][34] (p. 159)
  • Non credo che una guerra combattuta con le bombe atomiche spazzerà via la civiltà. Forse potranno rimanere uccisi due terzi della popolazione della terra. Ma resterebbe un sufficiente numero di uomini capaci di pensare e un sufficiente numero di libri per consentire di ricominciare daccapo e restaurare la civiltà.[fonte 307][34] (p. 159)
  • Non mi considero il padre della liberazione dell'energia atomica. Il mio ruolo in proposito è stato del tutto indiretto. Non prevedevo, infatti, che si sarebbe arrivati a produrla nel mio tempo. Lo credevo possibile solo sul piano teorico. È diventato un fatto concreto grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, cosa che non avrei potuto prevedere. È stato Hahn a scoprirla a Berlino, e lui stesso ha frainteso il senso della propria stessa scoperta. È stata Lise Meitner a fornire l'interpretazione corretta. È fuggita dalla Germania per mettere l'informazione in mano a Niels Bohr. Non credo che si possa inaugurare una grande era della scienza atomica nel modo in cui sono organizzate le grandi società per azioni.[34] (p. 162)
  • Dal momento che non prevedo che l'energia atomica potrà risultare di grande vantaggio ancora per molto tempo, debbo dire che attualmente essa costituisce una minaccia. Forse è bene che sia così. Potrà agire da deterrente per la razza umana spingendola a mettere ordine nei propri affari internazionali, cosa che, senza la pressione della paura, di sicuro essa non farebbe.[fonte 307] (p. 163)

Guerra atomica o pace, II

Come riportato da Raymond Swing in Atomic War or Peace, the Atlantic Monthly, parte seconda, CLXXX, novembre 1947, pp. 29-32.

  • Dalla realizzazione della prima bomba atomica non è stato approntato nulla che rendesse il mondo più sicuro dalla guerra, mentre molto è stato fatto per accrescere la distruttività della guerra.[34] (p. 163)
  • Ma non è necessario immaginare che un'esplosione stellare distrugga la terra come una Nova per capire con chiarezza la crescente distruttività di una guerra atomica e riconoscere che, a meno di impedire un'altra guerra, è probabile che si arrivi a devastazioni su scala mai ritenuta possibile prima d'ora, e a stento concepibili anche adesso, e che ad esse sopravviverebbe ben poco della nostra società.[34] (p. 164)
  • Ma nulla è stato fatto per scongiurare la guerra, mentre molto è stato fatto per rendere la guerra atomica ancora più orribile; non ci sono giustificazioni, di conseguenza, per aver ignorato il pericolo. Dico che non è stato fatto nulla per scongiurare la guerra a partire dalla messa a punto della bomba atomica, malgrado gli Stati Uniti abbiano avanzato alle Nazioni Unite la proposta di un controllo sovrannazionale dell'energia atomica. Si è trattato di una proposta condizionale, e a condizioni che l'Unione Sovietica è adesso determinata a respingere. Il che consente di addossare ai russi la colpa del fallimento.[34] (p. 164)
  • Ma nell'incolpare i russi gli americani non dovrebbero ignorare il fatto che nemmeno loro hanno rinunciato volontariamente all'uso della bomba come arma ordinaria, in attesa che si arrivi al controllo sovrannazionale, o nel caso non si arrivi a un controllo sovrannazionale. Così hanno alimentato negli altri paesi la paura che gli americani considerino la bomba atomica una componente legittima del loro arsenale bellico fintantoché gli altri paesi declineranno di accettare i termini da essi proposti per un controllo sovrannazionale.[34] (pp. 164-165)
  • Gli americani possono essere convinti della loro determinazione a non scatenare una guerra aggressiva o preventiva e ritenere così superfluo annunciare pubblicamente che non faranno più ricorso per primi alla bomba atomica. Ma questo paese è stato invitato solennemente a rinunciare all'uso della bomba – cioè a metterla al bando – e ha declinato di farlo a meno di non vedere accettati i propri termini per un controllo sovrannazionale.[34] (p. 165)
  • Considero sbagliata questa linea politica. Scorgo un certo vantaggio militare nel non rinunciare per legge all'uso della bomba come deterrente volto a scoraggiare un altro paese dall'intraprendere una guerra in cui gli Stati Uniti potrebbero usarla. Ma quel che si guadagna da un lato lo si perde dall'altro. Perché si è resa più remota la comprensione dell'importanza di un controllo sovrannazionale dell'energia atomica. Che non abbiano a verificarsi inconvenienti militari finché gli Stati Uniti detengono l'esclusiva della bomba. Ma non appena un altro paese sarà in grado di produrne in quantità consistenti, l'assenza di un accordo internazionale porrà gli Stati Uniti in condizioni di forte svantaggio, a causa della vulnerabilità delle sue industrie, così concentrate nel territorio, e dell'alto sviluppo della sua vita urbana.[34] (p. 165)
  • Il rifiuto di mettere al bando la bomba finché ne detiene il monopolio procura a questo paese un'altra conseguenza negativa, impedendogli di tornare pubblicamente ai parametri etici bellici formalmente accettati prima dell'ultima guerra. Non si dovrebbe dimenticare che questo paese ha approntato la bomba atomica come misura preventiva; se ne voleva impedire l'utilizzo da parte dei tedeschi, in caso l'avessero scoperta.[fonte 307] Sono stati i tedeschi a iniziare il bombardamento dei centri civili, seguiti dai giapponesi. A ciò gli alleati hanno risposto negli stessi termini – anzi, come è risultato, con maggiore efficacia – e ne avevano la giustificazione morale. Ma adesso, in assenza di alcuna provocazione, e in mancanza della giustificazione della rappresaglia o della ritorsione, il rifiuto di rinunciare all'uso della bomba se non per ritorsione rendo lo scopo del suo possesso prettamente politico. Il che è difficilmente perdonabile.[34] (p. 165)
  • Non sto dicendo che gli Stati Uniti non dovrebbero preparare la bomba e farne scorta, perché credo che debbano farlo; con essa devono essere in grado di scoraggiare un altro paese dal predisporre un attacco atomico una volta che anch'esso si sia procurato la bomba.[34] (p. 166)
  • Detenere una scorta di bombe atomiche senza impegnarsi a non utilizzarne per primi è sfruttare a fini politici il possesso delle bombe. Può darsi che gli Stati Uniti sperino in tal modo di intimorire l'Unione Sovietica e di indurla ad accettare un controllo sovrannazionale dell'energia atomica. Ma inculcare la paura non fa che accrescere l'antagonismo e aumentare il pericolo di una guerra. Sono dell'opinione che questa politica ci abbia allontanati dalla vera soluzione moralmente accettabile, la proposta di un controllo sovrannazionale dell'energia atomica.[34] (p. 166)
  • L'appartenenza a un sistema di sicurezza sovrannazionale non dovrebbe, a mio avviso, basarsi su alcun arbitrario parametro di democrazia. Il solo requisito da parte di tutti dovrebbe essere l'elezione popolare diretta dei rappresentanti destinati all'organizzazione sovrannazionale – parlamento e consiglio – per scrutinio segreto in ogni paese membro. Tali rappresentanti dovrebbero rappresentare il popolo piuttosto che i singoli governi, il che aumenterebbe la natura pacifista dell'organizzazione.[34] (p. 170)

La minaccia della distruzione di massa

Da un discorso alla seconda cena annuale offerta dalla Foreign Press Association all'Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al Waldorf-Astoria Hotel, New York, 11 novembre 1947.

  • Siamo tutti consapevoli della difficile e minacciosa situazione in cui versa oggi la società umana – ridotta a un'unica comunità con un destino comune –, ma solo alcuni si comportano di conseguenza. Gran parte delle persone continua a vivere la propria vita ordinaria; per metà spaventate, per metà indifferenti, esse contemplano la cupa tragicommedia in atto sul palcoscenico internazionale davanti agli occhi e alle orecchie del mondo. Ma su quel palcoscenico, in cui gli attori recitano sotto i riflettori le proprie ordinate parti, si decide il nostro destino di domani, la vita o la morte delle nazioni. (p. 175)
  • Finché il contatto fra i due campi si limiterà ai negoziati ufficiali, vedo scarse prospettive di un accordo intelligente, specialmente dal momento che considerazioni di prestigio nazionale oltre che la tendenza a parlare alle masse da una finestra tendono a rendere pressoché impossibile ogni ragionevole progresso. Ciò che una parte propone a livello ufficiale è per ciò stesso guardato con diffidenza e persino fatto apparire come inaccettabile dall'altra. Inoltre dietro tutti i negoziati ufficiali si cela – per quanto velata – la minaccia del potere nudo e crudo. (p. 176)
  • Noi scienziati crediamo che quello che noi e i nostri simili faremo o mancheremo di fare nel giro dei prossimi anni determinerà il destino della nostra civiltà. E consideriamo nostro dovere divulgare incessantemente questa verità, aiutando la gente a rendersi conto della posta in gioco e adoperandoci non per una tregua, ma per un'intesa e un definitivo accordo tra popoli e nazioni di differenti vedute. (p. 176)

L'intrusione dei militari nella scienza

Da Military Intrusion in Science. The Military Mentality, American Scholar, XVI, 1947, pp. 353-sg.

  • È tipico della mentalità militarista considerare essenziali i fattori non-umani (bombe atomiche, basi strategiche, armi di ogni sorta, il possesso di materie prime, ecc.) e ritenere invece trascurabile e secondario l'essere umano, i suoi desideri e pensieri, in breve i fattori psicologici.[fonte 302] (p. 182)
  • L'individuo è degradato a mero strumento; egli diventa «materiale umano».[fonte 302] Con una concezione simile i normali fini delle aspirazioni umane svaniscono. Al loro posto, la mentalità militarista eleva il «potere nudo» a fine in sé, uno dei più sconcertanti inganni a cui gli uomini possano soccombere. Nel nostro tempo la mentalità militare si è fatta ancora più pericolosa che in passato perché le armi offensive sono diventate molto più potenti di quelle difensive. Perciò essa conduce di necessità alla guerra preventiva. L'insicurezza generale che ad essa si accompagna porta a sacrificare i diritti civili del cittadino al presunto bene dello stato. (p. 182)
  • Non vedo altra via d'uscita dalle condizioni imperanti che una politica perspicace, onesta e coraggiosa, tesa a fondare la sicurezza su basi sovrannazionali. Speriamo che si troveranno individui sufficienti per numero e per forza morale, atti a guidare la nazione su questa strada, finché le circostanze esterne le attribuiranno un ruolo di guida. Allora problemi come quelli descritti cesseranno di esistere. (p. 182)

Isaac Newton

Da The Manchester Guardian, Manchester, Inghilterra, Natale 1942.

  • [...] Newton fu il primo che riuscì a scoprire dei fondamenti formulati con chiarezza da cui poter dedurre un ampio campo di fenomeni a mezzo del pensiero matematico, a livello logico, quantitativo e in armonia con l'esperienza.[fonte 308] (p. 187)

Giovanni Keplero

Dalla prefazione di Johannes Kepler's Letters, a cura di David Baumgardt, ed. Carola Baumgardt, Philosophical Library, New York, 1951.

  • [...] Keplero era uno di quei rari individui semplicemente incapaci di fare altro che battersi apertamente in difesa delle proprie convinzioni in ogni ambito.[fonte 309] (p. 192)
  • Nella ricerca dovette sbarazzarsi dell'approccio animistico, una modalità di pensiero orientata a fini nascosti. Dovette per prima cosa riconoscere che nemmeno la tecnica matematica più nitidamente logica offriva di per sé alcuna garanzia di verità, facendosi irrilevante se non verificata sulle più meticolose osservazioni della scienza naturale. Non fosse stato per questo orientamento filosofico, il lavoro di Keplero non sarebbe stato possibile. Lui non ne parla, ma le sue lettere riflettono tale lotta interiore.[fonte 309] (p. 193)

In memoria di Marie Curie

Dalla dichiarazione in occasione della Curie Memorial Celebration al Roerich Museum, New York, 23 novembre 1935.

«*La sua forza, la purezza della sua volontà, la sua severità con se stessa, la sua obiettività, il suo giudizio incorruttibile: erano tutte di una qualità raramente riscontrata, così riunite in un solo individuo. [...] Una volta che avesse riconosciuto una certa strada come giusta, la percorreva senza compromessi e con tenacia estrema.» [riferito a Marie Curie]
  • La sua forza, la purezza della sua volontà, la sua severità con se stessa, la sua obiettività, il suo giudizio incorruttibile: erano tutte di una qualità raramente riscontrata, così riunite in un solo individuo. [...] Una volta che avesse riconosciuto una certa strada come giusta, la percorreva senza compromessi e con tenacia estrema.[fonte 310] (p. 194)

In memoria di Paul Langevin

Da La Pensée, Parigi, febbraio-marzo 1947.

  • Sono così rare le persone, in qualunque generazione, in cui una chiara comprensione della natura delle cose si unisca a un intenso sentimento per la sfida della vera umanità e a una capacità di impegno militante. Quando se ne va un uomo del genere, lascia un vuoto che sembra intollerabile a chi gli sopravviva.[fonte 311] (p. 197)
  • Il suo desiderio di promuovere una vita migliore per tutti gli uomini era forse anche più forte della sua bramosia per una pura illuminazione dell'intelletto. Così accadeva che dedicasse molto del suo tempo e della sua energia vitale all'illuminazione politica.[fonte 311] (p. 197)

In memoria di Paul Ehrenfest

Da Almanak van het Leidsche Studentencorps, pubblicato da S.C. Doesburg, Dosbug Verlag, Leiden, Olanda, 1934.

  • La sua statura stava tutta nella sua capacità straordinariamente sviluppata di afferrare l'essenza di un'idea teorica, nello spogliare una teoria delle sue sovrastrutture matematiche finché non emergeva con chiarezza la semplice idea di fondo. Questa capacità lo rendeva un docente senza pari. (pp. 202-203)
  • In realtà egli si sentiva più infelice di chiunque altro con cui fossi in intimità. La ragione era che non si riteneva all'altezza del nobile compito che gli si parava davanti. A che serviva che tutti lo smentissero? Il suo senso di inadeguatezza, oggettivamente ingiustificato, lo tormentava senza tregua, derubandolo spesso della pace mentale necessaria per una tranquilla ricerca.[fonte 312] (p. 203)
  • Apprendere e insegnare cose che non si riescono ad accettare appieno nel proprio intimo è sempre un compito difficile [...]. (p. 204)
  • L'umiliazione e l'oppressione mentale da parte di insegnanti ignoranti ed egoisti provocano nello spirito del giovane devastazioni insanabili, che spesso esercitano un'influenza nefasta nella vita successiva.[fonte 295] (p. 204)
  • Il rapporto più importante della sua vita fu quello con sua moglie, che gli era anche compagna di lavoro, una personalità insolitamente forte e risoluta, intellettualmente dotata quanto lui. [...] la ripagò con una venerazione e un amore quali non mi è stato dato spesso di riscontrare nel corso della mia vita.[fonte 312] (p. 204)

Mahatma Gandhi

Dalla dichiarazione in occasione del 75° compleanno di Gandhi, 1946.

  • Una guida per il suo popolo, non sostenuta da autorità esterna: un politico il cui successo non posa sull'artificio né sul possesso di espedienti tecnici, ma semplicemente sulla forza carismatica della sua personalità; un combattente vincitore che ha sempre disdegnato l'uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di una determinazione e di una coerenza inflessibili, che ha dedicato tutta la propria forza all'elevazione del suo popolo e al miglioramento della sua sorte; un uomo che ha affrontato la brutalità dell'Europa con la dignità dei semplici, e quindi, assurgendo ogni volta a superiore.
    Può darsi che le generazioni avvenire stenteranno a credere che un individuo simile abbia mai calpestato in carne e ossa questa terra.[fonte 313] (p. 205)

Perché gli ebrei sono odiati?

Da Why Do They Hate the Jews, Collier's, New York, CII, 26 novembre 1938, pp. 9-sg.

  • Perché c'è molta verità nel detto che è facile elargire saggi e giusti consigli... agli altri!, ma difficile agire con saggezza e giustizia personalmente. (p. 210)
  • I crimini di cui gli ebrei sono stati incolpati nel corso della storia – crimini intesi a giustificare le atrocità perpetrate contro di essi – sono mutati in rapida successione [...] Le accuse contro di loro, accuse della cui falsità gli istigatori erano ogni volta perfettamente consapevoli, superavano ogni immaginazione, ma hanno influenzato ripetutamente le masse. [...] In questo caso, si può parlare di antisemitismo latente. (pp. 210-211)
  • In ogni società certe convinzioni e intenti comuni, certi interessi simili producono gruppi che, in un certo senso, agiscono come unità. Ci sarà sempre attrito tra tali gruppi, lo stesso tipo di contrapposizione e rivalità che esiste tra gli individui.[fonte 314] (p. 211)
  • È noto, inoltre, che una lumaca può perdere il proprio guscio senza per questo cessare di essere una lumaca. L'ebreo che abbandoni la propria fede (nel senso formale della parola) è in una posizione analoga. Resta un ebreo.[fonte 315] (p. 212)
  • Il legame che ha unito gli ebrei per migliaia di anni e che ancora oggi li unisce è, principalmente, l'ideale democratico della giustizia sociale, assieme a quello della vicendevole solidarietà e tolleranza tra tutti gli uomini. [...] Il secondo tratto caratteristico della tradizione ebraica è l'alta considerazione in cui è tenuta ogni forma di aspirazione intellettuale e di sforzo spirituale.[fonte 315] (p. 212)
  • Gli ebrei come gruppo possono essere privi di potere, ma l'insieme delle conquiste dei loro singoli componenti è ovunque considerevole e proficuo, anche se a tali conquiste si è arrivati tra mille ostacoli.[fonte 315] (p. 214)
  • Per il gruppo nazista gli ebrei non sono soltanto un mezzo per stornare il risentimento popolare da se stessi, gli oppressori; considerano gli ebrei un elemento non ammissibile, che non potrà mai essere spinto all'accettazione acritica del dogma, e che, di conseguenza, continuerà a minacciare, finché esisterà, la loro autorità, per l'insistenza con cui gli ebrei difendono l'illuminazione popolare delle masse.[fonte 315] (p. 214)

Il fine dell'esistenza umana

Da una trasmissione radiofonica per l'Appello Ebrei Uniti, 11 aprile 1943.

  • L'odio che impazza contro di noi [ebrei] affonda le radici nel fatto che abbiamo sostenuto l'ideale della convivenza armonica e che gli abbiamo dato espressione con parole e coi fatti tra la maggior parte del nostro popolo. (p. 221)

Il nostro debito verso il Sionismo

Dal discorso intitolato Our Debt to Zionism pronunciato in occasione del Third Seder, National Labor Committee for Palestine, al Commodore Hotel, New York, 17 aprile 1938; testo completo pubblicato in New Palestine, Washington D.C., 29 aprile 1938.

Einstein con i leader della World Zionist Organization nel 1921
  • [...] il giudaismo ha un grande debito di riconoscenza verso il Sionismo. Il movimento sionista ha risvegliato tra gli ebrei il senso della comunità. Ha svolto una proficua attività superando qualunque aspettativa. Questo proficuo lavoro in Palestina, a cui hanno contribuito ebrei di ogni parte del mondo pronti all'abnegazione, ha sollevato un gran numero di nostri fratelli dal bisogno più atroce. In particolare è stato possibile avviare una parte non esigua dei nostri giovani a una vita di lavoro gioioso e creativo.[fonte 316] (p. 222)
  • Preferirei senz'altro che si arrivasse a un accordo ragionevole con gli arabi sulla base di una pacifica convivenza, che alla creazione di uno stato ebraico.[fonte 316] (p. 223)
  • A parte ogni considerazione pratica, la mia consapevolezza della natura essenziale del giudaismo respinge l'idea di uno stato ebraico con propri confini, un proprio esercito e una qualche forma di potere temporale, non importa quanto modesta. Ho paura del danno interno che il giudaismo ne deriverebbe, specialmente se tra le nostre file cominciasse ad allignare un angusto nazionalismo, contro il quale abbiamo già dovuto combattere con forza anche senza che esistesse uno stato ebraico. Non siamo più gli ebrei del periodo dei Maccabei. Un ritorno a una nazione nel senso politico del termine equivarrebbe all'allontanamento della nostra comunità dalla spiritualizzazione di cui siamo debitori al genio dei nostri profeti.[fonte 316] (p. 223)
  • L'antisemitismo è sempre stato il mezzo più economico impiegato da minoranze egoistiche per ingannare il popolo. (p. 223)

Agli eroi della battaglia del Ghetto di Varsavia

Dal Bullettin of the Society of Polish Jews, New York, 1944.

  • I tedeschi sono responsabili come intero popolo di questi assassini di massa e come popolo vanno puniti, se nel mondo c'è giustizia e se nelle nazioni la coscienza della responsabilità collettiva non deve sparire definitivamente dalla terra. Dietro il partito nazista c'è il popolo tedesco, che ha eletto Hitler dopo che questi aveva manifestato con chiarezza e senza alcuna possibilità di fraintendimento nel suo libro e nei suoi discorsi le sue vergognose intenzioni.[fonte 317] (p. 224)

La vocazione degli ebrei

Da un discorso alla Jewish Accademy of Sciences and Arts, 22 marzo 1936.

  • Noi ebrei dovremmo essere e rimanere portatori e difensori dei valori spirituali. Ma dovremmo anche restare perennemente consapevoli del fatto che questi valori spirituali sono e sono sempre stati il fine comune di tutta l'umanità. (p. 226)

All'università di Gerusalemme

Da un discorso all'Università Ebraica di Gerusalemme, in occasione del conferimento della laurea honoris causa, 15 marzo 1949.

  • L'università che ventisette anni fa non era che un sogno e una debole speranza, questa università oggi è una cosa viva, una casa delle libera cultura, del libero insegnamento e del felice lavoro fraterno. Eccola là, su quel suolo che il nostro popolo ha liberato affrontando grandi asperità; eccola là, centro spirituale di una comunità fiorente e viva le cui realizzazioni hanno finalmente ottenuto il riconoscimento universale che meritavano.[fonte 318] (p. 229)
  • La saggezza e la moderazione dimostrate dalle guide del nuovo stato mi fanno confidare nel fatto, tuttavia, che un po' alla volta si stabiliranno con il popolo arabo relazioni basate su una cooperazione proficua e su un mutuo rispetto e fiducia. Perché è questo il solo mezzo con cui entrambi i popoli potranno conseguire un'indipendenza dal mondo esterno.[fonte 319] (p. 229)

Gli ebrei di Israele

Da una trasmissione radiofonica per l'Appello Ebrei Uniti della National Broadcasting Company, Atlantic City, 27 novembre 1949.

  • Gli ebrei di Palestina non hanno combattuto per puro amore dell'indipendenza politica, ma per conquistare la libertà d'immigrazione per gli ebrei dei molti paesi in cui la loro stessa esistenza era in pericolo; libertà d'immigrazione anche per tutti coloro che anelavano a una vita fra la propria gente. Non è un'esagerazione dire che abbiano combattuto per rendere possibile un sacrificio forse unico nella storia.[fonte 320] (pp. 231-232)

Altri saggi e articoli[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

L'etere e la teoria della relatività

Dalla lezione inaugurale all'università di Leiden, 5 maggio (poi rinviata al 17 ottobre) 1920; pubblicato come Äther und Relativitätstheorie, Springer, Berlino, 1920; traduzione di Giuseppe Longo in Opere scelte, parte quarta, pp. 507-516.

  • La teoria di Newton costituisce certo la più grande conquista mai compiuta dallo spirito umano nel tentativo di stabilire un nesso causale tra i fenomeni della natura. E tuttavia questa teoria mise non poco a disagio i contemporanei di Newton, poiché sembrava in contraddizione con il principio, dedotto da altre esperienze, che limita la possibilità di azioni reciproche alle sole azioni per contatto e nega la possibilità di azioni a distanza senza un mezzo interposto. (pp. 507-508)
  • Pensiamo a un propagarsi di onde su una superficie d'acqua. Il fenomeno può essere visto in due modi differenti. Può pensarsi, cioè, che muti nel tempo la superficie ondosa che costituisce la frontiera tra acqua e aria; ma può pensarsi anche, riferendosi per esempio a corpuscoli galleggianti, che muti nel tempo la posizione di ogni singola particella liquida. Supponiamo che non si abbiano siffatti galleggianti a permetterci di osservare il moto delle particelle del fluido, e, in generale, che del fenomeno sia unicamente osservabile il cambiamento di posizione dello spazio occupato dall'acqua (cambiamento che avviene nel tempo). In tali condizioni non avremmo modo alcuno di supporre che l'acqua sia composta di particelle mobili, e tuttavia potremmo considerarla comunque un buon mezzo. (pp. 511-512)
  • L'etere della teoria della relatività generale, quando lo si confronti con quello di Lorentz, ha questo di nuovo: in ciascun punto, il suo stato è legato a quello della materia e a quello dell'etere nei punti vicini secondo leggi esprimibili in forma di equazioni differenziali; viceversa, lo stato dell'etere di Lorentz, data l'assenza dei campi elettromagnetici, non è determinato da alcunché di esterno ed è ovunque lo stesso. (p. 514)
  • Sul ruolo che l'etere è chiamato a sostenere nella concezione del mondo fisico non si hanno ancora idee precise. Sappiamo che esso determina le relazioni metriche nel continuo spazio-temporale, per esempio le possibili configurazioni dei corpi solidi, come pure i campi di gravitazione; ma non sappiamo affatto se esso determini o meno in maniera essenziale la struttura delle particelle elettriche elementari che costituiscono la materia. (p. 514)
  • [...] secondo la teoria della relatività generale lo spazio è dotato di proprietà fisiche; in tal senso, un etere esiste, e anzi un spazio privo di etere è inconcepibile, perché non solo la propagazione della luce vi sarebbe impossibile, ma neppure avrebbe senso, per un tale spazio, parlare di regoli di misura e di orologi e neppure, di conseguenza, di distanze spazio-temporali nel senso della fisica. Non si deve tuttavia attribuire a tale etere la proprietà che caratterizza i mezzi ponderabili, quella cioè di essere costituito di parti che si possano seguire nel tempo: e neppure è lecito applicare ad esso il concetto di moto. (p. 516)

Idee e problemi fondamentali della teoria della relatività

Dal discorso di ringraziamento per il conferimento del premio Nobel, tenuto all'Assemblea nordica dei naturalisti, Göteborg, 11 luglio 1923; pubblicato come Grundgedanken und Probleme der Relativitätstheorie, Imprimiere royal, Stoccolma, 1923; traduzione di Giuseppe Longo in Opere scelte, parte quarta, pp. 517-527.

  • Se consideriamo quella parte della teoria della relatività che può, in un certo senso, essere oggi considerata come una conoscenza fisica acquisita, notiamo due aspetti che hanno, ai fini della teoria stessa, implicazioni rilevanti. Il primo riguarda il problema dell'esistenza o meno, in natura, di stati di moto privilegiati (problema della relatività fisica); è questa la chiave di volta dell'intera costruzione teoretica. Il secondo riguarda il fatto di ammettere solo concetti e distinzioni cui si possano associare, senza ambiguità, fatti osservabili (clausola che concetti e distinzioni abbiano significato fisico). Questo postulato, che attiene all'epistemologia, si rivela di importanza fondamentale. (p. 517)
  • La meccanica classica permette di tracciare una distinzione fra moti (assoluti) non accelerati e accelerati; inoltre essa asserisce che le velocità hanno un'esistenza soltanto relativa (dipendente dalla scelta del sistema di riferimento inerziale), mentre le accelerazioni e le rotazioni hanno un'esistenza assoluta (indipendentemente dalla scelta del riferimento inerziale). Questa situazione può essere espressa così: secondo la meccanica classica esiste la «relatività delle velocità» ma non la «relatività delle accelerazioni». (pp. 519-520)
  • In un qualunque campo gravitazionale, ad ogni intorno infinitesimo di punto, si può associare un sistema di coordinate locale in uno stato di moto tale che rispetto ad esso non esista alcun campo gravitazionale (sistema di riferimento inerziale locale). In termini di questo riferimento inerziale possiamo considerare i risultati della teoria della relatività ristretta corretti, in prima approssimazione, per questa regione infinitamente piccola. In ogni punto dello spazio-tempo vi è un numero infinito di questi sistemi di riferimento inerziali locali, tra loro legati dalle trasformazioni di Lorentz. (pp. 522-523)
  • Secondo la teoria della relatività generale, la legge del moto di un punto nel puro campo gravitazionale è espressa dall'equazione della geodetica. In effetti tale linea è quella matematicamente più semplice, e nel caso particolare in cui le siano costanti diventa una retta. Pertanto qui siamo di fronte alla traduzione del principio d'inerzia di Galilei nella teoria della relatività generale. (p. 524)
  • Un secondo problema che oggi è al centro dell'interesse riguarda l'identità tra campo gravitazionale e campo elettromagnetico. Una mente che aneli all'unificazione della teoria non può essere paga del fatto che debbano esistere due campi i quali, per loro natura, siano indipendenti tra loro. Si cerca una teoria del campo, unificata sotto il profilo matematico, in cui il campo gravitazionale e il campo elettromagnetico siano interpretati solo come componenti o manifestazioni diverse di uno stesso campo uniforme e in cui, se possibile, le equazioni del campo non consistano più in addendi tra loro logicamente indipendenti. (p. 526)
  • Può darsi che la soluzione del problema quantico richieda una trasformazione radicale delle equazioni generali, e addirittura la sostituzione di tutti i parametri con cui rappresentiamo il processo elementare: ebbene, anche in tal caso il principio di relatività non sarà mai abbandonato e le leggi da esso derivate in precedenza manterranno il loro significato almeno come leggi limite. (p. 527)

Sulla teoria generalizzata della gravitazione

Articolo pubblicato su Scientific American, aprile 1950; tradotto in Le Scienze, 1979, n.° 129, pp. 6-10.

  • Cosa ci spinge, dunque, ad elaborare teoria dopo teoria? Perché, addirittura, formuliamo teorie? La risposta alla seconda domanda è semplice: perché amiamo «comprendere», ossia ridurre i fenomeni per mezzo del procedimento logico a qualcosa di già noto o (manifestamente) evidente. Prima di tutto sono necessarie nuove teorie quando si affrontano fatti nuovi che non possono essere «spiegati» da teorie esistenti. Ma questa motivazione è, per così dire, banale, imposta dall'esterno. C'è un'altra motivazione più sottile e di non minore importanza. Si tratta dello sforzo verso l'unificazione e la semplificazione delle premesse della teoria nel suo insieme (ossia, il principio di economia di Mach, interpretato come un principio logico). (p. 6)
  • Esiste una passione per la comprensione proprio come esiste una passione per la musica; è una passione molto comune nei bambini, ma che poi la maggior parte degli adulti perde. Senza di essa non ci sarebbero né la matematica né le altre scienze. Più volte la passione per la comprensione ha condotto all'illusione che l'uomo sia in grado di comprendere razionalmente il mondo oggettivo, attraverso il pensiero puro, senza nessuna fondazione empirica; in breve attraverso la metafisica. Sono convinto che ogni teorico vero sia una sorta di metafisico addomesticato, indipendentemente da quanto possa immaginare di essere un puro «positivista».[fonte 321] Il metafisico crede che il logicamente semplice sia anche reale. Il metafisico addomesticato crede che non tutto ciò che è logicamente semplice sia incorporato nella realtà esperita, ma che la totalità di tutta l'esperienza sensoriale possa essere «compresa» sulla base di un sistema concettuale costruito su premesse di grande semplicità. Lo scettico dirà che questo è un «credo del miracolo». È proprio così, ma è un credo del miracolo che è nato e cresciuto in maniera straordinaria grazie allo sviluppo della scienza. (p. 6)
  • Una volta che l'idea teorica sia acquisita, è bene seguirla finché conduce a una conclusione insostenibile. (p. 7)
  • Eppure ogni teoria è speculativa. Quando i concetti fondamentali di una teoria sono relativamente «vicini all'esperienza» (come per esempio i concetti di forza, pressione, massa), il suo carattere speculativo non è facilmente individuabile. Se, però, una teoria è tale da richiedere l'applicazione di procedimenti logici complessi per raggiungere conclusioni, a partire dalle premesse, che possano essere confrontate con l'osservazione, chiunque acquisisce la consapevolezza della natura speculativa della teoria. In tal caso sorge un sentimento quasi irresistibile di avversione in coloro che non hanno esperienza nell'analisi epistemologica e che non sono consapevoli della natura precaria del pensiero teorico in quei campi che sono loro familiari. D'altro canto, si deve ammettere che una teoria ha un vantaggio considerevole se i suoi concetti base e le sue ipotesi fondamentali sono «vicini all'esperienza» ed è certamente giustificata una maggior fiducia in una teoria di questo tipo. Si corre meno il pericolo di andare completamente fuori strada, soprattutto perché ci vuole molto meno tempo e sforzo per invalidare tali teorie con l'esperienza. Eppure, via via che la profondità della nostra conoscenza aumenta, dobbiamo rinunciare a questo vantaggio nella nostra ricerca di semplicità logica e di uniformità nei fondamenti della teoria fisica. Si deve ammettere che la relatività è andata oltre le teorie fisiche precedenti nel rinunciare alla «vicinanza all'esperienza» dei concetti fondamentali allo scopo di raggiungere la semplicità logica. (p. 8)

Perché la guerra?[modifica]

La copertina di Warum Krieg? (Why War?), carteggio tra Albert Einstein e Sigmund Freud
  • La domanda è: c'è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra? È ormai sufficientemente risaputo che, col progredire della tecnica moderna, rispondere a questa domanda è diventato una questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta; eppure, nonostante la massima buona volontà, tutti i tentativi di soluzione sono miseramente falliti.[fonte 322] (p. 595)
  • [...] la ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni Stato rinunci, entro certi limiti, alla propria libertà d'azione, vale a dire alla propria sovranità, ed è incontestabilmente vero che non v'è altra strada per arrivare a siffatta sicurezza. (p. 596)
  • [...] l'uomo alberga in sé il bisogno di odiare e di distruggere. In tempi normali la sua inclinazione rimane latente, solo in circostanze eccezionali essa viene alla luce: ma è abbastanza facile attizzarla e portarla alle altezze di una psicosi collettiva. [...] E non penso affatto solo alle cosiddette masse incolte. La mia esperienza dimostra anzi che è proprio la cosiddetta «intellighenzia» a cedere per prima a queste rovinose suggestioni collettive, poiché l'intellettuale non ha contatto diretto con la realtà, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva più facile, quella della pagina stampata. (pp. 597-598)

Relatività. Esposizione divulgativa[modifica]

Incipit

Preface

Prefazione

Il presente volume vuole offrire una visione per quanto possibile esatta della teoria della relatività a quei lettori che si interessano di tale teoria da un punto di vista scientifico generale e filosofico, senza avere familiarità con l'apparato matematico della fisica teorica. L'opera presuppone nel lettore un livello di cultura che corrisponde, pressappoco, a quello dell'esame di maturità e richiede — malgrado la sua brevità — una buona dose di pazienza e di forza di volontà.
L'autore ha compiuto ogni sforzo nel tentativo di esporre le idee basilari nella forma più chiara e più semplice possibile, presentandole, nel complesso, in quell'ordine e in quella connessione in cui si sono effettivamente formate. Per raggiungere la massima chiarezza mi è parso inevitabile ripetermi di frequente, senza avere la minima cura per l'eleganza dell'esposizione; ho scrupolosamente seguito il precetto del geniale fisico teorico Ludwig Boltzmann, secondo cui i problemi dell'eleganza vanno lasciati al sarto e al calzolaio. Non ritengo di aver defraudato il lettore di quelle difficoltà che sono insite nell'argomento. Ho invece di proposito trattato le basi empirico-fisiche della teoria "come farebbe una matrigna", per evitare che al lettore, poco pratico di fisica, accada come al viandante, che passando fra gli alberi non riesce a vedere la foresta. Possa questo volume procurare a qualcuno ore felici di stimolante meditazione!

Dicembre 1916

A. E.

Relatività ristretta

Part I - The Special Theory of Relativity

  • Di fronte a tale dilemma pare che non vi sia modo di uscirne se non abbandonando o il principio di relatività o la semplice legge di propagazione della luce nel vuoto. Quanti fra i lettori hanno attentamente seguito la precedente discussione si attenderanno certamente che debba venir conservato il principio di relatività, il quale, per la sua semplicità e naturalezza, si raccomanda alla mente come pressoché irrefutabile, e che invece la legge di propagazione della luce nel vuoto debba venir sostituita da una legge più complicata che si conformi al principio di relatività. Lo sviluppo della fisica teorica ha dimostrato però che non possiamo seguire questa strada. (sez. 7, p. 57)
  • Un misterioso brivido coglie il non matematico quando sente parlare di entità "quadridimensionali": una sensazione non dissimile da quella risvegliata dall'apparizione di uno spettro sul palcoscenico. Tuttavia non esiste affermazione più banale di quella che il mondo in cui viviamo è un continuo spazio-temporale a quattro dimensioni. (sez. 17, p. 86)

Note[modifica]

  1. Come racconta lo stesso Moe Berg nella sua biografia Moe Berg: Athlete, Scholar, Spy, nel settembre del 1941 sull'Atlantic Monthly venne pubblicato un suo articolo, Pitchers and Catchers (Lanciatori e ricevitori), successivamente nel dicembre 1946 Pocket Books raccolse alcuni articoli pubblicati sull'Atlantic Monthly e tra gli articoli selezionati vi era sia quello di Berg, sia un saggio di Einstein sulla bomba atomica (probabilmente Atomic War or Peace del novembre 1945). Quando Berg andò a trovare Einstein nella sua casa a Princeton, lo scienziato gli disse: «Ho letto la sua storia sul magazine, Signor Berg. Mi insegni a ricevere, e io le insegnerò la matematica.» («I've read your story in the magazine, Mr Berg. You teach me to catch and I'll teach you mathematics.») Nel libro l'aneddoto si conclude così ma Berkow nel suo articolo ne riporta la continuazione. Einstein infatti poco dopo disse: «Oh lasci stare, sono sicuro che lei imparerebbe la matematica prima che io possa imparare il baseball.» («But let's forget about it, beacuse I'm sure you'd learn mathematics faster I'd learn baseball.») Cfr.

    • (EN) Nicholas Dawidoff, The Catcher Was a Spy: The Mysterious Life of Moe Berg, Knopf Doubleday Publishing Group, 2011, p. 250. ISBN 0307807096
    • (EN) Harold U. Ribalow e Meir Z. Ribalow, The Growing Legend of Moe Berg '23, Princeton Alumni Weekly, 1 giugno 1984, p. 30.
  2. A proposito della presunta relazione extraconiugale tra Marie Curie e il fisico francese Paul Langevin, sposato. Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 47.
  3. Riferito al fatto che non conosceva l'ebraico. Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 116.
  4. In risposta alla domanda di uno studente su cosa avrebbe detto se la teoria della relatività generale non fosse stata confermata dalle misurazioni astronomiche. Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 124.
  5. Einstein era a Princeton per una serie di conferenze e aveva sentito dire che un risultato sperimentale (poi rivelatosi sbagliato) contraddiceva la sua teoria gravitazionale. La frase è stata variamente interpretata per alcuni significa che la natura, con quel suo essere sottile, nasconde i propri segreti; per altri che la natura può giocare brutti scherzi ma non bara. La frase è stata poi incisa sul caminetto del salotto della facoltà di fisica. Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 125.
  6. L'articolo di Schrödinger non era stato ancora pubblicato (29 novembre 1935), ma il fisico austriaco aveva esposto la sua argomentazione in una lettera ad Einstein del 19 agosto 1935. Cfr. Walter Isaacson, Einstein: la sua vita, il suo universo, nota a p. 603.
  7. Rispondendo alla domanda: «Do you trust more to your imagination than to your knowledge?» («Ti fidi più della tua immaginazione che della tua conoscenza?» Cfr. The Ultimate Quotable Einstein, p. 12.
  8. a b Queste citazioni sono incluse nella sezione "Attribuiti a Einstein" del libro Pensieri di un uomo curioso. La stessa curatrice del libro, Alice Calaprice, in Introduzione e ringraziamenti scrive: «Di alcune citazioni non sono riuscita a rintracciare la fonte sebbene io stessa, o le persone che si sono rivolte a me per saperne di più, abbiamo letto o sentito dire che erano di Einstein. Le ho raccolte alla fine del volume sotto il titolo di Attribuiti a Einstein; spero che i lettori mi sappiano indirizzare ai documenti giusti.»
  9. Citato nella quarta stagione di The Big Bang Theory.
  10. Citato anche in Call of Duty: Modern Warfare 3.
  11. Citato in E venne il giorno (2008).
  12. Differenti versioni del saggio sono apparse con il titolo di My Credo (Mein Glaubensbekenntnis per la Lega tedesca dei diritti umani, 1932). Cfr. The Ultimate Quotable Einstein, p. 230.
  13. Un'organizzazione femminista americana aveva protestato contro la visita del "comunista" Einstein negli Stati Uniti. Questa fu la risposta dello scienziato. Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 40 e Il mondo come io lo vedo, p. 190.
  14. Lo scritto venne riportato senza diretta citazione anche nel Times, 14 giugno 1921, p. 8 e in Nature, 1921, CVII, p. 504. Cfr. Opere scelte, p. 770.
  15. Molto simile a due scritti del 1930:
    • Raum-, Feld-, und Äther-problem in der Physik, Second World Power Conference, Berlin 1930, Transactions, vol. 19, pp. 1-5.
    • Raum, Äther, und Feld in der Physik, Forum philosophicum, I, pp. 173-180.
  16. In realtà il testo, stampato in corsivo, era in lingua francese. Cfr. Il lato umano, nota a p. 5.
  17. Il documento aveva un vistoso errore di stampa, forse rilevato da Einstein del tutto inconsciamente, che può aver provocato il suo gesto di rifiuto: la laurea era intestata a «Monsieur Tinstein» invece di «Monsieur Einstein». Cfr. Il lato umano, nota a p. 6.
  18. Un coltivatore dell'Idaho aveva inviato una lettera ad Einstein l'11 luglio 1947, informandolo che aveva chiamato suo figlio Albert e chiedendogli di scrivere due righe, con l'intento di conservarle e consegnarle al figlio quando sarebbe cresciuto. Dopo aver ricevuto la risposta di Einstein, l'uomo rimase molto contento, così scrisse nuovamente allo scienziato allegandogli una foto del piccolo Albert e promettendogli un sacco di patate dell'Idaho. Tale promessa venne poi mantenuta ed Einstein ricevette un grosso sacco di patate. Cfr. Il lato umano, p. 43.
  19. Frase annotata su una lettera ricevuta nel 1933. L'autore della lettera scrisse che la terra girava a una velocità talmente alta da apparire ferma e che, a causa della forza di gravità, gli uomini a volte poggiavano i piedi sulla terra, a volte la testa, a volte si ritrovavano ad angolo retto, verso destra o sinistra. Per questo si chiedeva se la gente si innamorava o faceva altre stranezze di questo tipo proprio quando era capovolta, a testa in giù. Cfr. Il lato umano, p. 51.
  20. a b c La citazione finale, ripetuta più volte dallo scienziato in varianti leggermente diverse, è una delle massime più famose di Einstein. Essa viene spesso citata semplicemente come «Dio non gioca a dadi» (Cfr. Carl Friedrich von Weizsäcker, I grandi della fisica. Da Platone a Heisenberg, p. 220) o «Dio non gioca a dadi con l'Universo» (Cfr. Cameron McPherson Smith e Charles Sullivan, I falsi miti dell'evoluzione. Top ten degli errori più comuni, p. 72).
    In una delle occasioni in cui Einstein fece tale affermazione, Bohr avrebbe risposto: «Einstein, smettila di dire a Dio cosa deve fare!». Nonostante l'aneddoto venga riportato molto spesso, mancano fonti attendibili a sostegno. D'altra parte, alcune fonti riportano un episodio molto simile. Lo stesso Bohr infatti, ricordando l'incontro con Einstein al congresso Solvay del 1927, scrive: «Da parte sua, Einstein ci chiese scherzando se potevamo credere effettivamente che la Provvidenza divina fosse ricorsa al "giuoco dei dadi", al che io replicai facendo osservare che già gli antichi pensatori avevano ammonito di essere molto cauti nel definire gli attributi della Provvidenza col linguaggio comune.» Anche Werner Karl Heisenberg, presente in quell'occasione, ricorda la battuta: «Al che Bohr poté soltanto rispondere: "Ma non tocca a noi dire a Dio come deve far andare il mondo."» Cfr. Walter Isaacson, Einstein: la sua vita, il suo universo, p. 315 e p. 584.
    Successivamente Stephen Hawking in riferimento alla frase disse: «Einstein [...] sbagliò quando disse: "Dio non gioca a dadi". La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere.» La frase di Einstein viene inoltre citata nei film V per Vendetta (2005) e La teoria del tutto (2014).
  21. Qualche mese prima, il New York Times del 6 marzo 1927 riferiva: «Il Professor Einstein non è favorevole all'abolizione della pena di morte [...]. Non vede perché la società non dovrebbe liberarsi degli individui che si sono dimostrati socialmente dannosi. Aggiunge che la società non ha più diritto di condannare una persona all'ergastolo di quanto ne abbia di condannarlo a morte.» Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 161.
  22. Nell'Unione Sovietica la teoria della relatività venne spesso messa in discussione, non era chiaro se essa si accordasse o meno al materialismo dialettico e gli scienziati sovietici si guardavano bene dal confermare la validità della teoria. Nell'aprile 1952 un membro dell'Accademia delle scienze sovietica accusò Einstein di aver trascinato la fisica «nelle paludi dell'idealismo», di essere reo di «soggettivismo», sostenendo che il materialismo dialettico era invece basato «sull'oggettività della natura materiale». Lo stesso studioso russo condannò due suoi connazionali per aver dato credito alla teoria einsteiniana. L'attacco venne riportato dall'Associated Press. Il commento satirico di Einstein si riferiva all'atteggiamento sovietico in generale ed in particolare a tale episodio. Cfr. Il lato umano, p. 85.
  23. Una prima stesura di questa seconda appendice (intitolata Generalized Theory of Gravitation) era già stata introdotta nella 3a edizione di The Meaning of Relativity del 1950. Inoltre un supplemento di 8 pagine per la stesura definitiva di questa appendice venne pubblicato dalla Princeton University Press nel 1953, dopo l'uscita della 4a edizione. Cfr. Opere scelte, pp. 787-788.
  24. Come ricordato da Abraham Pais (in «Sottile è il Singore...»: la scienza e la vita di Albert Einstein, Boringhieri, Torino, 1986, cap. 16) i tentativi di osservazione in condizione di eclissi solare furono alquanto travagliati. Nel 1912 una spedizione in Brasile non riuscì ad effettuare le misurazioni a causa di condizioni meteorologiche avverse. Nell'estate del 1914 non venne intrapreso un secondo tentativo per via della crisi internazionale. La Prima guerra mondiale portò al rinvio del terzo tentativo (in Venezuela nel 1916) e nel 1918 un quarto esperimento condotto da statunitensi non diede risultati attendibili. Solo nel maggio 1919 due gruppi di ricercatori britannici raccolsero i dati, che una volta elaborati rappresentarono una prima conferma della teoria einsteiniana. Cfr. Opere scelte, nota a p. 674.
  25. Einstein sarebbe morto meno di un mese dopo, il 18 aprile 1955. Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 45.
  26. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 81.
  27. «Johann» è uno pseudonimo di Einstein, usato comunemente dalla coppia nelle forme vezzeggiative «Johonesl», «Johannesl», «Johonzel», ecc. Cfr. Lettere d'amore, nota a p. 136.
  28. a b «Doxerl» o «Dockerl» deriva da Docke, che nel dialetto della Germania meridionale significa «bambola»; è lo pseudonimo affettuoso con cui Albert si rivolge a Mileva. Cfr. Lettere d'amore, nota a p. 134
  29. Cfr. Immanuel Kant, Critica della ragion pura: «Senza i sensi non sarebbe a noi posto alcun oggetto, e senza l'intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto sono vuoti, le rappresentazioni visive senza idee sono cieche.» Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 115.
  30. Pubblicato anche in Mein Weltbild ed Essays in Science con il titolo di What Is The Theory of Relativity? (Was ist Relativitätstheorie?). Ripubblicato inoltre in forma leggermente diversa e con il titolo di Tempo, spazio e gravitazione (Time, space and gravitation) su Optician, the British optical journal, LVIII, pp. 187-188. Cfr. Come io vedo il mondo, pp. 127-135 e Opere scelte, p. 54, pp. 580-584 e p. 768.
  31. Parafrasata spesso in «La cosa più incomprensibile dell'universo è che esso sia comprensibile». Cfr. Pensieri di un uomo curioso, p. 147.
  32. a b Einstein rispose con questo articolo alla lettera aperta Le idee sbagliate del dott. Einstein, sottoscritta dagli scienziati sovietici Sergej Ivanovič Vavilov, Alexander Frumkin, Abram Ioffe e Nikolay Semyonov; pubblicata sul New Times, Mosca, ottobre 1947. Cfr. Pensieri, idee e opinioni, pp. 234 e 238.
  33. In un articolo di la Repubblica e in molteplici pagine web si afferma che tale citazione di Einstein sia riferita alla sperimentazione animale o alla vivisezione. In realtà la frase di Einstein è una considerazione di natura generale e non si riferisce alla tematica specifica della vivisezione. Cfr. La vivisezione, Repubblica e il povero Albert Einstein, Giornalettismo.com, 24 luglio 2012.
  34. a b c d e f g h i j k l m Einstein venne intervistato due volte da Raymond Swing in merito all'eventualità di una guerra atomica: la prima intervista venne realizzata nel 1945 e la seconda nel 1947 ed entrambe vennero pubblicate sul the Atlantic Monthly. Successivamente le due interviste sono state pubblicate più volte insieme, sotto forma di un unico articolo intitolato Atomic War or Peace, nonostante le importanti differenze tra i due, dovute perlopiù al cambiamento delle relazioni internazionali tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel corso del biennio 1945-47. Cfr. Albert Einstein, Einstein on Politics: His Private Thoughts and Public Stands on Nationalism, Zionism, War, Peace, and the Bomb, a cura di David E. Rowe e Robert Schulmann, Princeton University Press, 2013, p. 372. ISBN 1400848288

Fonti[modifica]

  1. (EN) Da una conversazione del 29 marzo 1920; riportata in Alexander Moszkowski, Einstein The Searcher: His Work Explained from Dialogues with Einstein, Routledge, 2014, p. 24. ISBN 9781317698951
  2. (DE) Citato in Louis de Broglie, Louis de Broglie und die Physiker, Claasen Verlag, 1955; citato in Erhard Scheibe, Die Philosophie der Physiker, C.H. Beck, 2007, p. 277. ISBN 3406547885
  3. (DE) Citato in E. Strauss, Assistant bei Albert Einstein in Helle Zeit, Dunkle Zeit: In Memoriam Albert Einstein, a cura di Carl Seelig, Europa Verlag, Zurigo, 1956, p. 72. Citato in Max Jammer, Einstein and Religion: Physics and Theology, Princeton University Press, 2011, p. 124. ISBN 1400840872
  4. (EN) Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 185.
  5. (DE) Da Geometrie und Erfahrung, versione estesa di una lezione tenuta presso l'Accademia Prussiana delle Scienze di Berlino, 27 gennaio 1921; riportata su Wikilivres.ca.
  6. (EN) Citato in Uberto di Löwenstein-Wertheim-Freudenberg, Towards the Further Shore, Victor Gollancz, Londra, 1968, p. 156; citato anche in M. Jammer, Einstein and Religion: Physics and Theology, Princeton University Press, 2011, p. 97. ISBN 1400840872
  7. (EN) Da una lettera a Robert S. Marcus, 12 febbraio 1950; riportata su LettersofNote.com.
  8. (EN) Da una lettera a Erik Gutkind, 3 gennaio 1954; riportata su Lettersofnote.com.
  9. (EN) Citato in Carl Seelig, Albert Einstein: A Documentary Biography, Staples Press, 1956, pp. 70-71; citato in Jürgen Neffe, Einstein: A Biography, traduzione di Shelley Frisch, Macmillan, 2007, p. 27. ISBN 1429997389
  10. (EN) Da una lettera a Erwin Schrödinger del 1935, a proposito di una discussione in merito all'interpretazione di Copenaghen; citato in Walter John Moore, A Life of Erwin Schrödinger, Cambridge University Press, 1994, p. 217. ISBN 0521469341
  11. (EN) Da una lettera a un destinatario non identificato, 7 agosto 1941; Archivio Einstein 54-927; citato in Max Jammer, Einstein and Religion: Physics and Theology, Princeton University Press, 2011, p. 97. ISBN 1400840872
  12. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 56. ISBN 88-8598-826-2
  13. (EN) Aneddoto riportato da Moe Berg e citato da Ira Berkow in Moe Berg: Not a n-Of-The-Mill Ball Player, Ocala Star-Banner, 19 maggio 1977.
  14. Da una lettera a Heinrich Zangger, 10 marzo 1917; Archivio Einstein 39-680.
  15. Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 184.
  16. Da un discorso in Sorbona alla Società filosofica francese, 6 aprile 1922; riportato dalla stampa francese, 7 aprile 1922, Archivio Einstein 36-378; riportato in Berliner Tageblatt, 8 aprile 1922, Archivio Einstein 79-535.
  17. Aforisma per un amico, 18 settembre 1930; Archivio Einstein 36-598; citato in Banesh Hoffmann, Albert Einstein: Creator and Rebel, Viking, New York, 1972, p. 24.
  18. Aforisma del 1945 o 1946, Archivio Einstein 36-570.
  19. Da una lettera a Carl Seelig, 11 marzo 1952, Archivio Einstein 39-013.
  20. Al Reporter Magazine, 18 novembre 1953; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 613.
  21. Citato in G.J. Whitrow, Einstein: The Man and His Achievement, Dover, New York, 1967.
  22. Ricordato da un amico in occasione del centenario dalla nascita di Einstein, 18 febbraio 1979; citato in Einstein and the Humanities, a cura di Dennis P. Ryan, Greenwood Press, New York, 1987, p. 125.
  23. Da una lettera a Niels Bohr, 2 maggio 1920; Archivio Einstein 8-065.
  24. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 4 maggio 1920; Archivio Einstein 9-486. Citato in Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, p. 314.
  25. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 23 marzo 1922; Archivio Einstein 10-035.
  26. Da una lettera a Bill Becker, 20 marzo 1954; Archivio Einstein 8-109.
  27. Da una lettera a Heinrich Zangger, 7 aprile 1911; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 303.
  28. Da una lettera a Elsa Löwenthal, 11? agosto 1913; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 465.
  29. Dalla lettera a A. Bacharach; 25 luglio 1949; Archivio Einstein 57-629.
  30. Dal New York Times, 19 giugno 1950; citato anche in Abraham Pais, Einstein Lived Here, Oxford University Press, Oxford, 1982, p. 110.
  31. Dalla lettera al congresso delle nazioni asiatiche per la confederazione mondiale, novembre 1952; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 584.
  32. Nel 1953; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 594.
  33. Dalla lettera a L. Caspar, 9 aprile 1932; Archivio Einstein 49-380.
  34. Dalla lettera alla vedova del fisico olandese, 25 febbraio 1926; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, pp. 263-264.
  35. Durante un dibattito alla Société française de Philosophie, luglio 1922; riportato in Bulletin de la Société française de Philosophie, n. 22, 1922; ripubblicato in Nature, n. 112, 1923, p. 253.
  36. Dalla lettera a K.R. Leistner, 8 settembre 1932; Archivio Einstein 50-877.
  37. Dalla lettera a Heinrich Zangger, novembre 1911; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 305.
  38. Dalla lettera a Hendrik Lorentz, 18 febbraio 1912; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 360.
  39. Citato da Robert Shankland in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 39.
  40. Dal necrologio per Ernst Mach; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 6, doc. 29.
  41. Nel 1922; citato in Bulletin de la Société française de Philosophie, n. 22, 1922; ripubblicato in Nature, n. 112, 1923, p. 253.
  42. Dalla lettera a Robert Shankland, 17 settembre 1953; Archivio Einstein 17-203.
  43. Dalla dichiarazione al Times di Londra, 28 novembre 1919.
  44. Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 40.
  45. Dall'introduzione a Isaac Newton, Opticks, edizione McGraw-Hill, 1932.
  46. Dalla lettera alla vedova di Max Planck, 10 novembre 1947; Archivio Einstein 19-406.
  47. Citato in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 275.
  48. Dalla dichiarazione alla morte di Franklin Delano Roosevelt in Aufbau, New York, 27 aprile 1945.
  49. Dalla lettera a Bertrand Russell, 14 ottobre 1931; Archivio Einstein 33-155, 75-544; citato anche in Michael Grüning, Ein Haus für Albert Einstein, Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 369.
  50. Citato nel New York Times, 13 marzo 1940. Citato in Paul Edwards, Come fu vietato a Bertrand Russell l'insegnamento al "City College" di New York, 1957.
  51. Dal una dichiarazione inedita del 1953 destinata in origine al libro Mein Weltbild (Come io vedo il mondo); citato in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 296.
  52. Da una lettera del 1946; citato in Friedrich Dürrenmatt, Albert Einstein: Ein Vortag, Diogenes, Zurigo, 1979, p. 22.
  53. Dall'intervista Peace Must Be Waged, Survey Graphic, agosto 1934; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 261.
  54. Dalla lettera a Chaim Weizmann, 27 ottobre 1923; Archivio Einstein 33-366.
  55. Da un articolo sul New York Times Magazine, 12 marzo 1944; Archivio Einstein 29-102.
  56. Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 65.
  57. Dalla lettera a Hans Albert Einstein], 1° maggio 1954; citato in Roger Highfield e Paul Carter, The Private Lives of Albert Einstein, Faber and Faber, Londra, 1993, p. 258.
  58. Aforisma del 1923; Archivio Einstein 36-591.
  59. Da una lettera a Hedwig Born, moglie di Max Born, 18 aprile 1920; Archivio Einstein 31-475; citato in Helle Zeit, Dunkle Zeit: In Memoriam Albert Einstein, a cura di Carl Seelig, Europa Verlag, Zurigo, 1956, p. 36.
  60. Da una lettera alla vedova di Heike Kamerlingh Onnes, 25 febbraio 1926; Archivio Einstein 14-389.
  61. Da una lettera a un amico nel 1954 o 1955; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 616.
  62. Da una conferenza stampa del 1935; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 290.
  63. Da un messaggio a un raduno per la pace al Madison Square Garden, New York, 5 aprile 1938; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 279.
  64. Da una lettera a uno studente pacifista, 14 luglio 1941; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 319.
  65. Da una lettera a Philippe Halsmann, 1947.
  66. Da una trasmissione televisiva di Eleonor Roosevelt, 13 febbraio 1950; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, pp. 159-161.
  67. Citato nella rivista giapponese Kaizo, autunno 1952.
  68. Da una lettera a Linus Pauling, ricopiata dal proprio diario; citato nell'A&E Television Einstein Biography, VPI International, 1991; citato anche da Ted Morgan in FDR, Simon and Schuster, New York, 1985.
  69. Da un manuale sul pacifismo, Die Friedensbewegung, 1922.
  70. A Paul Hutchinson, direttore del Christian Century, luglio 1929; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 98.
  71. Da una lettera a Lydia B. Hewes, 10 luglio 1950; Archivio Einstein 59-984.
  72. Citato in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 8.
  73. Dal Saturday Evening post, 26 ottobre 1929; citato in Ronald W. Clark, Einstein: The Life and Times, Cromwell, New York, 1971, pp. 346-347.
  74. Da un telegramma a un giornale ebraico, 1929.
  75. Da una lettera a Benedetto Croce, 7 giugno 1944; Archivio Einstein 34-075; citato in Abraham Pais, Einstein Lived Here, Oxford University Press, Oxford, 1982, p. 122.
  76. Da una lettera a H. Friedmann, 2 settembre 1945.
  77. Da una lettera a S. Flesch, 19 aprile 1954; Archivio Einstein 30-1154.
  78. Da Reply to Criticism; in Albert Einstein: Philosopher-Scientist, a cura di Paul Schilpp, Library of Living Philosophers, Evanston, 1949, p. 684.
  79. Citato in Ilse Rosenthal-Schneider, Reality and Scientific Truth, Wayne State University Press, Detroit, 1980, p. 90.
  80. Citato nel necrologio del New York Times, 19 aprile 1955.
  81. Da una lettera a Heinrich Zangger, 20 maggio 1912.
  82. Nel 1919, Archivio Einstein 33-257.
  83. Da una battuta rivolta a Oscar Veblen alla Princeton University nel maggio 1921.
  84. Aforisma scritto a mano in tedesco; citato in Philipp Frank, Einstein: His Life and Times, Knopf, New York, 1947, p. 190.
  85. Dalla Conferenza di Kyoto; citato in J. Ishiwara, Einstein Koen-Roku, Tokyo, 1977.
  86. Dall'epilogo a Max Planck, Where Is Science Going?, Norton, New York, 1932, p. 211.
  87. Citato in Banesh Hoffmann, Albert Einstein: Creator and Rebel, Viking, New York, 1972, p. V.
  88. Aforisma scritto il 12 ottobre 1923; Archivio Einstein 36-589.
  89. Da una lettera a Florence Schneller, 9 marzo 1936; Archivio Einstein 51-756.
  90. Dalla lettera a E. Mulder, aprile 1954; Archivio Einstein 60-609.
  91. Aforisma scritto il 20 giugno 1927; Archivio Einstein 36-582.
  92. Dalla risposta alla domanda dei redattori di Youth, citato nel New York Times, 20 giugno 1932.
  93. Da una lettera a L. Lee, 16 gennaio 1954.
  94. Da una lettera a Marie Winteler, 21 aprile 1986.
  95. Nel 1954 a un lettore del Brooklyn Tablet, che si domandava se l'opinione di Einstein su questo tema fosse citata correttamente.
  96. Citato nel necrologio della Saturday Review, 30 aprile 1955.
  97. Archivio Einstein 38-228.
  98. Da un ricordo personale di William Miller citato in Life, 2 maggio 1955.
  99. Citato in Philipp Frank, Einstein: His Life and Times, Knopf, New York, 1947, p. 126.
  100. Da una lettera a Jakob Laub, 19 maggio 1909.
  101. Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 180.
  102. Da una lettera a E. Marangoni, 1° ottobre 1952; Archivio Einstein 60-406.
  103. A Margot Einstein; citato in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 298.
  104. Citato da Otto Nathan, 10 aprile 1982 in un'intervista pubblicata in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 80.
  105. a b Citato anche in Michael Grüning, Ein Haus für Albert Einstein, Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 159.
  106. Durante una conferenza stampa all'arrivo a New York, 1930; incluso nell'A&E Television Einstein Biography, VPI International 1991 e nel film su Einstein prodotto da Nova Television, 1979.
  107. Agosto 1953; Archivio Einstein 60-058.
  108. Da una lettera a Jeremiah McGuire, 24 ottobre 1953; Archivio Einstein 60-483.
  109. a b c d e Citato in Chaplin mi guarda come se fossi una bestia rara, la Repubblica, 16 dicembre 2010.
  110. (EN) Ricordato da Konrad Wachsmann; citato in Michael Grüning, Ein Haus für Albert Einstein, Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 145.
  111. (EN) Frase detta a Ilse Rosenthal-Schneider, 15 settembre 1919.
  112. (EN) Da una lettera a Heinrich Zangger, 24 dicembre 1909.
  113. (EN) Da una lettera al figlio Eduard Einstein, 5 febbraio 1930; Archivio Einstein 75-590.
  114. (EN) Da una lettera a Hans Muesham, 3 aprile 1946; Archivio Einstein 38-352.
  115. (EN) 27 dicembre 1930, Archivio Einstein 46-756; 2011.
  116. (EN) 30 marzo 1954, Archivio Einstein 38-435; 2011.
  117. Da una lettera a Conrad Habicht, 18 o 25 maggio 1905.
  118. Da una lettera a Heinrich Zangger, 6 dicembre 1917.
  119. Da una lettera a Erwin Schrödinger, 4 settembre 1935, Archivio Einstein 22-53.
  120. Da una lettera a Erwin Schrödinger, 22 dicembre 1950, Archivio Einstein 22-174.
  121. Dall'elogio funebre di Rudolf Ladenburg, 1° aprile 1952, Archivio Einstein 5-160.
  122. Da una lettera alla regina madre Elisabetta del Belgio, 12 gennaio 1953, Archivio Einstein 32-405.
  123. Citato in Il lato umano, p. 37 e in Pensieri di un uomo curioso, p. 102.
  124. a b c d Citato in Einstein l'ha detto veramente?, PalazzoEsposizioni.it.
  125. Citato in Michael J. Gelb, Il Genio che c'è in te.
  126. (EN) Citato da Gilbert Fowler White in Journal of France and Germany (1942–1944); citato in Robert E. Hinshaw, Living with Nature's Extremes: The Life of Gilbert Fowler White, Big Earth Publishing, 2006, p. 62. ISBN 1555663885
  127. Citato in Max Born, Physik im Wandel Meiner Zeit, Vieweg, Braunschweig, Germania, 1966; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 170.
  128. Citato in Mario Canciani, Vita da prete, Mondadori, Milano, 1991, p. 94. ISBN 88-04-34449-0
  129. a b Dal commento a un libro di Franz Kafka; citato in Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Saggi Tascabili Bompiani, 1995, pp. 5-6.
  130. Cfr. (EN) Relativity: A Hot Stove and A Pretty Girl, QuoteInvestigator.com, 24 novembre 2014.
  131. (EN) Citato in Ian Watson, Hydrology: An Environmental Approach, CRC Press, 1993, sezione C, p. 137. ISBN 1566700876
  132. Cfr. (EN) Pioneering Physicist John Wheeler Dies at 96, Scientific American.com, 14 aprile 2008.
  133. Citato in Matteo Molinari, Le formiche e le cicale, Kowalski Editore IT, 2003, p. p. 117. ISBN 8874966032
  134. Cfr. (EN) Two Things Are Infinite: the Universe and Human Stupidity, QuoteInvestigator.com, 4 maggio 2010.
  135. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 169.
  136. Cfr. (EN) "An empty stomach is not a good political adviser", BarryPopik.com, 9 giugno 2010.
  137. Cfr. (EN) Cara Santa Maria, Insanity: The Real Definition, Huffington Post.com, 19 febbraio 2012.
  138. a b Cfr. The Ultimate Quotable Einstein, p. 474.
  139. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 171.
  140. Cfr. (EN) Montagu, Conversations with Einstein, Science Digest, luglio 1985; (EN) Denis Brian, The Voice of Genius: Conversations with Nobel Scientists and Other Luminaries, Basic Books, 2008, p. 346 e The Ultimate Quotable Einstein, p. 473
  141. Cfr. Il mondo come io lo vedo, p. 37 e The Ultimate Quotable Einstein, p. 473.
  142. Citato in Focus Storia, n. 63, gennaio 2012, p. 77.
  143. Citato in Elena Puntaroli, Spirale delle emozioni (La): Espandi e colora con gioia la tua vita, Anima Srl, 2014, p. 95. ISBN 8863652422
  144. Cfr. (EN) Chance, Coincidence, Miracles, Pseudonyms, and God, QuoteInvestigator.com, 20 aprile 2015.
  145. Citato in Umberto Veronesi, Perché dobbiamo essere vegetariani, in Umberto Veronesi e Mario Pappagallo, Verso la scelta vegetariana: il tumore si previene anche a tavola, Giunti Editore, 2011, p. 8. ISBN 978-88-09-76687-7
  146. Cfr. History of Vegetarianism - North America: early 20th Century - Albert Einstein (1879-1955), ivu.org.
  147. Cfr. (EN) Not Everything That Counts Can Be Counted, QuoteInvestigator.com, 26 maggio 2010.
  148. Da Liberal Judaism, aprile-maggio 1949, p. 12; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 169.
  149. Cfr. (EN) The Futuristic Weapons of WW3 Are Unknown, But WW4 Will Be Fought With Stones and Spears, QuoteInvestigator.com, 16 giugno 2010.
  150. a b Cfr. Il lato umano, pp. 87-88.
  151. L'articolo originale del Time Magazine è riportato in parte su DrJudithReisman.
  152. Cfr.
  153. Did Einstein Praise the Church?, Skeptic.com.
  154. Cfr. Einstein on Bees, Snopes.com e Major Paper Repeats Bogus Einstein Bee Quote, The Daily Green.com, 2 luglio 2011.
  155. Citato in 11 lezioni di vita di Albert Einstein, Vivizen.com, 11 gennaio 2014.
  156. Cfr. (EN) Only One Who Attempts the Absurd Is Capable of Achieving the Impossible, QuoteInvestigator.com, 21 febbraio 2015.
  157. Citato in Albert Einstein: "Temo quel giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità, Trn-news.it, 8 settembre 2014.
  158. Citato in Il giorno che Einstein temeva tanto potrebbe essere arrivato..., Lantidiplomatico.it, 22 dicembre 2014.
  159. Citato in Quant'è difficile guardarsi negli occhi... meglio Facebook!, SikeliaNews.it, 5 agosto 2014.
  160. Cfr. (EN) I Fear the Day That Technology Will Surpass Our Human Interaction, QuoteInvestigator.com, 19 marzo 2013.
  161. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 143.
  162. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 120.
  163. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 162.
  164. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 37.
  165. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 137.
  166. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 56.
  167. a b Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 114.
  168. a b Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 141.
  169. a b c d Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, pp. 31-32.
  170. a b Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 163.
  171. a b Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 102.
  172. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 150.
  173. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 152.
  174. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 99.
  175. a b Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 89.
  176. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 157.
  177. a b c d e f g h Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, pp. 110-113.
  178. a b c d Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 129.
  179. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 138.
  180. Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 148-149.
  181. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 54.
  182. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 158.
  183. a b c Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 39-40.
  184. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 164.
  185. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 156.
  186. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 90.
  187. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 33.
  188. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 63.
  189. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 142.
  190. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 62.
  191. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 124.
  192. Archivio Einstein 39-726; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 30.
  193. Da una lettera a Heinrich Zangger, dicembre 1919.
  194. Dalla lettera alla studentessa liceale Barbara Wilson, 7 gennaio 1943; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 131.
  195. Tema scritto l'8 settembre 1896 per un esame di francese dal titolo Mes projets d'avenir (I miei progetti per il futuro); riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 1, The Early Years: 1879-1902, a cura di John Stachel et al., Princeton University Press, Princeton, 1987, doc. 22. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 29.
  196. Da una lettera indirizzata a Maja, 31 agosto 1935.
  197. Da una lettera a a Heinrich Zangger, 11 agosto 1918.
  198. Da una lettera del 13 febbraio 1934.
  199. Frasi scritte l'11 novembre 1922 su un libro di ricordi dedicato al professor Heike Kamerlingh Onnes.
  200. Dalla risposta di Einstein a un membro del pubblico che, dopo aver trascritto una sua conferenza del marzo 1927, aveva intenzione di proporne la pubblicazione al direttore della rivista scientifica Die Naturwissenschaften.
  201. Da una lettera a Max Brod, 22 febbraio 1949.
  202. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 21 marzo 1930.
  203. Da un passo del suo diario, 10 dicembre 1931.
  204. Da un passo del suo diario, 10 dicembre 1931.
  205. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 15 marzo 1922.
  206. Da una lettera del 3 dicembre 1950.
  207. Dalla bozza di una lettera di risposta in tedesco a uno psicologo che gli aveva scritto il 28 ottobre 1951.
  208. Dalla lettera di risposta a un laureando in filosofia, 9 dicembre 1952.
  209. Dagli appunti scritti nel 1932 sull'albo della figlia di un suo vicino a Caputh; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 151.
  210. Da una lettera del 24 gennaio 1936.
  211. Da una lettera del 20 dicembre 1935.
  212. Da un pensiero scritto nel gennaio 1921 e pubblicato su una rivista tedesca di arte moderna.
  213. Aforisma scritto nel 1937 quando si trovava a Huntington, New York.
  214. Aforisma scritto nel 1937 quando si trovava a Huntington, New York; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 103.
  215. Dagli appunti scritti in inglesi su una lettera inviatagli da una donna il 17 luglio 1953.
  216. Dalla prima stesura in tedesco della risposta ad una lettera del 1954 o 1955; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 119.
  217. Da una lettera di risposta a una signora viennese che gli aveva posto delle domande in merito all'esistenza dell'anima e alla possibilità di un'evoluzione personale e individuale dopo la morte, 5 febbraio 1921; Archivio Einstein 43-847; citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 109-110.
  218. Dalla lettera di risposta del 24 marzo 1954 ad una lettera di un ateo del 22 marzo 1954, che citava un articolo sul pensiero religioso di Einstein mettendone in dubbio l'esattezza.
  219. Dalla lettera di risposta del 24 marzo 1954 ad una lettera di un ateo del 22 marzo 1954; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 164.
  220. Dalla lettera di risposta a un coltivatore dell'Idaho, 30 luglio 1947; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 144.
  221. Da una lettera ad Elisabetta di Wittelsbach, 19 settembre 1932.
  222. Da una lettera ad Elisabetta di Wittelsbach, 20 marzo 1936.
  223. Dalle sue parole di saluto pubblicate su The Dink, una rivista delle matricole, dicembre 1933.
  224. Dalla lettera di risposta a una studentessa di un college californiano, che gli scrisse il 24 marzo 1951; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 133.
  225. Dalla lettera di risposta a una ragazza di Nuova Delhi, 14 luglio 1953; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 134.
  226. Dalla lettera a Paul Ehrenfest, 5 maggio 1929; Archivio Einstein 10-163; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 147.
  227. Dalla lettera a Paul Ehrenfest, 18 giugno 1921; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 68.
  228. Da una lettera a un ebreo antisionista nel gennaio 1946; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 65.
  229. Dalle frasi annotate in tedesco su una lettera del 5 agosto 1927, inviatagli da un banchiere del Colorado; Archivio Einstein 48-380; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 110 e 158.
  230. Da una lettera a Cornelius Lanczos, 21 marzo 1942.
  231. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 12 luglio 1924; Archivio Einstein 10-089; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 127.
  232. Da una lettera di risposta a un rabbino di Chicago che gli aveva scritto il 20 dicembre 1939.
  233. Da un passo scritto nel settembre 1937; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 158.
  234. Da un appunto in tedesco senza data, rinvenuto in un carteggio inviato a Le Coq dopo l'ultimo soggiorno di Einstein a Pasadena nell'inverno tra il 1932 e il 1933.
  235. Da una lettera di condoglianze, 26 aprile 1945.
  236. Da una lettera a Cornelius Lanczos, 26 aprile 1945.
  237. Dalla dedica su una fotografia inviata a Cornelia Wolf nel 1927.
  238. Dalla risposta a un questionario su Bach del magazine tedesco Reclams Universum, 24 marzo 1928; Archivio Einstein 28.058-1.
  239. Dalla risposta a un questionario su Schubert del magazine tedesco Reclams Universum, 10 novembre 1928.
  240. a b c d e f g h i Dalle risposte a un questionario sui suoi gusti musicali, 1939.
  241. Da uno scritto del 15 novembre 1950, a proposito del musicista Ernst Bloch; Archivio Einstein 34-332; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 149.
  242. Da una lettera del 23 ottobre 1928; Archivio Einstein 28-065; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 159.
  243. Da una lettera a Otto Juliusburger, 11 aprile 1946.
  244. Da una lettera a Otto Juliusburger, 29 settembre 1947.
  245. Messaggio manoscritto e firmato e inviato ad Adriana Enriques, ottobre 1921.
  246. Da una lettera a un editore berlinese, 3 novembre 1927; Archivio Einstein 46-009; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 161.
  247. Da una lettera a Valentin Bulgakov, 4 novembre 1931; Archivio Einstein 45-702; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 161.
  248. Da una lettera del 6 febbraio 1954.
  249. Dal messaggio inviato alla rivista bostoniana The Jewish Advocate, 19 ottobre 1931, in occasione del 75° compleanno di Louis Brandeis.
  250. Da una lettera a Louis Brandeis, 10 novembre 1936.
  251. Da un commento all'articolo di Walter White, Perché preferisco rimanere negro, Saturday Review of Literature, 11 ottobre 1947.
  252. Da una lettera a Heinrich Zangger, dicembre 1917.
  253. a b Da un articolo sulla tolleranza del 1934 che avrebbe dovuto essere pubblicato su una rivista americana. I redattori vollero apportare delle modifiche, Einstein gradì poco la cosa e decise di ritirare l'articolo.
  254. Da un commento satirico inedito rinvenuto tra le carte di Einstein e risalente probabilmente agli anni '50.
  255. Dalla risposta del 12 novembre 1930 a una lettera dall'Inghilterra in cui gli era stata posta questa domanda di Thomas Alva Edison; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 87.
  256. Da una lettera a un pastore di Brooklyn, 20 novembre 1950; Archivio Einstein 28-894 e 59-871; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 159.
  257. Dalla risposta alla richiesta di un telegramma di circa cinquanta parole sulla «fratellanza americana» da parte della National Conference of Christian and Jews, 27 gennaio 1947.
  258. Da un messaggio inviato in occasione della cerimonia per la posa della prima pietra in Riverside a New York per un monumento dedicato agli eroi del ghetto di Varsavia, 19 ottobre 1947.
  259. Dalla lettera a Gertrude Warschauer, 27 dicembre 1952; Archivio Einstein 39-517; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 48.
  260. Quartina rinvenuta tra gli scritti di Einstein, senza indicazione di data o occasione.
  261. Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 37-38.
  262. Da una lettera a Joseph Scharl, un amico artista, 27 dicembre 1949; Archivio Einstein 34-207; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 155.
  263. Da un messaggio in occasione della costruzione di una biblioteca su invito di un prestigioso editore americano, 1° maggio 1936.
  264. Da una lettera a Bruno Winawer, 28 settembre 1932; Archivio Einstein 36-532; citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 112-113.
  265. Da un manoscritto inedito del 1935; Archivio Einstein 14-389; citato in parte in Pensieri di un uomo curioso, pp. 50-51.
  266. Dalle parole scritte in occasione dell'ottantesimo compleanno di Leo Baeck nel maggio 1953.
  267. Dagli aforismi inclusi nel Festschrift in onore di Leo Baeck, 23 febbraio 1953.
  268. Dalla lettera di risposta a un musicista di Monaco di Baviera, 5 aprile 1933.
  269. Archivio Einstein 7-376. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 33.
  270. Archivio Einstein 7-378. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 80.
  271. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 45.
  272. Archivio Einstein 7-245. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 45.
  273. Archivio Einstein 8-146; Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 146.
  274. Archivio Einstein 8-151. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 30.
  275. Archivio Einstein 8-180; citato in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 275. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 127.
  276. Archivio Einstein 8-151. Citato in Einstein-Born Briefwechsel, p. 177. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 33.
  277. Archivio Einstein 8-208; Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 155.
  278. Pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, p. 41. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 61.
  279. Archivio Einstein 21-157; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, p. 49. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 40.
  280. Archivio Einstein 21-189; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, p. 59. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 158.
  281. Archivio Einstein 21-195; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, p. 63. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 127.
  282. Citato in Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, p. 447.
  283. Archivio Einstein 21-250; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, p. 99. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 53.
  284. Archivio Einstein 21-250; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, pp. 99-101. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 146.
  285. Archivio Einstein 21-256 e 80-865. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 132.
  286. Archivio Einstein 21-474 e 80-871; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, pp. 119. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 117. Citato in Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, p. 447.
  287. Archivio Einstein 21-277. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 133.
  288. Archivio Einstein 21-300; pubblicato in Letters to Solovine, 1906-1955, pp. 149. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 134.
  289. a b c d e f Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 74-76.
  290. Citato in Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, p. 56.
  291. Citato in Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, p. 65.
  292. Citato in Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, p. 66.
  293. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 36.
  294. a b c d Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 115-116.
  295. a b c d e f Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, pp. 70-71.
  296. Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 29-30.
  297. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 147.
  298. a b Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 130.
  299. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 41.
  300. Citato in New York Times, 4 maggio 1946, p. 7; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 142.
  301. Citato in New York Times, 4 maggio 1946, p. 7; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 164.
  302. a b c Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 94.
  303. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 104.
  304. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 148.
  305. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, pp. 104-105.
  306. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 168.
  307. a b c d Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, pp. 92-93.
  308. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 56.
  309. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 51-52.
  310. Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 47-48; Archivio Einstein 5-142.
  311. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 52.
  312. a b Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 48.
  313. Citato in Einstein on Humanism, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffmann, Carol Publishing, New York, 1993, p. 94; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 49.
  314. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 139.
  315. a b c d Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 64-65.
  316. a b c Citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 63-64.
  317. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 84.
  318. Archivio Einstein 37-296; citato in Pensieri di un uomo curioso, pp. 65-66.
  319. Archivio Einstein 28-854; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 66.
  320. Archivio Einstein 58-904; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 66.
  321. Citato anche in Pensieri di un uomo curioso, p. 134.
  322. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 90.

Bibliografia[modifica]

  • Albert Einstein, Autobiografia scientifica (Philosopher Scientist, 1949), a cura di Paul A. Schilpp, traduzione di Augusto Gamba; in Opere scelte, a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte prima, pp. 61-109. ISBN 978-88-339-0442-9
  • Albert Einstein, Come io vedo il mondo (The World as I See It, 1954), traduzione e prefazione di Remo Valori, Bottega del libro, Bologna, 1971.
  • Albert Einstein, Il lato umano: spunti per un ritratto (The Human Side, 1979), a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffmann, traduzione di Annamaria Gilberti, Einaudi, Torino, 1980.
  • Albert Einstein, Il significato della relatività (The Meaning of Relativity: Four Lectures Delivered at Princeton University, May, 1921), a cura di Emanuele Vinassa de Regny, in Il significato della relatività. Il mondo come io lo vedo, Newton Compton Editori, Roma, 2015, pp. 19-149. ISBN 978-88-541-7172-5
  • Albert Einstein, Lettere a Michele Besso (Correspondance 1903-1955, a cura di P. Speziali, Hermann, 1972), traduzione di Filippo Bertotti e Carla Rozzoni; in Opere scelte, a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte sesta, Lettere, pp. 671-707. ISBN 978-88-339-0442-9
  • Albert Einstein, Lettere a Max Born (Einstein-Born Briefwechsel, 1916-1955, Nymphenburger Verlagshandlung, 1969), traduzione di Giuseppe Scattone; in Opere scelte, a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte sesta, Lettere, pp. 708-730. ISBN 978-88-339-0442-9
  • Albert Einstein, Lettere a Maurice Solovine (Lettres à Maurice Solovine, Gauthier-Villars, 1956), traduzione di Carla Rozzoni; in Opere scelte, a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte sesta, Lettere, pp. 731-744. ISBN 978-88-339-0442-9
  • Albert Einstein, Opere scelte, a cura di Enrico Bellone, traduzioni di AA.VV., Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988. ISBN 978-88-339-0442-9
  • Albert Einstein, Pensieri di un uomo curioso (The Quotable Einstein, 1996), a cura di Alice Calaprice, prefazione di Freeman Dyson, traduzione di Sylvie Coyaud, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-47479-3
  • Albert Einstein, Pensieri, idee, opinioni (Out of My Later Years: The Scientist, Philosopher, and Man Portrayed Through His Own Words), traduzione di Lucio Angelini, Newton Compton, I MiniMammut, Roma, 2015. ISBN 978-88-541-8150-2
  • Albert Einstein, Relatività. Esposizione divulgativa e scritti classici su Spazio Geometria Fisica (Über die spezielle und allgemeine Relativitätstheorie (gemeinverständlich), 1920), Bollati Boringhieri, Torino, 2011. ISBN 978-88-339-2199-0
  • Albert Einstein e Mileva Marić, Lettere d'amore (Love letters, 1992), a cura di Jürgen Renn e Robert Schulmann, traduzione di Marina Premoli, Bollati Boringhieri, Torino, 1993. ISBN 88-339-0750-3
  • Sigmund Freud, Perché la guerra? (Warum Krieg?), Istituto internazionale per la Cooperazione intellettuale, Parigi, 1933; lettera a Sigmund Freud del 30 luglio 1932, traduzione di Sandro Candreva ed Ermanno Sagittario, in Opere scelte, a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte quinta, pp. 595-598. ISBN 978-88-339-0442-9
  • Walter Isaacson, Einstein: la sua vita, il suo universo (Einstein. His Life and Universe, 2007), traduzione di Tullio Cannillo, Mondadori, Milano, 2008. ISBN 978-88-04-58308-0

Voci correlate[modifica]

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