Pier Ambrogio Curti

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Pier Ambrogio Curti (1819 – 1899), scrittore, storico e patriota italiano

Citazioni di Pier Ambrogio Curti[modifica]

  • [...] chi era questo Proculo[1] che i Pompeiani unanimi sollevarono alla somma dignità di duumviro giusdicente?[2] Niente altro, come si vedrà, che un panettiere! Il qual fatto ci autorizza a conchiudere, che in Pompei le magistrature municipali non erano monopolio dei soli ricchi, e che questi conoscevano di buona voglia (universi fecerunt) la convenienza di farvi partecipare anche i più autorevoli e migliori cittadini di condizione plebea. – Lezione buona pei nostri tempi, in cui le elezioni amministrative e politiche sembrano infeudate all'aristocrazia del sangue e del denaro: colpa precipua del popolo stesso che si ostina, a parole, a gridar contro i ricchi e gli uomini di grande autorità, ma in fatto è poi sempre lo stesso peccatore, che religiosamente serba il suo stolido feticismo per chi tiene di classe a sé superiore; salvo a ricominciare di poi le sue maledizioni contro gli eletti proprj, che ignari de' suoi bisogni, fanno leggi a sproposito e a detrimento. (da Pompei e le sue rovine, vol. secondo, F. Sanvito Editore, Milano-Napoli, 1873, cap. XVII, pp. 309-310)
  • Finora ella [Adelaide Ristori] aveva, tranne qualche rara volta, dato saggio di talento e disinvoltura somma nella commedia e nel dramma soltanto; perocché il più delle volte eranle state affidate le parti in questi teatrali componimenti; ed anzi chi l'aveva ammirata nelle commedie singolarmente di Goldoni, d'Avelloni e di Nota, od in quelle del teatro francese, tanto era stato penetrato dall'altezza del merito suo, da ritenerla nata fatta unicamente per siffatto genere. Quella tal quale leggerezza e forza comica che spiegava, quella facilità ed incanto di sorriso, parevano quasi escludere in lei la possibilità d'una egual riuscita nella tragedia, nella più difficile arte di piangere e di indurre al pianto; ma nella novella sua posizione andava a dare una formale mentita a tal giudizio, ed a chiarire anzi come la fosse stata creata singolarmente per questi storici personaggi, per questi straordinarii caratteri, per queste straordinarie passioni della tragedia, tanto vi dimostrava le acconce disposizioni. La leggiadria greca delle forme, la mobilità della fisionomia atta alla varia espressione de' diversi affetti, la modulazione della voce facile e delicata nella tenerezza, robusta nel corruccio, e più che tutto il fascino dello sguardo, suscettibile di assumere all'uopo la terribilità, erano doti di certo che da quel giorno davano sicura malleveria di gloriosi successi anche nel tragico arringo. Lo che equivaleva dunque a ritenerla come mirabilmente sortita ad essere somma attrice nel più largo senso della parola. (da Adelaide Ristori, coi tipi Borroni e Scotti, Milano, 1855, cap. VI, p. 10)
  • L'avete voi, lettori, [Adelaide Ristori] veduta nella Mirra?[3]
    No?...
    È impossibile allora dipingervi degnamente la insuperabile Attrice.
    Lo scultore ed il pittore potranno bensì riprodurvi le artistiche movenze di lei, che tutte sono bellissime e squisite, potranno rendervi il ritratto di quella donna d'una avvenenza tutta artistica e tragica; ma cogliere l'espressione di tutti quegli affetti che ad ogni istante si vien cangiando sulla mobile sua fisionomia a seconda delle passioni che tenzonano il cuore di Mirra; ma tradurre questo suo sguardo ora affascinante per voluttà, ora terribile pel furore che l'agita, quando indagatore e quando languido; ma dire indegnamente del prepotere del suo accento onde scolpisce i suoi detti, della dolcezza incantevole e della terribilità della voce; non me, non altro umano intelletto, ma virtù di angelo si vorrebbe. (da Adelaide Ristori, coi tipi Borroni e Scotti, Milano, 1855, cap. XIV, p. 26)

Note[modifica]

  1. Paquio Proculo sarebbe il personaggio ritratto, insieme con la moglie, in un celebre affresco rinvenuto negli scavi di Pompei. Vedi Ritratto di Paquio Proculo.
  2. I duumviri (o duoviri) erano magistrati dell'antica Roma, eletti in coppia, in carica generalmente per un anno.
  3. Tragedia di Vittorio Alferi, scritta tra il 1784 e 1786.

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