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Piergiovanni Permoli

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Piergiovanni Permoli (1930 – 2005), scrittore, saggista e giornalista italiano.

  • L'Italia, secondo il Venturi, ha dovuto morire prima di rinascere (e il fondo della crisi fu il Seicento e primi del '700) ed è difficile rintracciare una continuità fra l'Italia pre-risorgimentale, risorgimentale e post-unitaria. In effetti, ha detto il Venturi, a «storia della nazione» e – per Venturi l'unica struttura esistente è lo Stato nella sua dimensione etico-politico, sociale e culturale – si è sovrapposta alla «storia del paese» e non è avvenuta alcuna identificazione nel 1860 tra la prima e la seconda. (da La Fiera Letteraria, novembre 1973, p. 5)
  • Giuliano Procacci e Rosario Villari che hanno parlato nell'ultima tornata dei lavori [incontro culturale bilaterale di Oxford], si sono preoccupati di rintracciare gli elementi unificati della storia d'Italia. Entrambi hanno posto l'accento sulla esistenza di un forte dato di continuità rintracciabile nella presenza, a tutt'oggi, di vecchi problemi e annosi equilibri: la questione meridionale con il divario fra nord e sud – Ginsborg e Davies hanno parlato addirittura di «una nazione» e di «due paesi»: uno arretrato il Mezzogiorno ed uno avanzato il nord – la questione agraria, il rapporto città-campagna situato nel contesto europeo. (da La Fiera Letteraria, novembre 1973, p. 5)

Fra politica e letteratura

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«Dietro gli schermi universali offerti dalla propaganda – scriveva Giaime Pintor nel secondo anno di guerra del 1941, sulla rivista «Primato» – la gioventù d'Europa cerca dalle due parti una ragione ed uno scopo alla guerra che si combatte. E non può trovarli nelle statistiche e nei discorsi, nei dati dell'economia e della storia diplomatica, perché in realtà questo suo lavoro si traduce in una ricerca interiore, nella ricerca delle proprie possibilità e dei propri mezzi, della propria misura personale di fronte alla guerra. Opera di puro egoismo come lo sono le opere migliori della giovinezza, questa ha un valore politico immediato: di indice sulle future esperienze». L'articolo di Pintor, intitolato «Commento ad un soldato tedesco», poi proseguiva condannando apertamente i miti funesti della violenza e della razza che il nazismo orgoglioso delle prime sonanti vittorie voleva imporre su un'Europa lacerata, sconvolta dal «nuovo ordine» hitleriano.

Citazioni

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  • Roma e Torino sono i centri, nel primo dopoguerra, nel pieno della lotta politica e delle tensioni sociali, dell'avventura letteraria e culturale dopo la Firenze «vociana» agli inizi del secolo; ma sarà ancora l'ambiente fiorentino a tenere a battesimo, negli anni che vedono il consolidarsi del fascismo al potere, riviste e movimenti culturali che, da una parte raccolgono l'eredità «rondiana» e gobettiana, come «Solaria» e in seguito «Letteratura», in un atteggiamento se non di opposizione perlomeno di distacco dalla retorica ufficiale diffusa dai fogli ligi alle direttive del regime e, dall'altra, si qualificano, prevalentemente, dall'interno dello stesso fascismo, come voci anticonformiste, spregiudicate, qualche volta irruenti e rissose, in aperta polemica con la impostazione conservatrice assunta, sul piano sociale e politico, dal regime.
  • Tre voci segnarono un'epoca attraverso i programmi radiofonci: Sandra, Giuditta e Ketty, il «Trio Lescano».

Dolorosamente e logicamente il «lungo viaggio attraverso il fascismo» di molti intellettuali si sarebbe concluso nella partecipazione attiva ad un'azione politica e culturale diretta che avrebbe dissolto gli illusori miti del «coraggio della concordia» nel sacrificio personale che la trageda italiana richiedeva senza alcuna compromissione o fuga.

[Piergiovanni Permoli, Fra politica e letteratura, La Fiera Letteraria, giugno 1973]