Peter Schneider

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Peter Schneider

Peter Schneider (1940 – vivente), scrittore tedesco.

Dopo il muro[modifica]

Incipit[modifica]

Ad Hanover (New Hampshire) sono le 15. Apprendo che a Berlino è stato aperto il Muro. È impossibile districare il groviglio di sentimenti provocato dalla notizia. Innanzi tutto e con maggior evidenza: non ci credo, non è possibile, non così presto e non così semplicemente! È inconcepibile che quel mostro di cemento armato, che ha condizionato per ventotto anni la storia tedesca ed europea, anzi la storia mondiale, sia stato cancellato con un colpo di penna (ma c'è poi stato un colpo di penna?) da un paio di parole pronunciate durante una conferenza stampa!

Citazioni[modifica]

  • [...] la vita senza il Muro pone soprattutto questa domanda: riusciremo a vivere senza un nemico? (p. 4)
  • La lotta per l'esistenza si palesa soprattutto lì dove non c'è altra via di scampo e dove la povertà s'incontra con la miseria: negli uffici degli alloggi pubblici e dell'assistenza sociale, nei quartieri dove il riscaldamento si provvede ancora con il carbone e dove il gabinetto sta nell'ammezzato. È in questi luoghi che si dichiara ad alta voce quello che del Muro non piace a quanti non si possono permettere la recente euforia: che non sia rimasto intatto. (p. 20)
  • Una ostinata speranza vuole che i «liberi» scrittori e intellettuali, non tenuti a dar retta ad altri che a se stessi, cerchino la verità con meno esitazioni e ambasce degli altri mortali. (p. 64)
  • Gli eroi sono più inclini all'autocitazione che all'autocritica. (p. 65)
  • Le uniche cose che meritano discussione e interesse non sono i tentativi di dimostrare di avere avuto ragione, ma gli errori commessi e gli aspetti che non si conoscevano. (p. 65)
  • I grandi crimini sociali di questo secolo sono stati commessi in nome di un'«idea». E l'idea – anche se non la sua esecuzione, è appoggiata e anche inneggiata da noi scrittori. E fin troppo spesso non ci siamo limitati a inneggiare all'idea, ma anche alla sua esecuzione. (p. 69)
  • Gli scrittori e gli intellettuali reclamano da qualche tempo, spesso e volentieri, di essere catalogati fra le specie in via di estensione. Può anche darsi che lo siano. Però, per amore della completezza, occorre anche aggiungere che costituiscono anche una delle specie più pericolose. (69)
  • La dottrina del socialismo non è una scienza ma un'utopia. (p. 73)
  • L'utopia socialista è indubbiamente un prodotto delle contraddizioni del capitalismo. Gli scandali del capitalismo non si sono attenuati dai tempi di Marx e di Engels, anzi si sono drammaticamente accentuati ed estesi su scala mondiale. (p. 73)
  • Chi voglia esercitare una indispensabile, radicale critica del capitalismo, deve innanzi tutto sbarazzarsi di quella sbagliata regola di comportamento della ragione la quale pretende che si debba conoscere la soluzione prima che siano autorizzate le critiche. (p. 73)
  • Ogni boia, ogni torturatore, ogni sgherro di uno Stato totalitario si culla nella certezza di non poter essere chiamato a rendere ragione del proprio operato, perché ritiene di essere coperto dagli ordini impartiti dai superiori ovvero dalle leggi del governo. (p. 103)

Bibliografia[modifica]

  • Peter Schneider, Dopo il Muro (The German Comedy, originariamente: Exstreme Mittelage: Eine Reise durch das deutsche Nationalgefühl), traduzione di Umberto Gandini, Sperling & Kupfer Editori, 1992.

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