Paolo Giuntella

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Paolo Giuntella (1946 – 2008), giornalista e scrittore italiano.

  • Queste prove di dolore sono nello stesso tempo personali, intime, quasi incomunicabili agli altri, ricche di segreti e di sentimenti personalissimi – così come per ogni fratello ricordi e profondità, contenuti comunicativi e soprattutto affettivi e forme di legame e di affetto sono diversi per lo stesso genitore – e di memorie, ricordi, parole non dette e sguardi più fluviali delle parole. Io credo che anche questo passaggio, il dolore, la morte, lo strappo di affetti cosi radicali – per me papà, mamma, sorella... –, in realtà sia in ultima analisi una prova dell'esitenza di Dio, di un destino oltre la vita e oltre la morte al quale siamo indirizzati. Proprio per questa grande energia e dispersione di sentimenti, di affetti, di segreti, di comunicazione interiore, intellettuale, affettiva interrotta. (da L'aratro, l'iPod e le stelle, Paoline, 2008)

Il fiore rosso[modifica]

  • Dare una casacca a Dio, infilare a Gesù il Cristo la maglia della Nazionale occidentale, è blasfemia.
  • La fatica del pensare, il piacere di indagare, non possono mai essere snobbati, considerati vezzi intellettualoidi, superflui per la fede.
  • La vera, forse l'unica identità cristiana è la santità.
  • Madre Teresa non ha soltanto preso dai ricchi per dare ai poveri: cosciente del suo carisma ha cercato con tutte le sue forze di riportare i poveri al centro dell'attenzione in una stagione in cui, falliti i sogni di rivoluzione, troppe persone (governanti, politici, imprenditori, comunicatori, consumatori) cercano di nascondere a sé a agli altri la povertà.

[Paolo Giuntella, Il fiore rosso, Paoline, 2006]

Strada verso la libertà[modifica]

  • In questo libro [...] non si parla a sufficienza di Maria, forse per amore ecumenico verso i protestanti ama anche per una sorta di pudore dell'autore, che, pure [...] la invoca nel silenzio della sua anima e la considera il modello di chi «ascolta la Parola e la mette in pratica».
  • In un tempo che apprezza più l'avere che l'essere, anzi più ancora l'apparire, chi non fa affidamento sul potere e sull'apparenza deve essere credibile.
  • Io sento il bisogno della lentezza (sempre più forte).
  • Lo studio, la possibilità di svolgere una professione che possa essere utile al riscatto dei poveri e degli ultimi, sono il terreno e gli strumenti per tener fede ai nostri sogni, alla nostra vocazione.
  • La Chiesa non intende più dominare la società, ma camminare con gli uomini.
  • Molti cristiani vivono senza risurrezione.
  • Noi sappiamo che la fede non è né una camomilla né una consolazione, ma una fonte di interrogativi, di inquietudini, di non appagamento.
  • Se [coltivare ragione e fede] ci toglie qualche ora di pub o di calcetto, festicciole in casa di amici o di shopping (anche alternativo), ci permette però di dare serenità ai nostri interrogativi, ai nostri sacrosanti dubbi.
  • Se studio, se faccio l'intellettuale, se scrivo, se sono autorevole, fammi comunque restare un po' bambino.
  • Senza studio si rischia di essere dalla parte dei carnefici, degli sfruttatori, o, per lo meno, se proprio non vogliamo esagerare, dalla parte degli spettatori impotenti.
  • Sento il dovere morale di restituire i privilegi che mi sono stati regalati «alla corte di mio padre».

[Paolo Giuntella, Strada verso la libertà, Paoline, 2004]

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