Beatrice d'Este

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Presunto ritratto di Beatrice d'Este, cerchia di Leonardo da Vinci, Bernardino de Conti (?), Giovanni Ambrogio de Predis (?)

Beatrice d'Este (1475 – 1497), consorte di Ludovico il Moro e duchessa di Milano e di Bari.

Citazioni di Beatrice d'Este[modifica]

  • Io [...] haveva el vezo de perle a collo et lo rubino in pecto [...] che ce ne fu quelli che missano quasi l'ochi fin sopra el pecto per guardarlo et vedendo tanta anxietà io li disse dovessimo venire a casa che gli lo mostraria voluntera.[1]
  • Quantunche sia certa che la S. V. per lettera de lo Ill.mo S. Duca mio consorte serrà avisata de la immatura morte de la Ill.ma M.ma Biancha [...] niente di meno per el debito mio ho voluto anchora mi dargliene notitia, cum dirli che d'epsa morte ne havemo sentito quello cordoglio et affanno che extimar se potesse, per el loco quale teneva presso noi, e N. S. Dio habbia l'anima sua.[2]

Citazioni su Beatrice d'Este[modifica]

  • Aggiunge un'altra [voce], essere stata Beatrice avvelenata da Francesca dal Verme ad istanza di Galeazzo Sanseverino, per quanto essa Francesca dopo alcuni anni propalò morendo. Il perché non si dice, potendosi solamente osservare, che per attestato d'esso Corio era morta poco tempo prima Bianca bastarda d'esso Duca Lodovico, e moglie di Galeazzo suddetto. Ma perciocché di questi fatti entrano facilmente le dicerie del volgo, io non mi fo mallevadore d'alcuna di queste notizie segrete. (Ludovico Antonio Muratori)
  • Al nostro duca venne a mancare il consiglio più efficace, l'anima delle sue imprese, colla morte della invitta Beatrice d'Este, che lui a sua voglia dominava, ed alla quale ostentava pubblicamente uno straordinario affetto, e da quell'ora non gli arrise più infatti sì propizia fortuna. (Pier Ambrogio Curti)
  • Al principio di quell'anno, cioè il 2 gennaio 1497, Lodovico ebbe la fatale sventura di veder morire di parto in Pavia, nella giovane età di ventidue anni, insieme al neonato Leone la consorte Beatrice, lasciandogli due figli in tenera età, Massimiliano di sei anni e Francesco di quattro.
    Benché Lodovico avesse talora avuto con essa modi brutali e malgrado le sue palesi relazioni con Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli, egli le aveva sempre dimostrato grandissimo affetto. Ma più forse che vero amore per la nobile giovanetta il Moro sentiva profonda devozione per la donna di alto sentire che lo aveva sempre virilmente rinfrancato, quando il suo animo astuto e fastoso, ma non coraggioso, si abbandonava a volgarissimo sconforto. (Gustavo Uzielli)
  • Beatrice aiutò di savissimi consigli il marito negli uffizi non pure di principe, ma di principe italiano; e tanto tempo prosperò quello stato, quanto una tal donna stette con Lodovico. Morta lei, la pubblica rovina non ebbe più ritegno. (Ignoto[3])
  • Beatrice bea, vivendo, il suo consorte, | e lo lascia infelice alla sua morte; | anzi tutta l'Italia, che con lei | fia triunfante, e senza lei, captiva. (Ludovico Ariosto)
  • Beatrice d'Este moglie del Moro fu giudicata più variamente dai vecchi storici. Il Calmetta ne parlò con ammirazione vantandone il perspicace ingegno, l'affabilità, la grazia, la liberalità, ammirandone la corte di gentiluomini, di musici e di poeti, i passatempi letterari così da esiger di continuo la lettura e la rappresentazione di commedie e di tragedie, e da gustare il commento alla Divina Commedia fatto metodicamente per uno Antonio Gripho homo in quella facultà prestantissimo che lo stesso Lodovico, quando le cure dello Stato glielo consentivano, ascoltava volentieri. (Francesco Malaguzzi Valeri)
  • Beatrice d'Este riusciva a cacciare da Novara il duca di Orleans, che se n'era impadronito, minacciando direttamente Milano su cui vantava diritti di possesso. La pace fu sottoscritta, e Carlo ritornò in Francia, senza aver tratto alcun serio frutto dalla sua impresa. Lodovico Sforza gioiva di tale risultato. Ma fu breve tripudio il suo, perocché nel 1497 gli venne meno, sopraparto, la moglie Beatrice d'Este. Spegnevasi questa donna forte e avveduta a soli 23 anni, e lasciava al marito due teneri figli: Massimiliano e Francesco. (Francesco Giarelli)
  • Beatrice moglie di Lodouico (era costei figliuola di Hercole da Este) donna di superbia & grandissima pompa, le più volte soleua molto più arrogantemente che a donna non conveniua, intromettersi ne maneggi delle cose importanti, dispensare gli uffici, & commandare anchora a giudici delle cose criminali & ciuili, talche Lodouico, il quale fino allhora concio dalle lusinghe di lei, era tenuto molto amoreuole della moglie, era talhora costretto compiacere al desiderio della importuna donna. (Paolo Giovio)
  • Beatrice, principessa di grande ingegno e perspicacia, e benché giovane, delle cose di stato intendentissima. Sposata da adue anni, non ancor ventenne, a Lodovico che toccati già avea gli otto lustri, eragli consigliera ed eccitatrice, dicesi, per ambizione di regno e femminili gare con Isabella moglie del duca Galeazzo, alla malaugurata chiamata di Carlo. (Samuele Romanin)
  • Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli soddisfacevano a Lodovico le aspirazioni del cuore e dei sensi, Beatrice era sprone alla sua ambizione. Egli lo sentiva. Quindi la morte della Duchessa fu certo causa in lui di profondo e sincero pianto. Tale infausto avvenimento segnò per il Moro il principio di una serie di sventure che sembrarono realizzare i tristi presentimenti di lui e che lo accasciarono, come non avrebbe certamente fatto se esso avesse avuto a fianco la nobile e fiera Consorte. (Gustavo Uzielli)
  • Donna di animo virile, Beatrice aveva un grande ascendente sulla volontà di Lodovico: era l'unica confidente e la reggitrice dei suoi pensieri. L'immatura di lei morte, seguita nel 1497, sparse d'amarezze i giorni di Lodovico; egli non ebbe di poi che disastri e rovine. (Jean de Préchac)
  • La ill.ma nostra consorte, essendoli questa nocte alle due hore venuto le dolie, alle cinque hore parturite uno fiolo maschio morto, et alle sei et meza rese el spirito a Dio, del quale acerbo et immaturo caso se trovamo in tanta amaritudine et cordolio quanta sij possibile sentire, et tanta che più grato ce saria stato morire noi prima et non vederne manchare quella che era la più cara cossa havessimo a questo mundo. (Ludovico il Moro)
  • Lodovico [...] talmente era avvilito d'animo, che divisava di ricoverarsi in Arragona, ed ivi tranquillamente finire i suoi giorni in condizione privata. Ma Beatrice d'Este, come donna d'animo forte e valorosa, lo rincorò, e lo fece una volta pensar da Sovrano. (Carlo Morbio)
  • Madona Beatrice duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran- pompa, tamen era mal vista da ogni uno, per l'hodio haveano a suo marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria. Or che ditta Madona era andata in campo, el qual ora lì a Vegevene a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì per sopraveder le cosse, quam per inanimar el capitan suo facesse qual cossa. Item che intendeva che a Novara Opizin Cazabiauco et el Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per numero zerca 50; et questo era signal consideravano nunquam el Duca di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro. Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiomato Caxolo. Et come fonno partiti di Vegeveno tutto el campo in ordene mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme, zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri, et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo venne di longo ad alozarsi a Caxuol. (Marin Sanudo il Giovane)
  • Pesami ancora che tutti non abbiate conosciuta la duchessa Beatrice di Milano [...], per non aver mai più a maravigliarvi di ingegno di donna. (Baldassarre Castiglione)

Vincenzo Calmeta[modifica]

  • Ah, duro, acerbo e repentino caso! | Parto colmo de duol, pieno de morte, | che desti a doi sì matutino caso! | Lo innocente figlio, ah dura sorte | per legge al gran falir nostro nimica, | fu destinato a le tartaree porte; | ma Lei, per premio d'ogni sua fatica, | rese al ciel l'alma ne la età immatura | e 'l casto corpo alla gran madre antica. | Quanto a la gloria, vixe oltra misura, | morendo vecchia nel vigesimo anno, | ben che vivesse poco a la natura, Et ebbe quel che raro i cieli danno: | senno e fortuna in giovenil etate, | cortesia profusa in alto scanno, | mente pudica in singular beltate, | sublime ingegno in cor puro e sincero, | alti pensieri in quieta umiltate, | grazie che fan ciascun degno de impero.
  • Beatrice, de Ercule Estense clarissimo Duca de Ferrara figliola e de Ludovico Sforza invicto Duca de Milano consorte, de acerbissimo dolore de parto oppressa, rese l'alma al celo nel più bel corso del suo vivere, correndo l'anno de la nostra salute MCCCCXCVII, a' giorni cinque de genaro, non avendo Lei ancora vintidoi anni de la sua florida età compiti. Fu donna de littere, musica, sòno e d'ogni altro exercizio virtuoso amantissima, e ne le cose de lo stato sopra el sexo e l'età, de toleranzia virile. Expediva le occurrenzie con tal destreza e unità, e non manco se partiva satisfacto chi da sua Signoria non obteneva el beneficio, che quello che el conseguiva. Adiungevase a questo una liberalità con sé, unde ben se po' veramente dire Lei a' suoi tempi essere stata unico receptaculo de ogni virtuoso spirito, per mezzo del quale ogni laudabile virtù se comenzava a mettere in uso. Ruppe la inexorabile morte tanti alti principii, e in mezo del corso e la sua gloria e felicitade se oppose. Fu generalmente sua morte, non solamente da tutta Lombardia, ma da tutta Italia e Cristianità deplorata. Fece el Duca Ludovico suo consorte, e fa ogni dì, tante dimostrazione de inquieto dolore, che per ogni venturo secolo lasserà a li posteri un memorabile exemplo in tanta turbidine. Adonqua io, che in lei ogni mia speranza aveva collocata e mia servitù fin a morte aveva dedicata, e trovandoveme in Roma per alcune mie occurenzie e ignaro de tanto caso, poi che me fu sua repentina e immatura morte annunciata, così amaramente incominciai a deplorare.
  • Haveva per soa dilettissima consorte il Duca Ludovico Beatrice da Esti di Hercule Duca di Ferrara figliola, la quale, advengaché fusse su el fiore de la adolescentia soa, era di tanto perspicace ingegno, affabilità, gratia, liberalità e generosità decorata, che a qual se voglia memorabile Donna antica si poteva equiperare, non havendo mai el pensiero in altro che in cose laudabili dispensare el tempo. Era la corte soa de homini in qual se voglia Virtù et exercitio copiosa e sopratutto de Musici e Poeti da li quali oltra le altre compositioni mai non passava mese che da loro o Egloga o Comedia o tragedia o altro novo spettaculo e representatione non se aspettasse. Leggevasi ordinatamente a tempo conveniente l'alta Comedia del Poeta vulgare per uno Antonio Gripho homo in quella facultà prestantissimo, né era piccola relaxatione d'animo a Ludovico Sforza quando absoluto da le grandi occupationi del stato poteva sentirla. [...] Né bastava alla Duchessa Beatrice solamente li virtuosi di soa Corte premiare et exaltare, ma da quale se voglia parte de Italia, donde poteva havere compositioni di qualche elegante Poeta, quella como cosa divina e sacra in li suoi secretissimi penetrali reponeva, laudando e premiando ogniuno secondo era il grado e merito di soa Virtude, in modo che la vulgare Poesia et arte oratoria dal Petrarcha e Boccaccio in qua quasi adulterata, prima da Laurentio Medice e suoi coetanei poi mediante la emulatione di questa et altre singularissime Donne di nostra etade, su la pristina dignitade essere ritornata se conprhede. [...] sopragiunse poi in un subito la repentina morte di questa gloriosa donna che da gran dolore nel parto oppressa rese la felice alma al Cielo non havendo XXI anno della florida età compiti. Per la quale morte ogni cosa andò in ruina e precipizio, e de lieto Paradiso in tenebroso inferno la corte se converse, onde ciascuno virtuoso a prendere altro camino fu astretto.

Note[modifica]

  1. Citato in Mary Cartwright, Beatrice d'Este, Duchessa di Milano, traduzione di A. G. C., Edizioni Cenobio, Milano, 1945 pp. 177-181.
  2. Citato in Alessandro Luzio e Rodolfo Renier, Delle relazioni di Isabella d'Este Gonzaga con Ludovico e Beatrice Sforza, Tipografia Bortolotti di Giuseppe Prato, Milano, 1890, p. 125.
  3. Lodovico Ariosto, Orlando Furioso, corredato di note storiche e filologiche, Volume 1, Austriaco, 1858, p. 303.

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