Stefano Brusadelli

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Stefano Brusadelli

Stefano Brusadelli (1955 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Piccole atrocità. Storie di inganni e di peccati[modifica]

Incipit[modifica]

Dopo trentacinque anni passati nell’amministrazione dello Stato, e gli ultimi con un incarico di qualche responsabilità nella segreteria dell’onorevole ministro dell’Istruzione, il professor Gregorio Petralia poteva ben dirsi un esperto nella scienza della raccomandazione.
– È inutile, – soleva ripetere a chiunque volesse succhiargli qualche goccia di queste sue preziose cognizioni – affidarsi ai capoccioni. Costoro sono oberati di richieste, quasi sempre più importanti delle vostre, e vi faranno solo prendere in giro da qualche loro segretario. Ugualmente sconsigliabile è affidarsi ai gradi intermedi: si tratta in genere di personaggi mediocri, ossessionati dalla carriera, timorosi che spendersi per cause da due soldi gli porterebbe più nocumento che altro. Quindi cari miei, – concludeva abbassando il tono della voce come chi sta per confidare un segreto – se volete andar sul sicuro puntate sui gradi inferiori. Debitamente motivati, sono in grado di far miracoli. Intanto, non si concentreranno che sulla vostra richiesta. E poi persino gli uscieri, fatelo dire a me che in mezzo a queste cose ci ho vissuto tanti anni, possono avere grandi crediti da riscuotere!

I Santi Pericolosi[modifica]

Incipit[modifica]

Ogni volta che mi assale la tentazione di giudicare un essere umano, torno con la memoria alla vicenda che ebbe inizio con la morte di Orazio Toccacieli.
Da allora sono passati molti anni, e non faccio più parte della polizia di Stato.
Fra tutte le storie che conosco, questa resta la più incredibile; e continuo a domandarmi se anche una mente diversa dalla mia, davanti agli elementi che raccolsi - le caratteristiche delle vittime, i luoghi dei delitti, le testimonianze, le allusioni -, sarebbe arrivata a comporre lo stesso quadro che a me, da un certo punto in poi, apparve di tutta evidenza.
Non so se il mio comportamento fu giusto. Sospetto che la minaccia incombente sulla città di Roma non si sia dissolta. Adesso però è compito di altri vigilare, e io sto al mio posto.

Citazioni[modifica]

  • Sono convinto che un luogo eserciti su chi ci vive la stessa potenza dell'acqua che scava il calcare, lo modella, lo riempie di meandri e gallerie. Il luogo in cui viviamo è corresponsabile dell'intima geografia della nostra anima. (p. 13)
  • Roma, che solo la superficialità può spingere a definire una città dolce, in realtà gronda d'angoscia, e di sangue. Dietro la sua morbidezza – la rotondità della cupole e delle piazze – preme un'anima cupa, ossessiva, tagliente. Ogni facciata di chiesa incombe come un memento della miseria umana e delle sue debolezze. Ogni croce ricorda che esiste una giustizia alla quale non è possibile sottrarsi. (p. 13)
  • Roma grida al mondo da duemila anni che la vita deve essere prima di tutto mortificazione e sofferenza. La carnalità e la trivialità che i romani ostentano in modo così sfrontato devono essere una loro antica risorsa per difendersi dal peso che li opprime. (p. 14)
  • Nella penombra dei luoghi di culto è allestito il più impressionante museo dedicato al dolore e all'efferatezza che si possa trovare al mondo: crocifissioni, flagellazioni, squartamenti. (p. 14)
  • Non appena qualcuno muore, l'immagine che che gli altri conservano di lui subisce una sorta di trasfigurazione. Si solidifica – e sarà poi difficile rompere quella crosta – in una forma idealizzata e non verosimigliante. Questo accade a causa della pietà, dell'affetto, e magari del senso di colpa. (p. 15)
  • All'inizio, in quel silenzio dove i rumori esterni arrivano attutiti come durante il dormiveglia, i nervi si rilassano, la penombra mi conforta, mi sento bene. Ma già dopo qualche minuto mi entra nelle ossa un senso di gelo che emana dai marmi, dall'oscurità, da tutti quei simboli di dolore e di morte che mi stanno intorno. Torno all'aperto come se evadessi dall'aldilà, assaggiando un anticipo di resurrezione. (p. 39)
  • Talvolta quando l'infedeltà – o il sospetto dell'infedeltà - irrompe nella vita di coppie che vivono insieme da molto tempo ma senza più entusiasmo, quello che stupisce di più non è tanto la scoperta del tradimento, quanto la constatazione che quella stessa carne non più appetibile per noi lo è diventata per qualcun altro. (p. 61)
  • Tutti parlano dell'asprezza delle periferie, ma a mio parere vi sono parti della città che esprimono la stessa durezza in maniera diversa. (...) E mi opprimono le noiose palazzine cubiche dei quartieri della media borghesia, con gli alberi malati sui marciapiedi, le facciate dai colori spenti, le portinerie con gli ottoni e le stampe antiche. Vi si avverte un'ansia di rispettabilità, un'ossessiva rivendicazione di decoro che in molti casi è l'involucro della diffidenza e del rancore. (p. 66)
  • Se nelle chiese antiche angoscia il troppo, la tetra pesantezza dell'apparato decorativo, in quelle moderne turba il troppo poco, la nudità desolante. Gli ori, i marmi, gli stucchi, servono a schiacciare le anime, ma dando almeno l'illusione che l'umiliazione terrena favorisca la gloria eterna. In quelle atmosfere senza gloria e senza illusione sembra invece non esserci per l'anima altra prospettiva che un soggiorno oltremondano in un a pensione a due stelle. (p. 84)
  • Quel mostrarsi pubblicamente nell'atto di sussurrare in ginocchio, mortificati, le proprie colpe o per meglio dire quelle che si ritengono tali; il farne intuire la gravità attraverso la durata del colloquio; il riemergere dal confessionale con un'espressione contrita ma al tempo stesso soddisfatta per avere appena concluso un vantaggioso baratto tra il perdono e una modesta ammenda; tutto ciò mi è sempre parso rasentare l'indecenza. (p. 84)
  • Se mai un giorno diventassi un assassino seriale, selezionerò le mie vittime esclusivamente tra i clienti degli hotel a cinque stelle. Sono posti dove si ritiene che il prezzo della camera comprenda l'impunità, cosicché qui dentro la gente dà il peggio di sé e pretende di farla sempre franca. (p. 105)
  • Generalmente riteniamo che solo la nostra volontà, o quella delle persone che ci sono più vicine, o la fatalità, abbiano il potere di indirizzare la sorte. Si sottovaluta la delicatezza di quella zona di mezzo dove si collocano gli incontri fugaci, i colloqui brevi, le parole non ben soppesate. Ogni cosa lascia una traccia. (p. 116)
  • Mi colpiva la mutazione di significato degli oggetti rimasti nella casa. Mancando la persona che li aveva voluti, e usati, mi apparivano spaesati, come fossero tanti orfani; e sembravano esprimere una sorta di dolore, ma anche un'accusa nei miei confronti. Stavo entrando a far parte di una categoria speciale. Col tempo ho capito che la più importante divisione tra gli esseri umani è quella che separa chi è solo da chi non lo è. (p. 125)
  • Era una bella giornata di sole, quasi primaverile. Sembrava che ognuno avesse ricevuto una bella notizia. Sono i momenti più insidiosi per gli esseri umani perché si finisce sempre con il sentirsi troppo benevolenti. La dolcezza del cielo fa dimenticare la ferocia del mondo. (p. 162)

Gli Amici del Venerdì[modifica]

Incipit[modifica]

Aveva fatto buio da un pezzo, e sul treno il riscaldamento si era rotto mezz'ora dopo la fermata di Firenze.
Tutti si erano messi i cappotti, e in quel gelo il nero delle campagne faceva ancora più impressione.
Era il 10 febbraio.
Ad Ausilio Serafini sarebbe poi capitato di chiedersi quante morti si sarebbero potute evitare se non ci fosse stato quel guasto. Ma era una domanda alla quale non era possibile dare una risposta. Ogni esistenza è in balia di eventi talmente complessi e imprevedibili che è inutile stare troppo a rimuginare su quello che poteva o non poteva essere. E inoltre egli si sarebbe poi persuaso che anche quel freddo faceva parte di un disegno del destino che lo riguardava.

Citazioni[modifica]

  • A Roma si finisce sempre con l'ingannarsi. O col perdersi. (p. 9)
  • Meno si trova una spiegazione alla violenza e più bisogna scarnificare la vita di chi l'ha subita. I vizi e le debolezze debbono venire fuori, tutti, e finire esposti come le interiora sul banco di marmo. La virtù diventa il muro da demolire per vedere che cosa nasconde. (p. 17)
  • A Roma di palazzi del genere se ne trovano a migliaia, tutti di otto o nove piani, scrostati e allineati in prospettive monotone e deprimenti che tolgono luce alle strade. Dentro quei caseggiati ognuno può rimanere per sempre un enigma anche per chi gli vive accanto. SI tratta in fin dei conti dei luoghi più misteriosi del mondo. (p. 23)
  • L'alba era l'unico momento di luce che sopportava. Ne apprezzava la mancanza di pietà. L'alba strappa via tutti i veli posati dal buio, illumina senza misericordia ogni bruttezza e dissolve le illusioni. (p. 24)
  • A Roma, più che altrove, le catene della solidarietà sono lunghe, tortuose, insondabili. L'incessante commercio di favori al quale la città è dedita costituisce il combustibile e il collante di tali catene. (p. 33)
  • Sapeva che la misericordia non aveva niente di naturale, era solo un'invenzione degli uomini. E comunque un gesto di misericordia in più o in meno gli era sempre apparso come il trascurabile addendo di una somma destinata a restare immutabile. (p. 87)
  • Chi sostiene che la vecchiaia è la stagione della serenità mente. E' è la stagione delle tempeste. Della rabbia per tutto quello che si è perso, e dell'angoscia per il fatto di non avere più tempo a disposizione. E anche della paura di esporsi al ridicolo, se si vuole afferrare almeno qualche cosa. (p. 105)
  • Era curioso come solo a Roma avesse l'impressione di calpestare una crosta sottile che da un momento all'altro dovesse rompersi, facendolo precipitare in una profondità buia. Può darsi che il grande vuoto che esiste effettivamente sotto la città – centinaia di chilometri tra catacombe, cave, vene d'acqua – finisca col trasmettere qualcosa anche all'anima. (p. 130)
  • Roma è una città che non smette mai di disfarsi. Eppure è sempre lì, intatta e indistruttibile. (p. 180)

Bibliografia[modifica]

  • Stefano Brusadelli, Piccole atrocità. Storie di inganni e di peccati, Firenze, Vallecchi, 2010. ISBN 9788884272096.
  • Stefano Brusadelli, I Santi Pericolosi, Milano, Mondadori, 2013. ISBN 9788804624851.
  • Stefano Brusadelli, Gli Amici del Venerdì, Milano, Mondadori, 2017. ISBN 9788804665823.

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