Nadežda Tolokonnikova

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Tolokonnikova nel 2015

Nadežda Andreevna Tolokonnikova (1989 - vivente), attivista e cantante russa.

Citazioni di Nadežda Tolokonnikova[modifica]

Da Russia: intervista alla Pussy Riot Nadja Tolokonnikova due giorni dopo la sua liberazione

Intervista di Elena Servettaz per RFI; riportato su anticapitalista.org, 31 dicembre 2013

  • Penso che Vladimir Putin ci tenga personalmente al progetto dei Giochi Olimpici. Per lui è una questione di onore, di orgoglio virile. Di conseguenza, le pressioni internazionali rispetto ai GO per lui contano.
  • Durante il nostro processo, le pressioni internazionali erano molto forti, ma questo non ha cambiato per niente il nostro destino. Abbiamo ugualmente avuto due anni di campo. Viceversa, i Giochi Olimpici sono sacri per Putin.
  • Il rapporto di sottomissione del potere russo verso i suoi uomini assomiglia molto alla struttura di un campo di lavoro e al modo in cui funziona il sistema gerarchico nella Russia di Putin. I responsabili russi rifiutano di essere aperti e trasparenti. E questo rifiuto, questa paura, si sente ugualmente nei campi di lavoro. A livello dello Stato russo, i responsabili hanno paura che le loro azioni siano rese pubbliche, anche se non fanno niente di reprensibile. È una paura irrazionale.
  • Purtroppo ci sono oggi molte persone che idealizzano Stalin. Anche gli scolari oggi dicono che Stalin era un dirigente efficiente. Questa formula idiota dell’era Putin è trasmessa ai nostri figli. E ciò non può che farmi paura.
  • Pussy Riot ora esiste indipendentemente da noi. Noi abbiamo lanciato questa idea, e non è morta. Appare qua e là. Esiste indipendentemente da noi. Chi ama l’idea di Pussy Riot può utilizzarla. Vedo che la gente lo fa e mi piace. La mia partecipazione non è più obbligatoria.

Da Nadya Tolokonnikova: «Costruiamo un mondo diverso contro il potere»

Intervista di Luca Celada, ilmanifesto.it, 18 novembre 2018

  • In Russia c’è un numero sempre maggiore di prigionieri politici, gente arrestata per cose minime – un like o una condivisione su Facebook. Siamo ancora in grado di intraprendere azioni di resistenza per la strada, ma sta diventando sempre più difficile perché veniamo costantemente seguite, i nostri telefoni intercettati. A volte ci pedinano apertamente assicurandosi che li vediamo mentre ci filmano.
  • Appena mi hanno arrestata ho iniziato a prendere appunti. Ma in carcere sanno bene che il tuo principale mezzo di sopravvivenza psicologica è continuare a pensare, scrivere e fare arte e quindi cercano di impedirlo in ogni modo. Così mi hanno sequestrato tutto quello che avevo scritto. È stato un colpo duro perché per me era un appiglio importante – essere lì era orribile ma almeno, pensavo, avrei potuto trarne materia per un libro in cui testimoniare quest’esperienza.
  • A me non interessa tanto distruggere le cose, mi interessa decostruirle: è diverso.
  • Non trovo che la rabbia sia l’emozione giusta quando ce n’è già così tanta dalla parte opposta: fra i magistrati che ci hanno condannate, nella televisione russa che ci denunciava come streghe venute a distruggere il paese. Ci accusavano di essere al soldo dei Clinton o di Soros o chissà chi altro. Insomma c’erano già abbastanza cazzate dovute alla rabbia e all’isteria. Io e i miei amici abbiamo deciso di tentare di rimanere zen. Anche se quando sei in galera non è certo facile.
  • [«Che ruolo vedi oggi per le Pussy Riot?»] Non è più un gruppo quanto un movimento, che vorremmo esistesse non solo in Russia ma anche in altri paesi. Così oggi posso andare a Chicago e incontrare lì ragazze in passamontagna che dicono «noi siamo Pussy Riot». A noi va benissimo. È sempre stata nostra intenzione creare un movimento.

Da Nadya Tolokonnikova delle Pussy Riot: «Fanculo Putin, spero muoia presto»

Intervista di Kory Grow sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022, rollingstone.it, 28 febbraio 2022

  • Ho un sacco di amici in Ucraina. Credo siano un popolo incredibilmente coraggioso, splendido, fiero, mi ispirano.
  • Il vantaggio delle cripto è che non hanno confini e non servono permessi. Nessuno può fermarle, neanche nelle zone di guerra. Se hai una connessione internet, hai anche accesso ai fondi.
  • Non bisogna mai generalizzare, ma direi che gli ucraini sono positivi di fronte a questo disastro. È quello che ho notato nel 2014, quando Putin ha annesso la Crimea e iniziato una guerra nella parte orientale del Paese. Conosco un sacco di gente che ha vissuto quella guerra, sono traumatizzati ma continuano con la loro vita. Sono estremamente resilienti. Credo che in generale ci sia molta rabbia verso Putin. Sanno che non tutti i russi lo supportano. È una distinzione molto importante per me: un sacco di russi stanno protestando, sono in piazza per la loro vita e le loro libertà.
  • Qui [negli Stati Uniti] puoi protestare e sai che verrai liberato nel giro di un paio di giorni, nel mio Paese non è così. Una manifestazione o un tweet possono farti restare in carcere per cinque anni. Io ho due processi per dei post sui social.
  • [«Quant'è diffuso il nazionalismo nel Paese?»] Direi più imperialismo che nazionalismo, lui vuole rifare l'Unione Sovietica. Si tratta di un impero, di ricostruire una singola nazione. È questo quello che vuole, ma non ci riuscirà perché la gente non vuole la guerra.
  • Putin non soffrirà. È estremamente ricco. Le sanzioni non cambieranno la qualità della sua vita, ma quella delle persone normali sì, e mi spiace molto.
  • Putin è un dittatore pericoloso e va fermato, è ovvio. Non è pericoloso solo per le persone del suo Paese, è un pericolo per la pace globale. Un sacco di gente scherza sulla Terza guerra mondiale. Non è uno scherzo, questa è una guerra vera.
  • Credo che questa guerra sia in parte il risultato delle reazioni internazionali all'annessione della Crimea. È così che Putin ha capito che poteva iniziare una guerra in un Paese di fatto europeo e non pagare più di tanto.

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