Ronald DeWolf

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Ronald DeWolf (1934 – 1991), critico statunitense, figlio di L. Ron Hubbard.

Citazioni di Ronald DeWolf[modifica]

  • Oserei dire che il 99 per cento di ciò che mio padre ha raccontato della sua vita è falso. (maggio 1982)[1]
  • Aveva queste manie folli, soprattutto negli anni '30, di cercare di invocare il diavolo per chiedergli il potere. Mia madre mi ha raccontato di quando si dedicava a tutta questa serie di incantesimi, droghe e ipnosi... la picchiava spesso. Aveva un carattere violento ed esplosivo e la prendeva spesso a sberle. Ricordo che una sera del 1946 o 1947 prese a picchiare mia madre; io rimasi seduto sulle scale con un fucile calibro 22 sulle ginocchia senza perderlo di vista e fui tentato di sparargli. (da un'intervista di News-Herald, luglio 1982)[1]
  • La magia nera è il vero nucleo di Scientology, ed è probabilmente la sola parte di Scientology che funziona davvero. Dovete anche capire che mio padre non venerava Satana, lui pensava di essere Satana. (da un'intervista di Penthouse, giugno 1983)[1]

Messia o pazzo?[modifica]

  • [Sul possibile utilizzo di droghe da parte di L. Ron Hubbard] Non ho bisogno di speculare, lo so!
    Me lo ricordo nel 1952 a Filadelfia mentre si infilava un ago in vena, si iniettava cocaina. Mi sorrise, ammiccò beffardo e disse "Ombre di Sherlock Holmes!"
    Papà tenne un sacco di conferenze sotto l'effetto della cocaina o di qualche altro tipo di stimolante. Con quella roba diventava davvero brillante. (Capitolo 1/3 – L. Ron e la Bestia)
  • Per anni, anche negli anni '30 - fece uso di "scrittori di suono". Credo che si potrebbero definire dittafoni, anche la IBM ne produceva uno... e leggeva queste - lui le chiamava "Dichiarazioni Solenni" - nel dittafono. Questi aggeggi non erano cancellabili. Sai, il vecchio Edison con il cilindro di cera.
    Scriveva queste cose, oppure prendeva dei brani da The Book of the Law o da altri scritti; poi mandava giù qualsiasi droga gli capitasse a tiro e riascoltava. Di solito usava le cuffie. (Capitolo 1/3 – L. Ron e la Bestia)
  • Ho conoscenza personale del fatto che mio padre usava regolarmente droghe illegali, comprese anfetamine, barbiturici e allucinogeni. Usava regolarmente cocaina, peyote e mescalina. (Capitolo 1/3 – L. Ron e la Bestia)
  • Non era uno scientologist e lo disse anche pubblicamente in diverse occasioni. Ma la gente semplicemente glissava.
    Ad esempio, i sentimenti saggi ed umanitari espressi nei suoi scritti e nelle sue conferenze non avevano niente a che fare con lui o con come conduceva i suoi affari. La sua vita privata era l'antitesi di ciò che voleva che fosse la sua immagine pubblica. Ha seguito a malapena i suoi stessi consigli. (Capitolo 1/3 – L. Ron e la Bestia)
  • Gli affari di mio padre erano affari suoi. Pochissime persone riuscirono a cogliere qualche indizio sulla sua mente a compartimenti stagni, a prova di suono, rivestita di acciaio.
    A volte sembrava presentarsi una minaccia a questo stato di cose. Qualcuno iniziava a indagare. Qualcuno sembrava riuscire a penetrare il suo castello di segretezza. In quelle occasioni papà si metteva in piena allerta, mobilitando tutte le sue risorse per assicurarsi di preservare lo status quo... (Capitolo 1/7 – Paura negli occhi del Maestro)
  • Alle feste o ai raduni lo si vedeva seduto lì, e veniva la tentazione di dire «A chi diavolo verrebbe in mente di seguire un uomo del genere?». Poi si alzava, si guardava intorno e ti inchiodava. Voglio dire, ti guardava negli occhi e le cose cambiavano all'istante.
    L'ho visto personalmente. L'ho visto alzarsi davanti alla platea e inchiodare la gente sulla poltrona. Lui lo chiamava "contatto visivo del cobra". Lo chiamava anche "mettergli al collo il serpente". (Capitolo 2/6 – L'abbandono di Dianetics)
  • Si sedeva alla macchina da scrivere a notte fonda, si stonava completamente e scriveva come un forsennato. Riusciva a scrivere 97 parole al minuto con quattro dita. Era il massimo che la sua vecchia IBM elettrica poteva fare. Quando entrava in uno di questi trip da droga scriveva fino a quando semplicemente il suo corpo collassava.
    Il suo modo di lavorare era questo. Di solito quanto aveva scritto in quei momenti di furor sacro arrivava fino al pubblico, nelle classi in cui insegnava. Non si limitava a tenerlo per sé. Ma non era una cosa regolare. A volte non scriveva per una settimana, poi ripartiva come un razzo. (Capitolo 2/6 – L'abbandono di Dianetics)
  • Lui non alzò mai le mani su di me o su mia sorella. Tuttavia in diverse occasioni mise del fenobarbital nella mia gomma da masticare. (Capitolo 2/7 – Sangue del loro corpo, sangue della loro anima)
  • Non si chiama alla sbarra un dio, non si ridicolizza un dio. Papà giurò che non si sarebbe mai più presentato in un'aula di tribunale, per nessuna ragione. E non lo fece mai più. (Capitolo 2/7 – Sangue del loro corpo, sangue della loro anima)
  • Mio padre era un bandito cosmico. Non divideva il suo potere con nessuno. Non venerava niente e nessun altro. Non si inchinava a nessuno. Non si presentava davanti a nessun giudice. (Capitolo 2/16 – Riflessioni e conclusione)

Citazioni su Ronald DeWolf[modifica]

  • Determinato com'era ad oscurare il nome Hubbard, dimostrò di aver ereditato qualcosa della perseveranza del padre. (Russell Miller)

Bent Corydon[modifica]

  • Chiunque conosca Ron Jr. trova evidente che ha trascorso la sua intera esistenza cercando di sfuggire alla "prigione" mentale che il padre aveva creato per lui.
  • Ho fatto visita diverse volte a Ron Hubbard Jr. nella sua casa di Carson City, in Nevada. Ho incontrato un uomo gentile e profondamente affezionato alla moglie e ai figli, ormai grandi. Mi ha detto di aver firmato quel documento specioso perchè era molto preoccupato per il benessere della sua allora giovane famiglia. Le sue parole mi sono sembrate sincere, in particolar modo se sommate a ciò che sapevo sulla sinistra abilità degli agenti di Hubbard nel "persuadere" il prossimo a conformarsi alle sue intenzioni.
  • Sono giunto alla conclusione che Ron Hubbard Jr. venne usato dal padre alla stregua di una cavia da esperimento per testare queste premesse di botte e obbedienza; e che molte delle lezioni che Hubbard apprese dagli esperimenti sul figlio furono ulteriormente poste in essere sulla nave.
    Ron Jr. è stato, in sostanza, un "prigioniero di guerra" a vita; un prigioniero di Hubbard e delle macchinazioni della sua organizzazione. Hubbard addestrava le sue truppe a scoprire il punto di rottura al fine di piegare la volontà individuale. L'aveva fatto con il proprio figlio, fin dall'inizio e continuamente. Hubbard non percuoteva fisicamente il figlio, ne sfruttava le debolezze.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]