Remo Bodei

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Remo Bodei (1938 – vivente), filosofo italiano.

Citazioni di Remo Bodei[modifica]

  • Ciascuno di noi vive nell'immaginazione altre vite, alimentate dai testi letterari e dai media. Per loro tramite tenta di porre rimedio alla limitatezza della propria esistenza. (citato in Corriere della sera, 16 gennaio 2009)
  • La morte non è mai banale: è solennità, è mistero. (citato in Corriere della sera, 26 gennaio 2010)
  • Malgrado i ricorrenti annunci, è [...] certo che la filosofia, al pari dell'arte, non è affatto «morta». Essa rivive anzi a ogni stagione perché corrisponde a bisogni di senso che vengono continuamente – e spesso inconsapevolmente – riformulati. A tali domande, mute o esplicite, la filosofia cerca risposte, misurando ed esplorando la deriva, la conformazione e le faglie di quei continenti simbolici su cui poggia il nostro comune pensare e sentire. (da La filosofia del Novecento, Donzelli, Roma, 1997, p. 188)
  • Ogni opera d' arte si ritaglia un tempo e uno spazio diversi, suoi propri. (citato in Corriere della sera, 2 giugno 2008)
  • Si può dire che la felicità del pensiero consiste nell'oltrepassare confini sempre più remoti, nell'allontanarsi dalle ipotesi di partenza in modo tale che – a cammino concluso, guardando indietro – si possa misurare l'ampiezza del tragitto percorso. (daLimite, Il Mulino, 2016, p. 65)
Dall'intervista di Claudia Mura, Sì al dialogo fra Chiesa e non credenti, no a interventi a gamba tesa sulla politica italiana, Tiscali.it, 28 ottobre 2011
  • Ciascuno di noi nasce senza sapere e volere, in un determinato tempo e luogo, con un corpo ricevuto in eredità dai genitori e fatica molto per raggiungere a tappe forzate la comprensione del mondo in cui è caduto. Il rischio è che, alla fine, ognuno si faccia le sue opinioni senza confrontarle.
  • Noi siamo in condizioni di conoscere pochissime cose e con la nostra grandissima ignoranza abbiamo tutti il bisogno di cercare la verità, che non può essere degradata a semplice opinione, soprattutto oggi che c'è un analfabetismo di ritorno preoccupante e una infantilizzazione del pubblico della quale sono responsabili i media, soprattutto la tv, che tendono a semplificare ogni messaggio.
  • Non mi piace il fatto che cerchi di mettere un cuneo fra atei e agnostici.
  • Leggete le differenze perché solo così si può discutere, altrimenti sono cose untuose e cerimoniali.

Paesaggi Sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia[modifica]

Incipit[modifica]

Nella primavera del 53 a.C., il generale romano Crasso, che sta conducendo una spedizione contro i Parti, è indotto da un traditore a spingere le sue sette legioni in una zona desertica. Questo è il racconto di Plutarco: ″Abgaro convinse Crasso a lasciare il fiume e lo guidava attraverso le pianure, per una via comoda e facile all'inizio, poi però faticosa, quando succedettero sabbie profonde, e pianure senz'alberi né acqua, di cui non si poteva percepire da nessuna parte la fine. Quindi non solo la sete e la difficoltà della marcia fiaccavano le truppe, ma le scoraggiava anche l'aspetto desolato del paesaggio, dove non si vedeva una pianta, non un ruscello, non la prominenza di un monte declive, non un filo d'erba germogliante; invece, come un mare ondeggiante di dune desertiche e nient'altro avvolgeva l'esercito.″ Questo deserto, illimitato e indistinto, disorientante e minaccioso, spaventa i soldati, che vengono, per giunta, così scherniti dalla falsa guida: ″Ma voi pensate di viaggiare per la Campania! Ne cercate l'ininterrotto susseguirsi delle sorgenti, dei boschetti ombrosi, dei lavacri; e le locande! Non ricordate di attraversare quelli che sono i confini fra gli Arabi e gli Assiri?″

Explicit[modifica]

Il sublime sembra quindi avere la capacità di risorgere in vesti sempre diverse. Per parafrasare il pittore e poeta inglese William Blake, più che a un pozzo che contiene una limitata quantità d'acqua, è paragonabile a una fontana che ″tracima″ continuamente di acqua sempre nuova. Il suo getto può variare, ma rappresenta pur sempre un viatico al nostro bisogno di non arrenderci alla piattezza del sentire, del desiderare e del pensare. Da questo punto di vista, il sublime non è altro che quell'eccedenza di senso, quell'invisibile ultravioletto verso cui ci spostiamo ogni volta che cerchiamo di sporgerci, trasformandoci, verso gli estremi e inesplorati confini della nostra esperienza.

Bibliografia[modifica]

  • Remo Bodei, Paesaggi Sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia, Bompiani, 2008. ISBN 9788845261381

Altri progetti[modifica]