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Napoleone Colajanni

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Napoleone Colajanni

Napoleone Colajanni (1847 – 1921), scrittore e politico italiano.

L'Italia nel 1898 (tumulti e reazione)[modifica]

  • [...] guardando alla superficie e alle dichiarazioni di alcuni capi del cartismo, si potrebbe credere che questo movimento celebre, durato circa dieci anni, sia stato essenzialmente politico. Erano, infatti, d'indole politica i famosi sei articoli della Charta del popolo; ma nella intenzione dei cartisti delle due scuole, essi dovevano servire come mezzo per ottenere il miglioramento economico delle masse lavoratrici.
    I promotori ed organizzatori del movimento trovarono grande seguito per lo appunto perché tristissime erano le condizioni economiche degli operai nella grandissima maggioranza.
    Ciò era a conoscenza dei capi del cartismo; tanto che il reverendo Stephens, uno dei più audaci e dei più infervorati, predicava che il cartismo era soprattutto una quistione di forchetta e di coltello! (cap. 1, p. 10)
  • Il saccheggio e la devastazione di Milano ricca e colta [nei moti del 1898] furono inventati per suscitare l'indignazione contro i barbari contemporanei; ma queste menzogne forse non erano sufficienti per determinare l'azione energica del governo.
    Chi poteva assicurare che al Ministero stessero proprio a cuore gl'interessi delle civiltà! Bisognava creare il pericolo delle istituzioni; inventare, perciò, o esagerare le forze e la resistenza dei tumultuanti. Presto fatto: donne e bambini, uomini inermi furono tramutati in combattenti, cui onestamente accordossi anche l'eroismo che faceva comodo. (cap. 7, p. 69)
  • In quanto alle sozze calunnie di chi disse i moti di Milano e del resto d'Italia voluti e preparati dai socialisti e repubblicani agli ordini ed agli stipendi del Papa e della Francia, esse non meritano che il più profondo disprezzo. (cap. 13, p. 246)

Storia della Banca in Italia. Da Cavour a Ciampi[modifica]

  • Il meccanismo, che a partire dal 1938 e poi durante la guerra consentì alle banche di rafforzarsi, fu denominato "circuito di capitali". Lo Stato pagava le spese di guerra con l'emissione di moneta, di cui le imprese si servivano per pagare fornitori e lavoratori. La stampa di biglietti spingeva i prezzi in alto, ma la scarsa disponibilità di beni di consumo creava una sovrabbondanza di moneta, che si rifugiava nelle banche. Le banche a loro volta sottoscrivevano titoli di Stato, che andavano a coprire le spese di guerra. In questo modo, la guerra fu finanziata con un aggravio fiscale piuttosto modesto, mentre, almeno per un certo periodo, l'inflazione fu contenuta entro limiti tollerabili. Così potè accadere che nel 1945 i depositi fossero aumentati di sette volte rispetto al 1938 e gli impieghi solo di tre volte. La differenza veniva depositata dalle Banche presso il Tesoro o la Banca d'Italia.
  • Alle banche il meccanismo permetteva di investire denaro al tasso pagato dallo Stato, che era superiore a quello corrisposto ai risparmiatori. Inoltre, mentre nella Prima guerra mondiale c'era stato un reale sviluppo delle forze produttive mediante investimenti che assorbivano risparmio, durante le seconda le imprese sfruttarono le capacità produttive esistenti.
  • Cesssata la fase più drammatica della ricostruzione, il Paese cominciò ad avviarsi verso la normalità. Nel 1946 la struttura del sistema creditizio era ormai fissata in un modo che non varierà di molto fino agli anni Novanta. Le grandi banche, che erano state protagoniste dello sviluppo, erano diventate le Banche di Interesse Nazionale ed erano proprietà dell'IRI.
  • [Le banche italiane] avevano superato, grazie anche alla guerra, con il meccanismo [del circuito di capitali] che si è visto, e si erano alleggerite di una parte non indifferente del loro debito con la Banca d'Italia. La loro attività era nettamente separata dal finanziamento a medio e lungo termine; alle grandi imprese continuavano a fornire il capitale circolante, ma la parte delle piccole imprese era crescente.

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause[modifica]

Dopo le elezioni politiche generali del 1890, e più ancora dopo quelle del 1892, la stampa che rispecchia le tendenze, i bisogni e i timori delle classi dirigenti italiane, gittò un grido di allarme, additando una macchia grigia sulla carta geografica d'Italia, che rappresentava la zona dove maggiormente si era rivelato potente per numero di adepti e per organizzazione il socialismo. La macchia era più scura nel Modenese, nella provincia di Reggio Emilia e di Parma; ma si manteneva abbastanza cupa in alcuni punti della provincia di Cremona, nel Mantovano, nel Polesine ecc., mentre si era rischiarata nel più antico centro di diffusione: nelle Romagne.

La Sicilia dai Borboni ai Sabaudi (1860-1900)[modifica]

La sera del 1° febbraio 1893 in un vagone di 1a classe nel tratto della ferrovia Termini-Palermo – e precisamente nei tratto Termini-Trabia-Altavilla – venne barbaramente assassinato il commendatore Notabartolo.
Le eccezionali qualità morali dell'uomo – era notissima la sua rettitudine – la sua posizione sociale, le cariche elevate ch'egli aveva occupato; tutto contribuì a far sí che il doloroso avvenimento destasse una profonda impressione nel paese.
Nell'intera Italia e specialmente in Sicilia si levò un grido d'indignazione, che ebbe anche la sua eco in Parlamento con alcune interrogazioni rivolte (dall'on. Di Trabia e da me) al Presidente del Consiglio e ministro dell'Interno del tempo: l'on. Giolitti.

Manuale di Demografia[modifica]

Avendo riconosciuto nella parte prima di questo manuale che la Statistica è essenzialmente un metodo e che il carattere di scienza le sarà conservato sino a quando nella sua trattazione verrà compresa la Demografia, si comprende agevolmente che quest'ultima connetto alla prima provvisoriamente per comodità didattica, anziché per ragione scientifica. Poiché, anche non assegnando alcuna importanza alla asserita priorità della nascita della demografia fondata da Süssmilch sulla statistica fondata dall'Achenwall, riconoscendo che la prima è una scienza e la seconda un metodo, in nome della logica più elementare si deve ammettere nel Contento che non si può considerare la demografia come una parte della statistica, poiché nessuna scienza può essere considerata come una parte di un metodo.

Nel regno della mafia[modifica]

La sera del 1° Febbraio 1893 in un vagone di 1ª classe nel tratto della ferro­via Termini-Palermo — e precisamente nel tratto Termini-Trabia-Altavilla — venne barbaramente assassinato il Commendatore Notarbartolo.
Le eccezionali qualità morali dell'uomo — era notissima la sua rettitudine — la sua posizione sociale, le cariche elevate ch'egli aveva occupato; tutto contri­buì a far sì che il doloroso avvenimento destasse una profonda impressione nel paese. Nell'intera Italia e specialmente in Sicilia si levò un grido d'indignazione, che ebbe anche la sua eco in Parlamento con alcune interrogazioni rivolte (dall'on. Di Trabia e da me) al Presidente del Consiglio e ministro dell'Interno del tempo: l'on. Giolitti.

Bibliografia[modifica]

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