Tiziano Scarpa

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Tiziano Scarpa (1963 – vivente), romanziere, drammaturgo e poeta italiano.

Citazioni di Tiziano Scarpa[modifica]

  • Ciò che chiamiamo scrittore è questa strana figura sociale, né espertogente, a cui si dà ascolto senza avergli posto alcuna domanda. (da Cos'è questo fracasso?, Einaudi)
  • Dove stai andando? Butta via la cartina! Perché vuoi sapere a tutti i costi dove ti trovi in questo momento? D'accordo: in tutte le città, nei centri commerciali, alle fermate degli autobus o della metropolitana, sei abituata a farti prendere per mano dalla segnaletica; c'è quasi sempre un cartello con un punto colorato, una freccia sulla mappa che ti informa chiassosamente: "Voi siete qui". Anche a Venezia, basta che alzi gli occhi e vedrai molti cartelli gialli, con le frecce che ti dicono: devi andare per di là, non confonderti, Alla ferrovia, Per san Marco, All'Accademia. Lasciali perdere, snobbali pure. Perché vuoi combattere contro il labirinto? Assecondalo, per una volta. Non preoccuparti, lascia che sia la strada a decidere da sola il tuo percorso, e non il percorso a farti scegliere le strade. Impara a vagare, a vagabondare. Disorientati. Bighellona. (da Venezia è un pesce. Una guida, Feltrinelli)
  • L'interpretazione notturna mi dice che Pasolini usciva a caccia di avventure sessuali nelle borgate romane e nella fanghiglia del Terzo Mondo. L'interpretazione notturna mi dice che Tondelli girava i locali, i teatri, i concerti rock di tutta Europa a caccia di avventure sessuali; e così Busi negli autogrill, nei villaggi vacanze, nelle cliniche salutiste, al festival di Sanremo. Non è casuale se da queste scorribande sono venuti fuori capolavori della letteratura, vorrei quasi dire capolavori della letteratura civile: Ragazzi di vita, Scritti corsari, Un week – end postmoderno, Seminario sulla gioventù, Altri abusi. (da Cari trentenni, non dimenticate Pasolini, Busi e Tondelli, Corriere della sera, 16 giugno 1999)
  • Non ho mai saputo disegnarla. Non sapevo disegnare. Ma era meglio così. Gli scarabocchi che mi uscivano quando le copiavo il visino bello erano il ritratto delle mie budella appassionate. (da Cosa voglio da te)
  • Si vive bene, tutti soli, si lavora splendidamente, si perde tempo regalmente. (da Kamikaze d'occidente, Rizzoli, 2003)

    intervista di Maria Serena Palieri, l'Unità, 7 settembre 2001

  • Non ricordo il mondo prima del femminismo. Non ho nessun ricordo infantile di un mondo con dei ruoli. Ricordo che i miei ne parlavano. In realtà ho visto il mondo senza femminismo dentro la mia famiglia: l'epoca non è mai contemporanea a se stessa. Ci sono cose che succedono a Milano o a Roma e non succedono intanto nella provincia veneta.
  • Il femminismo [...] è l'unica utopia che si è realizzata. E si vede, perché ha prodotto un disastro su tutta la linea. Maschi a pezzi. E donne che continuano a essere allevate con la Barbie e l'idea dei principi azzurri. Le utopie è meglio non realizzarle.
  • Gran parte del mio interesse per la letteratura, e per la letteratura, voglio dire, come thesaurus cognitivo, deriva dal fatto che la letteratura è ciò che più onestamente si immerge nel rapporto tra i sessi, tra uomo e donna.
  • Si è infelici perché non si può essere tutto e il contrario di tutto.
  • Io vedo nei maschi l'infelicità di non poter essere dei super-esseri: non puoi chiedermi di essere amante e sposo, padre e figlio, di dar sicurezza economica e comportarmi con spavalderia criminale, essere il principe azzurro e l'impiegato mediocre. E, in molte donne, vedo salire nostalgie prefemministe.
  • La mia è una generazione che non ha trovato a vent'anni un lavoro e, per chi l'ha fatto, andare a vivere da solo è stata durissima: è stata dura conquistare cose banalissime come ottenere un affitto regolare e poter pagare le bollette.

Incipit di alcune opere[modifica]

Le cose fondamentali[modifica]

Tua madre è uscita a prendere un po' d'aria. Da quando sei nato è la prima volta che si allontana da te. Siamo rimasti soli in casa, tu e io. Hai cominciato a piangere. Ti ho preso fra le braccia e ti ho cullato, ma non smettevi di strillare. Camminavo avanti e indietro per il corridoio, tenendoti su con un braccio. Con l'altra mano ti accarezzavo la testa. Ho mormorato anche una specie di canzone. Niente da fare, gridavi sempre più forte, con la faccia appoggiata alla mia spalla, mi assordavi.

Stabat mater[modifica]

Signora Madre, è notte fonda, mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare, anche questa notte l'angoscia mi ha presa d'assalto. Ormai è una bestia che conosco bene, so come devo fare per non soccombere. Sono diventata un'esperta della mia disperazione.

Io sono la mia malattia e la mia cura.

C'è una grande consolazione nella monotonia. Le abitudini servono a cullare gli animi che non hanno nessun altro abbraccio che li riscaldi. Il mondo si ripresenta sempre uguale, non è troppo doloroso, non aggiunge sofferenze inattese, non pungola con inspiegabili desideri.

Perché non esistono musiciste? Perché le donne non compongono musica? Perché si accontentano di lasciarla risuonare dentro il loro animo, a tormentarle, a corrodere i loro pensieri? Perché non se ne liberano buttandola fuori? Che cosa succederebbe, se il mondo venisse invaso dai suoni che accadono dentro l'animo delle donne?

Ci sono donne che vendono sé stesse, per soldi, e da questa vendita nascono figli che non erano stati voluti, e questi figli vengono soffocati nel ventre, uccisi col veleno, estirpati con i ferri quando sono ancora minuscoli vermi, oppure fatti fuori appena nati, oppure... Oppure abbandonati nell'ospitale. Sono anch'io una di queste? Signora Madre, sono la figlia di una moneta?

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]