Niccolò Piccinni

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Niccolò Piccinni

Niccolò Piccinni (1728 – 1800), compositore italiano.

Citazioni di Niccolò Piccinni[modifica]

  • [Nel dare l'annunzio dell'Ifigenia] Sono già passati due anni da che il signor Glück[1] ha dato la sua Ifigenia; la mia non può nuocere né ai suoi interessi né alla sua riputazione; io non posso né voglio distruggere il successo delle sue opere. Qui non si tratta di concorrenza; né di confronti che riescono sempre odiosi quando sono fatti da spiriti partigiani.[2]

Citazioni su Niccolò Piccinni[modifica]

  • Due periodi di celebrità ebbe nella sua lunga carriera di compositore teatrale Niccolò Piccinni: uno, culminante nella comica Buona figliuola[3], fu di successo senza contrasti; l'altro, trascorso tra lotte ed amarezze e glorie, fu determinato dagli eventi che fecero di lui il competitore di C. W. Gluck[1]. Ed è soprattutto grazie alle polemiche sorte in questo secondo periodo che il nome di Piccinni ricorre, quasi per consuetudine, accanto a quello di Gluck, nella storia dello svolgimento del dramma settecentesco. (Andrea Della Corte)
  • Si insiste molto, da varii storici, nella lode ai finali perfezionati dal Piccinni, più complessi, più lunghi[4]. In una produzione così disuguale come quella di lui è pericoloso generalizzare: per un pezzo interessante se ne trovano dieci morti. Né la lunghezza può essere cagione di maraviglia, se non fortemente sostanziata di tutti gli altri elementi costitutivi dell'opera d'arte. (Andrea Della Corte)

Francesco Florimo[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Chiamato dapprima Piccinni in Roma nel 1758, scrisse Alessandro nell'Indie. [...]. Due anni dopo, nel 1760, vi ritornò e compose la Cecchina, libretto tratto dal Goldoni, la più perfetta di tutte le opere buffe rappresentate sino a quel tempo, la quale eccitò un entusiasmo spinto sino al fanatismo. La Cecchina fu chiesta in tutt'i teatri d'Italia, e da per tutto ebbe lo stesso favorevolissimo incontro, e non vi è esempio di un successo più brillante nei fasti teatrali di quel tempo e più universalmente sostenuto. Le mode e le insegne dei caffè erano tutte alla Cecchina; in una bettola si vendeva il vino alla Cecchina; la casa Lepri acquistò una villa nelle vicinanze di Roma che chiamò Villa Cecchina; ed i ragazzi di strada non ripetevano da mattina a sera che le melodie della Cecchina[5].
  • Questi fu il primo che nel teatro buffo pensò a prolungare i finali degli atti in due ed in tre scene, che davano luogo a diversi ritmi, e perciò alla frequenza delle modulazioni secondo il carattere dei diversi personaggi; onde tutto ciò portava novità e cangiamento, vedendosi spesso passar dal tristo al lieto e dal buffo al serio. Novità fu questa che produsse gran sorpresa nell'azione, adottata poscia nelle commedie buffe di tutti i teatri d'Italia, la quale si riconosce dal solo Piccinni, che fece sentire per la prima volta nella Cecchina finali con cambiamenti di toni e movimenti che racchiudevano più scene. Questa idea originale, e la forma di questi finali in perfetto accordo colle situazioni sceniche immaginate dal Goldoni, furono principali cause del successo grandioso dell'opera.
  • E se a Cimarosa non fu dato essere il riformatore della musica italiana, egli, prepotente ingegno, con Piccinni, Guglielmi e Paisiello costituì quel glorioso gruppo di sommi artisti che tanto decoro fruttò all'Italia e precorse l'epoca prossima di Rossini.

Note[modifica]

  1. a b Christoph Willibald Gluck.
  2. Da una lettera al Journal di Paris, 1781; citato in Guido Pannain, Lineamenti di storia della musica, Casa editrice Musicale Fratelli Curci, Napoli, 1922, cap. VII, p. 148.
  3. Nota anche come La Cecchina, ossia La buona figliuola.
  4. Anche il Verdi raccolse la voce accreditata: «Piccinni, il primo, credo, che abbia fatto quintetti e sestetti, ecc. Autore della vera prima opera buffa Cecchina», e segnalò al Boito (Copialettere, pag. 632, 5 ottobre '87) il nome di Piccinni, come quello d'un autore importante, per l'indirizzo artistico d'una scuola di canto corale. [N.d.A.]
  5. Vuolsi che l'entusiasmo per questo componimento sia arrivato al punto da dilatarsene la fama per quasi tutto il globo terracqueo, e che alcuni Gesuiti italiani in missione nella Cina abbiano portata la partitura a Pekin e siasi eseguita innanzi all'Imperatore del Celeste Impero. Per me la credo un'espressione un poco troppo arrischiata, e da non potersi ammettere. [N.d.A.]

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