Modi di dire piemontesi

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  • A ven-o giù pere da mulin
Vengono giù pietre da mulino [macine]
Detto di pioggia intensa e violenta
  • Avej la pera daré ëd la pòrta.
Avere la pietra dietro la porta.
Detto di chi non chiude la porta dopo essere passato.[1]
  • Buté ël cul ant la farin-a.
Mettere il deretano nella farina.
Dicesi di persona non benestante che sposa una persona ricca.
  • Esse come coj d'Orbassan, ch'a dijo sempre: «Adess andoma», e mai a van [2]
Essere come quelli di Orbassano, che dicono sempre «Adesso andiamo», e non vanno mai.
Variante: Esse come coj dla Volvera, ch'a dijo sempre: «Adess andoma», e a dan mai la buonasera.
Essere come quelli di Volvera, che dicono sempre: «Adesso andiamo»e non danno mai la buonasera.
  • Esse pi long che na giornà sensa pan.[3]
Essere più lungo di una giornata senza pane.
  • Fé balé i dent ant un cossòt.
Far ballare i denti in una zucchina.
Essere in miseria
  • Feje la barba a n'euv.
Far la barba ad un uovo.
Sostenere come novità cose ormai note.
  • Perché se 'l Monvis o l'ha 'l capel ò ch'o fa brut ò ch'o fa bel.
Perché se il Monviso ha il cappello [nuvole], o farà brutto o farà bello[4]
  • Sentissi come na barca 'nt in bòsch (piemontese di Asti)
Sentirsi come una barca in un bosco
Sentirsi fuori posto od in grosse difficoltà.
  • Smens ëd curios.
Semente di curiosi.[5]
  • Tiré i caossèt.
Tirare i calzini.
Morire.
  • Trové Gesù Bambin ant l'òrt.
Trovare Gesù Bambino nell'orto.
Dicesi di chi ha avuto un'imprevedibile fortuna.

Note[modifica]

  1. Questo detto fa riferimento all'uso di un rudimentale sistema di chiusura "automatica" di porte (ma in genere si trattava di portoni) che davano accesso a locali ove si svolgeva un'attività che implicava un certo andirivieni (magazzini, piccoli opifici, etc., senza escludere case di abitazione, specialmente in campagna) e nello stesso tempo era opportuno tenere la porta chiusa per vari motivi (freddo, ingresso non voluto di animali, etc.). Il sistema di chiusura consisteva in un'asta a bilanciere (od una corda con carrucola) una estremità della quale era collegata alla porta ed all'altra era legato un peso (quasi sempre una grossa pietra). Aprendo la porta, e compiendo uno sforzo in più rispetto ad una porta "libera", la pietra veniva sollevata dal bilanciere (o dalla corda) ed appena la porta veniva lasciata a sé stessa il peso della pietra agiva in senso opposto: l'estremità del bilanciere (o della corda) che prima era "mossa" in un senso, diventava grazie al peso della pietra, motrice e rinchiudeva la porta alle spalle di chi l'aveva aperta. A chi sbadatamente non rinchiude una porta normale dopo essere passato, si chiede ironicamente se a casa sua ha "la pietra dietro la porta".
  2. Questo modo di dire e la relativa variante si riferiscono a quegli ospiti che indugiano troppo nel togliere, come si suol dire, il disturbo, pur proclamando di tanto in tanto di volerlo fare. I comuni di Orbassano e Volvera ci stanno solo per la rima: qualunque località il cui nome termini in –ano o, rispettivamente, in –era, può andare bene.
  3. It ses pì long che na giornà sensa pan (= sei più lungo di una giornata senza pane), avrebbe detto Pietro Micca, secondo la leggenda, al suo aiutante che impiegava troppo tempo ad innescare la miccia, sostituendosi a lui. L'attribuzione è tuttavia priva di qualsiasi fondamento storico.
  4. Dialetto della Granda. Si dice a chi ha affermato un'ovvietà facendo un ragionamento che porta a conclusioni già scontate in partenza.
  5. Si risponde così a chi chiede di che si tratta per pura curiosità.

Voci correlate[modifica]