Pier Vittorio Tondelli

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Pier Vittorio Tondelli in un ritratto di Graziano Origa

Pier Vittorio Tondelli (1955 – 1991), scrittore italiano.

Citazioni di Pier Vittorio Tondelli[modifica]

  • Andrea Pazienza è riuscito a rappresentare, in vita, e ora anche in morte, il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria, la disperazione di una generazione che solo sbrigativamente, solo sommariamente chiameremo quella del '77 bolognese. (dalla quarta di copertina di Andrea Pazienza, Paz: scritti, disegni, fumetti, Einaudi, 1997)
  • È questo che la morte di Andrea [Pazienza] mi mette davanti, spietatamente: il lato negativo di una cultura e di una generazione che non ha mai, realmente, creduto a niente, se non nella propria dannazione. Nonostante il successo, nonostante l'equilibrio raggiunto nell'oasi di Montepulciano, nonostante il matrimonio, Andrea è morto – probabilmente per overdose – come uno dei tantissimi coetanei, come uno di quei ragazzi che meglio di ogni altro aveva interpretato e saputo raccontare. (da Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta, Bompiani, 1990, pp. 111-112)
  • Forse si amano proprio da quel tremendo momento in cui hanno sentito l'impossibilità del loro amore. Si amano, ora, perché si sono già lasciati. (da Pier a Gennaio, ne L'Abbandono. Racconti dagli anni Ottanta, Bompiani)
  • La guerra, la vera guerra, dice Klaus, è questa: non l'odio che getta le persone l'una contro l'altra, ma soltanto la distanza che separa le persone che si amano. (da Ragazzi a Natale, ne L'Abbandono. Racconti dagli anni Ottanta)
  • [Carlo Coccioli] Lo scrittore assente. (citato in COCCIOLI tutte le mie verità, Corriere della sera, 22 marzo 1995)
  • Molto spesso non siamo affatto noi a scegliere le nostre letture, i nostri dischi o i nostri amori, ma sono gli accadimenti stessi che vengono a noi in un particolare momento, e quello sarà l'attimo perfetto, facilissimo e inevitabile: sentiremo un richiamo e non potremo far altro che obbedire. (da Fenomenologia dell'abbandono, ne L'Abbandono. Racconti dagli anni Ottanta)
  • Si era davvero troppo ingenui per non chiedersi come mai si facessero battaglie per liberare tutto e tutti, gli analfabeti e i disperati delle favelas, il popolo cileno e quello delle borgate romane, e non ci fosse una parola, nemmeno una giaculatoria, per liberare da quell'insopportabile e devastante peso un ragazzino di sedici anni travolto interiormente dalla propria diversità: potevano liberarsi i popoli e gli stati, si poteva proclamare la rivoluzione permanente, ma sempre purché si fosse al di là dell'oceano. Quanto a noi, nessuna liberazione interiore, nessuna rivoluzione in nome della felicità. E il Medioevo trionfava, sotto la cintura. (da Fenomenologia dell'abbandono, ne L'Abbandono. Racconti dagli anni Ottanta)

Camere separate[modifica]

  • [Dopo la morte del compagno senza unione civile] Leo sente allora l'interezza della propria vita abissalmente separata dai grandi accadimenti del vivere e del morire. Come se avesse sempre vissuto in una zona separata della società. [...] I padri e le madri, la chiesa, lo stato, gli uffici d'anagrafe ristabilivano il loro possesso. Riordinavano, seppellivano, consegnavano tutto alla polvere azzerante degli archivi. Tutto meno l'insignificante dolore di un ragazzo estraneo. (p. 37)
  • Con quale ipocrisia l'europeo impone regole e comportamenti come se i valori fossero ancora dell'Occidente quando invece tutto dimostra il contrario? [...] Il risultato, pensa Leo, è che ci stiamo contendendo le città palmo a palmo con i poveri. (p. 83)
  • Con Thomas aveva impostato la relazione in un modo assai diverso. [...] Sapeva, fin dall'inizio, che mai lui avrebbe potuto essere "tutto". Per questo chiamava il loro amore "camere separate". Lui viveva il contatto con Thomas come sapendo, intimamente, che prima mo poi si sarebbero lasciati. La separazione era una forza costitutiva della loro relazione e ne faceva parte analogamente all'idea di attrazione, di crescita, di desiderio sessuale. (p. 101)
  • Nascerà finalmente qualcuno per cui la memoria dell'entità "Leo-e-Thomas" verrà accettata e custodita come un valore da cui trarre vita e speranza. Forse solo tra centinaia di anni. (p. 115)
  • Il senso del possesso che lui osserva nelle altre solitudini gli appare esagerato. In alcuni diventa vera e propria tirchieria, in altri essenzialità, in altri ancora frugalità o nevrosi di ordine, pulizia, attenzione maniacale per la disposizione abituale delle cose e dei sentimenti. (p. 144)
  • Amore è ora un corpo longilineo e asciutto, dalle membra ancora adolescenti, morbide, sinuose e nobili. È un viso allungato dalle forti mascelle squadrate. È una coppia di occhi intensi e neri su cui, ogni tanto, ricade un ciuffo di capelli color del miele scuro. È un particolare modo di muovere le mani o di lasciarle penzolanti, parallele alle gambe. È finalmente una voce, l'intonazione di un bacio soffocato, l'emozione di una risata aperta e squillante. È la sobrietà dei modi, l'essenzialità, la grazia di una entità che nel presente stato di questo sogno corrisponde al nome di Thomas, suona con le sue mani, bacia con le sue labbra color porpora, ama con i suoi lombi tesi.
  • Dietro si lascia un continente in via di distruzione. Thomas era la Storia; il suo paese e la sua lingua gli scenari della guerra.
  • E attorno a lui la presenza di quella lingua e di quella terra, di cui amava l'incarnazione in Thomas, lo terrorizzava.
  • E tutte urlano e gridano parlando in un dialetto veloce e stridulo, ognuna vuole sopraffare le altre con il risultato di un chiacchiericcio fatto di gesti, piccole corse da una parte all'altra della stanza, risse davanti alle specchiere, improvvisi mutismi, una baruffa insomma come probabilmente doveva accadere sull'aia della loro casa, la domenica mattina, prima di salire sul calesse per recarsi alla messa nella chiesa del paese.
  • Quando immagina sua madre passeggiare lungo i portici del paese, avvolta nella sua pelliccia buona, con gli orecchini d'oro della nonna e quegli strati di fondotinta e cipria sempre un po' eccessivi, o quando la sente elevare in chiesa i suoi "amen" come se fosse ancora sull'aia della sua infanzia, ha un attimo di terrore. Prega che non faccia ingresso una gallina al centro della navata, o che un fagiano non attraversi il corso principale perché allora la vedrebbe gettare la pelliccia, alzarsi la gonna, gettare le scarpe ortopediche e rincorrere il pollo fra la gente, gridando e battendo le mani fino a catturarlo; e una volta acciuffato, torcergli con un gran sorriso il collo, o spezzargli la colonna vertebrale con un colpo secco alla testa e tornare poi in mezzo alla gente, sulla piazza, o nella chiesa, mostrando orgogliosa e fiera il suo trofeo

Pao Pao[modifica]

  • Le occasioni della vita sono infinite e le loro armonie si schiudono ogni tanto a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare per sentieri che non conosciamo.
  • Perché tu ti perdi nel tuo amore, ti abbandoni nel tuo amore quando invece anche un bambino sa che egli è una macchina diversa da sua madre e che quindi non potrà mai più raggiungerla in pienezza e completezza e invece tu vuoi completamente perderti nelle braccia dei tuoi amanti, dimenticarti, innestarti su di una storia meravigliosa proprio perché non tua. Ma noi siamo macchine e l'unico modo per non soffrire dell'amore è lasciare che le storie ti sfiorino, ti accarezzino, ti penetrino quel minimo che è possibile. Non puoi voler di più. È impossibile voler di più. Devi lasciarti solamente sfiorare dal tuo amore, se fai tanto di alimentarlo bruci, come stai bruciando ora.
  • Non mi piacciono gli addii, ho imparato a scantonarli; non esiste nulla di definitivo figuriamoci gli addii e i fazzoletti e le strizzate di mano.
  • Volevo imparare a non soffrire per la sua assenza; lasciavo vagare nella mia testa i pensieri di cuore come leggere condensazioni di umori, li spingevo e li soffiavo dentro di me, li lasciavo girare e circolare, permettevo loro di espandersi ed estinguersi. Non offrivo resistenze, non li volevo trattenere, non mi volevo arrestare in loro. Stavo cercando di non soffrire. Solo così potevo evitare una tempesta.
  • Quindi ti guardo ti guardo perché mi pare – dannazione – di non averlo fatto mai.
  • Mi guardavo e mi accorgevo che non c'era niente da fare: finivo dove finivano le mie mani, le mie labbra inaridivano una sull'altra.
  • Basta una sola menzogna perché il dubbio travolga tutta una vita.
  • L'amore è come un dono degli dei che si muove sulle ali del vento sempre inafferrabile e sempre inseguito; l'amore non è mai là dove lo cerchiamo e vola via da dove lo crediamo. Proprio per questo e dell'amore e degli dei dobbiamo imparare a fare senza.
  • Un amore terminato è peggio di un impero devastato, tutto un tramonto verso i secoli bui.

Citazioni su Vittorio Tondelli[modifica]

  • "Lo scrittore assente". Così mi ha definito Pier Vittorio Tondelli. Tondelli non alludeva all'assenza geografica ma a quella psichica, all'irrequietezza che mi ha spinto sempre altrove, in cerca d'altro, nella vita fisica e spirituale. (Carlo Coccioli)

Bibliografia[modifica]

  • Pier Vittorio Tondelli, Camere separate, Bompiani, 2008. ISBN 9788845249150
  • Pier Vittorio Tondelli, Pao Pao, Feltrinelli, 1989.

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