Tracy Chevalier

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Tracy Chevalier firma libri al Festival di Edimburgo

Tracy Chevalier (1962 – vivente), scrittrice statunitense.

Citazioni di Tracy Chevalier[modifica]

  • Ho iniziato il romanzo [La ragazza con l'orecchino di perla] nel febbraio 1998, il giorno in cui ho scoperto di essere incinta. L'ho finito prima di partorire. Di solito un libro mi richiede più tempo, ma questo aveva una scadenza biologica. (da Chevalier: «Un quaderno arancione come il colore usato da Vermeer», Corriere della sera, 25 settembre 2001)
  • [Riguardo La ragazza con l'orecchino di perla] Volevo scoprire che cosa il pittore aveva detto, o fatto, alla ragazza del dipinto per provocare quello sguardo: un misto di paura, desiderio, innocenza e seduzione. Nessuno sa chi era la modella, quindi ho dovuto inventarmi una storia. (ibidem)
  • [Riguardo La dama e l'unicorno] Ci sono molte interpretazioni della leggenda dell'unicorno. C'è quella di natura sessuale, su cui Freud avrebbe avuto molto da dire. Ma ce n'è anche una religiosa, in cui la dama incarna la Vergine Maria e l'unicorno è Cristo che riposa il capo nel suo grembo. Per me invece l'unicorno rappresenta quel lato misterioso e folle di noi stessi che cerchiamo di nascondere. (da Chevalier, l'arazzo erotico che si trasformò in bestseller, Corriere della sera, 25 novembre 2003)
  • Il cimitero [Highgate, a Londra] non è molto lontano da casa mia, l'idea di ambientare lì il romanzo [Quando cadono gli angeli] mi è venuta proprio facendo una passeggiata per quei viali. Mi sono completamente tuffata nella storia di questo luogo e mi sono resa conto di come, nei primi anni del Novecento, sia avvenuto un grosso cambiamento nelle celebrazioni funebri, nel modo di vivere il lutto. Mi piace raccontare il passato, mi sento più tranquilla, più sicura. Il presente mi fa più paura, è troppo soggettivo, chiunque ti può dire: "non è così, le cose stanno diversamente". (da Chevalier, amore e morte ai tempi delle suffragette, Corriere della sera, 24 maggio 2002)

Incipit di alcune opere[modifica]

La dama e l'unicorno[modifica]

Il messo ha voluto che andassi subito con lui. Jean Le Viste è così: pretende che tutti facciano come dice, immediatamente.
E io l'ho fatto. Ho seguito il valletto, trattenendomi solo un istante a pulire i pennelli. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane. Solo il re può dire di no a Jean Le Viste, e io di certo non sono il re.
D'altro canto, quante volte mi sono precipitato al di là della Senna, in rue du Four, solo per tornare indietro senza alcuna commissione? Non che Jean Le Viste sia un uomo volubile, al contrario, è caparbio e prudente, proprio com'era un tempo il suo amato sovrano, Luigi XI. E altrettanto privo di senso dell'umorismo. Non si scherza mai con lui. È un sollievo ogni volta scappare da quella casa verso la più vicina taverna, per riacquistare il buon umore con un bicchiere, una battuta, una sana palpata.

La ragazza con l'orecchino di perla[modifica]

La mamma non mi aveva detto che sarebbero venuti. Non voleva che sembrassi nervosa, mi spiegò in seguito. Mi stupii, perché pensavo che mi conoscesse bene. Gli estranei mi avrebbero visto serena. Da bambina non piangevo mai. Solo mia madre si accorgeva di una certa tensione nelle mie mascelle e dello sgranarsi dei miei occhi, già grandi per loro natura.
Ero in cucina e stavo tritando le verdure quando udii delle voci provenire dalla porta d'ingresso: quella d'una donna, squillante come rame lucidato, e quella d'un uomo, grave e cupa come il legno del tavolo su cui stavo lavorando. Voci di un genere che raramente si udivano in casa nostra. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce.
Pensai con sollievo che solo poco prima avevo sfregato ben bene il gradino della porta d'ingresso.

Quando cadono gli angeli[modifica]

Stamattina mi sono svegliata e c'era un estraneo nel mio letto. Quei capelli biondi non erano certo di mio marito. Non sapevo se sentirmi sbigottita o divertita.
Be', ho pensato, ecco un modo originale per incominciare il nuovo secolo.
Poi mi è tornato in mente che cos'era successo la notte scorsa e mi è venuta la nausea. Chissà in quale parte di quell'immensa casa era Richard, e come avremmo fatto a ritrovarci. Tutti – compreso quel tale che ora mi dormiva accanto – erano molto più navigati di me sul funzionamento di quei giochetti. Anzi più di noi. Infatti, benché ieri sera facesse finta di essere disinvolto, Richard ne sapeva quanto me; però era più entusiasta, molto più entusiasta. E mi ha meravigliato non poco.

Strane Creature[modifica]

I lampi. Mi hanno sempre colpita i lampi. Ma una volta è successo davvero. Non dovrei ricordarlo perché ero poco più di una poppante, invece me lo ricordo, eccome! Ero in un prato e c'erano dei cavalli, dei cavalieri... Poi scoppiò un temportale e una donna — non era la mamma — mi prese in braccio e mi portò sotto un albero. Mi teneva stretta stretta e io guardavo in alto le foglie scure contro il cielo bianco.

Bibliografia[modifica]

  • Tracy Chevalier, La dama e l'unicorno, traduzione di Massimo Ortelio, Neri Pozza, 2003. ISBN 88-7305-936-8
  • Tracy Chevalier, La ragazza con l'orecchino di perla, traduzione di Luciana Pugliese, Neri Pozza, 2004. ISBN 88-7305-770-5
  • Tracy Chevalier, Quando cadono gli angeli, traduzione di Luciana Pugliese, Neri Pozza, 2002. ISBN 88-7305-856-6
  • Tracy Chevalier, Strane creature, traduzione di M. Ortelio, Neri Pozza, 2009. ISBN 9788854503939

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